Matteotti. Anatomia di un fascismo
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A Udine la vicenda di un uomo che nel periodo più buio della storia italiana non esitò a condannare pubblicamente e instancabilmente
(ph. Antonio Viscido)
Scritto Stefano Massini interpretato da Ottavia Piccolo e diretto da Sandra Mangini, Matteotti. Anatomia di un fascismo” è di scena al Teatro Nuovo Giovanni da Udine mercoledì 4 marzo alle 20.30 per la rassegna Tempi Unici.
Lo spettacolo, che è proposto anche agli studenti e alle studentesse in orario mattutino (ore 11), ripercorre l’ascesa e l’affermazione di quel fenomeno eversivo che Giacomo Matteotti seppe comprendere, fin dall’inizio, in tutta la sua estrema gravità, a differenza di molti che non videro o non vollero vedere.
Attraverso il racconto affidato a Velia Titta – compagna di vita e di pensiero dell’onorevole trucidato da una squadra fascista nel giugno 2024 – Matteotti. Anatomia di un fascismo ripercorre la vicenda di un uomo che nel periodo più buio della storia italiana non esitò a condannare pubblicamente e instancabilmente il fascismo.
A Matteotti il fascismo tolse per sempre la parola; a oltre cento anni di distanza da quell’omicidio, è il teatro, sono le parole di Stefano Massini, la voce di Ottavia Piccolo e la musica – interpretata dal vivo sul palco dai Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo – a prendersi l’impegno di parlare.
La vicenda esistenziale e politica di Giacomo Matteotti è quella di un uomo che seppe riconoscere e sistematicamente contrastare il fenomeno fascista, con una lucidità di sguardo e di analisi decisamente fuori dal comune – scrive Sandra Mangini nelle note di regia –. In questa sua capacità visionaria egli fu piuttosto solo, per quanto sostenuto dai compagni di partito. Chi invece gli fu sempre accanto, fu Velia Titta, sua moglie. Era un riformista, uno spirito costruttivo, un pacifista, e nello stesso tempo un oppositore accanito e implacabile. Fu un uomo di studi giuridici ed economici che scelse di stare dalla parte della povera gente mettendo a frutto il suo sapere: amministratore instancabile, lottò tenacemente per dare strumenti tecnici di consapevolezza, di autogoverno, ai lavoratori dei campi del suo Polesine. Uomo delle istituzioni come espressione del bene pubblico, fu parlamentare attivissimo, nei suoi molti scritti e nei suoi moltissimi discorsi. La sua arma politica era la parola, documentata, fondata sui fatti, indiscutibile. Una parola che smaschera. Per questo fu ucciso. Matteotti. Anatomia di un fascismo è un racconto popolare contemporaneo che indaga sul fenomeno fascista, mettendo a fuoco una serie di elementi cruciali e caratterizzanti, il cui esito finale (l’eliminazione violenta del corpo dell’oppositore, quale soggetto rivelatore della realtà dei fatti), corrisponde del tutto alla sua vera natura originaria, al suo inizio. La persistenza di questo stesso fenomeno, nel tempo e nello spazio, in forme vecchie e nuove, ci porta a considerare quanto sia indispensabile, oggi più che mai, occuparsi della cosa pubblica, del bene pubblico, guidati da un pensiero costruttivo, legalitario, partecipativo, paritario, realistico, competente, attraverso atti e parole chiare, come quelle di Giacomo Matteotti e di sua moglie Velia.


