Petite Messe Solennelle
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Il componimento di Rossini chiude la stagione sinfonica del Teatro Verdi. A dirigere coro e orchestra Giulio Prandi
Giulio Prandi (ph. Cesare Medri)
Ultimo dei suoi ormai celeberrimi Péchés de vieillesse, eseguita postuma a Parigi e peraltro coronata anche da una lettera di congedo al Buon Dio, la Petite Messe Solennelle coi suoi ranghi ridotti, la pratica corale richiesta ai solisti, il rimando al Cenacolo dei Dodici Apostoli nelle esigenze esecutive del frontespizio di pugno di Rossini nonché il richiamo ad una semplicità delle origini, pare davvero il viatico migliore per aprire nel giorno dell’Antivigilia il raccoglimento natalizio nella città di Trieste.
Ma è anche la chiusura perfetta di una stagione sinfonica di grandissimo successo sia in termini di pubblico e crescita degli abbonamenti sia per l’importante apertura con Fedeli d’Amore per Go2025!, commissione del Teatro Verdi di Trieste a Giorgio Battistelli per regalare al territorio una nuova opera che ne racconti in musica la cultura ed il pensiero.
Ed è anche il ponte perfetto per suggellare il mese di dicembre così fortemente segnato dall’estro teatrale rossiniano, dalle Nozze di Figaro fino appunto alla Petite Messe Solennelle, così segnata dal talento per il palco del pesarese da suscitare accese critiche da parte dei puristi della musica sacra.
Sul podio un’eccellenza italiana nel mondo della musica antica e barocca, Giulio Prandi, mentre le voci soliste vedono sul palco il giovane soprano ucraino Alina Tkachuk, assai versata nel repertorio rossiniano e belliniano; il mezzosoprano Michela Guarrera, che dopo Trieste sarà all’Opera di Roma per Ariadne auf Naxos; il giovane tenore emergente cinese Chuan Wang, cresciuto tra il Conservatorio di Milano e l’Accademia del Teatro alla Scala, dove si è già esibito in Madina, Barbiere di Siviglia e Cenerentola, e infine il basso Alessandro Ravasio, che dopo Trieste si esibirà al Teatro an der Wien nella capitale austriaca.


