Un documentario per dare voce alle Valli del NatisoneAlfa Mist star di Jazz & Wine of PeaceMele: in FVG raccolto in crescitaArcheologia subacquea: missione friulana a RagusaGorizia: via Boccaccio pronta per Gusti di FrontieraSoftball: Castionese chiamata all’impresa impossibileDanza: Fiumicello in cima al mondoDa Trieste alla TV: concluse le riprese di “Nemo”La Bibbia di Aquileia torna al centro della cultura europeaComunità educanti: mappatura in FVG con le Pro LocoBiodiversità marina: da Trieste la lettura del passatoIntelligenza artificiale: nuova multivisione all’Immaginario ScientificoCanoa San Giorgio: tre onorificenze dal CONILa Nazionale di Volley Sorde protagonista in FVGCervignano: donazioni per gli studenti in difficoltàFondazione Aquileia: Marco Mantini nuovo direttoreOrtopedia traumatologica: esperti regionali a GoriziaTrieste Airport: in decollo il volo per PrištinaTroppa Inter per l’Udinese incerottataCanoa San Giorgio vince il Campionato Italiano per Società

Il violino di Giuseppe Gibboni risuona a Trieste

Tempo di lettura: 2 minuti

Data 18 Ottobre 2024
Orario 7:30 PM – 7:30 PM

Al Verdi una serata speciale con Musiche di Wagner, Busoni e Strauss. Con il Direttore Musicale Stabile Enrico Calesso

GIBBONI 7 Migliorato NR 3 edited
Giuseppe Gibboni

Giuseppe Gibboni

Il programma si apre con il Tristan-Vorspiel und Isoldes Liebestod dall’opera Tristan und Isolde di Wagner.

Con esso si entra subito in una serata dedicata alle riflessioni in musica e parola sull’eterno tema di Amore e Morte, insanabile conflitto tra impulso vitale e indifferenza della natura, a cui Wagner cercò una soluzione nella Verklärung, trasfigurazione, incarnata per lui proprio dal Liebestod.

Quella soluzione viene quindi sviluppata in chiusura della serata per Ringkomposition dalla terza Tondichtung – poema sinfonico – di Richard Strauss, Tod und Verklärung di cui Strauss scriveva: mi venne in mente l’idea di rappresentare musicalmente in un poema sinfonico i momenti che precedono la morte di un uomo, la cui vita fosse stata un continuo tendere ai supremi ideali: un tale uomo è per eccellenza l’artista».

La trasfigurazione di ascendenza wagneriana è qui preceduta dal Don Juan, cronologicamente di un solo anno ad essa precedente ed unanimemente considerata l’opera in cui Strauss si libera completamente dall’influenza antiwagneriana del padre, corno dell’orchestra di Monaco e ostinato conservatore, nonché dei suoi maestri, passando da giovane e talentuoso classicista a maturo innovatore, benché solo ventiquattrenne.

L’omaggio di Trieste

Nel cuore di questo serratissimo e compatto dialogo tra Wagner ed il suo illustre epigono su uno dei temi fondanti l’identità filosofica dell’Occidente, si inserisce l’omaggio ad uno dei più eccellenti cittadini di Trieste nel centenario dalla morte.

Omaggio dovuto per un teatro che affaccia sulla casa giovanile di Busoni al Tergesteo e per una città che vide il suo debutto di concertista a soli sette anni, prima di divenire un personaggio centrale nella cultura musicale e non solo del Novecento, tanto da essere citato da Elias Canetti nel fortunato romanzo biografico La Lingua Salvata.

Il Concerto in re maggiore per Violino e Orchestra ci presenta dunque un Busoni trentenne nel cuore della sua straordinaria carriera pianistica, che dedica quest’opera di coerente nuovo classicismo al virtuoso del violino Petri, a sua volta allievo di Joachim, quindi con chiaro omaggio a Brahms e al suo celebre concerto per violino, che è di certo opera guida di questo concerto busoniano.