Rodolfo Lepre: l’ordine nel caos
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Palmanova ospita la nuova mostra dell’artista e architetto aquileiese. Una sintesi degli ultimi vent’anni di un lavoro in continua evoluzione. E in divenire: "Voglio scoprire quello che ancora non so o non sono stato capace di trovare, sia dentro che fuori di me"
Rodolfo Lepre nel suo studio (© Vincenzo Caricato)
AQUILEIA – Plasmare la materia. Un concetto che da millenni accompagna l’arte e la sua storia, lungo un tragitto senza fine fatto di ricerca e sperimentazioni.
Un percorso che ha caratterizzato anche la carriera professionale e artistica di Rodolfo Lepre, le cui opere sono protagoniste della mostra Texture che inaugura sabato 5 aprile a Palmanova (clicca qui per dettagli e orari).
Architetto Lepre, in cosa consiste il progetto espositivo di Palmanova?
«È una sintesi del lavoro degli ultimi 20 anni, dalle prime sperimentazioni con la materia, l’accumulazione, le spatolate, i graffi, sino al lavoro degli anni più recenti, che gioca tra luce e ombre. Oggi giungo alla liberazione dell’opera con l’uso di texture diverse a imbrigliare colore e luce sino a togliere la materia e lasciarne solo una traccia».
Lei è uno stimato architetto e un artista apprezzato: cosa rappresenta per lei l’architettura?
«Questa è la domanda delle domande a cui non vi è una risposta assoluta, è un tema molto soggettivo, credo si possano combinare una serie di titoli: arte, cultura, sapere, sentimento, cambiamento, rinascita. Per Vitruvio era l’unione di tre categorie: solidità, funzione e bellezza. Queste tre categorie devono combinarsi con il rapporto uomo-spazio fisico poiché l’architettura modifica e ha modificato l’ambiente fisico. Il rapporto architetto e committente è sempre, comunque, fondamentale».
Cos’è invece l’arte per Rodolfo Lepre?
«La mia idea dell’arte muove da una considerazione fondamentale, ovvero che la stessa non abbia il compito di replicare la realtà, che fu l’autentico precetto di Kandinsky: “La realtà già esiste e si determina da sé”. L’arte ci insegna a vedere, a essere curiosi, e a riconoscere strutture e codici, anche complessi, come l’astrazione e la concettualità, a risvegliare il nostro inconscio profondo e la nostra forza emotiva. È un momento di intima meravigliosa solitudine».
Rodolfo Lepre (© Vincenzo Caricato)
Quando si è avvicinato all’arte?
«Non ci si avvicina a niente se dentro non hai il ricettore per qualsiasi lavoro o attività. Credo che la formazione nella prima infanzia sia fondamentale per attivare questi meccanismi. Un grande insegnante provò ad accendere la curiosità nel riempire di colore un foglio bianco con quello che hai nello spirito e nella mente e, credo, ci sia riuscito».
Da dove trae ispirazione per le sue opere?
«Per il mio lavoro è fondamentale lo studio dei materiali, il grado di duttilità e compattezza, la loro compatibilità con l’opera. Questo processo creativo ha un significato ultimo perché ogni materiale è utile: sabbie, cementi, calce, inerti, aggreganti, colore, senza trascurare il supporto. Ho attuato una sperimentazione informale ricca di soluzioni cromatiche e stesure di materia affinché luce, massa e segno, siano condizione indispensabile per la rappresentazione dell’opera. Ora il lavoro prosegue con nuovi progetti di approfondimento del tema con superfici più morbide, confinate, ove scopro la potenza di nuovi materiali, del tessile della texture, ora il colore assume un ruolo importante nella costruzione dell’opera».
Lei è nato e vive ad Aquileia: qual è il rapporto con la sua città?
«Sono rimasto ad Aquileia per l’affetto che ognuno di noi ha per il luogo dove è nato, una scelta di vita. La nostra regione è marginale rispetto al Paese, se pensiamo agli anni ’80-’90 la situazione era molto più complicata. Non sono riuscito a staccarmi dal mio mondo, rimanendo ho rinunciato a molte opportunità di lavoro e di crescita, ma oggi so quello che ho, dove sono arrivato, sono convinto che nel rimpianto non si trova conforto o soluzione. La città è in continuo rinnovamento, nuovi abitanti arrivano, altri, per la nostra umana condizione, ci lasciano; vedo alcune nuove attività, vivacità dell’associazionismo, della cultura, del volontariato, molto utili all’unità sociale della comunità aquileiese. Pensiamo alla crescita del turismo, legato agli eventi culturali, alla riscoperta e valorizzazione dei siti archeologici, e alla riqualificazione urbana della città che sta progredendo».
Lepre con Michelangelo Pistoletto
Dall’arte agli artisti: come valuta il livello di quelli regionali?
«In regione operano, e hanno operato, molti artisti di grande talento. Purtroppo la nostra storica marginalità territoriale e, fino a pochi decenni fa, anche economica, non ha aiutato – tranne poche eccezioni – molti artisti regionali di talento a emergere e a ricevere i meritati riconoscimenti, anche oltre i confini della piccola Patria. Ricordo, comunque, che chi si cimenta con l’arte, a qualsiasi livello, ha in sé qualcosa di misterioso e una sensibilità particolare. Le istituzioni e la società tutta devono coltivare e aiutare la cultura, l’arte e gli artisti: sempre e comunque».
Attualmente quale opera sta realizzando?
«Ora lavoro sulle possibilità e peculiarità che offre il materiale, in “valori assoluti”, nel ruolo di “attore principale”: la materia viene stesa, assemblata e integrata a una orditura tessile, formando così una “armatura strutturale”, lavorando con superfici confinate ove la trama emerge in superficie, quale elemento caratterizzante dell’opera. In sintesi sono opere ragionate, non ispirate, che giocano tutto e sempre su materia, materiale, colore, supporto, dando importanza all’analisi e alla conoscenza esatta dei mezzi espressivi. In questo modo l’opera da un lato diventa essa stessa l’oggetto d’indagine e, nel contempo, perde ogni connotato di referenzialità, di riferimento naturalistico o anche semplicemente realistico».
Lepre assieme a Vittorio Sgarbi
In ambito artistico quali sono gli obiettivi futuri di Rodolfo Lepre?
«Molti anni fa è cominciata per me questa avventura, certo di un inizio ma non di una possibile conclusione, consapevole che innumerevoli sono le ragioni e le variabili che muovono l’esperienza umana, nell’eterno confronto fra materia visibile e materia sottile, parte del nostro intimo che chiamiamo spirito. L’unico obiettivo, vero, è di continuare a lavorare, fino a quando lo potrò fare, e fino a quando troverò gioia in quello che sto facendo, con la speranza e la voglia di scoprire quello che ancora non so o non sono stato ancora capace di trovare, sia dentro che fuori di me».


