Il cantiere navale di Monfalcone in un romanzo
Tempo di lettura: 2 minuti
Il giornalista Gabriele Polo, originario di San Canzian d'Isonzo, è l'autore di "Senza patria. Un sogno operaio fra le due guerre mondiali”
Tutto cominciò perché a Trieste non c’era più posto.
E gli armatori della famiglia Cosulich scelsero l’acquitrino di Panzano a Monfalcone per realizzare un cantiere navale nel quale produrre le proprie navi senza dover più ricorrere alle produzioni estere in particolare del Regno Unito.
Fu così che all’inizio del Novecento nacque il Cantiere Navale Triestino CNT grazie anche a cospicui finanziamenti previsti da un’apposita legge del 1907 del governo austro-ungarico.
Da allora il cantiere, che tutti chiamano la grande fabbrica, divenne il marchio e la ragion d’essere per la cittadina bisiaca permeandone lo sviluppo, la storia, le tensioni sociali, e il destino di quasi tutti i suoi abitanti.
La lunga storia del Cantiere accompagna e scandisce i passaggi principali del libro “Senza patria. Un sogno operaio fra le due guerre mondiali” del giornalista Gabriele Polo, edito da Alegre (pagg. 234, euro 17).
Il volume sotto forma di romanzo racconta di Francesco e Luigi due fratelli nati a cavallo fra ‘800 e ‘900, con famiglia contadina e destino da operai nel cantiere navale di Monfalcone.
Caratteri diversi ma uniti per la comunanza di lotta in fabbrica e opposizione al fascismo.
Molto efficace ed eloquente la presentazione in copertina: “In modi diversi vivono la Prima guerra mondiale con le truppe dell’esercito dell’impero austro-ungarico e successivamente la resistenza con le brigate italiane e jugoslave. Passando per la Russia dei giorni della rivoluzione, per l’Italia del ventennio e per le divisioni dei confini del littorale adriatico dopo la fine della Seconda guerra mondiale”.
Uno spaccato di una storia poco nota anche nel resto del Paese, che ci illumina sull’evoluzione politica, sociale e anche di costume che il cantiere ha marchiato in tutti questi anni, giungendo fino alle contraddizioni dell’oggi.
Gabriele Polo, nativo di San Canzian d’Isonzo, è stato tra l’altro direttore del quotidiano Il Manifesto dal 2003 al 2009, vivendo assieme alla redazione in prima persona il sequestro della giornalista Giuliana Sgrena in Iraq e dell’omicidio a Baghdad dell’agente dei servizi segreti italiani Nicola Calipari.
È autore di diversi saggi di argomento storico, politico e sindacale. Anche sulla vicenda Sgrena nel 2015, con Marsilio editore, ha pubblicato il libro “Il mese più lungo. Dal sequestro Sgrena all’omicidio Calipari”.


