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	<title>sanità &#8211; imagazine.it</title>
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		<title>Primo soccorso: formazione in memoria di Franca Sangoi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 08:04:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Concluso alla Croce Verde Basso Friuli il corso di rianimazione cardiopolmonare, il primo dopo la scomparsa della storica volontaria. Coinvolti 29 cittadini</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/corso2026foto.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/primo-soccorso-formazione-in-memoria-di-franca-sangoi/">Primo soccorso: formazione in memoria di Franca Sangoi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>I 29 corsisti assieme ai formatori della Croce Verde</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>CERVIGNANO DEL FRIULI – Sono state 29 le persone che hanno partecipato al corso di primo soccorso e rianimazione cardiopolmonare, con disostruzione delle vie aeree in età pediatrica, organizzato gratuitamente dalla <strong>Croce Verde Basso Friuli</strong>.</p>
<p>Lezioni teoriche e pratiche che hanno visto alternarsi in qualità di formatori i medici <strong>Gianfranco Matera</strong> e <strong>Alessio Ban</strong>, e gli infermieri <strong>Michael Fabroni</strong>, <strong>Lisa Durì</strong>, <strong>Annalisa Riva</strong>, <strong>Zorana Calic</strong> e <strong>Giorgio Padovan</strong>, nonché il vigile del fuoco <strong>Michele Colautti</strong>.</p>
<p>Tutte le serate formative, con appuntamenti bisettimanali tenutisi dal 24 marzo al 23 aprile con test conclusivo, sono state coordinate dai ragazzi del <strong>“Gruppo Corsi” della Croce Verde</strong>. Un gruppo rimasto orfano di <strong>Franca Sangoi</strong>, volontaria sempre attiva e presente nelle precedenti edizioni e recentemente scomparsa, la cui memoria il personale della Croce Verde ha voluto onorare fin dalla prima lezione con i 29 corsisti.</p>
<p>“I corsi di primo soccorso organizzati periodicamente presso la nostra sede – afferma il presidente della Croce Verde Basso Friuli, <strong>Diego Modesti</strong> &#8211; rappresentano un momento formativo e un importante gesto di responsabilità civica. Il corso è completamente gratuito ed è aperto a tutti, senza distinzione. Parteciparvi significa acquisire competenze fondamentali che possono fare la differenza in situazioni di emergenza, sia nella vita quotidiana che in ambito lavorativo. Al termine del percorso formativo viene rilasciato un certificato di partecipazione e superamento”.</p>
<p>“Il metodo didattico adottato – prosegue Modesti &#8211; è frutto di anni di esperienza e si è dimostrato particolarmente efficace. Le lezioni teoriche, coinvolgenti e supportate da strumenti didattici moderni, si affiancano a sessioni pratiche e dimostrative. Questo approccio consente ai partecipanti di mettere subito in pratica quanto appreso, consolidando le competenze attraverso esercitazioni realistiche. Il personale docente è composto dal nostro “gruppo corsi”: volontari in servizio attivo, dipendenti, medici e infermieri altamente qualificati e certificati per operare in contesti di massima emergenza. La qualità della formazione è dunque garantita da professionisti che ogni giorno operano sul campo”.</p>
<p>“Il superamento del corso – sottolinea il presidente – rappresenta inoltre il primo passo per entrare a far parte della nostra grande famiglia di volontari. L’ultima edizione ha visto un’ottima partecipazione di corsisti, segnale che testimonia l’interesse crescente verso queste iniziative e il valore riconosciuto alla nostra associazione. Invitiamo tutti i cittadini a cogliere questa opportunità: formarsi significa essere pronti ad aiutare e a contribuire attivamente alla sicurezza della propria comunità”.</p>
<p>“La grande affluenza e partecipazione al Corso organizzato dalla Croce Verde – aggiunge il direttore sanitario, <strong>Luciano Pletti</strong> – testimonia una sensibilità, diffusa a tutte le generazioni, per l’impegno di aiuto che il nostro territorio continua a manifestare. Questo ci rende orgogliosi per il successo dell’iniziativa e ottimisti rispetto a una auspicabile crescita del reclutamento di nuovi volontari per la nostra associazione”.</p>
<p>Proprio nelle prossime settimane si terrà infatti il corso avanzato per poter prestare servizio sulle ambulanze. Per informazioni in merito è possibile contattare direttamente la Croce Verde (via telefono 0431 31111 o via email <a href="mailto:croceverdebassofriuli@gmail.com">croceverdebassofriuli@gmail.com</a>).</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Rallentare il cancro grazie al battito cardiaco</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/rallentare-il-cancro-grazie-al-battito-cardiaco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 10:34:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ICGEB e Università di Trieste protagonisti di una ricerca secondo cui le forze meccaniche naturali del cuore limitano lo sviluppo dei tumori</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/ricerca-cuore-tumori.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/rallentare-il-cancro-grazie-al-battito-cardiaco/">Rallentare il cancro grazie al battito cardiaco</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6>Cellule di carcinoma polmonare (in verde) che crescono nel tessuto cardiaco. I cardiomiociti sono evidenziati in rosso e i nuclei cellulari in blu</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Il battito del cuore potrebbe fare molto più che pompare sangue: potrebbe anche contribuire a <strong>rallentare la crescita dei tumori</strong>.</p>
<p>È quanto emerge da un <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.cell.com/cell-reports/fulltext/S2211-1247(25)01453-6?utm_source=brevo&amp;utm_campaign=Il%20nuovo%20modello%20Mini-Liver%20d%20impulso%20alla%20ricerca%20sulle%20malattie%20epatiche_copy&amp;utm_medium=email" target="_blank" rel="noopener">nuovo <strong>studio internazionale</strong> pubblicato su <strong><em>Science</em></strong></a></span>.</p>
<p>I ricercatori hanno scoperto che le forze fisiche generate dalla contrazione cardiaca possono ridurre significativamente la crescita tumorale sia in modelli murini sia in tessuti cardiaci umani.</p>
<p>Lo studio, guidato da scienziati dell’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (<strong>ICGEB</strong>) in Italia, insieme all’<strong>Università di Trieste </strong>e al <strong>Centro Cardiologico Monzino</strong>, aiuta a spiegare perché i tumori del cuore siano estremamente rari.</p>
<p>“Da tempo – spiega la professoressa<strong> Serena Zacchigna</strong>, coordinatrice dello studio – i medici osservano che i tumori cardiaci sono molto poco frequenti e, quando si verificano, tendono a essere più piccoli rispetto a quelli in altri organi. I nostri risultati suggeriscono che la continua attività meccanica del cuore possa avere un ruolo fondamentale in questo fenomeno”.</p>
<p>Per approfondire questa ipotesi, il team ha studiato cosa accade quando il cuore è sottoposto a uno sforzo ridotto. Nei modelli animali, la diminuzione delle forze meccaniche ha portato a un aumento significativo della proliferazione delle cellule tumorali.</p>
<p>Lo stesso effetto è stato osservato in tessuti cardiaci ingegnerizzati in laboratorio, nei quali i ricercatori potevano controllare con precisione il livello di stress meccanico.</p>
<p>In tutti gli esperimenti, i risultati sono stati coerenti: quando il cuore batte e genera forza, la crescita tumorale rallenta; quando questa forza si riduce, le cellule tumorali riprendono a proliferare.</p>
<p>Lo studio ha inoltre dimostrato che queste forze fisiche agiscono anche a livello più profondo, influenzando i processi interni che regolano la divisione delle cellule tumorali.</p>
<p>“Questo dimostra che il movimento del cuore non è solo una funzione meccanica, ma potrebbe anche contribuire a sopprimere la crescita dei tumori”, aggiunge Zacchigna.</p>
<p>La ricerca ha coinvolto una vasta rete di istituzioni europee, integrando competenze in biologia, medicina, ingegneria e modellistica computazionale.</p>
<p>Sebbene i risultati non portino a un’applicazione terapeutica immediata, aprono una nuova linea di ricerca.</p>
<p>Gli scienziati stanno ora valutando se le forze meccaniche – come quelle generate dal battito cardiaco – possano in futuro essere sfruttate per contribuire a controllare la crescita dei tumori.</p>
<p>Questo approccio, talvolta definito “terapia meccanica”, è ancora agli inizi. Tuttavia, lo studio evidenzia un principio importante: le forze fisiche nel corpo non rappresentano solo un contesto passivo della malattia, ma possono influenzarne attivamente lo sviluppo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Bambini chirurgici: nuovi appartamenti per i famigliari</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/bambini-chirurgici-nuovi-appartamenti-per-i-famigliari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 11:31:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[burlo]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Realizzati a Trieste in via dell'Istria per ospitare le famiglie dei piccoli pazienti ricoverati al Burlo</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/ABC-zerbino.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/bambini-chirurgici-nuovi-appartamenti-per-i-famigliari/">Bambini chirurgici: nuovi appartamenti per i famigliari</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>L&#8217;ingresso di uno degli appartamenti</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – ABC Bambini Chirurgici apre alla stampa e alla comunità le <strong>nuove Case ABC</strong>, tre appartamenti ristrutturati in <strong>via dell’Istria 37</strong>, pensati per <strong>accogliere gratuitamente le famiglie dei bambini ricoverati nel reparto di chirurgia dell’IRCCS Burlo Garofolo di Trieste</strong>.</p>
<p>Un traguardo che rafforza e rende ancora più stabile il <em>Progetto Accoglienza</em>, attivo da oltre vent’anni a sostegno dei piccoli pazienti e dei loro cari.</p>
<p>«Negli anni il progetto è diventato sempre più centrale – dichiara<strong> Giusy Battain</strong>, fondatrice e direttrice dell’Associazione – sia per il crescente bisogno delle famiglie sia per l’affermarsi di una visione di cura che va oltre l’ospedale e considera la persona nella sua dimensione familiare, emotiva e quotidiana. I dati ci confermano che stiamo andando nella direzione giusta: il 69% dei genitori accolti dichiara di aver scelto Trieste anche grazie all’insieme dei servizi offerti da ABC, comprese le Case».</p>
<p>«Questo – sottolinea Battain – dimostra come il lavoro di un’organizzazione privata del Terzo Settore possa potenziare concretamente il servizio pubblico, rendendolo più accessibile, umano ed efficace. Siamo felici che ABC venga vista non più solo come una risorsa da attivare nei momenti di emergenza, ma come un vero co-progettatore delle politiche di welfare e di salute, capace di generare valore stabile e duraturo per l’intera comunità».</p>
<p><strong>Ogni anno </strong>sono<strong> circa 270 le famiglie che arrivano a Trieste da tutta Italia </strong>per affrontare interventi chirurgici e cure altamente specialistiche.</p>
<p>Secondo i dati del Ministero della Salute (2023), oltre 25.000 bambini in Italia – pari al 5-6% dei nati – presentano difetti congeniti, tra le prime cause di mortalità nei piccoli sotto i 5 anni.</p>
<p>Trieste si conferma un punto di riferimento nazionale di eccellenza per interventi multipli e complessi nei primi anni di vita, capace di attrarre famiglie da tutto il Paese. Questo fenomeno si inserisce <strong>in un quadro più ampio di migrazione sanitaria</strong>, che in Italia evidenzia ancora <strong>forti disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure:</strong> molte famiglie sono costrette a spostarsi lontano da casa per garantire ai propri figli le migliori opportunità terapeutiche, affrontando costi e difficoltà.</p>
<p>Secondo i dati della Fondazione Gimbe, nel 2023 la mobilità sanitaria interregionale ha raggiunto la cifra di 5,15 miliardi di euro, il livello più alto di sempre. Un dato che conferma il progressivo ampliamento dello squilibrio tra Nord e Sud.</p>
<p>La ristrutturazione in via dell’Istria ha trasformato gli appartamenti in ambienti curati nei minimi dettagli, belli, accoglienti e funzionali. Due delle unità saranno modulabili, per adattarsi alla composizione dei nuclei familiari; il deposito garantirà risposte rapide a bisogni pratici (come carrozzine, seggioloni o tessili di ricambio); la gestione unificata renderà più semplice e veloce l’organizzazione dei servizi.</p>
<p>I tre nuovi alloggi – di 72, 72 e 58 metri quadrati, oltre a un deposito strategico – rappresentano per l’Associazione una soluzione stabile, centralizzata e duratura, che si aggiunge agli altri appartamenti già messi a disposizione in città.</p>
<p>La vicinanza all’ospedale, la funzionalità degli spazi e la possibilità di accogliere più nuclei familiari nello stesso stabile consentiranno di rendere il servizio ancora più efficace e sostenibile nel tempo.</p>
<p>L’efficacia del progetto di Accoglienza dell&#8217;Associazione è confermata anche dai dati: una ricerca triennale condotta da ABC con l’Università di Trieste ha evidenziato che <strong>il 69% delle famiglie con la possibilità di usufruire dei servizi di Accoglienza di ABC ha influenzato la scelta di far curare il proprio bambino a Trieste, il 97,8% delle famiglie ha vissuto con maggiore serenità il periodo di ricovero</strong> grazie alla disponibilità di una Casa ABC, <strong>mentre il 100% si è detto pienamente soddisfatto dell’accoglienza ricevuta.</strong></p>
<figure id="attachment_73198" aria-describedby="caption-attachment-73198" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-73198" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/ABC-appBlu_8.jpeg" alt="ABC appBlu 8" width="800" height="600" title="Bambini chirurgici: nuovi appartamenti per i famigliari 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/ABC-appBlu_8.jpeg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/ABC-appBlu_8-300x225.jpeg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/ABC-appBlu_8-768x576.jpeg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-73198" class="wp-caption-text">L&#8217;interno di uno degli appartamenti</figcaption></figure>
<p>La realizzazione delle nuove Case è stata possibile grazie al lavoro costruito negli anni da ABC e al sostegno di istituzioni, fondazioni, enti e realtà del territorio, aziende e donatori privati che hanno scelto di accompagnare concretamente questo percorso.</p>
<p>Un ruolo di primo piano è stato svolto dalla <strong>Fondazione Beneficentia Stiftung</strong>, che ha contribuito all’acquisto degli appartamenti.</p>
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		<title>Alzheimer: un&#8217;accademia per sostenere i caregiver</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/alzheimer-unaccademia-per-sostenere-i-caregiver/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 10:01:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Trieste incontri con specialisti per offrire supporto e orientamento a chi vive in prima linea l’esperienza di cura. Ritorna il Pulmino Viola sia in città che in provincia</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/CasaViola-D-Caregiver-Academy.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/alzheimer-unaccademia-per-sostenere-i-caregiver/">Alzheimer: un&#8217;accademia per sostenere i caregiver</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Un incontro dell&#8217;Academy a CasaViola</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Riparte <strong>lunedì 13 aprile </strong>a Trieste la<strong> (D) Caregiver Academy</strong> attività della <strong>Fondazione Goffredo de Banfield</strong>, un percorso gratuito che negli anni si è affermato come un’iniziativa capace di offrire competenze, supporto e orientamento a chi vive in prima linea l’esperienza di cura.</p>
<p><strong>Le iscrizioni sono già aperte</strong> per il nuovo ciclo di <strong>cinque incontri in presenza a CasaViola</strong> (via Filzi 21/1, in orario dalle 17.30 alle 19) la prima “casa” in Italia dedicata ai caregiver, nata su ideazione della Fondazione triestina impegnata da oltre trentacinque anni accanto alle persone fragili.</p>
<p>È proprio da questa pluriennale esperienza che è nata la <strong>(D)</strong> <strong>Caregiver Academy</strong>: un progetto distintivo che riconosce il ruolo fondamentale – e spesso invisibile – dei <strong>caregiver</strong>, offrendo strumenti concreti e accompagnamento qualificato.</p>
<p>Gli incontri, condotti da professioniste esperte, propongono un <strong>percorso strutturato che affronta in modo progressivo le principali sfide richieste a un caregiver</strong>.</p>
<p>Si parte <strong>lunedì 13 aprile</strong> con “<strong><em>Alzheimer e altre demenze</em></strong>”, a cura di <strong>Antonella Deponte</strong>, per comprendere le <strong>differenze tra le diverse forme di demenza</strong>, i sintomi e la loro evoluzione, adottando uno sguardo centrato sulla persona.</p>
<p>Il 20 aprile <strong>Barbara Fabro</strong> guiderà l’incontro dedicato alla <strong>comunicazione</strong>, offrendo strategie pratiche per relazionarsi in modo efficace anche quando il linguaggio cambia, imparando a entrare nel mondo della persona e valorizzarne le capacità residue.</p>
<p>Il <strong>27 aprile</strong> <strong>Rosanna Palmeri</strong> affronterà il tema dei <strong>sintomi comportamentali e dei trattamenti non farmacologici</strong>, fornendo strumenti per gestire agitazione, ansia e altri disturbi attraverso approcci efficaci che affiancano e integrano le terapie.</p>
<p>Il <strong>4 maggio</strong>, con <strong>Roberta Varesano</strong>, si entrerà nel merito dei bisogni assistenziali, con indicazioni pratiche sulla <strong>cura quotidiana</strong> – dall’igiene all’alimentazione, dalla sicurezza all’organizzazione dell’ambiente domestico – per garantire il benessere di tutti.</p>
<p>A chiudere il ciclo, <strong>l’11 maggio</strong>, sarà nuovamente <strong>Antonella Deponte</strong> con un incontro dedicato allo <strong>stress del caregiver</strong>: un momento fondamentale per riconoscere e gestire fatica, carico emotivo e fragilità, nella consapevolezza che prendersi cura di sé è parte integrante del prendersi cura degli altri.</p>
<p>Si tratta di un percorso <strong>pensato per fornire strumenti concreti</strong>, ma anche per <strong>costruire una rete di supporto</strong> che renda più sostenibile il ruolo di cura, rafforzando sicurezza, consapevolezza e qualità della vita. Iscrizioni al numero <strong>040.362766</strong> o inviando una mail a <strong>casaviola@debanfield.it</strong></p>
<p>Accanto alla <strong>formazione</strong>, la de Banfield rinnova anche il proprio impegno sul territorio nell’ambito della <strong>prevenzione</strong>: torna infatti nelle strade di Trieste il <strong>Pulmino Viola</strong> di “<strong>Metti in moto il cervello</strong>”, il <strong>servizio itinerante</strong> che porta informazione e <strong>consulenze gratuite</strong> direttamente vicino alle persone, sempre con orario 9-12.</p>
<p><strong>Mercoledì 15 aprile</strong> appuntamento in Piazza tra i Rivi (Roiano), seguito dagli incontri del <strong>22 aprile</strong> in Piazza Cavana e del <strong>29 aprile</strong> in Via San Lazzaro.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72996" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Pulmino-viola-de-Banfield3.jpg" alt="Pulmino viola de Banfield3" width="800" height="572" title="Alzheimer: un&#039;accademia per sostenere i caregiver 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Pulmino-viola-de-Banfield3.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Pulmino-viola-de-Banfield3-300x215.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Pulmino-viola-de-Banfield3-768x549.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Parallelamente, il pulmino raggiungerà anche i <strong>comuni della provincia</strong>: il primo appuntamento è giovedì 16 aprile a <strong>Muggia</strong>, in Piazza della Repubblica, dando così avvio a un calendario diffuso che nei mesi successivi toccherà diversi centri del territorio, tra Duino Aurisina, Monrupino, San Dorligo della Valle – Dolina e Sgonico.</p>
<p>A bordo del <strong>Pulmino Viola</strong> è possibile ricevere <strong>supporto individuale</strong>, consulenze sociosanitarie, indicazioni per la prevenzione della demenza e materiali informativi sui servizi disponibili: un <strong>presidio mobile</strong> <strong>attivo fino al prossimo 18 giugno</strong> pensato per intercettare i bisogni e avvicinare le famiglie.</p>
<p><strong>Formazione e prossimità</strong>: la <strong>(D) Caregiver Academy e il Pulmino Viola</strong> rappresentano <strong>due strumenti complementari</strong> di uno stesso impegno, quello della Fondazione de Banfield, per sostenere concretamente chi si prende cura ogni giorno dei propri cari e per dare sempre più spazio e importanza alla prevenzione e alla salute del cervello. Per informazioni e calendario completo: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.debanfield.it" target="_blank" rel="noopener">www.debanfield.it</a></span>.</p>
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		<title>Cividale: inaugurato il nuovo Centro Dialisi</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/cividale-inaugurato-il-nuovo-centro-dialisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 14:31:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[cividale]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[servizi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La struttura decentrata del Presidio ospedaliero di Udine opererà su due fasce giornaliere, dal lunedì al sabato</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/centro-dialisi-cividale.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/cividale-inaugurato-il-nuovo-centro-dialisi/">Cividale: inaugurato il nuovo Centro Dialisi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Una delle postazioni del centro dialisi a Cividale (ph. Regione FVG)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>CIVIDALE DEL FRIULI – Inaugurato il <strong>nuovo centro dialisi</strong> di Cividale.</p>
<p>Si tratta di un Centro ad assistenza decentrata incardinato nella Struttura operativa complessa (Soc) di Nefrologia, Dialisi e Trapianto renale del Presidio ospedaliero &#8220;Santa Maria della Misericordia&#8221; di Udine.</p>
<p>La struttura è stata aperta nell&#8217;ambito del progetto del <strong>nuovo Padiglione di Levante</strong>, partito nel 2007 con un finanziamento iniziale di 7.150.000 euro con l&#8217;obiettivo di ospitare la sede del distretto sanitario.</p>
<p>Il definitivo completamento e la conseguente attivazione della dialisi sono stati resi possibili solo recentemente dall&#8217;Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale, grazie all&#8217;integrazione di 470.000 euro di fondi già disponibili con un&#8217;ulteriore quota di 389.077 euro, assegnata dalla Regione.</p>
<p>Il nuovo centro si distingue per le sue caratteristiche tecnologiche e organizzative all&#8217;avanguardia, con <strong>15 posti tecnici in area clinica</strong>, un <strong>posto dedicato all&#8217;osservazione post-dialisi</strong> e <strong>20 apparecchiature di ultima generazione</strong>.</p>
<p>Sono <strong>49 i pazienti emodializzati cronici attualmente presi in carico</strong>, il 30% del totale dei pazienti dializzati afferenti alla Soc di Nefrologia, Dialisi e Trapianto renale di Udine.</p>
<p>L&#8217;equipe medica è composta da <strong>22 operatori</strong> del personale del comparto (infermieristico e di supporto), mentre è garantita la presenza del personale medico della struttura di Udine in tutti i turni di cura, articolati su <strong>due fasce giornaliere</strong> (mattina e pomeriggio) <strong>dal lunedì al sabato</strong>.</p>
<p>L&#8217;utenza servita è considerata fragile con un&#8217;<strong>età</strong> <strong>media di 76 anni</strong> e pazienti spesso affetti da diabete e cardiopatie, immunodepressi e con necessità di trasporti organizzati.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Nuova vita per il Parco Basaglia</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/nuova-vita-per-il-parco-basaglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ascanio Cosma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 13:54:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[riqualificazione]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=72932</guid>

					<description><![CDATA[<p>Concluso a Gorizia il primo lotto di interventi di riqualificazione della struttura. Sistemati intanto i vialetti e l'ex chiesetta delle Stimmate</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/1000018848.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/nuova-vita-per-il-parco-basaglia/">Nuova vita per il Parco Basaglia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Il momento inaugurale</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>GORIZIA – &#8220;Questo è un nuovo inizio. Qui ha cominciato Basaglia e ora ricominciamo noi&#8221;. Le parole di <strong>Elisa Menon</strong>, direttrice artistica di Fierascena, fotografano bene cos&#8217;è per Gorizia e per i goriziani (davvero numerosi quelli presenti) l&#8217;inaugurazione odierna dell&#8217;abbellimento dei <strong>vialetti del Parco Basaglia</strong> e della sistemazione conservativa dell&#8217;<strong>ex</strong> <strong>chiesetta delle Stimmate</strong>, sconsacrata e pronta per ospitare eventi di vario genere.</p>
<p>&#8220;Ci occuperemo – ha spiegato Menon – di portare avanti l&#8217;eredità di Basaglia con la promozione del benessere. Sarà un luogo dove nutrirsi di cultura e di relazioni sociali&#8221;.</p>
<p>È stato un lavoro lungo. Troppo lungo, come sottolinea lo stesso assessore regionale <strong>Sebastiano Callari</strong>, che per anni ha lavorato proprio di fronte, nell&#8217;ex ospedale civile: &#8220;Sentivo il peso di camminare per questi sentieri. Percepivo la sofferenza delle persone che erano rinchiuse qui. Basaglia è stato, purtroppo, divisivo. Invece è un patrimonio immateriale dell&#8217;UNESCO. Tutti devono essere orgogliosi. C&#8217;erano questi dodicimila metri quadri che andavano riqualificati. Ci siamo riusciti. Con ritardi, è vero, ma ce l&#8217;abbiamo fatta&#8221;.</p>
<p>Questa inaugurazione è solo un primo passo. &#8220;C&#8217;è ancora tanto da lavorare – ha continuato l&#8217;assessore regionale Callari – dobbiamo riqualificare gli immobili. Opera non certo semplice. Ma ci stiamo già muovendo. Diventerà un luogo di aggregazione per giovani e non solo. Gorizia oggi si riappropria di un bene prezioso&#8221;.</p>
<p>Sulla stessa linea anche l&#8217;intervento del direttore dell&#8217;Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina, <strong>Antonio Poggiana</strong>: &#8220;Il progetto è in divenire. L&#8217;inizio di una riqualificazione complessiva, che comprenderà anche l&#8217;edificio centrale, simbolo del lavoro di Basaglia. Intanto oggi ritorna il calore in questi magnifici luoghi&#8221;.</p>
<p>Entusiasta e soddisfatto anche il sindaco, <strong>Rodolfo Ziberna</strong>, che ha ringraziato tutti gli enti che hanno collaborato attivamente e in simbiosi per la conclusione di questo primo lotto di interventi.</p>
<figure id="attachment_72933" aria-describedby="caption-attachment-72933" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-72933" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/1000018855.jpg" alt="1000018855" width="800" height="600" title="Nuova vita per il Parco Basaglia 3" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/1000018855.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/1000018855-300x225.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/1000018855-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-72933" class="wp-caption-text">L&#8217;interno dell&#8217;ex chiesetta delle Stimmate</figcaption></figure>
<p>In serata Fierascena apre il cartellone <em>Piccolo cielo</em> nel Parco Basaglia con il concerto di jazz ed elettronica dei <strong>Daykoda</strong>.</p>
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		<title>Nuovi strumenti per le terapie a onde d&#8217;urto</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/nuovi-strumenti-per-le-terapie-a-onde-durto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 13:56:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[asugi]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Donati a Trieste due dispositivi di ultima generazione da impiegare sia in ambito urologico che neurologico</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/strumenti-onde-urto.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/nuovi-strumenti-per-le-terapie-a-onde-durto/">Nuovi strumenti per le terapie a onde d&#8217;urto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Conferenza stampa di ringraziamento alla <strong>Fondazione CRTrieste</strong> per le donazioni alla SC (UCO) Clinica Neurologica e alla SC (UCO) Clinica Urologica, alla presenza dell’assessore <strong>Riccardo Riccardi</strong>, del direttore generale ASUGI <strong>Antonio Poggiana</strong>, del vicepresidente del Consiglio di Amministrazione della Fondazione CRTrieste <strong>Francesco Peroni</strong>, del direttore della Clinica Neurologica <strong>Paolo Manganotti</strong>, del direttore della Clinica Urologica <strong>Giovanni Liguori</strong> e della direttrice vicaria del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute dell’Università di Trieste, <strong>Milena Cadenaro</strong>.</p>
<p>Al centro dell’iniziativa, la donazione di <strong>due dispositivi DUOLITH® SD1 T-TOP ULTRA</strong>, strumenti di ultima generazione per la terapia a onde d’urto.</p>
<p>Le apparecchiature entrano nella dotazione dell’Università di Trieste, attraverso il Dipartimento Universitario Clinico di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute, e saranno messe a disposizione dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina.</p>
<p>La tecnologia a onde d’urto rappresenta una soluzione terapeutica avanzata e non invasiva, in grado di favorire la rigenerazione dei tessuti e la neoformazione di nuovi vasi sanguigni.</p>
<p>Grazie a queste caratteristiche, i dispositivi consentono di ampliare le possibilità di trattamento in diversi ambiti clinici, con benefici significativi per i pazienti in termini di efficacia, sicurezza e qualità della vita.</p>
<h3><strong>Applicazioni in ambito urologico</strong></h3>
<p>Uno dei dispositivi sarà utilizzato presso la <strong>Clinica Urologica</strong>, diretta da Giovanni Liguori, per il <strong>trattamento non invasivo della disfunzione erettile</strong>, della <strong>malattia di La Peyronie</strong> e del <strong>dolore urologico cronico</strong>.</p>
<p>La disfunzione erettile è una condizione molto diffusa, che in Italia interessa circa il 13% della popolazione maschile adulta, con una prevalenza che aumenta progressivamente con l’età.</p>
<p>Anche la malattia di La Peyronie, spesso sotto diagnosticata, ha un impatto rilevante sul piano funzionale e psicologico.</p>
<figure id="attachment_72846" aria-describedby="caption-attachment-72846" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-72846" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/strumenti-onde-urto-dettaglio-779x1024.jpg" alt="strumenti onde urto dettaglio" width="640" height="841" title="Nuovi strumenti per le terapie a onde d&#039;urto 4" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/strumenti-onde-urto-dettaglio-779x1024.jpg 779w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/strumenti-onde-urto-dettaglio-228x300.jpg 228w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/strumenti-onde-urto-dettaglio-768x1010.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/strumenti-onde-urto-dettaglio.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-72846" class="wp-caption-text">Una delle strumentazioni donate</figcaption></figure>
<p>L’introduzione della terapia a onde d’urto consente di offrire trattamenti mirati e minimamente invasivi, particolarmente efficaci nei casi di origine vascolare e utili anche nel contesto della riabilitazione dopo trattamenti oncologici, come quelli per tumori della prostata e del colon-retto. In questo ambito, la Clinica Urologica opera attraverso un approccio multidisciplinare, accompagnando il paziente lungo tutto il percorso di cura.</p>
<h3><strong>Applicazioni in ambito neurologico</strong></h3>
<p>Il secondo dispositivo sarà impiegato presso la <strong>Clinica Neurologica</strong>, diretta da Paolo Manganotti, per il <strong>trattamento degli spasmi</strong> e del dolore in pazienti affetti da patologie neurologiche quali <strong>ictus, sclerosi multipla, Parkinson e distonie</strong>.</p>
<p>In questo contesto, l’associazione tra onde d’urto e tossina botulinica consente di ridurre dolore e contratture muscolari, migliorando la mobilità e la qualità della vita dei pazienti, sia nelle fasi acute sia in quelle croniche delle malattie neurologiche.</p>
<p>Negli ultimi anni, l’impiego di questa tecnologia ha già permesso di trattare numerosi pazienti ambulatoriali, con risultati significativi in termini di riduzione del dolore e miglioramento funzionale.</p>
<p>La donazione della Fondazione CRTrieste rappresenta un contributo concreto allo sviluppo tecnologico della sanità pubblica e al miglioramento dei percorsi di cura, valorizzando la collaborazione tra Università di Trieste e ASUGI.</p>
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		<title>Da Trieste una nuova frontiera per la vista</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/da-trieste-una-nuova-frontiera-per-la-vista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 16:13:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla Clinica Oculistica i primi impianti di cornea artificiale: passo fondamentale per trattare patologie complesse e casi clinicamente difficili</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Foto-fine-chirurgia-cornea-artificiale-Tognetto.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/da-trieste-una-nuova-frontiera-per-la-vista/">Da Trieste una nuova frontiera per la vista</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Il professor Tognetto e la sua equipe dopo aver eseguito il primo impianto</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Due <strong>impianti di cornea artificiale</strong> EndoArt su pazienti per i quali il trapianto convenzionale non era più un’opzione praticabile, sono stati eseguiti per la prima volta con successo dalla Clinica Oculistica ASUGI di Trieste, diretta dal professor <strong>Daniele Tognetto</strong>.</p>
<p>Un risultato di grande rilievo nel campo della chirurgia corneale, che rappresenta un passo fondamentale nell’applicazione di tecnologie avanzate per trattare patologie corneali complesse e casi clinicamente difficili.</p>
<p>«<em>Si tratta di un risultato molto significativo</em> – spiega il professor Tognetto, che ha effettuato gli interventi insieme alla sua <em>equipe</em> – <em>perché ci consente di offrire nuove possibilità di cura e di miglioramento visivo a pazienti che, fino a oggi, avevano poche o nessuna alternativa. La cornea artificiale rappresenta una nuova frontiera nella chirurgia corneale e apre prospettive concrete di recupero visivo anche nei casi più complessi».</em></p>
<p>La cornea artificiale EndoArt rappresenta, infatti, una frontiera avanzata nella cura dell’edema corneale cronico, in particolare nei casi in cui il tessuto biologico prelevato da donatore non possa essere utilizzato per un trapianto o presenti un elevato rischio di fallimento. Il dispositivo consiste in una membrana endoteliale artificiale realizzata con un materiale biocompatibile e progettata per sostituire la funzione dell’endotelio corneale.</p>
<p>«<em>Questo dispositivo agisce come una vera e propria barriera funzionale</em> – sottolinea Tognetto – <em>regolando il passaggio dei liquidi all’interno della cornea e permettendo il progressivo recupero della sua trasparenza e quindi della funzione visiva</em>».</p>
<p>I dati scientifici disponibili confermano la sicurezza dell’impianto e il suo potenziale nel migliorare l’acuità visiva e ridurre lo spessore corneale, con un profilo di complicanze contenuto e senza eventi avversi gravi.</p>
<p>In particolare, gli studi clinici internazionali ed i primi impianti sull’uomo, hanno documentato risultati incoraggianti con un aumento della trasparenza corneale associato in molti casi a un recupero significativo della vista.</p>
<p>Il successo ottenuto a Trieste conferma il ruolo della Clinica Oculistica come centro di riferimento nell’ambito dell’innovazione oftalmologica e della chirurgia corneale avanzata, collocandolo tra le realtà nazionali più attive nello sviluppo e nell’applicazione di tecnologie d’avanguardia.</p>
<p>«<em>Il nostro obiettivo</em> – conclude Tognetto – <em>è continuare a sviluppare e introdurre tecniche sempre più innovative, in grado di migliorare le possibilità di cura e la qualità di vita dei pazienti. L’impianto di cornea artificiale si inserisce in un percorso di crescita tecnologica e scientifica che la nostra Clinica porta avanti da anni».</em></p>
<figure id="attachment_72448" aria-describedby="caption-attachment-72448" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-72448" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Chirurgia-Cornea-Artificiale-Tognetto.jpg" alt="Chirurgia Cornea Artificiale Tognetto" width="800" height="600" title="Da Trieste una nuova frontiera per la vista 5" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Chirurgia-Cornea-Artificiale-Tognetto.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Chirurgia-Cornea-Artificiale-Tognetto-300x225.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Chirurgia-Cornea-Artificiale-Tognetto-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-72448" class="wp-caption-text">L&#8217;equipe del professor Tognetto in azione</figcaption></figure>
<p>L’impianto di cornea artificiale si aggiunge alle potenzialità della chirurgia corneale del centro ASUGI, che hanno visto di recente l’acquisizione di sofisticate strumentazioni per la diagnostica e per l’esecuzione di trapianti di cornea lamellari, resi ora possibili grazie a <strong>due microbisturi automatici con 15.000 tagli al secondo</strong> per la preparazione di lembi ultrasottili direttamente in sala operatoria.</p>
<p>Il traguardo rappresentato dall’impianto di cornea artificiale ha aperto nuove opportunità nella cura di pazienti con gravi patologie corneali, contribuendo a ridurre la dipendenza dalla disponibilità di tessuto donato e aprendo la strada a interventi prima impossibili anche nei casi clinicamente più complessi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Trieste: nuovo reparto di Medicina d’Urgenza</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/trieste-nuovo-reparto-di-medicina-durgenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 14:37:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[cattinara]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inaugurato nella Torre Medica di Cattinara: 24 posti letto con due aree assistenziali distinte e una sezione dedicata ai pazienti semi-intensivi</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/20260311_101748.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/trieste-nuovo-reparto-di-medicina-durgenza/">Trieste: nuovo reparto di Medicina d’Urgenza</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Alcuni dei 24 posti letto</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Inaugurato oggi al 12° piano della <strong>Torre Medica dell’ospedale di Cattinara</strong> il <strong>nuovo reparto di Medicina d’Urgenza</strong>.</p>
<p>L’intervento rientra nelle azioni di riorganizzazione degli spazi del presidio ospedaliero, in attesa della più ampia ristrutturazione del polo di Cattinara che interesserà l’intera area delle degenze.</p>
<p>Il reparto è stato realizzato negli spazi precedentemente allestiti per la gestione dell’emergenza pandemica da COVID-19. La soluzione, individuata a seguito di una valutazione collegiale, consente di rispondere alle attuali esigenze organizzative e alla carenza di spazi assistenziali, valorizzando ambienti già predisposti per situazioni di emergenza.</p>
<p>La nuova unità operativa dispone complessivamente di <strong>24 posti letto</strong> ed è organizzata secondo un modello basato sull’intensità di cura, con <strong>due aree assistenziali distinte</strong> e una sezione dedicata ai <strong>pazienti semi-intensivi</strong>.</p>
<p>È inoltre presente una stanza di degenza destinata all’isolamento dei pazienti, dotata di filtro di ingresso e uscita e di servizio igienico dedicato.</p>
<p>Gli interventi sono stati eseguiti nel rispetto del Piano Pandemico Aziendale, con l’obiettivo di garantire la massima flessibilità degli spazi.</p>
<p>L’assetto strutturale e impiantistico consente infatti la riconversione del reparto a funzioni di terapia intensiva in un tempo massimo di 72 ore, qualora si rendesse necessario fronteggiare nuove emergenze sanitarie.</p>
<figure id="attachment_72325" aria-describedby="caption-attachment-72325" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-72325" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_9378.jpeg" alt="IMG 9378" width="800" height="810" title="Trieste: nuovo reparto di Medicina d’Urgenza 6" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_9378.jpeg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_9378-296x300.jpeg 296w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_9378-768x778.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-72325" class="wp-caption-text">Il taglio del nastro</figcaption></figure>
<p>Tra le soluzioni adottate figurano <strong>pareti modulari amovibili</strong> con ampie <strong>superfici vetrate per il monitoraggio dei pazienti</strong>, sistemi di separazione nelle stanze di degenza con <strong>divisori pensili modulabili e rimovibili</strong>, pavimentazioni e controsoffitti continui compatibili con diverse configurazioni di <em>layout</em> e impianti tecnologici progettati per garantire prestazioni adeguate sia nell’attività sanitaria ordinaria sia in contesti emergenziali.</p>
<p>L’investimento complessivo <strong>supera il milione di euro</strong>: 894.342 euro per i lavori – al netto degli oneri per la sicurezza – e 199.958 euro per gli arredi.</p>
<figure id="attachment_72326" aria-describedby="caption-attachment-72326" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-72326" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/20260311_100013.jpg" alt="20260311 100013" width="800" height="570" title="Trieste: nuovo reparto di Medicina d’Urgenza 7" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/20260311_100013.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/20260311_100013-300x214.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/20260311_100013-768x547.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-72326" class="wp-caption-text">L&#8217;interno del reparto</figcaption></figure>
<p>Il finanziamento è stato assicurato attraverso le risorse stanziate ai sensi dell’articolo 2 del Decreto-Legge n. 34 del 2020, come previsto dalla deliberazione della Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia n. 1224/2020.</p>
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		<title>Burlo: scoperta nuova malattia genetica rara</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/burlo-scoperta-nuova-malattia-genetica-rara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 09:29:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[burlo]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo studio coordinato dall’IRCCS materno - infantile identifica per la prima volta il gene SF3B3 come causa di una sindrome del neurosviluppo</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Luciana-Musante.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/burlo-scoperta-nuova-malattia-genetica-rara/">Burlo: scoperta nuova malattia genetica rara</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6>La dottoressa Luciana Musante</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Uno studio diretto dall’<strong>IRCCS materno – infantile Burlo Garofolo</strong> ha identificato per la prima volta il <strong>gene <em>SF3B3</em></strong> come causa di una malattia umana.</p>
<p>La scoperta è stata pubblicata sulla rivista scientifica <em>Genome Medicine </em>(<span style="text-decoration: underline;"><a href="https://link.springer.com/article/10.1186/s13073-026-01610-4" target="_blank" rel="noopener">link</a></span>) e aiuta a chiarire i meccanismi di alcuni rari disturbi del <strong>neurosviluppo</strong>.</p>
<p>La ricerca, coordinata dalla dottoressa <strong>Luciana</strong> <strong>Musante</strong> della Genetica Medica del Burlo e dal professor <strong>Flavio</strong> <strong>Faletra</strong> dell’Istituto di Genetica Medica di ASUFC e dell’Università di Udine, ha preso avvio dal caso di un paziente, seguito proprio al Burlo.</p>
<p>Grazie all’analisi genetica, è stata individuata <strong>una mutazione nel gene <em>SF3B3</em></strong> che, finora, non era mai stato associato allo sviluppo di una patologia. Quindi, incrociando i dati relativi a <strong>24 pazienti nel mondo</strong>, i ricercatori hanno dimostrato il suo diretto coinvolgimento nel provocare una nuova sindrome.</p>
<p>SF3B3, infatti, è coinvolto nello <em>splicing</em>, il processo con il quale le cellule rielaborano le istruzioni genetiche prima di produrre le proteine: quando questo meccanismo si altera possono insorgere le cosiddette <strong><em>spliceosomopatie</em>, malattie rare spesso associate a disturbi del neurosviluppo</strong>.</p>
<p>Il lavoro si è sviluppato grazie a <strong>un’importante rete di collaborazioni nazionali e internazionali</strong> e al contributo di due istituzioni della ricerca triestine, ovvero l’<strong>ICGEB </strong>(<em>International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology</em>) con il dottor <strong>Emanuele</strong> <strong>Buratti</strong> e il gruppo <strong>CNR &#8211; Istituto Officina dei Materiali</strong> coordinato dalla dottoressa <strong>Alessandra</strong> <strong>Magistrato</strong>, che hanno aiutato a chiarirne il meccanismo molecolare.</p>
<p>“Parliamo di una sindrome con caratteristiche cliniche variabili”, spiega la dottoressa Musante, prima autrice dello studio. “Si può presentare con ritardi nello sviluppo, nel linguaggio e nei movimenti, difficoltà cognitive e, in alcuni casi, malformazioni congenite multiple. In una parte dei piccoli pazienti osserviamo anche tratti dello spettro autistico. Nel loro insieme, questi elementi definiscono un quadro clinico riconoscibile, che si può presentare con forme molto severe, già in fase prenatale, o più lievi. Nel nostro studio abbiamo anche dimostrato che le mutazioni di <em>SF3B3</em> modificano l’attività di centinaia di altri geni, alterando il funzionamento delle cellule”.</p>
<p>La possibilità di prendere in esame 24 pazienti, un numero piuttosto consistente nel caso di una malattia rara, consentirà d’inserire questa scoperta nel <strong>database internazionale OMIM</strong> (<em>Online Mendelian Inheritance in Man</em>), che cataloga le malattie genetiche ed è aggiornato regolarmente sulla base delle nuove pubblicazioni scientifiche.</p>
<p>“Ogni gene in più che riusciamo a collegare a una malattia significa una risposta in più per i pazienti e per le loro famiglie. Identificare il gene associato a una sindrome è solo il primo passo: ora possiamo studiare meglio i meccanismi biologici alla base della malattia e capire come si sviluppa. Il nostro obiettivo – conclude Musante &#8211; è continuare su questa strada e far diventare il Burlo un punto di riferimento per la diagnosi e lo studio di queste condizioni genetiche rare”.</p>
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