Joan Miró: la poesia degli oggetti e della materia
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A Pordenone una mostra di grande valore scientifico e artistico, ideata in esclusiva mondiale per inaugurare l’anno della Capitale
Un progetto espositivo inedito, realizzato appositamente per Pordenone dalla Fundació Joan Miró di Barcellona, apre il programma dei grandi eventi di Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027.
Dal 22 gennaio al 30 maggio 2027, la Galleria Harry Bertoia ospiterà Joan Miró: la poesia degli oggetti e della materia, una mostra di grande valore scientifico e artistico, ideata in esclusiva mondiale per inaugurare l’anno della Capitale.
Il progetto, a cura di Véronique Dupas della Fundació Joan Miró, è stato ideato appositamente per gli spazi espositivi della Galleria Harry Bertoia.
L’esposizione riunisce opere di straordinaria rilevanza e propone un percorso inedito: 20 lavori, provenienti dalla collezione privata di Joan Miró e donati dall’artista al museo di Barcellona che oggi ne custodisce l’eredità, saranno esposti per la prima volta in assoluto; altre 17 opere saranno presentate per la prima volta in Italia.
La mostra offre così un’occasione preziosa per esplorare aspetti meno conosciuti della ricerca di uno dei protagonisti dell’arte del Novecento e si afferma come un appuntamento di rilievo nel panorama espositivo nazionale.
Joan Miró: la poesia degli oggetti e della materia, propone un percorso trasversale nell’universo creativo dell’artista catalano, mettendo in relazione grafica, pittura, scultura, poesia e sperimentazione sui materiali. Al centro della mostra c’è la capacità di Miró di costruire un linguaggio visivo personale e inconfondibile, trasformando segni, lettere, forme e oggetti quotidiani in immagini cariche di immaginazione, libertà e significati simbolici.
Le straordinarie opere grafiche dialogano con dipinti, sculture, assemblaggi e libri d’artista, restituendo la complessità di una ricerca nella quale le diverse tecniche non rappresentano ambiti separati, ma strumenti complementari di un’unica esplorazione espressiva. Il percorso consente così di comprendere come l’artista abbia continuamente trasferito intuizioni e soluzioni da un linguaggio all’altro, facendo della sperimentazione una componente essenziale della propria poetica.
Il progetto si articola attorno a tre parole chiave — poesia, oggetto e materia — concetti che definiscono altrettante prospettive attraverso cui leggere l’opera dell’artista e che diventano sezioni stesse del percorso espositivo.
La prima sezione approfondisce il rapporto tra Miró, la poesia e gli ambienti letterari e artistici delle avanguardie parigine degli anni Venti. Il confronto con artisti e poeti, tra cui il pittore André Masson, contribuisce alla definizione di un linguaggio capace di superare le convenzioni tradizionali e di aprirsi a nuove possibilità espressive.
Per Miró, pittura e poesia condividono la capacità di evocare mondi, suggerire associazioni e liberare l’immaginazione. Il segno non è soltanto forma, così come la parola non è soltanto significato: entrambi partecipano alla costruzione di un universo visivo e poetico in continua trasformazione.
Un nucleo significativo è dedicato al libro d’artista Adonides, realizzato in collaborazione con il poeta Jacques Prévert. Le incisioni e il testo si intrecciano in una composizione unitaria, nella quale scrittura e immagine si completano reciprocamente. Il libro diventa così un’opera d’arte autonoma, in cui la disposizione delle parole, i segni e l’organizzazione dello spazio contribuiscono alla costruzione di un’esperienza estetica complessiva.
La seconda sezione esplora il ruolo degli oggetti nella ricerca di Miró e il modo in cui elementi comuni, sottratti alla loro funzione originaria, possono trasformarsi in presenze evocative, personaggi e composizioni inattese.
L’artista raccoglieva materiali e oggetti quotidiani, li accostava e li assemblava, riconoscendo nelle loro forme nuove possibilità d’invenzione. Da questo processo nascono figure sorprendenti, nelle quali ironia, libertà compositiva e suggestione simbolica convivono. Fotografie degli studi dell’artista documentano la presenza di questi elementi nel suo ambiente di lavoro e permettono di riconoscere le tracce di tale ricerca nelle opere. L’oggetto, tuttavia, non si limita a stimolare il gioco e l’immaginazione: può diventare anche veicolo di riflessione critica, accogliendo riferimenti letterari e allusioni alla società.
Anche le parole e la tipografia assumono un ruolo centrale. Le scritte possono descrivere, suggerire o evocare, ma anche emanciparsi dalla funzione comunicativa per diventare segni visivi autonomi. Oggetti, parole e immagini concorrono così alla definizione di una poetica riconoscibile, capace di trasformare la realtà in un territorio aperto all’invenzione.
La terza sezione è dedicata alla ricerca sui materiali, sulle superfici e sui procedimenti tecnici, un ambito fondamentale nell’opera di Miró. Dalla pittura alla scultura, fino all’incisione, l’artista esplora le qualità fisiche dei supporti e le loro potenzialità espressive, cercando nuove soluzioni visive e tattili.
Particolare rilievo assume la tecnica del carborundum, che consente di ottenere stampe caratterizzate da un marcato rilievo e da una forte presenza materica. La superficie non è più un semplice supporto, ma diventa parte attiva dell’opera, contribuendo all’esperienza visiva e alla percezione fisica dell’immagine.
La mostra approfondisce inoltre l’influenza della calligrafia giapponese sulla ricerca dell’artista, soprattutto dopo il viaggio in Giappone del 1966. Il segno si fa gesto, il movimento assume una nuova centralità e il nero acquista un ruolo significativo nella costruzione delle composizioni. Opere realizzate su supporti non convenzionali, tra cui masonite, legno e juta, testimoniano ulteriormente la volontà di ampliare i confini della pratica artistica.
Il confronto tra scultura, pittura e opere grafiche mette infine in evidenza la circolarità della ricerca di Miró: ogni tecnica diventa un campo di sperimentazione capace di alimentare le altre, in un continuo scambio tra linguaggi e materiali.
Con Joan Miró: la poesia degli oggetti e della materia, Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027 inaugura il proprio programma espositivo con un progetto internazionale che coniuga rigore scientifico, qualità delle opere e valorizzazione del patrimonio artistico. Ad accogliere la mostra sarà la Galleria Harry Bertoia, ristrutturata per ospitare esposizioni di rilievo internazionale.
L’esposizione offre al pubblico l’opportunità di avvicinarsi non soltanto ai risultati della creazione di Miró, ma anche ai processi, alle relazioni culturali e alle sperimentazioni che ne hanno accompagnato lo sviluppo. Il dialogo tra grafica, pittura, scultura e libri d’artista restituisce l’immagine di un autore per il quale la creatività è un territorio senza confini, in cui poesia, immaginazione e materia si alimentano reciprocamente.
Le opere mai esposte prima e quelle presentate per la prima volta in Italia conferiscono al progetto un carattere inedito e consolidano il ruolo della Galleria Harry Bertoia come luogo di incontro con i grandi protagonisti dell’arte internazionale. Il percorso espositivo sarà arricchito da fotografie, video e una colonna sonora originale, composta per l’occasione da un autore contemporaneo e ispirata alle opere in mostra.
Un’apertura che affida all’arte il compito di interpretare lo spirito di Pordenone capitale italiana della Cultura 2027: creare occasioni di conoscenza, favorire il dialogo tra linguaggi e culture e offrire al pubblico esperienze capaci di lasciare un segno duraturo.


