Il cardinale Pironio beatificato il 16 dicembre

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Ferruccio Tassin

5 Dicembre 2023
Reading Time: 7 minutes

Nato in Argentina da genitori friulani, ideò le “Giornate della Gioventù. Come spiega l’autore del libro a lui dedicato

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Per tutti è stato colui che sostenne e poi realizzò le Giornate Mondiali della Gioventù, esaudendo un profondo desiderio di Giovanni Paolo II. Il cardinale argentino Edoardo Francisco Pironio sarà proclamato Beato il 16 dicembre 2023 in Argentina, nel Santuario di Nostra Signora di Luján. Il Papa ha riconosciuto il miracolo attribuito alla sua intercessione durante l’udienza di mercoledì 8 novembre, al cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi.

L’inviato speciale di Papa Francesco sarà il cardinale spagnolo Fernando Vérgez Álzaga, che per 23 anni è stato segretario di Pironio. Il card Álzaga fu in visita in Friuli nel febbraio 2023.

Annuncia Vatican News che l’arcivescovo di Mercedes-Luján, mons. Jorge Scheinig, in un videomessaggio “spiega che la cerimonia rappresenta una “gioia immensa” per tutta l’Argentina e la sua Chiesa. La celebrazione, presieduta dal cardinale Vérgez Alzaga, per 23 anni segretario personale del futuro Beato”, si svolgerà nello stesso luogo in cui fu battezzato, ricevette l’ordinazione episcopale e dove, dal 1998, riposano le sue spoglie

Il Card. Eduardo Francisco Pironio è nato a Nueve de Julio nel 1920. Il Friuli fu la terra del padre (Percoto) e della madre (Camino), Giuseppe Pironio ed Enrichetta Buttazzoni, partiti giovanissimi in Argentina. Il futuro cardinale fu il 22° figlio! Fondatore della Università Cattolica di Buenos Aires, presidente della Conferenza episcopale latino-americana, fu chiamato a Roma da Papa Paolo VI come prefetto della Congregazione dei Religiosi e gli Istituti Secolari. Da Giovanni Paolo II fu nominato Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici; curò le Giornate mondiali della gioventù.

Il primo incontro di Eduardo Pironio con la terra di origine fu nel 1958, come ha raccontò Luigi Tami, sagrestano di Percoto, a Silvana Bosco.

Allora, aveva 28 anni e, come tanti sacerdoti di tutto il mondo, era venuto a Roma per studiare (nel suo caso, diritto canonico) all’università.

Da sempre interessato alla propria storia umana, va a Percoto alla ricerca delle origini della sua gente.

Lo indirizzano a Luigi Tami, tuttofare della parrocchia, e una delle memorie storiche del paese, soprattutto su argomenti di vita parrocchiale.

Stava cercando la famiglia Piccino: la moglie del Piccino era una Zuliani, sua lontana parente.

Non era solo curiosità: a casa sua si parlava sempre della terra oltremare, da cui i genitori erano arrivati, difatti più che sul passato del paese, andato dal parroco don Zossi, si informa sul presente della comunità.

A Luigi Tami, il Cardinale appunterà sul petto l’insegna di una onorificenza pontificia (cavalierato dell’Ordine di San Sivestro Papa) e questo non comune personaggio “Cavalîr dal Pape”, alla domanda di cosa desiderasse ancora nella vita, pronunciò, come il vecchio Simeone, il “Nunc dimittis…”, affrettandosi ad aggiungere: “Che Diu mi dei le salût par continuâ a servî el paîs” (che Dio mi doni salute e forza per continuare a servire il mio paese).

Che questo attaccamento al Friuli non fosse folcloristico, ma amore, frutto di conoscenza, è testimoniato dal gesto che compì nel 1964.

Vescovo ausiliare di La Plata: andò in visita a Tolmezzo e, accompagnato dal presidente della Comunità Carnica prof. Michele Gortani, e dai dirigenti dell’Ente Friuli nel Mondo, volle andare il cimitero in “un pellegrinaggio di ricordanza e di pietà […] sulle tombe dei familiari dei nostri emigrati in Argentina”.

Dopo quella volta, i suoi viaggi in Friuli si ripeterono da vescovo e da cardinale.

Per quelli che considerava ormai i suoi compaesani, aveva, più che attenzione, sincera amicizia, così fu presente per le grandi feste del paese: la secolare festa di San Giuseppe, la Madonna del Rosario, anniversari del parroco e anniversari dei suoi coetanei della classe 1920, ricevuti dallo stesso Pontefice Giovanni Paolo II.

Ci teneva così tanto alle persone di Percoto il Card. Pironio che trascorse più volte brevi vacanze a Ravascletto, ospite della Famiglia Damiani con altri amici del Gruppo

Si è detto di un profondo legame culturale con il Friuli, sostanziato dalla sua partecipazione a momenti importanti per il paese di Percoto, come la presentazione del libro di Albero Picotti “Emigrazione Significato di un Ricordo” (edito dal Comune di Pavia di Udine).

Ci teneva a “riaffermare l’appartenenza e l’identità alla terra e al luogo d’origine della sua famiglia”, ebbe a sottolineare l’allora sindaco di Pavia di Udine Marino Ermacora.

D’altra parte, il coinvolgimento della comunità di Percoto nell’affetto per il Cardinale fu a 360 gradi, e vide la partecipazione delle associazioni; un esempio per tutti, quello delle felicitazioni che gli furono rivolte per il 50° di sacerdozio, insieme ad una offerta per una istituzione che in Bolivia si prendeva cura delle bambine in difficoltà.

Ma il punto più alto, intenso e sentito di comunanza spirituale e materiale con la terra di appartenenza avvenne per il terremoto in Friuli del 1976. Ecco come ricordò quelle circostanze l’arcivescovo emerito di Udine Mons. Alfredo Battisti, quando, in quell’anno andò a Roma per incontrarsi col cardinale (era Prefetto della Congregazione dei Religiosi e degli Istituti Secolari).

L’Arcivescovo emerito raccontò della sua amicizia con il porporato, nel corso di un convegno al castello di Tricesimo, propiziato dalla Parrocchia di Percoto (l’invito era a firma del parroco don Giordano Simeoni) e dal Gruppo “Amici del card. E. F. Pironio di Percoto”. Moderato da mons. Guido Genero.

Oltre alla relazione di mons. Battisti, l’incontro vide quelle del segretario del Cardinale, p. Fernando Vérgez e di p. Giuseppe Tamburino OSB, postulatore della causa di beatificazione.

Allora, raccontò mons. Battisti, “il Cardinale ha calorosamente appoggiato la mia richiesta di inviare in Friuli delle suore per un periodo di due anni, allo scopo di stare vicine alle famiglie colpite.

La risposta è stata veramente generosa. Alle religiose già presenti nella diocesi di Udine, si sono aggiunte 90 Suore, si sono poste accanto alle persone terremotate, discrete ma intuitive; hanno necessità e bisogni che le persone, specie le donne anziane, non avevano il coraggio di manifestare. Hanno dimostrato una sensibilità un coraggio, una forza, una dedizione meravigliose. Chi era abituato a vedere, a pensare la religiosa come persona fuori dal mondo, è rimasto stupito, sconvolto nel veder esplodere da queste donne una carica di umanità, una pienezza di femminilità, che ha meritato la stima, l’affetto, la gratitudine di tutti …”.

Altri momenti significativi della presenza in Friuli del Cardinale sono stati ricordati dall’arcivescovo Battisti; la più ricca di patos è il pellegrinaggio, a piedi, al santuario di Castelmonte, l’8 settembre del 1978.

Nell’omelia, Pironio ricordò che la madre gli aveva insegnato le preghiere prima in friulano e poi in spagnolo, e poi, che un giorno, quando l’andò a trovare, lei gli disse: “Frut, tu âs di confessami”, e continuò: “O ài di sbrocami par furlan”.

Altra presenza fu quella di Udine nel 1992, fianco di Giovanni Paolo II, in piazza I Maggio, nell’incontro con 20.000 giovani.

Perfino nell’ultimo saluto al Cardinale, per i suoi funerali a Roma (9 febbraio 1998), fu presente una nutrita rappresentanza friulana e di Percoto, per essergli vicini un’ ultima volta e per restare accanto alla sorella Zulema, la sola vivente dei figli.

Insieme con il vicario generale della arcidiocesi di Udine, mons. Marco Del Fabbro, c’erano il parroco di Percoto don Angelo Del Zotto, il sindaco Silvano Moschione e un gruppo consistente di amici friulani, che, come ricorda Rino Lestuzzi, all’uscita del feretro dalla basilica di San Pietro, intonarono “Ave Vergine, us saludi” (ave o Vergine, vi saluto).

Fu l’ultimo atto della componente friulana di una grande anima cattolica, perciò universale, ma ben insediata nella terra natale argentina e nella terra di origine friulana, un bell’esempio di identità aperta all’umanità e alla storia.

 

Perché ho scritto una biografia del Cardinale

Come i 3 re magi, 9 anni or sono, Rino Lestuzzi, Franco Damiani e Fausto de Sabbata, animatori del Gruppo “Amici del Card. Pironio, mi capitarono carichi di faldoni, con centinaia di articoli, opuscoli, giornali, lettere, libri, foto. Spettacolo stupire financo un ottimista. Colpo finale, l’annuncio che, per arrivare al libro, lo spazio di tempo era di un mese o poco più, stampa e rilegatura comprese!

Dissi di sì par farmi perdonare dall’anima del Cardinale di non essermi interessato di lui (lo avevo conosciuto di sfuggita in un pranzo a Percoto). Nel frenetico compulsare documentazione e testimonianze, mi resi conto di che personaggio avessi davanti, ancora palpitante in carte, lettere, discorsi, e foto, documenti capaci di parlare.

Mi feci dare carta bianca, e via, a cominciare dalla copertina: la foto di una processione a Percoto, non foto esteticamente superba, ma parlante, con la vita che emergeva nelle componenti (se uno non solo la vede, ma la guarda, capirà). La processione ha una forte simbologia: è vita, il cammino di donne e uomini; la Chiesa in cammino; l’uomo nel tempo, nello spazio. Ho ribadito il concetto con la medesima foto, attenuata, in quarta di copertina, per far comprendere che si viene da lontano.

Una copertina non può essere banale: anticipa i contenuti. In breve, lo scopo del gruppo, interpretato (spero) da me, era far conoscere, in sintesi non estrema, un così grande personaggio: grande per la Chiesa, per l’Argentina e per la terra delle origini, il Friuli. Allora biografia, e testimonianze di uomini e donne di Chiesa, e di chi gli è stato vicino, soprattutto a Roma, nella prima parte, un passaggio sul suo essere “Friulano”, testimonianze locali (non localistiche); conclusione con una splendida omelia del Card. Jorge Mario Bergoglio sull’amicizia; splendida perché intensa, raccolta, essenziale, senza sprecare parole.

 

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