Sofia Ceppellotti: il sogno americano
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La cestista originaria di Perteole dopo due anni alla University of North Alabama ha conquistato le attenzioni di Texas State. «Giocherò in una delle principali conference americane: sarà una bellissima sfida da vincere»
Sofia Ceppellotti (ph. Latoja Schaben)
Sofia Ceppellotti, classe 2005, si appresta a iniziare il suo terzo anno di college basketball negli USA.
Dopo una stagione da leader alla University of North Alabama, l’ala cresciuta a Perteole di Ruda vola in Texas.
Giocherà infatti con Texas State, ateneo che dallo scorso mese di luglio è entrato ufficialmente a far parte della prestigiosa e rinnovata Pac-12 Conference. Un nuovo grande salto per il talento friulano.
Sofia, un’altra stagione nel basket americano. Da questa nuova dimensione come appaiono i ricordi degli esordi a Perteole?
«Ricordo che dai 5 ai 12 anni ho giocato in squadre miste a Perteole. Questo periodo è stato per me molto formativo: il merito va a ottimi allenatori e a una tradizione pluridecennale del basket locale. Quando a 12 anni sono approdata a Fogliano, grazie proprio a quel bagaglio di esperienze miste, l’integrazione nel campionato interamente femminile è stata immediata e assolutamente positiva».
Tra il 2017 e il 2020 sono poi arrivate le prime convocazioni nelle selezioni regionali. Quale caratteristica tecnica pensi ti abbia distinta dalle coetanee in quegli anni?
«Direi che la fisicità e le caratteristiche tecniche ben sviluppate, in particolare nei fondamentali di questo sport, sono state decisive per il mio percorso, permettendomi di affrontare fin da subito ogni nuova sfida sul parquet».
Nel periodo a Udine e Pordenone hai giocato contemporaneamente in Serie A2 e Serie B. In che modo giocare in due campionati diversi nello stesso anno può aver accelerato la sua maturità cestistica?
«Il doppio impegno, tra gare e preparazione, ha sicuramente accelerato la mia crescita. A Udine, in Serie A, potevo imparare da giocatrici esperte e mature, per poi applicare quegli insegnamenti sul campo a Pordenone in Serie B e nei campionati giovanili. Un’esperienza che mi ha anche costretta ad adattarmi rapidamente a metodologie e allenatori diversi, con tutto il bagaglio di crescita che ne consegue in termini di flessibilità e maturità».
(ph. Latoja Schaben)
Fino all’Azzurro. Essere convocata nelle Nazionali Under 18 e Under 20 è un traguardo d’élite. Un’esperienza internazionale di questo tipo quale valore aggiunto ha portato anche in ottica del tuo trasferimento negli USA?
«La possibilità di confrontarsi con giocatrici di altre nazioni, portatrici di differenti esperienze tecnico-tattiche, ha contribuito a sviluppare la consapevolezza e la fiducia nei miei mezzi. Del resto, l’aspetto mentale riveste una notevole importanza anche nel basket, rivelandosi spesso il vero fattore chiave sul parquet».
Il passaggio dall’Italia alla University of North Alabama ha comportato un cambio radicale di ritmo e fisicità. Cosa suggeriscono gli 11,5 punti di media sulla tua capacità di adattamento al gioco americano?
«Il primo anno è stato davvero tosto: l’impatto con un gioco molto più fisico e atletico rispetto a quello europeo si è fatto sentire. Nella seconda stagione, però, mi sono fatta trovare pronta sotto tutti i punti di vista. Ho raccolto i frutti del duro lavoro e dell’impegno estivo, capitalizzando al meglio l’esperienza dell’anno precedente per esprimermi al massimo per trovare la giusta continuità sul parquet».
Essere considerata una “giocatrice chiave” e leader già al secondo anno è insolito per una studentessa internazionale. Quali doti caratteriali hai dovuto mostrare nello spogliatoio dei Lions?
«Per conquistare lo spogliatoio dei Lions così in fretta ho dovuto far parlare i fatti prima delle parole. Ho dimostrato totale dedizione al basket dando il 100% in ogni allenamento, lottando su ogni singolo pallone e aiutando le compagne più in difficoltà. Questo spirito di sacrificio ha fatto subito la differenza».
Sofia ha disputato un’ottima stagione nelle fila della University of North Alabama
Il trasferimento a Texas State ti porta in una conference prestigiosa come la Pac-12. Quale sarà, secondo te, la sfida tattica più grande nel confrontarsi in contesti di quel livello?
«La PAC-12 è una Power Five, tra le prime cinque conference degli Stati Uniti: qui fisicità, tecnica e tattica aumentano notevolmente. Non si tratta quindi di un semplice adeguamento tattico, ma di una rivoluzione su più fronti che cambierà radicalmente il modo di stare in campo. Sarà una bellissima sfida da vincere».
Tra aspirazioni e ambizioni come vedi il tuo futuro?
«La mia aspirazione è quella di giocare a livello professionistico, negli USA o in altri Paesi. Questa è la mia ferrea determinazione e mi impegnerò al massimo, giorno dopo giorno, per raggiungere questo traguardo, mettendo tutto il mio focus sul lavoro in palestra».
Parlando del tuo percorso accademico, come ti sei trovata con lo studio negli Stati Uniti? Quali differenze di metodo hai riscontrato rispetto all’Italia e come ti sei organizzata?
«Mi sono trovata molto bene. La scuola e i professori vengono incontro agli studenti-atleti, che sono comunque tenuti a mantenere una buona media voti. Ci viene permesso di organizzare le lezioni compatibilmente con gli orari di allenamento e, durante la stagione, quando le trasferte ci costringono ad assentarci, i docenti si dimostrano molto disponibili, permettendoci di recuperare sia le lezioni perse sia gli eventuali esami saltati».
Come si svolge la tua giornata tipo?
«La mattina vado a lezione e spesso mi alleno individualmente sui fondamentali, tiro e palleggio. Nel pomeriggio è previsto l’allenamento di squadra, seguito da pesi e preparazione atletica. La sera mi dedico allo studio e ai compiti universitari. Durante la stagione, tra partite e trasferte, devo organizzare il mio tempo con attenzione per riuscire a conciliare gli impegni sportivi con quelli accademici».
Cosa apprezzi maggiormente della vita negli Stati Uniti?
«Quello che apprezzo di più è l’organizzazione e le opportunità che vengono offerte agli studenti-atleti. Qui posso conciliare lo sport ad alto livello con il percorso universitario, e questo rappresenta un’esperienza di grande crescita sia personale che sportiva».
Cosa ti manca del Friuli e di casa?
«Mi mancano la mia famiglia, gli amici e la tranquillità della nostra regione. Anche le piccole abitudini quotidiane e la cucina di casa sono cose che, vivendo lontano, si imparano ad apprezzare ancora di più».
(ph. Latoja Schaben)
Il percorso di crescita
Nata cestisticamente nel minibasket a Perteole, Sofia Ceppellotti cresce tra il 2017 e il 2020 nel vivaio dell’AIBI Fogliano, guadagnandosi le chiamate nelle selezioni regionali.
Nel quadriennio successivo passa in prestito alla Libertas Udine, calcando i parquet di Serie A2 e Serie B con il Sistema Rosa Pordenone, e veste la maglia azzurra con le Nazionali Under 18 e Under 20. Nel 2024 il grande salto negli Stati Uniti alla University of North Alabama: nel biennio americano si consacra come leader e giocatrice chiave, chiudendo la stagione da sophomore a una media di circa 11,5 punti a partita.
Ora per la talentuosa friulana si aprono le porte di Texas State nella prestigiosa Pac -12 Conference per la stagione 2026-27.


