“Siamo fuggiti per salvare i bambini dalle bombe”

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Claudio Pizzin

7 Marzo 2022
Reading Time: 4 minutes

I drammi del conflitto ucraino

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In questi giorni difficili e incerti con le notizie che provengono dal fronte di guerra della disputa tra Ucraina e Russia per scappare da morte e distruzione, ecco che anche a Cervignano del Friuli arrivano i primi profughi.

Sono appartenenti a nuclei familiari diversi, ma accomunati dallo stesso grado di parentela: si tratta di Olena, figlia di Ludmilla, con suo figlio; Irina, sua nuora, e Anna, una nipote, accompagnate dai loro figli Veronica, Anton, Polina, Solomia e Ivanna, che Maurizio e Ludmilla (di origine ucraina ma residente da anni a Cervignano) hanno accolto nella loro casa.

Il bar di Maurizio è diventato punto di riferimento per coloro che, e sono molti, chiedono informazioni e lasciano qualcosa (prodotti alimentari, vestiti, coperte) affinché venga inviata alle zone di guerra attraverso i corridoi disponibili. C'è un continuo via vai di persone nel bar.

iMagazine ha voluto incontrare questi primi profughi, assieme Ludmilla che ci ha fatto da interprete, per un incontro emozionante. Assieme bambini che con i loro sguardi, a momenti persi nel vuoto, dicevano tutto, e di fronte ai quali è difficile non farsi prendere dalla commozione.

 

Da quale città dell'Ucraina provenite?

“Arriviamo dalla città di Chmelnizkj (città dell'Ucraina occidentale di 274 mila abitanti). Siamo arrivate in 8 persone tra adulte e bambini”.

Quando avete deciso di andarvene?

“La cosa è nata spontaneamente, soprattutto per tutelare i bambini che erano spaventati dal suono delle sirene e dal fatto che continuamente, specialmente di notte (due tre volte a notte), si dovevano alzare per andare nei rifugi a nascondersi perché hanno bombardato anche la città vicina alla nostra. Dormivamo sempre con l'incubo delle sirene. Un’amica ci ha avvertito che dalla nostra città era possibile andarsene con un autobus che ci avrebbe portato fino in Polonia, allora abbiamo deciso di andarcene per salvaguardare i nostri bambini che erano sotto stress, piangevano e non erano tranquilli. In pochissimo tempo abbiamo raccolto le poche cose che ci potevamo portare dietro, la fortuna ha voluto che c'erano dei posti disponibili”.

Com'è stato il viaggio fino in Italia?

“Non è stato facile, l'autobus era pieno di bambini accompagnati dalle loro mamme: gli uomini non possono abbandonare il Paese perchè devono combattere e difendere la nostra patria. Abbiamo avuto fortuna a prendere la corriera perché chi ha tentato di lasciare il paese in macchina è rimasto intrappolato in una lunghissima coda e ha impiegato alcuni giorni per raggiungere la Polonia per gli opportuni controlli. Non ci abbiamo impiegato circa 16 ore con i bambini sotto un forte stress. Una volta giunti in Polonia abbiamo trovato un’accoglienza che ci ha stupito: mai avremmo pensato di essere accolti e aiutati in maniera così speciale. Siamo grati al popolo polacco per la precisa organizzazione nell'accoglienza. Abbiamo quindi raggiunto Varsavia da dove un corriere si è offerto di accompagnarci in Italia. E dopo 40 ore di viaggio siamo giunti a Cervignano”.

Chi avete lasciato in Ucraina?

“I nostri uomini: mariti, figli, padri, nonni. Tutti gli uomini fino a 60 anni di età sono precettati. Ma abbiamo lasciato anche i nonni e le nonne e tanti parenti, anche i nostri cani che piangono la partenza dei bambini con cui giocavano. Chi è rimasto a casa ci manda dei video strazianti, noi siamo fortunate a essere qui ma il nostro pensiero è rivolto agli affetti che abbiamo lasciato a casa (gli occhi luccicano e trattengono a stento una lacrima gli sguardi si abbassano quanti pensieri passano per la mente, ndr)”.

Con chi state mantenendo i contatti nella vostra terra?

“Grazie a internet per fortuna è possibile collegarci con la nostra città che finora non ha subito la distruzione avvenuta in altre città dell'Ucraina. Anche oggi abbiamo potuto parlare con i nostri cari e rassicurarli sul fatto che stiamo bene, però siamo molto preoccupati per loro perché vivono poco distanti dalle centrali nucleari”.

In base alle notizie che ricevete, qual è la situazione attuale in Ucraina?

“Abbiamo sentito che sarebbe stato istituito un corridoio per allontanarsi dalle zone che vengono bombardate, ma da nostre fonti tutto ciò non risulta essere vero. Anzi, si spara su chi tenta di fuggire, si parla di pace però si spara sulla povera gente che scappa, speriamo che Putin si ravveda”.

Secondo voi, come evolverà la situazione?

“Noi speriamo che il mondo intero ci aiuti a far sì che questa guerra e questo massacro di gente inerme possa finire al più presto e che la pace si ristabilisca nonostante la propaganda russa dica che i soldati vengono a liberare l'Ucraina, noi non vogliamo consegnare la nostra Patria a nessuno. In questo crediamo e per questo combattiamo”.

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