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La Porta Divisoria

Tempo di lettura: 2 minuti

Data 14 Giugno 2024 – 23 Giugno 2024

In scena al Verdi lo spettacolo tratto dall'unico libretto d’opera di Giorgio Strehler. Dedicato alla disumanizzazione del diverso

La Porta Divisoria foto di Riccardo Spinella CTeatroLiricoSperimentale
(ph. Riccardo Spinella)

(ph. Riccardo Spinella)

La storia de La Porta Divisoria ha il fascino di un prezioso ritrovamento d’arte lungamente dimenticato.

Unico libretto d’opera mai scritto da Giorgio Strehler, il cui dattiloscritto con note dell’autore si trova in copia nell’archivio del Museo Teatrale Schmidl, nacque su commissione di Victor de Sabata, che mise il titolo per tre stagioni in cartellone in Scala senza mai riuscire a presentarlo poiché Fiorenzo Carpi non riusciva ad ultimare le musiche, rimaste infatti a oggi incomplete nel quinto quadro dell’opera e presentate con la chiusa di Alessandro Solbiati su commissione del Lirico Sperimentale di Spoleto, dove è avvenuta la prima mondiale nel ‘22.

Il soggetto, cioè La Metamorfosi di Kafka, era stato scelto proprio da Carpi, poiché il tema della disumanizzazione del diverso era materia scottante della storia della sua famiglia, vittima di persecuzioni razziali e politiche durante la Seconda guerra mondiale con il padre Aldo Carpi, illustre pittore milanese di lontane ascendenze ebraiche, poi direttore per acclamazione di Brera, internato nel lager di Gusen-Mathausen, esperienza da cui trasse il lungo memoriale Il Diario di Gusen, oggi anche spettacolo teatrale grazie alla figlia Martina Carpi.

Dunque un titolo che non poteva mancare nell’offerta culturale di Trieste e di tutta la regione, vero compendio di volontà di personaggi e temi apicali nell’identità intellettuale della città, da de Sabata a Strehler, dall’illustre impiegato delle Generali Kafka al tema ebraico affrontato nella sua metaforizzazione più sottile ma al contempo crudele, la repentina ed inspiegabile disumanizzazione di persone comuni che fino alla notte prima si sentivano ‘normali’.

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