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Algo-Ritmo. Manuale breve di obbedienza

Tempo di lettura: 3 minuti

Data 24 Gennaio 2025 – 25 Gennaio 2025
Orario 8:30 PM – 6:00 PM

In scena un’intelligenza artificiale clownesca. Diretto dal triestino Andrea De Robbio e interpretato dal percussionista Anselmo Luisi

algoRitmo

Algo – Ritmo. Manuale breve di obbedienza” diretto dal triestino Andrea De Robbio e interpretato dal percussionista Anselmo Luisi è uno spettacolo di teatro fisico che porta in scena un’intelligenza artificiale clownesca che trascina gli spettatori nel suo mondo musicale-surreale, eseguendo ordini ed esaudendo desideri. 

Uno spettacolo comico con sfumature dark che solleva domande frequenti: l’intelligenza artificiale ha volontà, ha sentimenti? Al di là delle distopie che può creare, come può essere usata in modo costruttivo? E come sarebbe l’intelligenza artificiale se fosse umana? 

Lo spettacolo ritorna in scena questa volta con un prototipo di IA ben collaudato grazie alle sapienti mani, e soprattutto menti, di De Robbio e Luisi che per creare questo spettacolo hanno mescolato l’immaginario del clown con atmosfere alla Black Mirror, la celebre serie britannica che getta una luce oscura sul nostro futuro.

C’è un unico, misterioso personaggio in scena in “Algo – Ritmo. Manuale breve di obbedienza”: sembra non saper parlare, eppure riesce a comunicare con il mondo. 

È certamente intelligente, a suo modo. Una voce esterna gli impartisce ordini incessantemente, senza tregua, senza respiro. E lui, AL, è felice di esaudire ogni desiderio. È uno schiavo accomodante, è un servo felice, costantemente alla rincorsa della perfezione.

“Migliora le tue prestazioni”: questa frase lo accompagna fino alla fine, in un crescendo di ordini e azioni sceniche, fino al momento in cui la voce esterna lo spinge al suo massimo limite. È così che i temi interconnessi dell’obbedienza, dell’ordine e dell’autorità fanno da cornice a tutto lo spettacolo. Come in La Banalità del Male di Hannah Arendt, la responsabilità della violenza si perde nelle maglie dell’autorità, al punto da lasciare il dubbio se è da attribuire a chi impartisce l’ordine oppure a chi lo esegue.

E lasciando anche un dubbio ancora più grande: se siamo noi ad impartire ordini all’intelligenza artificiale, o se in fondo, è lei a impartire ordini a noi. «Il nostro lavoro guarda anche ai parallelismi tra gli umani e l’intelligenza artificiale, che diventa un po’ specchio della nostra contemporaneità: siamo sempre a disposizione, sotto la pressione di una voce che ci chiede di migliorare le nostre prestazioni», dice Andrea De Robbio.

«E così ci dimentichiamo delle cose essenziali, delle cose care. Questa schiavitù imposta è subita dall’intelligenza artificiale ma è anche la nostra, e se siamo troppo stanchi o impauriti, può diventare un’arma contro gli altri. È anche un lavoro molto musicale: ci sono più ritmi, quelli dell’uomo, della macchina, della musica».