La generosità di Grado verso le missioni africane
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Dal mercatino durante la stagione estiva ai preparativi durante l'anno per gli oggetti da vendere. L'attività senza sosta del Gruppo Missionario
GRADO – Un filo rosso lungo migliaia di chilometri, capace di unire la quiete della chiesa di San Crisogono a Grado alle polverose periferie della Costa d’Avorio e del Burkina Faso.
È la traccia profonda lasciata dal Gruppo missionario parrocchiale, che venerdì 16 ottobre ha concluso ufficialmente la propria missione, alla presenza di don Giulio Boldrin, responsabile del Centro Missionario Diocesano, e del parroco monsignor Paolo Nutarelli con un ultimo, sentito momento di preghiera e di comunità.
L’appuntamento per la comunità gradese si è tenuto al termine della recita del rosario delle ore 15.30.
A seguire, volontari, parrocchiani e benefattori si sono ritrovati per un semplice e caloroso momento di incontro e di ringraziamento reciproco: l’atto finale di una storia fatta di mani operose, fede viva e solidarietà silenziosa.
Se durante la bella stagione il punto di riferimento per residenti e turisti è stato il tradizionale Mercatino Missionario, vera e propria vetrina estiva capace di trasformare la generosità dei passanti in aiuti materiali e progetti concreti per le comunità africane, il motore dell’iniziativa ha pulsato a lungo durante i mesi invernali, al riparo dai riflettori.
Nelle case di tanti volontari di Grado e del territorio, con pazienza e dedizione, si è lavorato a lungo per tessere, intagliare e confezionare manufatti di ogni genere. Dietro ogni piccolo oggetto esposto sui banchi del mercatino si sono nascoste ore di tempo donate, abilità artigianale e, soprattutto, la spinta profonda a mettere i propri talenti al servizio degli altri.
Don Giulio Boldrin
“La missione non è un concetto astratto: nasce da mani che lavorano, cuori che condividono e persone che scelgono di camminare insieme”, hanno ricordato dalla chiesa di San Crisogono.
Un ringraziamento speciale è andato a tutti coloro che, acquistando i manufatti o lasciando un’offerta, hanno permesso a questo percorso di dare i frutti sperati: ogni contributo si è tradotto in opere di carità concreta, capaci di annullare le distanze geografiche e portare vicinanza e sostegno a intere comunità lontane.
Nel pomeriggio di venerdì non si è chiusa solo una parentesi organizzativa: per la comunità di Grado è stata l’occasione per stringere in un abbraccio grato tutti coloro che, con umiltà e costanza, hanno reso possibile questa toccante avventura di fraternità.


