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Cure palliative: l’Università di Trieste forma le prime specialiste

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Proclamate a conclusione del primo ciclo della Scuola. Una formazione che unisce competenze cliniche, ascolto e attenzione alla qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie

cure palliativa

TRIESTE – Accompagnare le persone con malattie inguaribili, alleviarne la sofferenza e tutelarne la dignità.

È il compito di cui si faranno carico le prime specialiste in Medicina e Cure Palliative dell’Università di Trieste: Sofia Capparuccini, Giada Chies, Clarissa De Vido e Anna Ghizzo.

L’appuntamento ha concluso il primo ciclo della Scuola di specializzazione attivata dal Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute.

UniTS è stata tra i primi atenei italiani ad attivare questo percorso, investendo nella formazione di medici capaci di rispondere a bisogni complessi, che riguardano la salute e la qualità della vita delle persone, insieme al sostegno alle loro famiglie.

La proclamazione dei primi specialisti dà concretezza a questo impegno e al contributo dell’Università alla crescita del servizio sanitario.

La formazione si sviluppa in quattro anni e prepara medici in grado di affrontare i bisogni complessi delle persone con patologie oncologiche e altre malattie croniche progressive.

Gli specializzandi imparano a riconoscere quando attivare le cure palliative, a valutare l’evoluzione della malattia, a controllare il dolore e gli altri sintomi e ad adeguare i trattamenti alle condizioni del paziente. Il percorso comprende le cure palliative precoci e simultanee, avviate anche mentre proseguono le terapie rivolte alla malattia.

Una particolare attenzione è dedicata alla comunicazione con i pazienti e le famiglie: dalla diagnosi alle prospettive di evoluzione della malattia, fino ai colloqui sul fine vita e alla gestione di situazioni di conflitto.

La formazione affronta le questioni etiche e la pianificazione condivisa delle cure, per definire insieme al paziente obiettivi e scelte terapeutiche. Le competenze cliniche si affiancano all’attenzione per i bisogni psicologici, sociali e spirituali della persona e alla capacità di lavorare con professionisti di discipline diverse.

La didattica valorizza l’apprendimento sul campo, l’affiancamento a tutor e la discussione di casi clinici.

I medici in formazione frequentano reparti di medicina interna e oncologia, servizi di terapia del dolore e strutture della rete delle cure palliative, facendo esperienza in ospedale, ambulatorio, hospice e a domicilio.

Sono inoltre promossi il coinvolgimento nella ricerca e la partecipazione a seminari e congressi nazionali e internazionali, con la possibilità di svolgere tirocini in centri di eccellenza esterni alla rete formativa.

La rete coinvolge le aziende sanitarie regionali ASUGI, ASFO e ASUFC: dal presidio di Cattinara e Maggiore alle Strutture Complesse di Cure Palliative e hospice dell’area giuliana e isontina, di Pordenone, Aviano e San Vito al Tagliamento e del territorio udinese.

Ne fa parte anche la Pediatria dell’IRCCS Burlo Garofolo. Il percorso dedica attenzione alla continuità delle cure nel passaggio dall’età pediatrica a quella adulta.

La Scuola è nata su impulso di Roberto Di Lenarda, allora Rettore dell’Ateneo e della dottoressa Raffaella Antonione, direttrice della SC SC Rete Cure Palliative e Hospice Area Giuliana di ASUGI. La direzione dal 2024 è affidata al professor Erik Roman-Pognuz.

«La formazione dei primi specialisti rappresenta oggi la concretizzazione di quella visione», sottolinea il professor Roman-Pognuz.

Un impegno in un ambito della medicina nel quale, ricorda il direttore, «competenza clinica, sensibilità umana e attenzione ai più fragili devono necessariamente procedere insieme».

«Le competenze delle nuove colleghe – aggiunge la dottoressa Antonione – non sono solo tecnico-scientifiche, perché sapranno accogliere la sofferenza dell’altro, la preoccupazione dietro l’aggressività, la solitudine dietro il rifiuto: un “prendersi cura” dell’altro nelle complessità, che è, alla fine, il senso più profondo della Medicina. Dobbiamo ringraziare il prof. Roberto di Lenarda, senza la cui visione e passione tutto non sarebbe stato possibile attivare questa Scuola».