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Il bunker di Hitler

Turismo
13 novembre 2015

La Tana del Lupo

di Michele Tomaselli
Per 800 giorni fu il quartier generale del Füher, fino all’abbandono nel novembre del 1944. Una straordinaria opera ingegneristica le cui macerie, 71 anni dopo, parlano ancora al mondo.
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Edificio dell'impianto di depurazione (ph. M. Tomaselli)
Turismo
13 novembre 2015 di Michele Tomaselli Image

Un tuffo silente nella foresta selvaggia

Sono le 7.30 del mattino e la luce del sole tarda ad arrivare. Una foresta impenetrabile intrappola i miei pensieri. È buio, il luogo tetro incute timore. Sembra uno scenario post-nucleare. Le tenebre aleggiano indisturbate, gli alberi tacciono vergogna e le fronde oscillano in modo asincrono creando ombre a terra.

La strada che esce da Kętrzyn in direzione est, nella Polonia orientale, quasi ai confini con la Russia, è uno spettacolo innaturale, indescrivibile. Un luogo da cui è difficile distogliere lo sguardo. Non si incrociano automobili, nessuna forma di vita. Non distante vi è una vecchia linea ferroviaria; tuttavia la vegetazione ha preso il sopravvento, così anche i treni si celano nell’intricata selva oscura.

Proseguo, senza troppa attenzione, verso una meta che si mostrerà in tutta la sua interezza angosciante. Il silenzio è fitto e tutto parla. I suoni della Natura sono magniloquenti, tali da riempire ogni vuoto. Fruscii di rami, insoliti cinguettii di uccelli ed echi di frastuoni da crolli. Troppi misteri avvolgono la pace di questo luogo.

Qui, Claus Philipp von Stauffenberg attentò alla vita del Füher, nell’operazione denominata “Valchiria”, resa celebre dall’omonimo fi lm del 2008 interpretato da Tom Cruise; ma soprattutto questo fu il quartier generale di Adolf Hitler, durante la Seconda guerra mondiale. Proprio qui, il gerarca nazista visse più di 800 giorni: fra il 24 giugno del 1941 e il 20 novembre del 1944. Oggi, è tutto in rovina, ma il luogo, circa 250 ettari, è stato recentemente riaperto al pubblico su iniziativa del Ministero della Cultura polacca.

Giungo al cancello d’ingresso. La sbarra è ancora abbassata per il pagamento del pedaggio. Mi attende il bosco, un intricato groviglio di alberi, dove il cielo è oscurato dalla vegetazione. Ad accogliermi, dei vecchi manufatti in cemento armato, prossimi alla distruzione, rievocano antichi fasti. All’interno dei bunker ho l’impressione di udire le note “Lili Marleen” con la voce di Marlene Dietrich, la canzone tedesca, tradotta in svariate lingue, divenuta un ritornello dei soldati durante il conflitto. Canzone peraltro osteggiata dal regime nazista, tanto che il ministro della Propaganda, Joseph Goebbels, fece distruggere l’incisione originale; tuttavia il motivo ebbe un successo mondiale e “Radio Belgrad” la trasmetteva ogni sera, alle 21.55, a chiusura dei programmi.

Il tempo non cancella le tracce

L’idea di creare il Quartiere Generale di Adolf Hitler, nei pressi di Ketrzyn, nacque alla metà del 1940, quando il III Reich stabilì di invadere l’Unione Sovietica. Per questo motivo, il Comando Supremo delle forze armate tedesche decise di realizzarlo nelle immediate vicinanze del fronte orientale. Della scelta del luogo venne incaricato l’ingegnere Fritz Todt coadiuvato dal generale Rudolf Schmundt. Individuò un bosco di latifoglie, di circa 850 ettari, nelle immediate vicinanze di Gierloz, luogo che forniva un ottimo riparo dalle incursioni aeree. Inoltre garantiva una protezione naturale, poiché racchiuso

da vaste paludi e dai laghi Tuchel, Siercze, Kwiedzina e Moj. Come se non bastasse, la località era attraversata da una linea ferroviaria, indispensabile per la costruzione della base.

I Grandi Laghi della Masuria che circondavano Gierloz erano protetti dall’imponente Fortezza di Boyen. Si trattava di una fortificazione prussiana costruita attorno alla metà del XIX secolo, che offriva un punto di osservazione e di pronto intervento sulla frontiera sovietica. Hitler e il Comando Supremo accettarono la scelta strategica di Todt. Nel frattempo questi venne nominato responsabile dell’edilizia e Ispettore Generale del III Reich per la costruzione di strade, ponti e altre tipologie d’infrastrutture.

I lavori ebbero inizio nell’autunno del 1940 e furono affidati all’Organizzazione Todt, impresa che costruiva le fortificazioni militari per il Reich. Il progetto venne realizzato dall’ingegnere P. Behrens, mentre la direzione lavori fu affidata all’ingegner Todt. Tuttavia, alla morte di Todt, avvenuta nel 1942, fu incaricato come supervisore dei lavori il Ministro degli Armamenti e della Produzione Bellica Albert Speer. Per mantenere la segretezza, furono assunti unicamente lavoratori tedeschi, provenienti dalla Prussia Orientale. A fine lavori, il complesso era costituito da oltre 80 edifici, di cui 7 irrobustiti da un sistema a prova di bomba.

Tuttavia i piani prestabiliti prevedevano l’utilizzo della struttura per un tempo determinato, dacché si riteneva l’Unione Sovietica prossima alla capitolazione. Non fu così, come sappiamo dagli eventi storici, perché l’invasione tedesca della Russia si tramutò in una lunga ed estenuante guerra di logoramento, una delle peggiori carneficine della storia.

Durante le operazioni d’invasione dell’Unione Sovietica, Hitler vi stabilì la sua residenza. Dal suo arrivo, il quartiere generale venne nominato “Wolfsschanze” (La Tana del Lupo)”. Appellativo collegato al nome in codice “Herr Wolf” “signor Lupo”, usato da Hitler nel Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi (NSDAP).

Caratteristiche tecniche dell’ex quartiere generale

Nella prima fase, dall’autunno del 1940 al giugno del 1941, furono realizzate diverse tipologie di fabbricati che annoveravano baracche in legno, edifici in mattoni e rifugi in cemento armato. Questi ultimi avevano muri esterni di larghezza pari a 2 metri e solai di altezza variabile compresi fra 2 e 3 metri. A seguito del prolungamento delle operazioni belliche, si decise di rinforzare i siti esistenti con uno speciale involucro di cemento armato. Inoltre si edificarono nuovi bunker con pareti larghe 6 metri e solai di altezza variabile compresi fra 6 e 9 metri. Per l’impasto del calcestruzzo si utilizzarono sabbia e ghiaia dei dintorni di Goldap, (comune urbano rurale polacco), il cemento Portland tipo 600 di provenienza italiana e ferri d’armatura della ditta tedesca Krupp.

Uno degli aspetti tecnici prevedeva la mimetizzazione delle strutture. L’intento era quello di assicurare una perfetta omocromia con l’ambiente circostante. Per questo motivo furono applicati degli speciali intonaci ad alghe marine e a trucioli. In aggiunta, le coperture degli edifici furono ricoperte da erba, cespugli e alberi; come se non bastasse, vennero applicate delle reti mimetizzanti per coprire le pareti dei bunker, queste ultime appese anche sopra i passaggi. Il livello di mimetizzazione era garantito da foto aeree; nel caso venissero svelate parti visibili, si interveniva immediatamente con azioni di mascheramento.

Tutto il complesso era circondato da campi minati larghi dai 50 ai 150 metri, a seconda della configurazione del terreno. Le mine erano disposte asimmetricamente su vari livelli. Esternamente, era stato collocato del fi lo spinato, del tipo cavallo di Frisia, ed erano state disposte anche torri d’osservazione e postazioni di artiglieria contraerea. La Tana del Lupo era munita di due aeroporti, una stazione ferroviaria, la posta, le linee telefoniche, il telegrafo, la mensa ufficiali, una sauna, un cinema e un’area ricreativa. Era una città perfettamente efficiente in grado di funzionare autonomamente in quanto dotata di una centrale elettrica e di una rete idrica. Una sala caldaia provvedeva a rifornire gli edifici di acqua calda. Per ragioni di sicurezza si accedeva solo muniti di speciali permessi.

La linea ferroviaria e le strade di accesso erano utilizzate esclusivamente per scopi militari. Il territorio del quartiere era diviso in tre zone. Nella prima si trovavano i rifugi degli ufficiali generali: Martin Bormann, segretario generale del partito NSDAP; il feldmaresciallo Wilhelm Keitel, generale maggiore delle forze armate tedesche e Alfred Jodl, capo di Stato maggiore. Nell’autunno del 1944 si aggiunse anche quello del maresciallo Hermann Göring. Lo stesso Adolf Hitler dimorava nella prima zona: il suo bunker, largo 36 metri e lungo 60, aveva una corazza protettiva di 8 metri. Sempre nella prima zona erano stati inseriti gli alloggi degli ufficiali aiutanti, quelli della Wehrmacht, e due casini. Si  trovavano i locali dello stenografo, delle segretarie, della centrale telescrivente e della sanità. Era stata realizzata inoltre un’area speciale dei più stretti collaboratori fra i quali, oltre a Martin Bormann, Wilhelm Keitel, Alfred Jodl, Herman Goring, anche Walter Warlimont, Alfred Speer, Johann Rattenhuber e il medico Theodor Morell.

Il servizio di vigilanza del campo era garantito dal Reichssicherheitsdienst (RSD), un corpo delle SS e guardia particolare di Hitler e dal Führer Begleit Bataillon (FBB), una divisione tedesca. Hitler si allontanò dal quartiere generale solo alcune volte, una delle quali per un lungo periodo. Il 20 luglio 1944, pochi giorni dopo il suo rientro, il colonnello von Stauffenberg attuò l’operazione “Valchiria” nel complotto contro la vita del Führer.

Nella seconda zona si trovavano la stazione ferroviaria e gli alloggi del Ministro degli Armamenti e degli  approvvigionamenti. Altresì vi erano collocati un hotel, un centro ricreativo, un rifugio antiaereo con cannoni e mitragliatrici antiaeree, e l’abitazione del comandante del campo, Otto Remer. Infine la terza zona: alle sue estremità si trovavano i campi minati sorvegliati dalle pattuglie del FBB. La popolazione dei dintorni conosceva l’esistenza del campo, ma non immaginava che fosse la dimora del Führer. Su ordine del feldmaresciallo Wilhelm Keitel il quartiere generale saltò in aria il 24 gennaio del 1945. Ogni detonazione richiese dalle 8 alle 11 tonnellate di esplosivo. Gli scoppi furono così forti che causarono la rottura dello strato superficiale di ghiaccio del vicino lago. Due giorni dopo i Russi trovarono la base completamente distrutta. L’opera di bonifica dei campi minati durò dal 1945 al 1955. Gli sminatori recuperarono oltre 54.000 mine.

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