Franciscu. Quando i cieli parlano
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Un concerto recitante tra musica, letteratura e spiritualità per gli 800 anni della morte del Santo. Con Francesco Nicolosi e Arnaldo Colasanti
Musica, parola e pensiero si intrecciano per rendere omaggio a una delle massime figure della storia e della spiritualità: san Francesco d’Assisi.
Nel segno della sua vocazione interdisciplinare, l’Accademia di Studi pianistici Antonio Ricci propone FRANCISCU. Quando i cieli parlano, un appuntamento speciale in programma sabato 24 ottobre, alle 17.30, a Palazzo Antonini, sede dell’Università degli Studi di Udine, in occasione dell’ottavo centenario della morte del Santo.
Protagonisti dell’incontro saranno il pianista Francesco Nicolosi, tra i più autorevoli interpreti della scuola pianistica napoletana, e Arnaldo Colasanti, scrittore e critico letterario, che accompagnerà il pubblico con la sua voce narrante.
Ne nascerà un percorso suggestivo in cui le pagine musicali di Bach, Händel, Gluck, Chopin, Liszt e Debussy dialogheranno con testi tratti dai Fioretti di San Francesco, dando vita a un’esperienza che supera i confini del concerto tradizionale per farsi racconto, meditazione e incontro.
Al centro di FRANCISCU. Quando i cieli parlano c’è l’eredità umana e spirituale di Francesco: una testimonianza che va oltre la commemorazione e continua a parlare al presente, indicando nella gioia, nella semplicità e nell’amore una possibile via di riconciliazione con sé stessi e con gli altri.
La «perfetta letizia», l’amore dei padri per i figli, il sogno di una luce intravista nel cuore della notte diventano immagini e suggestioni attraverso cui riscoprire la forza di una spiritualità capace di attraversare il tempo. La musica e la parola restituiscono al pubblico la grandezza di un uomo che ha saputo riconoscere nella povertà non una privazione, ma una forma autentica di libertà.
Perché ogni vero incontro, come suggerisce il senso più profondo dell’esperienza francescana, nasce dalla capacità di deporre le proprie difese, le paure e le certezze, per aprirsi all’altro. È in questa nudità interiore, essenziale e sincera, che si rivela la possibilità di ritrovare ciò che siamo davvero.


