Il secolo dei Ritter 1814–1914
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Una famiglia di industriali nella Gorizia dell’Ottocento: a Palazzo Coronini una mostra ricostruisce l'ingresso della città nella modernità
Una famiglia di imprenditori capace di lasciare un’impronta profonda nella trasformazione economica, sociale e culturale di Gorizia nell’Ottocento, contribuendo così allo sviluppo della città grazie a una lungimiranza che ancora oggi testimonia il ruolo fondamentale svolto dai Ritter nella crescita industriale, infrastrutturale e artistica del territorio.
Questo il cuore del racconto protagonista della nuova mostra della Fondazione Palazzo Coronini Cronberg, “Il secolo dei Ritter 1814–1914. Una famiglia di industriali nella Gorizia dell’Ottocento”, allestita nelle Scuderie del Palazzo e aperta al pubblico da sabato 24 ottobre 2026 fino a lunedì 29 marzo 2027.
Curata da Cristina Bragaglia, Lucia Pillon e Alessia Zangrando, con il contributo di Alberto Luchitta, Loredana Panariti, Robert Devetak, Antonella Gallarotti e Alessandro Puhali, la mostra ricostruisce un secolo della storia di una famiglia che contribuì in maniera determinante all’ingresso di Gorizia nella modernità.
L’esposizione è realizzata grazie al contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e ai contributi della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia e della Camera di Commercio Venezia Giulia. Collaborano inoltre l’Archivio di Stato di Gorizia, la Biblioteca Statale Isontina, il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia e il Comune di Gorizia.
Raccontare i Ritter per raccontare Gorizia
Attraverso dipinti, fotografie, documenti, progetti, reperti archeologici e testimonianze familiari, la mostra ricompone le molteplici sfaccettature di una vicenda che va ben oltre la storia di una dinastia imprenditoriale.
Raccontare i Ritter significa infatti osservare Gorizia nel momento in cui la città cambia volto: si industrializza, si collega alle grandi reti ferroviarie europee, amplia i propri confini urbani, sperimenta nuove forme di assistenza sociale e partecipa pienamente alla vita economica e culturale dell’Impero asburgico.
La storia dei Ritter, dalle origini allo sviluppo industriale di Gorizia
Di origini tedesche (Francoforte sul Meno) e discendenti da una famiglia di pastori e teologi luterani, i Ritter giunsero nel Litorale austriaco all’inizio dell’Ottocento, quando Giovanni Cristoforo Ritter (1782–1838), commerciante e imprenditore dalla spiccata vocazione internazionale decise di stabilirsi a Trieste.
Nel 1819 trasferì a Gorizia la propria raffineria di zucchero, che segnò l’avvio della prima grande industria cittadina. Nel 1829 ottenne, insieme al fratello Ettore Guglielmo, il titolo di barone con il predicato de Záhony.
Fu l’inizio di una storia destinata a intrecciarsi per quasi un secolo con quella di Gorizia. I figli di Giovanni Cristoforo ampliarono e diversificarono le attività di famiglia, investendo nei settori più avanzati dell’economia del tempo.
Dalla grande raffineria di zucchero di San Rocco al mulino di Straccis, dalle filature e tessiture di cotone e seta alla cartiera di Podgora, i Ritter crearono un articolato sistema produttivo che arrivò a impiegare oltre un migliaio di operai. Stabilimenti dotati di tecnologie moderne, aperti ai mercati internazionali e inseriti in una rete commerciale che collegava Gorizia a Trieste, Vienna e ai principali mercati europei e mediterranei.
Lo sviluppo delle infrastrutture: la ferrovia e l’espansione della città
Ma l’eredità dei Ritter non si esaurisce nell’industria. La mostra racconta il ruolo svolto dalla famiglia in molti dei processi che modificarono il volto della città ottocentesca.
Giulio Ettore Ritter, primo presidente della Camera di Commercio di Gorizia, sostenne lo sviluppo delle infrastrutture e della formazione professionale e svolse un ruolo importante nelle iniziative che portarono al collegamento di Gorizia con la Ferrovia Meridionale Vienna-Trieste.
Con l’arrivo della ferrovia nel 1860 e la progressiva espansione della città verso la nuova stazione, Gorizia cambiò rapidamente aspetto. Anche in questa trasformazione i Ritter furono protagonisti attraverso investimenti immobiliari, palazzi, ville e grandi giardini.
Dimore come Palazzo Attems Santa Croce, oggi sede del Municipio, Palazzo Ritter in Borgo Carinzia, Villa Ritter a Straccis e le ville sorte lungo corso Francesco Giuseppe contribuirono alla definizione dell’immagine elegante e cosmopolita della Gorizia fin de siècle, celebrata dalle guide dell’epoca come la “Nizza austriaca”.
L’impegno sociale dei Ritter
Ampio spazio è dedicato anche all’impegno sociale e filantropico della famiglia. La religiosità evangelica e una concezione dell’impresa attenta anche agli aspetti assistenziali si tradussero nel sostegno a istituzioni educative e benefiche e, negli anni Settanta dell’Ottocento, nel progetto di una colonia operaia a Straccis, ispirata ai più avanzati modelli europei.
Abitazioni con piccoli giardini, scuola, asilo, casa per anziani e servizi comuni avrebbero dovuto formare un insediamento capace di coniugare sviluppo industriale e miglioramento delle condizioni di vita degli operai.
In questo ambito emergono anche alcune importanti figure femminili, a partire da Angiolina Sartorio Ritter de Záhony, protagonista per decenni delle iniziative assistenziali goriziane e ricordata come la “madre dei poveri”, ed Elvine de La Tour, nata Ritter de Záhony, che a Villa Russiz e successivamente in Carinzia diede vita a istituzioni scolastiche e assistenziali rivolte soprattutto alle fasce più fragili della popolazione. Il percorso permette inoltre di scoprire aspetti meno conosciuti della storia familiare.
I Ritter ebbero un ruolo decisivo nella costituzione e nello sviluppo della comunità evangelica di Gorizia, sostenendo la costruzione della chiesa consacrata nel 1864 e la nascita della scuola evangelica.
Il legame con Aquileia
I Ritter furono innovatori anche in agricoltura: nella grande tenuta di Monastero di Aquileia, acquistata da Giulio Ettore nel 1850, sperimentarono macchine, sistemi di drenaggio e irrigazione, nuove colture e moderni criteri di gestione aziendale.
Proprio a Monastero nacque inoltre lo stretto legame della famiglia con l’archeologia aquileiese. La raccolta dei Ritter, arricchita attraverso scavi e ricerche condotti soprattutto da Eugenio Ritter, comprendeva centinaia di reperti, tra cui sculture, iscrizioni, vetri, bronzi e preziosi manufatti in ambra.
Gran parte della collezione fu successivamente ceduta allo Stato, contribuendo in maniera significativa alla formazione delle raccolte del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia.
La musica al centro della socialità goriziana
Accanto agli imprenditori emergono infine musicisti, compositori e scrittori.
La musica accompagnò costantemente la vita familiare e fece delle dimore Ritter luoghi privilegiati della socialità goriziana. Particolare attenzione è riservata anche a Natalia Ritter, poi Natalie von Ciotta, figura ancora poco conosciuta della cultura mitteleuropea ottocentesca, autrice di romanzi, racconti e resoconti di viaggio pubblicati tra Budapest e Vienna.
Il percorso della mostra
Il percorso espositivo si articola in due sale delle Scuderie del Palazzo e riunisce materiali della Fondazione Palazzo Coronini Cronberg e importanti prestiti provenienti dall’Archivio di Stato di Gorizia, dall’Archivio del Comune di Gorizia, dall’Archivio Storico Generali, dall’Archivio della Camera di Commercio Venezia Giulia, dal Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, dai Musei Provinciali di Gorizia, dalla Biblioteca Statale Isontina e da collezioni private.
L’apertura al pubblico
La mostra è aperta al pubblico da sabato 24 ottobre 2026 a lunedì 29 marzo 2027 nelle seguenti giornate e orari:
- da mercoledì a venerdì: 10.00 – 13.00; 15.00 – 18.00;
- sabato, domenica e festivi: 10.00 – 13.00; 10.00 – 18.00
Biglietti:
- intero: € 6,00
- ridotto: € 4,00
- gratuito: bambini fino ai 10 anni, persone con disabilità psico-motoria, giornalisti e pubblicisti accreditati
- supplemento visita guidata (per gruppi, previa prenotazione): € 3,00


