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Udine: ricerca per modificare interi cromosomi malati

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Il MIUR finanzia con quasi 1,3 milioni di euro il progetto su possibili applicazioni future nella cura di malattie genetiche e nella medicina rigenerativa

Da sinistra Francesca Agostini Letizia Pugnetti Miriam Saponaro Gianluca Petris Veronica Boeam Luca Scanferla
Da sinistra, Francesca Agostini, Letizia Pugnetti, Miriam Saponaro, Gianluca Petris, Veronica Boeam, Luca Scanferla

UDINE – Sviluppare una tecnologia per trasferire, modificare e sostituire interi cromosomi in cellule “malate” per possibili applicazioni future nella cura di malattie genetiche e nella medicina rigenerativa.

È l’obiettivo di un progetto di ricerca quinquennale condotto dall’Università di Udine e finanziato con 1.272.000 euro dal Ministero dell’università e della ricerca (Mur) con il Fondo italiano per la scienza (Fis).

La ricerca

A lungo termine, il lavoro punta ad arrivare a utilizzare cromosomi sani e ingegnerizzati per generare cellule terapeutiche.

Cioè cellule nelle quali difetti genetici diversi, rari o molto complessi potrebbero essere corretti intervenendo sull’intero cromosoma, anziché separatamente su ogni singola mutazione.

Il progetto serve proprio a capire fino a che punto questa possibilità verso “terapie cellulari universali” possa diventare tecnicamente realizzabile e sicura.

In prospettiva, il progetto intende sviluppare e validare tecnologie per sostituire interi cromosomi tra cellule umane di rilevanza clinico-traslazionale.

Le attuali tecniche di editing genetico, infatti, consentono di modificare con grande precisione singoli geni o porzioni relativamente piccole del Dna e in alcuni casi questi approcci hanno già raggiunto la pratica clinica.

Restano però numerose malattie genetiche e problemi biologici che coinvolgono regioni molto grandi del genoma, molti geni contemporaneamente o interi cromosomi, oltre a mutazioni molto rare per le quali sviluppare terapie dedicate può essere particolarmente complesso.

Sviluppi

Queste tecnologie potrebbero diventare nuovi strumenti per costruire modelli cellulari innovativi e studiare alterazioni genomiche su larga scala. Comprese quelle coinvolte nello sviluppo dei tumori e in alcuni processi associati all’invecchiamento.

Più in generale, potrebbero aiutare a comprendere meglio la funzione dei cromosomi e il modo in cui una cellula interpreta, organizza e controlla grandi quantità di informazione genetica.

Il contesto

Gran parte dell’attuale ingegneria genetica opera ancora a una scala relativamente piccola rispetto alle dimensioni del genoma umano. Imparare a manipolare in maniera controllata strutture grandi quanto un intero cromosoma significa, invece, spostare di diversi ordini di grandezza la scala alla quale possiamo progettare e modificare un genoma.

E, di conseguenza, comprenderne e prevederne meglio il comportamento.

Ricadute per l’ateneo

Il progetto permetterà anche di sviluppare e consolidare all’Università di Udine una linea di ricerca strategica nel campo dell’ingegneria genomica e della biologia sintetica.

In più, di formare in quest’ambito nuovi ricercatori con potenziali ricadute anche in termini di trasferimento tecnologico e creazione di startup.

Il team

Il progetto, coordinato da Gianluca Petris, si svolge nel Laboratorio di ingegneria genomica e biotecnologie del Dipartimento di Medicina con importanti collaborazioni nazionali e internazionali. Petris guida un gruppo di ricerca composto da Francesca Agostini, Veronica Boem, Letizia Pugnetti, Miriam Saponaro e Luca Scanferla.

Il progetto è intitolato “Sviluppo di tecnologie di trapianto cromosomico verso terapie cellulari universali” (Developing chromosome transplant technologies towards universal cell therapies). Il lavoro del laboratorio è sostenuto anche dalla Fondazione Italiana Fegato ETS.

Ricercatori del gruppo hanno pubblicato sulla rivista scientifica internazionale di genetica “Trends in genetics” un contributo sugli sviluppi e sulle prospettive dell’ingegneria genomica su scala cromosomica.

«Le tecnologie di “genome editing” – spiega il professor Gianluca Petris, docente di biochimica – hanno trasformato la nostra capacità di modificare il Dna, ma lavorano ancora soprattutto a livello di singoli geni o di regioni relativamente piccole. Con questo progetto vogliamo fare un salto di scala e arrivare a trasferire, modificare e sostituire interi cromosomi in modo accurato anche in cellule di rilevanza clinica per future terapie cellulari. È una ricerca di base e il percorso verso eventuali applicazioni terapeutiche è ancora lungo, ma poter intervenire a questa scala aprirebbe possibilità che oggi sono semplicemente fuori dalla portata delle altre tecnologie disponibili».