Sala polifunzionale per detenuti e cittadini
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Il carcere di Udine diventa luogo di relazione e apertura verso la comunità. Ospiterà una struttura da 200 metri quadri, 98 posti e con due ingressi
Bruna Gover illustra il rendering della sala
UDINE – Entro fine anno vedrà la luce nel carcere di Udine di via Spalato una nuova sala polifunzionale, uno spazio destinato ad attività culturali, formative e teatrali, che potrà essere fruita anche dalla collettività esterna.
Una trasformazione fisica e simbolica, resa possibile grazie a un percorso condiviso e partecipato, promosso da LegacoopSociali Fvg con il contributo della cooperativa Dinsi Une Man, che ha destinato 20mila euro all’allestimento della sala e della biblioteca del carcere.
“Un esempio concreto – commenta Bruna Gover, coordinatrice regionale di LegacoopSociali Fvg –di alleanza tra imprese sociali, istituzioni e mondo della cultura. Il carcere è parte della nostra comunità e, come tale, merita attenzione, ascolto e progettualità. Non c’è reale inclusione se non si costruiscono ponti anche verso i luoghi più marginali. Questo progetto, dunque, è la dimostrazione che le cooperative possono essere protagoniste di un cambiamento che è etico prima ancora che strutturale”.
Il progetto, coordinato dall’Ufficio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, si inserisce in un più ampio processo di rigenerazione che sta investendo la casa circondariale di via Spalato. Negli ultimi anni, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap) ha avviato una serie di interventi – dal nuovo reparto per i semiliberi al polo didattico e lavorativo – che puntano a rendere il carcere un luogo più vivibile, aperto al dialogo con la città.
I presupposti e il lavoro preparatorio
Nel 2023 l’Università di Udine aveva avviato un workshop per ripensare il carcere di via Spalato come risorsa urbana, grazie a una convenzione con il Dap.
L’analisi ha rivelato complessivamente oltre 8.000 metri quadri inutilizzati, aprendo la strada a una strategia di interventi progressivi e coordinati. Il progetto propone un carcere “palinsesto”, ricco di spazi collettivi e aperto alla città, superando l’idea della cella come centro della detenzione.
Un nuovo modello che intreccia detenzione, cultura e inclusione, trasformando il carcere in presidio civile e luogo di relazioni con il territorio.
La nuova sala polifunzionale
Da questi presupposti, all’interno della casa circondariale di Udine, dopo i lavori già completati o in fase di completamento (sezione semiliberi, le nuove aule scolastiche, spazi lavoro e, da ultimo, la biblioteca e una sala affettività) sta quindi per prendere forma una nuova sala polivalente, concepita come spazio aperto e modulabile, destinato a ospitare attività educative e culturali e con un doppio ingresso, uno per i detenuti e uno per il pubblico esterno.

L’intervento, frutto di un progetto condiviso tra istituzioni, cooperative e progettisti, prevede anche un teatro-auditorium di 200 metri quadri e con 98 posti a sedere, due aule studio e una hall accessibile anche dall’esterno, con ampie vetrate che connettono interno ed esterno, restituendo respiro e luminosità a un luogo finora angusto.
La nuova struttura sarà utilizzabile sia dai detenuti che dalla collettività cittadina, segnando un passo importante nel superare l’isolamento del carcere.
Pensata con attenzione a bellezza e armonia, sarà anche occasione di coinvolgimento diretto dei detenuti nella realizzazione, promuovendo senso di appartenenza, cura e responsabilità.
“Il carcere – spiega Andrea Sandra, garante per i diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Udine – è uno spazio della città e come tale deve essere pensato, progettato, vissuto. La nuova sala polifunzionale sarà uno dei luoghi in cui, concretamente, carcere e società potranno incontrarsi, dialogare, riconoscersi”.
Progettata dallo studio di architettura Barreca & La Varra di Milano, la sala sarà uno spazio modulare, dotato di aule, teatro e una grande area esterna.
Un luogo capace di accogliere eventi collettivi, laboratori, attività educative, ma anche momenti di ascolto e confronto.
“Abbiamo immaginato uno spazio aperto, trasformabile, capace di generare relazioni – fa sapere Giovanni La Varra, che da anni si occupa di edilizia carceraria –. Una struttura che rompe l’isolamento e propone un nuovo modello di carcere: un presidio urbano e civile, un motore di scambi tra persone, saperi, diritti”.
Dal sovraffollamento all’importanza di “non girarsi dall’altra parte”
La maggior parte delle persone che entrano in un istituto di pena provengono da situazioni di marginalità sociale ed economica, disagi psichici e dipendenze caratterizzano gran parte della popolazione detenuta, anche nel carcere di Udine.
E i numeri continuano a crescere: ad oggi in via Spalato sono presenti 183 detenuti per una capienza regolare di 95, il doppio della capienza regolamentare.
La cooperativa sociale Dinsi Une Man, insieme a LegacoopSociali Fvg, ha così deciso di condividere il progetto “Oltre i muri”.
“Crediamo che la responsabilità sociale di un’impresa si misuri anche nella capacità di prendere posizione – dichiara Davide Sartori, presidente della cooperativa Dinsi Une Man –. Il nostro contributo per la sala polivalente e, in piccola parte, anche per la biblioteca, nasce dalla consapevolezza che il carcere non deve essere un mondo separato, ma parte della comunità, con la dignità dei suoi abitanti e il valore del loro percorso di reinserimento”.


