Veronica Pivetti chiude tra gli applausi il sipario di Grado
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L'attrice-cantante protagonista assieme al musicista-mimo Anselmo Luisi di "L’inferiorità mentale della donna”
GRADO – Oggi l’iperbole insultante per la donna fa sorridere. Ma l’ilarità presto appassisce.
Sicuri che non si ritorni a questo? “L’inferiorità mentale della donna”, spettacolo con l’attrice-cantante Veronica Pivetti e il musicista-mimo Anselmo Luisi ha chiuso la stagione del Comunale di Grado proposta dal cartellone ERT, mettendo in scena dei testi fra i più discriminanti, paradossali e, loro malgrado, esilaranti del secolo scorso, ispirati all’omonimo trattato di Paul Julius Moebius (1853-1907).
Ma chi era costui? Un assistente di neurologia a Lipsia che vergò l’omonimo compendio nel 1900, un evergreen del pensiero reazionario sul gentil sesso. E questo testo, rafforzato in proposito dal medico, antropologo, giurista e criminologo Cesare Lombroso (1835.1909), crea un mix oggi risibile ma per secoli dogma: le donne sono esseri fisiologicamente deficienti, mentono e spesso uccidono. Lo dicono i proverbi di tutte le regioni.
Coppia perfetta Pivetti-Luisi sul palco: fra parola veloce nel virare dal cabaret ridanciano al dramma, soprattutto quando l’attrice e ottima cantante scende fra il pubblico, lo chiama in causa guardandolo dritto negli occhi, e presenza forte, spesso alle sue spalle. del musicista-percussionista dalle movenze d’essere etero ma potente, dalle smorfie di un’espressività veicolo di mille parole. Notevole il suo assolo alla batteria e percussioni.
Le donne hanno crani piccoli, peso del cervello insufficiente, secondo Moebius, sono sprovviste di giudizi propri. Per giunta dopo poche gravidanze decadono e, come si dice molto volgarmente, rimbambiscono. Non solo, quella che pretendono di pensare sono moleste e la riflessione non fa che renderle peggiori. Segue un rapido excursus su delitti eccellenti, da Agrippina a Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio.
Del resto, laddove si riscontra del talento, la psiche femminile manifesta un evidente ermafroditismo psichico. Ergo, chiosa Lombroso: “Il maschio è una femmina più perfetta”.
Interessante dunque il testo che riscopre teorie note a pochi abilmente teatralizzati da Giovanna Gra, che firma la regia con Walter Mramor, colonna sonora e arrangiamenti musicali di Alessandro Nidi, costumi di Nicolao Atelier Venezia, luci di Eva Bruno per la produzione di ArtistiAssociati in collaborazione con Pigra srl.
Chiuso il sipario, l’appuntamento è alla prossima stagione.


