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“Solo l’amore ci salverà dalla globalizzazione”

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Mohsin Hamid

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Quarantadue anni, scrittore asiatico adorato negli Stati Uniti dove è considerato una delle penne più acute e brillanti del nostro tempo, Mohsin Hamid è il Premio Terzani 2014, ex aequo con il poeta friulano Pierluigi Cappello, “per il coraggio con cui ha guardato in faccia alla sfida del nuovo millennio, per la lucidità delle sue conclusioni e l’umana delicatezza che sopravvive in lui”.

A Udine, incontrando la stampa, ha spiegato la sua ‘parola d’ordine’ per combattere gli aspetti disumanizzanti della globalizzazione: “Solo l’amore può salvare il mondo dalla globalizzazione. Richiamandoci fuori dagli egoismi e dai personalismi che ci portano a ripiegarci su noi stessi, per combattere la paura. L’amore è quello romantico ma anche quello intergenerazionale. L’amore religioso, l’amore sociale che ci spinge a occuparci del prossimo”.

Dopo aver impiegato 7 anni per chiudere il suo primo romanzo, e altri 7 per il secondo, il fortunatissimo “Il fondamentalista riluttante”, Mohsin Hamid racconta di aver lavorato in ‘soli’ 6 anni a “Come diventare ricchi sfondati nell’Asia emergente”, il terzo romanzo (Einaudi) che gli è valso il Premio Terzani. “E probabilmente non ne impiegherò di meno per il quarto romanzo su cui mi sto applicando da un annetto… Ho appena buttato via la prima stesura. Funziona sempre così, procedo per errori e i primi anni servono a prendere le distanze da quel che non funziona. Un romanzo è come un matrimonio, come una storia d’amore. Può farci impazzire e meno se ne parla con gli amici, meglio vanno le cose…”

Una riflessione importante sul nostro tempo è arrivata anche sul tema migrazione: “Sono stato anch’io migrante, giovanissimo, verso gli Stati Uniti e poi di ritorno in Pakistan, e poi ancora a Londra. Per un migrante la vita è l’esperienza del vicino in costante evoluzione verso il lontano. Ma oggi posso dire che siamo tutti migranti: crediamo di restarcene fermi nelle nostre vite, ma intanto il mondo ci cambia intorno. La grande presa di coscienza del nostro tempo è che l’umanità di oggi è unita, al di sopra di razze, etnie e religioni, in questo eterno migrare del flusso delle nostre vite: nel tempo e nello spazio. La vera migrazione del nostro tempo è quella verso le città, in Asia e in Africa: miliardi di persone si stanno spostando, e quest’onda muoverà scenari che adesso è persino difficile immaginare”.