Giorgio Forattini: la potenza della satira
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Presidente di giuria del concorso internazionale di vignette “Spirito DiVino”, il grande vignettista italiano sprona i giovani a usare la propria testa. «Anche se per lavorare, in questo paese, devi essere di parte»
Giorgio Forattini assieme alla presidente del Movimento Turismo del Vino del FVG, Elda Felluga
Un’Italia con corona turrita che nuota disperata in un mare rosso, inseguita dalle fauci di un giudice pescecane.
Questa è la vignetta con la quale il maestro della satira italiana Giorgio Forattini rappresenterebbe il Paese in questi giorni.
L’artista che ha raccontato con la sua matita i fatti e fattacci dell’Italia dagli anni ’60 a oggi, è il presidente onorario della giuria del concorso internazionale di vignette “Spirito DiVino” organizzato dal Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia al quale ha aderito sin dalla prima edizione, sottolineandone così il valore nazionale e internazionale nella sua originalità di progetto e temi che lega la satira alla cultura enologica.
Che cosa l’ha sorpresa e interessata di questa 16esima edizione di “Spirito DiVino“?
«La continua varietà di idee».
Il concorso internazionale vede ogni anno l’adesione di disegnatori da tutto il mondo, molti sono gli italiani; la satira dunque interessa ai giovani?
«Purtroppo ai giovani è stata imposta, se vogliono lavorare, una satira di parte».
Esiste un limite all’esercizio della satira, nello stile e nei temi?
«Non fare satira di parte, satira gratuita, satira volgare nel segno e nella parola».
La complessità e drammaticità degli eventi legati all’immigrazione come la rappresenterebbe?
«Da una barca in mezzo al mare, stracolma di uomini di tutte le razze, con una grande bandiera bianca con su scritto, come dice l’Aiace di Sofocle: “Dove fuggire? Dove, essendo fuggiti rimanere?”».
Papa Francesco cose le suggerisce?
«Di emigrare, come fecero i suoi antenati, in un nuovo mondo. Disabitato».
Una vignetta di Giorgio Forattini
Quali sono i suoi progetti dopo questo impegno di giurato?
«Continuare a far satira per far ridere, nonostante i giudici politicizzati che hanno condizionato la mia libera vita».


