Cristina Noacco: acque vive
Tempo di lettura: 6 minuti
Da anni abita in Francia, dove insegna Letteratura francese medievale all’università statale di Tolosa. Ma appena può rientra nel suo Friuli, per viverne la natura e presentare i suoi testi. «I miei luoghi sono acque che scorrono e che ci indicano il cammino verso il mare»
La natura e il suo Friuli sono le grandi passioni. Perché sebbene il lavoro l’abbia portata in Francia ormai 30 anni fa, Cristina Noacco, originaria di Udine, resta legata in maniera indissolubile alle proprie radici.
Tale legame emerge nero su bianco non solo nei suoi numerosi libri, ma anche in questa intervista inedita.
Cristina Noacco, lei ama il suo Friuli ma lavora da tempo in Francia: com’è iniziato il tutto?
«Tutto è iniziato quando, nel 1996, subito dopo la discussione della tesi di laurea, ho partecipato a un congresso della Società Internazionale Arturiana sul Lago di Garda. Uno dei professori francesi presenti a quel congresso mi consigliò di fare un master a Tolosa. Dopo il master è venuto il dottorato, poi i primi corsi di Letteratura francese presso l’Institut Catholique di Tolosa e infine il concorso che mi ha permesso di ottenere una cattedra di professore associato in Letteratura francese medievale all’università statale di Tolosa. Insegnare è arricchente, ma come diceva Dante, “sa di sale lo pane altrui”».
Lei ha scritto alcuni suoi libri in lingua friulana, come “Morâr d’amôr”, “Faliscjis. Storiis, di fûc e di fum”. Quale tipo di legame ha con la sua terra d’origine, il Friuli?
«Il legame con il Friuli è diventato viscerale in seguito alla partenza, che mi ha dunque fatto un bellissimo regalo, il ritorno. Da quando ho lasciato il Friuli, tornare a casa è diventato un evento emozionante: ritrovo volti, boschi, montagne, tradizioni. Di certo, come dice un mio compaesano nato da emigranti friulani in Francia, “solo gli emigranti conoscono il senso della parola patria”».
Lei percorre molti chilometri a piedi o in bicicletta a contatto con la natura: cosa la spinge?
«La mia è una ricerca di bellezza, di armonia e di comunione fra tutto ciò che esiste. Il contatto con la natura mi fa sentire a casa, animale fra gli altri animali».
Che cosa cerca e cosa trova in queste sue esplorazioni?
«Amo la natura perché è portavoce della grandezza, della forza, della vita. Dire che Dio è in ogni cosa non basta: Dio è ogni sua più piccola manifestazione. Questo mi porta a rispettare ogni forma di vita e a sentirmi una pagina, un paragrafo del grande romanzo dell’essere. In questo, si può dire che la mia sia una ricerca mistica».
La copertina del libro “Acque vive”
Ci parli dell’ultimo suo libro, “Acque Vive”.
«In questo libro ho voluto esplorare le tante acque della nostra regione che hanno inciso e orientato la vita dei nostri paesi. Inoltre, così come le acque si intrecciano fra loro, le vite degli uomini e delle donne sono intrecciate tra loro. L’acqua e l’uomo sono indissociabili. Ho voluto ricostruire la storia della nostra regione attraverso la storia della relazione tra l’uomo e i suoi fiumi. Sono emerse mille varianti di friulano, mille storie, mille tradizioni, ma un unico, grande legame».
Quali sono i luoghi del Friuli Venezia Giulia a cui è più affezionata?
«Sono affezionata al torrente Torre e alla roggia di Udine, che mi hanno vista crescere. Il Torre è un grande maestro di filosofia. Mi ha insegnato il valore della precarietà, del vuoto, della confluenza, del dono. Sono anche molto legata al Tagliamento, che mi ha insegnato a guardare un fiume da mille punti di vista diversi. Grazie al “metodo Tagliamento”, guardo un fiume non con un interesse particolare, ma come un insieme del quale faccio parte anch’io. Il fiume siamo noi. E poi ci sono le acque fresche di montagna (Arzino, Resia, Glagnò, Variola), quelle lente di pianura (Stella, Livenza, Lemene), quelle che sboccano in laguna (Isonzo, Ausa). I miei luoghi del Friuli sono acque che scorrono e che ci indicano il cammino verso il mare».
Come vive una friulana in Francia?
«Durante i soggiorni lavorativi in Francia conto i giorni che mi separano da un nuovo rientro in Friuli. Ma non lo faccio con nostalgia. È l’impazienza di un innamorato che si sente lontano dalla sua amata. Anche in questo caso, la vita mi ha fatto un regalo: leggo, studio e scrivo sul Friuli. Il mio trascrivere i ricordi e le esplorazioni lungo i fiumi sono un modo, insperato, per prolungare la mia presenza in Friuli. È una magia: la lontananza acuisce l’interesse per la storia dei luoghi che ho lasciato».
Da donna di lettere e cultura, predilige maggiormente parlare in francese o in friulano?
«Parlo in francese con i francesi, in italiano o in friulano quando incontro italiani e friulani. La lingua è uno strumento che si adatta facilmente. La musica della lingua però non è la stessa. La mia musica interiore è italo-friulana».
Cristina Noacco in versione fotografa fotografata nel Natisone
Tolosa ha degli aspetti che le ricordano la sua terra d’origine?
«Ci sono molti gelsi a Tolosa, così come nelle nostre campagne. In entrambi i casi, ricordano un’attività del passato importante, la bachicoltura. Il mattone è stato usato molto nell’edilizia di Tolosa e mi ricorda tutti i friulani partiti a “fâ modons” in giro per il mondo. Ma soprattutto, a Tolosa si parla l’occitano, la lingua d’oc, che per molti aspetti mi ricorda il friulano, lingua minore, lingua del cuore».
In futuro si vede in Francia o in Friuli?
«Continuerò a fare la spola come una rondine tra la Francia e il Friuli fino al fatidico momento del pensionamento. Poi ritornerò in Friuli. Avrò allora conquistato, finalmente, il sapore del pane di casa».
(ph. Bruno Beltramini)
Biografia
Cristina Noacco è docente di Letteratura francese del Medioevo all’Università di Tolosa. Ama viaggiare a piedi e in bicicletta.
Oltre ai racconti di viaggio che ha dedicato ai fiumi, ha scritto un libro sui doni del cammino in montagna, Lo zaino blu. Dalle cime dei monti alla montagna interiore (Orme, 2018) e un quaderno di ricordi sull’incontro con la cultura del Marocco: Il gusto del tè alla menta (Duck edizioni, 2018). Ha pubblicato le raccolte di testi in friulano e italiano Morâr d’amôr. Albero d’amore (Kappa Vu, 2015), seguito da una versione con fotografie e disegni, Sfueis d’amôr. Fogli d’amore (Kappa Vu, 2016) e Faliscjis. Storiis di fûc e di fum – Faville. Storie di fuoco e di fumo (Kappa Vu, 2019), un libro di immagini e haiku Corrispondenze. Frammenti di saggezza raku (Kappa Vu, 2017) e il libretto La forza del silenzio. Piccole note sul fruscio del mondo (Ediciclo, 2017).
Sempre dalle sue esplorazioni fluviali sono tratti i racconti di viaggio I Segreti del Tagliamento (Ediciclo 2020); La Via del Torre (Ribis 2021); Timavo Natisone Isonzo. Fiumi, uomini e confini (Ribis 2024); Acque vive. La Via dei fiumi in Friuli Venezia Giulia (Ribis 2025).


