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Concerto per uno sconosciuto

Tempo di lettura: 2 minuti

Data 04 Febbraio 2026 – 05 Febbraio 2026
Orario 8:30 PM – 6:00 PM

A Trieste in scena la bellezza dell'ignoto e il valore della solitudine con l’itinerario visionario di Pietro Cerchiello e Tommaso Imperiali

CONCERTO PER UNO SCONOSCIUTO 6

 

Il palcoscenico del Teatro dei Fabbri si prepara ad accogliere “Concerto per uno sconosciuto” un’esperienza sensoriale che va ben oltre la semplice messa in scena, inserendosi nel ricercato cartellone della Contrada “AiFabbri2” nelle serate di mercoledì 4 e giovedì 5 febbraio, alle ore 20.30.

“Concerto per uno sconosciuto”, con la regia e la drammaturgia di Pietro Cerchiello e Tommaso Imperiali, è un’opera che elegge il cammino a metafora centrale dell’esistenza e a vera e propria struttura drammatica. Non si tratta di un racconto lineare, ma di un fluire armonioso di parole, suoni e visioni, dove la realtà si intreccia indissolubilmente con l’immaginazione per esplorare le motivazioni profonde che spingono l’essere umano a mettersi in viaggio.

Concepito da Pietro Cerchielli, in scena con Valerio Luraschi, Mark Kevin Barltrop, ogni capitolo si svela come un dipinto sonoro, in cui le note vibranti di una chitarra e quelle profonde di un euphonium non fungono da semplice accompagnamento, ma diventano l’estensione naturale di sentieri poetici.

La musica creata da Marina Boselli, Tommaso Imperiali e Mark Kevin Barltrop, si fa voce e il suono si fa strada, guidando lo spettatore attraverso un itinerario reale e al contempo visionario. È un invito a spogliarsi del superfluo per riscoprire la leggerezza del passo, predisponendosi con curiosità e stupore alla bellezza dell’ignoto.

Al centro della narrazione emerge la dimensione della solitudine come valore positivo: un procedere solitario che, paradossalmente, diviene la condizione necessaria per favorire incontri imprevisti e imprevedibili. Sono proprio questi legami fortuiti a nutrire il desiderio universale di cambiamento, la nostalgia dei ritorni e la consapevolezza del restare.

Attraverso una coerenza drammaturgica che sfida il rischio insito nell’errare — sia teatrale che esistenziale — lo spettacolo compone un mosaico di emozioni che trasforma l’incertezza del percorso in una forma d’arte vibrante e necessaria.