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A Pordenone la prima regia teatrale di Pierfrancesco Favino

Tempo di lettura: 3 minuti

Data 23 Ottobre 2026 – 24 Ottobre 2026
Orario 8:30 PM

Anna Ferzetti è protagonista di “People, Places & Things”, il pluripremiato testo di Duncan MacMillan per la prima volta sulle scene italiane

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(ph. Enrico De Luigi)

Una donna sul palcoscenico perde il filo delle battute, poi il controllo della propria voce: il personaggio che interpreta e la sua stessa vita cominciano a confondersi.

Su questa frattura è costruito “People, Places & Things – Cose, posti e persone”, lo spettacolo che venerdì 23 e sabato 24 ottobre, alle 20.30, inaugura la programmazione Prosa 2026/2027 del Teatro Verdi di Pordenone.

Un’apertura di rilievo, che porta sul palco pordenonese il debutto assoluto alla regia teatrale di Pierfrancesco Favino e la prima messinscena italiana del pluripremiato testo di Duncan Macmillan, fra le voci più importanti della drammaturgia britannica contemporanea. Protagonista Anna Ferzetti, reduce dal successo di La grazia di Paolo Sorrentino, affiancata da un ampio cast con Betti Pedrazzi, Thomas Trabacchi e Totò Onnis.

È il primo appuntamento del cartellone affidato alla consulenza artistica di Emanuele Aldrovandi, che sceglie la forza delle storie e la qualità della scrittura contemporanea come direttrici di un teatro capace di coinvolgere il pubblico e di misurarsi con la complessità del presente.

Una prospettiva che trova piena espressione nel lavoro di Macmillan, autore capace di affrontare il tema della dipendenza con precisione emotiva ma anche molta ironia, restituendo alle contraddizioni dei personaggi tutta la loro dimensione umana.

Nella traduzione di Monica Capuani, il testo racconta la storia di Emma, un’attrice che incontriamo mentre interpreta Nina nel Gabbiano di Čechov.

Qualcosa si incrina: le parole della parte si mescolano ai pensieri, la finzione cede all’irrompere di un disagio che ha ormai bisogno di essere riconosciuto. Il successivo ricovero in un centro di riabilitazione apre un percorso di recupero dalla dipendenza da alcol e droghe, attraverso sedute di gruppo, resistenze e dolorosi confronti familiari.

Il cuore dello spettacolo è proprio questa difficile possibilità di ricominciare. Macmillan affronta la dipendenza senza moralismi né semplificazioni.

Le cose, i posti e le persone evocati dal titolo accompagnano il cammino di Emma, fra il peso del passato e il desiderio di tornare a essere protagonista della propria vita. Ne nasce un racconto duro e insieme vitale con accenti di pura ilarità, che parla anche a chi si confronta ogni giorno con la pressione di essere all’altezza delle aspettative.

«In un tempo in cui passiamo i giorni a rincorrere l’immagine di chi dovremmo essere per sentirci all’altezza, a negoziare chi siamo di volta in volta a seconda delle chiacchiere del momento – osserva Pierfrancesco Favino – questo testo ci dice tutto ciò che facciamo per evitare di guardarci dentro, quello che usiamo per farlo e come sia possibile una volta toccato il fondo rinascere se riusciamo ad ammettere le nostre ferite e troviamo il coraggio di prendercene cura».

La regia accompagna lo spettatore dentro la percezione instabile della protagonista, alternando realismo e improvvise fratture, mentre il confine tra teatro e vita continua a spostarsi.

Anna Ferzetti dà corpo alle diverse tensioni di Emma, alla sua vulnerabilità come alla sua ostinazione, sostenuta da un ensemble che comprende, accanto a Pedrazzi, Trabacchi e Onnis, Luca Massaro, Maria Giulia Toscano, Giorgio Stefani, Sofia Capo, Gabriele Badaglialacqua e Marta Virginia Morgavi.

Un lavoro corale che restituisce anche il ruolo degli altri nel percorso di recupero.