Quattro generazioni di Godeassi a raccoltaGorizia: nuovo bando per il PalaBigotTrieste: inaugurato il Consolato onorario della LituaniaRonchi: rinnovato l’ufficio AnagrafeAlzheimer: a Muggia gemellaggio sulle buone praticheParità di genere in campo e nella vitaMarco Petean: una stanza tutta per séCanoa: Michielan di bronzo agli Olympic HopesBaseball: Ronchi chiude con l’amaro in boccaIl folclore friulano incanta la SloveniaMotori e solidarietà: il grande cuore di Campolongo TapoglianoUdinese imbrigliata e sfortunataANCI: Ziberna presidente della commissione Politiche comunitarieL’arte di Zec nella chiesa dell’Abbazia di RosazzoGorizia: la casa di riposo diventa “smart”Mobbing: crescono le richieste di aiutoUn documentario per dare voce alle Valli del NatisoneAlfa Mist star di Jazz & Wine of PeaceMele: in FVG raccolto in crescitaArcheologia subacquea: missione friulana a Ragusa

La traiettoria calante

Tempo di lettura: 2 minuti

Data 28 Febbraio 2026 – 01 Marzo 2026

La vicenda del ponte Morandi dalla sua costruzione al tragico epilogo del 14 agosto 2018. L’esito fallimentare di un’impresa costata la vita a 43 persone

La traiettoria calante TNG Matilde Pisani 9445
(ph. Matilde Pisani)
(ph. Matilde Pisani)

 

Il 14 agosto 2018 crolla il Ponte Morandi di Genova, una delle arterie più importanti della città, provocando la morte di 43 persone e lo sfollamento di decine di famiglie, stravolgendo la vita di una intera comunità.

Dopo la prima nazionale al Romaeuropa Festival nella sezione Anni Luce, dedicata ai giovani talenti emergenti, “La traiettoria calante, produzione del Teatro Nazionale di Genova, prosegue il suo percorso fortunato e denso di riscontri e arriva a Trieste alla Sala Bartoli sabato 28 febbraio alle 18.30 e alle 21 (doppia replica) e domenica 1 marzo alle ore 17.

Nel lavoro – scritto e interpretato dal giovane attore e drammaturgo genovese Pietro Giannini – si ripercorrono le tappe di quella tragica vicenda con dettagli, vicende e documenti a partire dalla costruzione del Ponte tra il 1963 e il 1967, ricostruiti insieme al Comitato Ricordo Vittime Parenti Ponte Morandi.

La narrazione procede dando forma a un monologo che, a tratti, risuona con toni di satira amara e crudele, ripercorrendo una storia paradigmatica del nostro Paese, tra vittime e colpevoli, demagogia e menzogne, corruzione e omissioni, cercando una motivazione a ciò che ancora oggi sembra impossibile da spiegare.

«Il crollo del ponte scatena un effetto domino che investe le persone e le cose – afferma Pietro Giannini –. La traiettoria calante può accettare sul palcoscenico un solo corpo, un unico testimone inerme, un Amleto moderno perseguitato dai fantasmi di chi era prima di lui ed ora non è più. La scena (del crimine) è nuda, niente più è rimasto; dopo le macerie, neanche più ricostruzione. In questo logorante vuoto, nell’assordante rumore dell’assenza, l’interprete può solo cercare di fuggire il buio attraverso la testimonianza, qualunque essa sia».