Rachele Zanolla: palestre di democrazia
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Dai patronati ai CAF fino all’Enaip: la presidente delle ACLI della provincia di Udine ci porta alla scoperta di un mondo che coniuga servizi al cittadino, mediazioni culturali e riqualificazioni personali
Rachele Zanolla
Dalla Carnia alla Bassa friulana sono 16 i circoli afferenti alle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (ACLI) della provincia di Udine. Una realtà che da decenni opera in diversi settori di servizio verso i cittadini, come ci spiega in questa intervista la presidente Rachele Zanolla.
Presidente Zanolla, qual è stato il percorso che l’ha portata ai vertici di questa importante associazione?
«Per me le ACLI sono casa. Posso individuare quattro passaggi che ho attraversato, che si sono sedimentati e che mi fanno amare questa realtà e le sue innumerevoli sfaccettature. Sono nata nel Circolo di Ruda – che per me è famiglia – e ho vissuto al suo interno gli anni importanti della formazione, in un periodo di particolare effervescenza di proposte, idee, scambi e scontri generazionali ed elaborazione di pensiero. Poi è arrivato il tempo di Gioventù Aclista, che dal mio paese mi ha portata a sperimentare incarichi in organi associativi sia provinciali che nazionali. Quella che potremmo definire una pausa dalla “militanza attiva” nell’associazione intesa come appartenenza ai suoi organi ha più o meno coinciso con l’inizio di un’esperienza ancora diversa nel sistema ACLI, come dipendente di Enaip FVG, lavoro che mi ha consentito di crescere professionalmente e umanamente in un ambiente stimolante. Poi la vita fa giri strani: dopo un periodo in cui non ho ricoperto incarichi mi è stata proposta la presidenza provinciale e ho accettato con entusiasmo ciò che per me è insieme onore e sfida».
Tra le peculiarità del sistema ACLI ci sono i servizi: Patronato, CAF, Enaip. Come è strutturata la loro presenza in provincia?
«Le ACLI sono orgogliosissime dei loro servizi che operano sul territorio provinciale e sono consapevoli del valore di chi con responsabilità li dirige e di chi con passione vi opera. Le due realtà che hanno un assetto provinciale sono CAF e Patronato. L’origine del Patronato Acli è praticamente coeva alla nascita dell’associazione. Il Patronato ha una diffusione capillare sul territorio provinciale: cinque sedi in cui lavorano assieme alla direttrice sei operatori; c’è poi il supporto volontario dei promotori sociali che danno informazioni e raccolgono documentazione operando nelle sedi principali e in altre 5 di recapito. Nel 2025 sono state aperte più di 11mila pratiche: dalle pensioni alle ricostituzioni reddituali, dalle Naspi alle domande di assegno unico universale, da verifica e rettifica delle posizioni assicurative alle domande di assegno/pensione di invalidità civile, dalle richieste di riconoscimento dello stato di handicap alle domande di indennità di accompagnamento».
I CAF invece?
«La loro storia è molto più recente ma non meno importante. Durante il periodo di campagna fiscale arriviamo ad avere quasi 40 operatori che gestiscono principalmente pratiche di Dichiarazione dei redditi e di Isee, ma anche pratiche fiscali e tributarie, bonus e agevolazioni, successioni ed elaborazioni di cedolini paghe per colf e badanti. Tutto il territorio provinciale è coperto dal Servizio, da Tolmezzo a Marano, con sette sedi principali e quattro punti di raccolta documenti. I nostri clienti annui sono circa 20mila».
L’Enaip FVG (Ente Acli Istruzione Professionale) è uno dei fiori all’occhiello della formazione professionale in Friuli Venezia Giulia.
«L’offerta formativa è particolarmente articolata: percorsi formativi dedicati ai ragazzi che escono dalle scuole medie; corsi di qualificazione, riqualificazione e aggiornamento per adulti; corsi specializzati per aziende e professionisti; consulenza aziendale con servizi dedicati su tirocini, apprendistato, selezione del personale. In Provincia di Udine, Enaip FVG ha il Centro Servizi Formativi del Friuli a Pasian di Prato – con la sua struttura grande e articolata – e le importanti sedi di Tolmezzo e Cervignano».

Parliamo dei Circoli ACLI dislocati nella vasta provincia di Udine. Come riesce a seguirli tutti?
«I Circoli Acli sono per loro natura e nella loro essenza (a partire dal nome) delle realtà autonome, caratterizzate da specificità e storia proprie e governate da organi elettivi. Le Acli, così articolate e complesse, a volte forse macchinose e ridondanti, sono davvero una bella palestra di democrazia e accoglienza reciproca nella diversità di visioni e caratteri. A oggi i Circoli friulani sono 16 e hanno connotazioni diverse: da quelli in Carnia che sono veri presidi di aggregazione di comunità, a quelli della Bassa che sono eredi della bellissima storia delle Acli degli albori; da quelli del medio Friuli che si sono radicati nelle realtà paesane dove sono sorti, a quello Cittadino con la sua gloriosa presenza nella città di Udine; dal Circolo Sclopit nato da poco all’esperienza particolarissima dei Mediatori culturali. Girare per i Circoli, al di là della fatica data dalla vastità della provincia, è tra le esperienze più belle che questo incarico comporta: le persone che li animano sono la nostra vera ricchezza e la parola “gratitudine” è quella che più mi risuona dentro nelle nostre sedi e in questi incontri».
Durante questo mandato di presidenza quali sono gli obiettivi che vorrebbe raggiungere?
«Non ci nascondiamo le fatiche e le difficoltà quotidiane, che condividiamo con tante altre associazioni: il ricambio generazionale, il peso della burocrazia e delle responsabilità, il tempo che qualsiasi iniziativa o proposta richiede, la fatica di coinvolgere un tessuto sociale che sembra sfaldarsi in un prevalere di indifferenza e individualismo. Credo che nelle Acli il ruolo di chi ha responsabilità a livello provinciale non sia sovrapporsi ai Circoli, ma sostenere questa fatica cercando di fare rete e proporre innovazione, partendo sempre e comunque dalle specificità e dalle esigenze dei territori e dalla enorme ricchezza umana di chi li fa vivere. La seconda priorità che ho è quella di operare in rete con tutte le realtà che nel nostro territorio condividono valori e pezzi di percorso. Così interpreto il mio ruolo e lo vorrei fare con uno stile collegiale, che valorizzi specificità, competenze e inclinazioni di chi vive questa avventura con me: fare associazione da soli è davvero un ossimoro».



