Yulia Berinskaya in concerto a Gorizia
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La violinista del Donetsk in scena con un quartetto d'eccezione per il festival "Nei suoni dei luoghi"
Yulia Berinskaya
Il festival internazionale di musica e territori Nei Suoni Dei Luoghi propone il quinto appuntamento del ciclo dal titolo “Insieme/Skupaj”, serie di concerti che vede protagonisti ensemble formati da talenti emergenti italiani e sloveni, affiancati a musicisti di comprovato valore internazionale.
Sabato 20 settembre alle 20.45, nell’elegante salone d’onore di Palazzo De Grazia a Gorizia (Via Guglielmo Oberdan 15), a emozionare il pubblico sarà un quartetto guidato dalla violinista Yulia Berinskaya, solista e camerista di rilievo internazionale, al grande ritorno al festival, accanto a tre giovani talenti: la violista Elisa Marchetto, la violoncellista Elisa Fassetta e il pianista sloveno Slak Nace.
Il concerto, che vede anche la partecipazione della direttrice artistica di Nei Suoni Dei Luoghi Valentina Danelon, precede l’esecuzione di un programma con musiche di Dmítrij Dmítrievič Šostakovič e Robert Schumann.
L’evento, parte del programma di GO! 2025 Nova Gorica e Gorizia Capitale Europea della Cultura e organizzato in collaborazione con Kulturni dom Nova Gorica, è a ingresso libero. Il programma completo del festival su www.neisuonideiluoghi.it.
Il programma accosta due opere cameristiche giovanili che rivelano già l’impronta distintiva di due grandi personalità della musica: il Trio n. 1 di Dmítrij Šostakovič e il Quartetto con pianoforte op. 47 di Robert Schumann.
Composto nel 1923 a soli 17 anni, il trio di Šostakovič si presenta come una pagina intensa, pervasa da lirismo e inquietudine, con momenti di slancio romantico atipico per il compositore, che nel suo linguaggio maturo si definirà per ironia e tensioni drammatiche. Schumann scrisse il suo Quartetto per pianoforte e archi nel 1842, l’anno in cui decise di rivolgere la sua attenzione alla produzione cameristica arrivando a comporre alcuni capolavori assoluti della letteratura musicale romantica.
L’opera coniuga poesia e struttura classica, e il pianoforte, pur centrale, dialoga con gli archi in un intreccio ricco e dinamico, dominato da un lirismo intimo e a tratti visionario. Due opere lontane per contesto e stile, unite da una comune urgenza espressiva e da una scrittura cameristica densa e comunicativa.
In apertura i Cinque pezzi per due violini e pianoforte sempre composti da Šostakovič.


