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Campolongo Tapogliano saluta Michele Tiziani

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Folla commossa ai funerali del 63enne: dopo la guarigione del figlio ogni anno raggiungeva a piedi Castelmonte. Un voto che prosegue grazie al fratello Marco

funerale di michele tiziani 01
L'uscita del feretro dalla chiesa

L’uscita del feretro dalla chiesa

CAMPOLONGO TAPOGLIANO – La chiesa di San Giorgio Martire a Campolongo era gremita per dare l’ultimo saluto a Michele Tiziani, mancato a 63 anni.

A presiedere la messa di commiato sono stati don Maurizio Qualizza, don Luigi Olivo e il parroco don Franco Gismano.

Tiziani, pur risiedendo a Villesse, ha voluto che l’ultimo saluto si tenesse nel suo paese d’origine.

Lascia la moglie Tiziana e i due figli Simone e Matteo.

Impiegato in Autovie Venete, aveva come passione la lavorazione del rame, ereditata dal padre Tarcisio, e si dilettava anche nel lavorare il vetro.

Inoltre, è stato tra i fondatori e membro attivo del Gruppo Alpini “Martin Amelio”.

Il giorno delle esequie, i labari delle associazioni alpine e numerosi alpini in congedo hanno reso omaggio alla sua memoria.

All’uscita del feretro dalla chiesa, una tromba ha suonato il “Silenzio”. michele tiziani 01Una foto di Michele Tiziani

Lo si ricorda anche e soprattutto per una sua “iniziativa spirituale di ringraziamento”: 27 anni fa, quando era in ansia per la salute di suo figlio Simone, si impegnò, se la malattia fosse regredita e scomparsa, a recarsi a piedi da Campolongo, ogni 8 dicembre, partendo dalla chiesa di San Giorgio per assistere alla messa delle ore 11 e ringraziare la Madonna per la guarigione ottenuta.

E così fece.

Molti amici lo hanno accompagnato in questa vera e propria avventura notturna, una sorta di pellegrinaggio silenzioso sotto le stelle, condividendo con lui la fatica e la spiritualità del cammino.

Ogni passo era un atto di devozione, un modo per rafforzare un legame profondo, quasi fraterno.

La loro presenza, discreta ma costante, era un sostegno tangibile, un modo per condividere un’esperienza che andava oltre il semplice camminare insieme. Questa tradizione, nata come un gesto di ringraziamento e di fede, è proseguita notte dopo notte, fino a quando una malattia implacabile ha costretto Michele a fermarsi.

Il silenzio è calato su quel cammino notturno, lasciando un vuoto incolmabile.

Ma la fiamma della tradizione non si è spenta. Il testimone è passato al fratello Marco, che ha raccolto l’eredità di questa marcia di ringraziamento, questa volta, ogni passo era una preghiera silenziosa per Michele, un modo per chiedere conforto e speranza.