Grado, “una comunità che cresce”

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Andrea Doncovio

23 Dicembre 2022
Reading Time: 4 minutes

Monsignor Paolo Nutarelli traccia un bilancio del suo primo anno alla guida della parrocchia gradese, anticipando le priorità del futuro: “Mettere al centro il mondo dei ragazzi”

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Monsignor Nutarelli, un anno fa entrava nella “sua” Grado per guidarne la parrocchia: come sono stati per lei questi primi dodici mesi da parroco?

«Sono entrato come parroco in una Comunità che ha una storia millenaria e meravigliosa, una storia della quale sono ovviamente figlio e di cui mi sento debitore: qui ho mosso i primi passi nella Chiesa, qui è nata la mia vocazione. Ma non parlo di un ritorno. La Grado della mia adolescenza non c’è più ed è giusto così. Sono entrato, dunque, in questa storia cercando di rispettare la Comunità e le sue tradizioni e ricordandomi sempre che il prete (e quindi anche io) è di passaggio, mentre la Comunità resta. Ci sono stati momenti in cui ho provato grandi emozioni e, quando sono invitato a ripensare a questi mesi, mi domando, talvolta, se sono la persona adatta visto le molteplici realtà che sono chiamato a seguire. Mi consola la preghiera e l’affetto delle persone che diventano una grande ricarica spirituale. Ringrazio il Signore perché sento sempre la Sua presenza nella mia vita e, con i miei limiti, cerco di rispondere a questo Suo amore. Per tutto questo posso affermare che sono stati 12 mesi intensi, ricchi di tanta umanità e pieni di gioia».

Dai giovani agli adulti quanti sono i volontari che prestano il loro servizio in ambito parrocchiale?

«Ho trovato una Comunità viva, ricca di tante persone che ne sentono l’appartenenza. Sento il dovere morale di ringraziare tutti i preti che in questi anni si sono susseguiti nella guida spirituale della Parrocchia. C’è un laicato forte che chiede ai preti non di trovare risposte ai problemi, ma di stare accanto, di camminare insieme. Il mondo giovanile ha bisogno di una Comunità che lo aiuti a crescere e a sviluppare i grandi talenti di cui è portatore. Nel concreto abbiamo quasi un centinaio di persone che settimanalmente ruotano nelle specifiche realtà parrocchiali: il servizio nelle Chiese (apertura, chiusura, l’equipe dei Sacrestani, l’accoglienza dei fedeli alle porte – nuovo ministero indicato dal Vescovo Carlo -); il centro ascolto della Caritas, l’attività missionaria, l’attività educativa (catechesi e lo scoutismo). Un pensiero particolare va alla Corale “Santa Cecilia”, che porta avanti la tradizione liturgica gradese, e al Coretto “don Luigi” che cerca di avvicinare le famiglie nelle celebrazioni in San Crisogono. All’interno della Comunità gradese sono presenti anche tante associazioni non ecclesiali che spesso portano il loro contributo alla vita della Parrocchia: un plauso particolare va ai Portatori della Madonna di Barbana, sempre presenti e disponibili. Una realtà importante della nostra Parrocchia è inoltre la Scuola dell’Infanzia Parrocchiale “Luigi Rizzo”: c’è un’equipe educativa di grade livello che fa del nostro “asilo” il fiore all’occhiello della nostra esperienza di comunità».

A proposito di giovani: la ristrutturazione del ricreatorio è stata una delle sue prime azioni intraprese. Come procedono le attività al suo interno?

«Sono un prete felicemente diocesano ma, da sempre, ho potuto coltivare una simpatia con il mondo salesiano, per cui credo tanto nell’esperienza oratoriana. In questi ultimi mesi, grazie ai volontari, abbiamo dipinto le pareti esteriori da alcuni vandalismi, abbiamo sistemato e curato l’ingresso (a breve, grazie anche a delle donazioni, collocheremo la Madonna Ausiliatrice), ma c’è tanto da fare. In questo nuovo Anno pastorale si cercherà di formare dei gruppi di lavoro per la manutenzione ordinaria, di costituire un “Direttivo” per l’organizzazione degli spazi e l’accoglienza dei bambini e ragazzi, di programmare degli eventi per sostenere l’attività educativa della Parrocchia. Il mio sogno è quello di rendere lo Spes una seconda casa per i nostri ragazzi e famiglie. Tanto è stato fatto, ma tanto dobbiamo e bisogna fare».

Non solo attività ricreative, ma anche culturali: in questo ambito la parrocchia come si sta muovendo?

«Ritorno su un concetto espresso prima: la vocazione all’accoglienza. I nostri edifici paleocristiani (basiliche e battistero, il lapidarium) ci dicono che qui siamo dentro la storia, anzi ne siamo immersi e per questo l’arte ci aiuta a elevare lo spirito e a riflettere sul nostro mondo. Questo è fare “cultura”. La stagione estiva passata ha raccontato una Comunità che non vuole subire il turismo, ma esserne a servizio comunicando la bellezza della fede attraverso varie esperienze culturali e artistiche».

La comunità gradese è da sempre legata alle proprie radici e tradizioni: in questi contesti che progettualità ha avviato la parrocchia?

«La tradizione gradese è unica nel suo genere e te ne accorgi nei momenti delicati e importanti di una Comunità: penso al Perdon di Barbana o ad altre esperienze particolari, ma anche ai momenti delicati, quando ci stringiamo alle famiglie che vivono il lutto. In tutti questi momenti emerge quella bella e meravigliosa “graisanità” che coinvolge tutti, anche le nuove generazioni. Il mio ulteriore sogno è che non si disperda questo bagaglio culturale che passa dal cantare “a sbrega” in Chiesa a fare comunità nei bar e per le vie».

Nel 2023 quali sono le principali iniziative che la Parrocchia di Grado ha in cantiere?

«In questi mesi stiamo potenziando la nostra presenza nel web e sui social per comunicare quanto stiamo facendo e che cosa la Parrocchia offre. Insieme ai Consigli Pastorali abbiamo pubblicato un calendario pastorale che racconta la bellezza dell’essere Chiesa dentro questa storia. Tra le tante iniziative possiamo confermare la Settimana di Avvenire a fine agosto ed anticipare che verranno promossi numerosi appuntamenti musicali e formativi nelle giornate estive di martedì e giovedì».

Infine un pensiero all’intera comunità gradese: con il Natale alle porte, quale augurio desidera rivolgere?

«Natale è, per eccellenza, la festa della gioia: un bambino che nasce è motivo di gioia per tutta la sua famiglia e, se questo bambino è addirittura “Dio con noi”, la gioia è ancora più grande. A tutti auguro di sperimentare questa “gioia” che non è far finta di niente, che non cancella le difficoltà della vita ma sapere che, in ogni circostanza della nostra storia, Dio c’è, Dio viene, Dio sta. Questa consapevolezza diventa, quindi, iniezione di speranza per il proprio vissuto. Buon Natale!»

 

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