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Il vetro della clessidra

Tempo di lettura: 2 minuti

Data 04 Ottobre 2024 – 13 Ottobre 2024

Il talento di Alessio Boni porta in scena a Trieste la produzione teatrale di Claudio Magris. Prima della tappa a Francoforte

AlessioBoni filippo manzini
Alessio Boni (© Filippo Manzini)

Alessio Boni (© Filippo Manzini)

Per il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Claudio Magris è stato ed è un importante punto di riferimento: la sua scrittura e le sue riflessioni critiche sono fondamentali nella comprensione di autori e contesti culturali, i suoi saggi sono stati fonte d’ispirazione e soprattutto la sua drammaturgia ha rappresentato un momento imprescindibile di pensiero, ricerca, sollecitazione creativa.

Lo Stabile ha portato in scena la quasi totalità della produzione teatrale di Claudio Magris a iniziare dal 1991: un rapporto inestimabile passato, uno dopo l’altro per allestimenti applauditi come “Stadelmann”, “La Mostra”, “Lei dunque capirà”.

Nella stagione del Settantennale, è sembrato importante proseguire questo percorso con “Essere già stati” l’unico monologo del grande scrittore non ancora rappresentato a Trieste, una riflessione raffinata, percorsa d’ironia e consapevolezza culturale sul tema del tempo.

Ecco allora che il monologo – incastonato fra due racconti tratti dalla raccolta “Tempo curvo a Krems”, affini per il tema e l’atmosfera – diviene il cuore dello spettacolo “Il vetro della clessidra” che venerdì 4 ottobre alle ore 19.30 apre in modo prestigioso la Stagione alla Sala Bartoli, spazio vocato alla drammaturgia e alla scena contemporanea.

“Il vetro della clessidra” conta sul talento di un interprete versatile e sensibile come Alessio Boni.

Oltre al monologo “Essere già stati” i racconti che il pubblico ascolterà sono “Il premio” e “Lezioni di musica”.

I momenti recitati saranno intersecati da delicate musiche dal vivo – nell’esecuzione al violoncello di Chiara Trentin – e avvolti da suggestioni di immagini e proiezioni realizzate da Zunami film studio nella raffinata messinscena curata da Paolo Valerio.