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Da 25 anni attiva la struttura di Bagni di Lusnizza

Turismo
14 ottobre 2015

Gorizia, nozze d'argento per la Casa per Ferie

di Stefano Caso
Di proprietà della Provincia, ha ospitato finora 27.000 persone tra associazioni, società sportive e parrocchie.
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La casa di Bagni di Lusnizza di proprietà della Provincia di Gorizia (ph. Provincia di Gorizia)
Turismo
14 ottobre 2015 di Stefano Caso Image

La Casa provinciale per Ferie “mons. Luigi Faidutti” a Bagni di Lusnizza si accinge a festeggiare i 25 anni di attività. Dal 1990 centinaia sono state le associazioni, società sportive e parrocchie che hanno soggiornato nell’edificio di proprietà della Provincia di Gorizia: 27.000 ospiti con una media di 5.000 presenze all’anno e un totale di 140.000 pernottamenti nei 94 posti letto disponibili. Il 65% degli ospiti appartengono ad associazioni onlus o a gruppi giovanili parrocchiali. La struttura ricettiva, attrezzata anche per l’accoglimento di disabili, è utilizzata circa dieci mesi all’anno, sia per vacanze e campi scuola estivi che nella stagione invernale e durante le festività di fine anno.

 “Siamo molto orgogliosi del valore sociale che questa struttura ha sempre avuto. È un luogo protetto e sicuro dove scolaresche, società sportive o associazioni di volontariato possono far trascorrere ai ragazzi bei momenti di socialità”, commenta l’assessore provinciale al turismo Mara Černic.

La struttura è economicamente inattivo e si autosostiene con le entrate date dai pernottamenti: nonostante i prezzi agevolati, vengono incassati circa 75.000 euro l’anno e ne vengono spesi 50.000 per le spese correnti.

A breve l’immobile subirà diversi interventi di rinnovamento e di adeguamento alle norme antincendio: verrà infatti realizzato un nuovo impianto idrico antincendio con gruppo elettropompa e serbatoio d’accumulo esterni, un incremento del numero delle manichette e verrà riposizionato il gruppo di attacco motopompa per i vigili del fuoco. Verrà anche riqualificato l’impianto di rilevazione fumi con sostituzione della centralina e dei sensori di fumo, sostituite tutte le porte tagliafuoco REI e i maniglioni antipanico, verrà installato un evacuatore di fumo e calore collegato all’impianto di rilevazione fumi e acquistati materassi, coprimaterassi, guanciali, coperte e tendaggi in classe 1 IM - ignifugo. Infine verranno dipinti con vernice intumescente gli elementi di arredo in legno e adeguato, secondo la normativa, il deposito di gas GPL. Il progetto definitivo è in fase di predisposizione e l’importo dei lavori sarà attorno ai 100.000 euro.

 

Breve storia dell'Albergo Tomaseo di Bagni di Lusnizza

Due particelle prative, sulle quali poi venne costruito l'albergo Tomaseo, vennero comperate  nel 1902 per 1000 corone dal dirigente delle ferrovie austro-ungariche  Thomas Kowatsch di Vienna dal complesso patrimoniale di Anton Kowatsch di Bagni di Lusnizza. Esse erano già appartenute per venti anni, dal 1866 al 1886, a Andreas Wedam,  proprietario della casa vulgo Unter Gruemater della stessa località. L'acquisto va inquadrato nel progetto di realizzazione, in un momento di forte espansione del termalismo, di un nuovo albergo termale "Das neue Schwefelbad", ossia i cosiddetti "Nuovi bagni termali", non discosto da quello più capiente già esistente oltre al rio Solfo o Zolfo e appartenente invece fin dalla fine del secolo alla famiglia Oman.  

L'albergo, indicato poi come "Schwefelbad Thomashof", ossia come "Albergo bagni solforosi Tomaseo", venne costruito probabilmente su progetto dell'ing. Martin Kowatsch di Vienna, parente del precedente, nello stile tipico della maggior parte delle strutture ricettive di allora, con abbondanza nell'uso del legno e con accentuazione dell'angolo dello spiovente del tetto, in sintonia con la tipica edilizia locale di montagna. Era dotato di 30 camere e preceduto da un'ampia terrazza con veranda e da un piccolo e grazioso parco di latifoglie. Sul retro si apriva ancora un vasto parco di due ettari.  

In quest'area fu di rilevante interesse la realizzazione della condotta dell'acqua solforosa, captata a monte di quella dell'albergo preesistente, nei pressi della presa della roggia che portava l'acqua al mulino Skof.  

La condotta venne realizzata in contemporanea all'acquedotto del paese, che iniziava nei pressi della presa e che terminava poi con due fontane pubbliche rispettivamente nel borgo superiore e in quello inferiore di Bagni di Lusnizza. L'acqua solforosa era fatta arrivare invece in un basso fabbricato costruito appunto sul retro dell'albergo, dove erano installate 12 cabine per i bagni solforosi. Si trattava e si tratta ancora di acque molto ricche di acido carbonico e adatte a scopi idropinici con un vasto spettro curativo. Oggi le caratteristiche sono, a detta dei tecnici, lievemente inferiori.  

Era un complesso di notevole portata, tale da soddisfare l'esigente clientela che giungeva dall'Impero, ma anche dal vicino Regno d'Italia, dove le qualità curative delle acque di Bagni di Lusnizza erano ben note da secoli. Erano gli anni della presenza del Re Federico terzo di Sassonia nella sua riserva reale di camosci e urogalli in Valcanale e gli ospiti erano tutti di una certa levatura nella scala sociale, si trattava del cosiddetto "turismo d'elite". Ne resta traccia scritta in pubblicazioni di quegli anni relative soprattutto a Tarvisio. Nel dopoguerra al posto della clientela Austroungarica si insediò stabilmente nell'albergo il clero italico, che poneva particolare attenzione alla propria salute fisica.  

Con le opzioni del 1939 per la Germania da parte dei proprietari, l'albergo, diventato nel corso  degli anni Park-Hotel Tommaseo, finì come altri fabbricati e alberghi della Valcanale, nella gestione dell'Ente Nazionale Tre Venezie, da cui fu rilevato nel 1948 dall'Amministrazione  Provinciale  di  Gorizia, nel  1976  l'edificio venne danneggiato dal terremoto, ristrutturato e riaperto nel 1990 a cura della  stessa Amministrazione, con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, intitolando poi la costruzione al "Monsignor Luigi Faidutti".

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