Le lettere ruotano, i numeri girano
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A Grado i giovani di prima superiore protagonisti di un approfondimento sui disturbi specifici dell'apprendimento
L’incontro con la dottoressa Spessot
GRADO – Guardare oltre l’errore per scorgere il talento, superare l’etichetta per accogliere la persona.
È stato questo il cuore pulsante dell’incontro dedicato ai ragazzi del gruppo di prima superiore di Grado, che hanno affrontato il delicato tema della dislessia insieme alla dottoressa Federica Spessot.
L’incontro ha scardinato i luoghi comuni che spesso circondano i disturbi specifici dell’apprendimento. La dottoressa Spessot ha guidato i giovani in un percorso di consapevolezza, spiegando come dietro una lettura incerta o un numero invertito non si nasconda mai la mancanza di volontà, bensì una fatica reale, spesso accompagnata da un profondo senso di solitudine e dal timore del giudizio altrui.
Il rischio, è stato sottolineato, è che l’incomprensione degli adulti trasformi una difficoltà tecnica in un ostacolo emotivo, alimentando timidezza e la sensazione di sentirsi “fuori posto”.
A dare voce a queste emozioni sono state le note di “Superpotere”, il brano di Beatrice Lambertini che ha fatto da colonna sonora alla serata.
Attraverso il testo — “le lettere ruotano, i numeri girano” — i ragazzi hanno potuto riflettere su una verità più profonda: quello che il mondo interpreta come un limite può rivelarsi una risorsa straordinaria. Una sensibilità artistica spiccata e uno sguardo laterale e unico sulla realtà sono spesso il “rovescio della medaglia” di chi convive con la dislessia.
Il messaggio finale lasciato dalla dottoressa ai ragazzi è stato un invito alla resilienza e all’azione concreta. Tre i pilastri consegnati al gruppo: l’autostima (Non permettere a nessuno di farli sentire “meno” a causa di un voto o di una diagnosi); la visione (Continuare a sognare in grande, difendendo la propria dignità intrinseca e il lavoro); rimboccarsi le maniche (perché i sogni non si avverano per magia ma si costruiscono con l’impegno quotidiano, anche quando costa fatica).
Una serata che ha lasciato il segno, insegnando che l’importanza di una persona non si misura in decimi, ma nella capacità di restare a testa alta e valorizzare la propria unicità.


