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	<title>Confini &#8211; Meje &#8211; Borders &#8211; imagazine.it</title>
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	<title>Confini &#8211; Meje &#8211; Borders &#8211; imagazine.it</title>
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		<title>Paesi di Temporali e di Primule</title>
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        <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="814" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/paesi-di-temporali.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="paesi di temporali" loading="lazy" title="Paesi di Temporali e di Primule 83"> Casarsa e il territorio circostante raccontati in 120 scatti. Non uno sguardo nostalgico, ma un racconto lucido e contemporaneo]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Centoventi immagini per riscoprire ciò che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi, ma che troppo spesso smettiamo di osservare davvero.</p>
<p><strong>Sabato 18 aprile</strong> alle ore 18  inaugura a <strong>Casarsa della Delizia</strong> la mostra fotografica “<strong><em>Paesi di Temporali e di Primule – Autoritratto fotografico di un territorio tra memorie e presente</em></strong>”, progetto firmato dal Circolo Fotografico f/64, realtà interna alla Pro Casarsa della Delizia APS.</p>
<p>L’esposizione, allestita negli spazi espositivi dell’ex Municipio (Piazza IV Novembre 23), sarà <strong>visitabile fino al 28 giugno</strong>, nei fine settimana e nei giorni festivi, con orario 10.30–12.30 e 15–19.</p>
<p>Non uno sguardo nostalgico, ma un racconto lucido e contemporaneo.</p>
<p>Le fotografie restituiscono un territorio vivo, fatto di campagne curate, attività produttive e soprattutto persone.</p>
<p>Un viaggio visivo che attraversa Casarsa, San Vito al Tagliamento, Valvasone Arzene e San Giovanni, componendo il ritratto di una comunità dinamica, consapevole delle proprie radici e proiettata verso il futuro.</p>
<p>La mostra assume un valore ancora più significativo perché coincide con i 50 anni del Circolo Fotografico f/64. Fondato nel 1976 da un gruppo di giovani appassionati, il Circolo è diventato negli anni un punto di riferimento culturale locale, capace di documentare con sensibilità i cambiamenti del paesaggio e della società. Un percorso cresciuto anche nel segno dei grandi maestri, a partire da Elio Ciol.</p>
<p>L’iniziativa si inserisce inoltre nel calendario della 78ma Sagra del Vino, offrendo ai visitatori un’occasione di approfondimento culturale accanto ai momenti di festa. “È un omaggio al “paese” raccontato da Pier Paolo Pasolini – spiegano Giuliano Novello e Gianni Stefanon, tra i fondatori del Circolo, insieme ad Antonio Tesolin, presidente della Pro Loco –.</p>
<p>Un paese fatto di relazioni, gesti quotidiani e paesaggi che cambiano senza perdere identità. Le immagini invitano a fermarsi e riscoprire, con maggiore attenzione, la nostra Casarsa”.</p>
<p>Realizzata in collaborazione con la Città di Casarsa della Delizia, con il contributo del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia e con il patrocinio dei Comuni di San Vito al Tagliamento e Valvasone Arzene, la mostra vede anche la partecipazione del Centro Studi Pier Paolo Pasolini, della Zona Industriale Ponterosso Tagliamento e della FIAF.</p>
<p>Oggi il Circolo Fotografico f/64 continua a promuovere la fotografia come esperienza culturale e sociale, attraverso corsi, mostre, visite guidate e iniziative aperte a tutti.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fpaesi-di-temporali-e-di-primule%2F&amp;linkname=Paesi%20di%20Temporali%20e%20di%20Primule" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fpaesi-di-temporali-e-di-primule%2F&amp;linkname=Paesi%20di%20Temporali%20e%20di%20Primule" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fpaesi-di-temporali-e-di-primule%2F&amp;linkname=Paesi%20di%20Temporali%20e%20di%20Primule" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fpaesi-di-temporali-e-di-primule%2F&amp;linkname=Paesi%20di%20Temporali%20e%20di%20Primule" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fpaesi-di-temporali-e-di-primule%2F&amp;linkname=Paesi%20di%20Temporali%20e%20di%20Primule" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fpaesi-di-temporali-e-di-primule%2F&amp;title=Paesi%20di%20Temporali%20e%20di%20Primule" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/paesi-di-temporali-e-di-primule/" data-a2a-title="Paesi di Temporali e di Primule"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/paesi-di-temporali.jpeg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/paesi-di-temporali-e-di-primule/">Paesi di Temporali e di Primule</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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		<title>Contaminazioni della Storia</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/contaminazioni-della-storia/</link>
        
        
        <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="952" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Zeugna-e-Dot-2.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Zeugna e Dot 2" loading="lazy" title="Contaminazioni della Storia 84"> Sandra Zeugna e Fulvio Dot in dialogo a Monfalcone con i grandi maestri del secondo Novecento]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Autorità e artisti davanti alle opere in mostra</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo la chiusura di <em>Giorgio de Chirico – La meccanica del pensiero</em>, curata da Cesare Orler e visitata da oltre 11.200 persone, la <strong>Galleria Comunale d&#8217;Arte Contemporanea di Monfalcone </strong>presenta un nuovo progetto espositivo a cura di <strong>Giancarlo Bonomo</strong>, che propone due delle voci più riconoscibili della ricerca artistica isontina contemporanea.</p>
<p><em>Contaminazioni della Storia</em> porta infatti nelle sale della Galleria il confronto tra <strong>Sandra Zeugna</strong> e <strong>Fulvio Dot</strong>.</p>
<p>L&#8217;esposizione mette a confronto due linguaggi distinti: la figurazione simbolica con sfumature Pop di Dot e l&#8217;informalità intuitiva della Zeugna, che affondano le radici nei movimenti espressivi dell&#8217;area isontina della seconda metà del Novecento e nell&#8217;Istituto Max Fabiani di Gorizia, sede elettiva della loro formazione.</p>
<p>A documentare questa genealogia, il percorso affianca ai quindici-venti anni di ricerca e sperimentazione dei due artisti una sezione dedicata alle identità storiche della scena regionale: Anton Zoran Mušič, Afro Basaldella, Giorgio Celiberti, Giuseppe Zigaina, Agostino Piazza, Klavdij Palčič e Cesare Mocchiutti.</p>
<p>Nel catalogo, edito da Gaspari editore, oltre ai testi del curatore, è pubblicato un saggio critico di <strong>Raffaella Rita Ferrari</strong>, project manager dell&#8217;evento espositivo, e un&#8217;antologia di scritti dedicati ai due artisti firmati da storici e critici di chiara fama.</p>
<p>Il progetto intende documentare la persistenza di una scuola di pensiero e di maniere espressive che rappresenta un fenomeno di portata regionale e nazionale.</p>
<p>Si rivolge a quanti apprezzano le declinazioni dell&#8217;arte contemporanea successive alle avanguardie storicizzate, nella considerazione che l&#8217;arte è anzitutto una concatenazione di fattori ed elementi consequenziali, specchio di realtà socio-politiche, culturali e antropologiche.</p>
<p>Il progetto si propone inoltre di coinvolgere studenti e giovani appassionati di quel passaggio generazionale dal Novecento alle realtà espressive odierne, di cui Dot e Zeugna sono al tempo stesso rappresentanza e rappresentazione.</p>
<p>Con <em>Contaminazioni della Storia</em> l’Amministrazione Comunale prosegue il percorso avviato dal piano triennale 2026–2028, che riconosce agli artisti del territorio un ruolo strutturale nella programmazione e traduce la produzione locale in un contenuto dotato di valore critico, integrato nel discorso contemporaneo in cui opera la Galleria.</p>
<p>“Negli ultimi dieci anni si è realizzato un vero e proprio rinascimento dell&#8217;offerta culturale a Monfalcone – osserva il sindaco di Monfalcone, <strong>Luca Fasan</strong> –. Solo nel 2024 si sono registrate oltre 30mila presenze a teatro, senza contare quelle della Galleria, del MUCA e del Festival letterario Geografie: risultati che sono il frutto di una programmazione costruita nel lungo periodo. La mostra <em>Contaminazioni della Storia</em>, con le opere di Fulvio Dot e Sandra Zeugna, rappresenta una scommessa: far dialogare due linguaggi espressivi completamente diversi, ma con caratteristiche ben riconoscibili. Un confronto tra correnti artistiche di grande spessore, che si può considerare una scommessa vinta. Sono inoltre previste visite guidate, fondamentali per accompagnare il pubblico nella comprensione più approfondita dei lavori esposti.”</p>
<p>“La Regione Friuli Venezia Giulia – dichiara il consigliere regionale <strong>Antonio Calligaris</strong> –partecipa con convinzione al piano triennale 2026–2028 della Galleria Comunale d&#8217;Arte Contemporanea di Monfalcone: una programmazione e una pianificazione che incarnano una politica culturale fondata su linee stabili e coerenti. In questa Galleria si sperimenta, si accostano grandi nomi della storia dell&#8217;arte a ricerche contemporanee con un percorso avvincente che qualifica il territorio e ne accresce la visibilità ben oltre i confini regionali”.</p>
<p>Il progetto è realizzato con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e il sostegno della BCC Venezia Giulia – main sponsor.</p>
<h3>Orari</h3>
<p>L&#8217;esposizione è visitabile <strong>dal 25 aprile al 28 giugno 2026</strong> con ingresso gratuito: il mercoledì dalle 10 alle 13, il venerdì, il sabato, la domenica e i giorni festivi dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.</p>
<p>La Galleria propone inoltre un calendario di visite guidate con appuntamento il venerdì alle 17.30, il sabato, la domenica e i festivi alle 11, alle 16 e alle 17.30.</p>
<p>Informazioni e prenotazioni all&#8217;indirizzo galleria.didattica@comune.monfalcone.go.it e ai numeri 0481 494177 / 371.</p>
<h3>Gli artisti</h3>
<p><strong>Fulvio Dot</strong> si diploma in decorazione pittorica all&#8217;<strong>Istituto Statale d&#8217;Arte &#8220;Max Fabiani&#8221; di Gorizia</strong> e si laurea in Architettura all&#8217;<strong>Università di Venezia</strong>. Espone dal 1976 in sedi italiane e internazionali — da Grenoble a Québec, da Shanghai a Hong Kong, da Barcellona a Málaga — e partecipa ad <strong>ArtExpo Bologna</strong>, <strong>ArtePadova</strong>, <strong>Arte in Fiera Reggio Emilia</strong> e alla <strong>Fiera internazionale di Pordenone</strong>.</p>
<p>La sua cifra stilistica fonde principi architettonici, riferimenti simbolici e divagazioni astratte attraverso l&#8217;impiego di materiali eterogenei: colle, malte, stucchi, spaghi, vetroceramiche, stoffe catramate e teli militari. Vittorio Sgarbi, nel volume <em>I giudizi di Sgarbi</em> (Mondadori, 2004), colloca il suo lavoro nell&#8217;ambito dell&#8217;espressionismo informale e lo definisce capace di esplorare l&#8217;invisibile.</p>
<p><strong>Sandra Zeugna </strong>avvia la propria ricerca come autodidatta e matura la sua maniera rappresentativa — ascrivibile alla sintassi informale — sotto la guida di <strong>Giuseppe Zigaina</strong>. Espone in personali alla Galleria Tartaglia di Roma, alla Galleria Sant&#8217;Isaia di Bologna, alla Galleria d&#8217;Arte Contemporanea di Trieste, alla Casa di Dante di Firenze e al Palazzo Pisani Revedin di Venezia.</p>
<p>Dal 2005 al 2011 partecipa ad <strong>ArtePadova</strong> e ad <strong>Arte in Fiera Reggio Emilia</strong>. Nel 2005 ottiene il secondo premio con la medaglia d&#8217;argento della Camera dei Deputati al <strong>Premio Agazzi</strong> (provincia di Bergamo, su 950 opere in concorso); nel 2006 vince il <strong>Premio Internazionale di Disegno</strong> di Trieste su 70 opere selezionate.</p>
<p><em>Francesca Scarmignan</em></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fcontaminazioni-della-storia%2F&amp;linkname=Contaminazioni%20della%20Storia" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fcontaminazioni-della-storia%2F&amp;linkname=Contaminazioni%20della%20Storia" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fcontaminazioni-della-storia%2F&amp;linkname=Contaminazioni%20della%20Storia" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fcontaminazioni-della-storia%2F&amp;linkname=Contaminazioni%20della%20Storia" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fcontaminazioni-della-storia%2F&amp;linkname=Contaminazioni%20della%20Storia" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fcontaminazioni-della-storia%2F&amp;title=Contaminazioni%20della%20Storia" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/contaminazioni-della-storia/" data-a2a-title="Contaminazioni della Storia"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Zeugna-e-Dot-2.jpeg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/contaminazioni-della-storia/">Contaminazioni della Storia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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		<title>Transformazioni / Transformacije</title>
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        <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="757" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Transformacija-arhitekture-4-1988-barvna-fotografija-na-aluminjasti-plosci-100-x-100-cm.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Transformacija arhitekture 4 1988 barvna fotografija na aluminjasti plosci 100 x 100 cm" loading="lazy" title="Transformazioni / Transformacije 85"> A Sistiana uno sguardo conciso ma profondo sul vario e ricco percorso artistico di Wilhelm Heiliger]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Transformacija arhitekture 4, 1988, barvna fotografija na aluminjasti plosci, 100 x 100 cm</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400">Uno sguardo conciso ma profondo sul vario e ricco percorso artistico di <strong>Wilhelm Heiliger</strong> viene proposto alla <strong>Portopiccolo Art Gallery</strong> a Sistiana (Duino Aurisina – TS) con la mostra “<strong>Transformazioni / Transformacije</strong>”, a cura di <strong>Pavla Jarc</strong>, che si inaugura <strong>sabato 16 maggio, alle ore 18.00</strong>, organizzata dall’Associazione culturale <strong>Casa Cave</strong> e promossa dal <strong>Comune di Duino Aurisina</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400">La selezione delle opere di pittura, su carta, fotografia e scultura rivela i principali sviluppi del pensiero creativo di Wilhelm Heliger e illumina le incessanti ricerche artistiche che l’artista porta avanti da oltre cinquant’anni.</p>
<p style="font-weight: 400">Nelle sue creazioni, pur richiamandosi ad alcuni principi tradizionali della pittura modernista, emerge sempre un approccio originale ai temi visivi, un’iconografia profondamente personale e un intreccio tra la filosofia del gioco e il mondo meditativo del pensiero orientale – in particolare il buddhismo zen, che l’artista ha interiorizzato come via per percepire la realtà metafisica oltre le illusioni del visibile. Le sue opere astratte invitano lo spettatore a coglierne il ritmo e a viverle come una vibrazione sensibile dello spirito, aprendo la porta a un’esperienza intensa e a un piacere estetico.</p>
<p style="font-weight: 400">“Heiliger si interessa principalmente al concetto di opera pittorica purificata” – spiega Pavla Jarc – “tipico della cosiddetta arte concreta, sviluppatasi nel secondo decennio del XX secolo, che si occupa esclusivamente di elementi pittorici autonomi, quali colore, luce, linea e forma. Come sottolinea il teorico tedesco Siegfried J. Schmidt, si tratta di un’arte nemimetica e generativa, che annulla la percezione sensibile della realtà visibile e si concentra sulla tematizzazione dei propri mezzi espressivi. È proprio in questo campo apparentemente autonomo degli elementi pittorici che si apre lo spazio del gioco in Heiliger – una sfera aperta di percezione, trasformazione ed esperienza interiore”.</p>
<p style="font-weight: 400">La mostra sarà visitabile <strong>sino a domenica 21 giugno</strong>, con  il seguente orario: <strong>sabato 15-18, domenica 10-13/15-18 o su appuntamento</strong> telefonando al +39 3334344188 &#8211; Info: <a href="mailto:casacave.art@gmail.com">casacave.art@gmail.com</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Ftransformazioni-transformacije%2F&amp;linkname=Transformazioni%20%2F%20Transformacije" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Ftransformazioni-transformacije%2F&amp;linkname=Transformazioni%20%2F%20Transformacije" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Ftransformazioni-transformacije%2F&amp;linkname=Transformazioni%20%2F%20Transformacije" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Ftransformazioni-transformacije%2F&amp;linkname=Transformazioni%20%2F%20Transformacije" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Ftransformazioni-transformacije%2F&amp;linkname=Transformazioni%20%2F%20Transformacije" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Ftransformazioni-transformacije%2F&amp;title=Transformazioni%20%2F%20Transformacije" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/transformazioni-transformacije/" data-a2a-title="Transformazioni / Transformacije"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Transformacija-arhitekture-4-1988-barvna-fotografija-na-aluminjasti-plosci-100-x-100-cm.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/transformazioni-transformacije/">Transformazioni / Transformacije</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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            <item>
		<title>Il Colore del Caso</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/il-colore-del-caso/</link>
        
        
        <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="787" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/George-Tatge-allestimento-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="George Tatge allestimento 1" loading="lazy" title="Il Colore del Caso 86"> Il viaggio metafisico del fotografo George Tatge approda a Trieste, dove la conversione al colore ebbe inizio]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>(© George Tatge/Courtesy Podbielski Contemporary)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Arriva dal<b> 23 maggio al 12 luglio</b> a Trieste un evento espositivo di straordinaria intensità poetica: la mostra <b><i>Il Colore del Caso</i></b> del fotografo <b>George Tatge </b>(inaugurazione venerdì 22 maggio ore 18).</p>
<p>L’esposizione, ad ingresso gratuito, curata da Carlo Sisi, è promossa dall&#8217;<b>Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo del Comune di Trieste</b> e organizzata dalla casa editrice <b>Magonza </b>specializzata in arte e fotografia contemporanea che affianca all’attività editoriale progetti espositivi di ricerca in Italia e all’estero e collabora con gli artisti nella produzione di grafica d’arte e multipli.</p>
<p>Attraverso oltre 60 opere di grande formato l’artista — già celebre per i suoi bianchi e neri graficamente possenti — svela nella Sala Nathan del Magazzino 26 la sua conversione al colore, un viaggio interiore iniziato proprio tra le strade di questa città.</p>
<p>La mostra è il frutto dell’incontro avventuroso di un viaggiatore errante, mai sazio, dotato del suo inseparabile banco ottico Deardorff 13×18 cm, con gli elementi naturali, antropici o antropizzati, che non sono cercati, ma sono piuttosto trovati, accolti e quindi ritratti dallo sguardo dell’autore, attento, profondo e meditativo.</p>
<p>«A meno che non abbia una committenza specifica – racconta George Tatge – preferisco vagare senza un progetto prefigurato in testa. Trovo che in questo modo la mia mente sarà più aperta alle sollecitudini, alle sorprese, a quelle inaspettate epifanie. L’Italia è un paese così imprevedibile, con delle stratificazioni di storia sorprendenti ma anche piena di cose quasi banali che possono essere fonti di meraviglia. Confesso che è un modo faticosissimo di lavorare e non lo suggerirei a nessuno. Camminare per tante ore e sentirmi in ogni momento in gioco, misurandomi con il mondo, testando le mie capacità di vedere e di capire, sfidando il Caso. Sì, proprio il Caso. Siamo tutti frutti del Caso, dal momento in cui si combinano i nostri cromosomi. Il Caso è uno degli aspetti più originali e unici della fotografia e quindi è giusto giocarci. Mi ritrovo perfettamente in una dichiarazione di un pittore che ammiro moltissimo, Gerhard Richter: “Non seguo alcuni obiettivi, nessun sistema, nessuna tendenza. Non ho un programma, né uno stile, né una direzione. Mi piace l’indefinito, la sconfinatezza. Mi piace l’incertezza continua”».</p>
<p>Il percorso espositivo <b>nella Sala Nathan del Magazzino 26</b> si snoda attraverso un’architettura narrativa sapientemente suddivisa in sei tappe tematiche che guidano l&#8217;occhio del visitatore in una progressione emotiva e visiva.</p>
<p>Ad accogliere il pubblico prima l’abbraccio di Trieste, seguito da una selezione di “Recinti&#8221; che si focalizza sul rigore della forma, e poi &#8220;Apparizioni&#8221;, istanti in cui luoghi comuni manifestano presenze illogiche e ironiche. Segue la sezione &#8220;Superfici&#8221;, un&#8217;esplorazione tattile e lenta della luce, della consistenza e della materia, dove il dettaglio diventa un universo da decifrare, seguita da &#8220;Vegetazione&#8221;, che segna un momento di riflessione critica: il caos naturale denuncia l&#8217;impatto drammatico dell&#8217;uomo sull&#8217;ambiente.</p>
<p>Il percorso si conclude con le sezioni &#8220;Metaspazi&#8221;, dove la poetica metafisica di Tatge si riveste di nuove tonalità senza perdere il rigore compositivo, in cui si alternano visioni di Livorno, Torino e Trieste che colpiscono per le loro ardite prospettive urbane, e &#8220;Colore&#8221; inteso come materia viva, incarnata in cumuli di tessuti industriali dalle forme vitali e sospese.</p>
<p>A suggellare l’esperienza della mostra è la proiezione del documentario &#8220;Light &amp; Color&#8221; per la regia di David Battistella. Girato tra Livorno e la Toscana, il film di 28 minuti è un atto di generosità: Tatge permette alla macchina da presa di seguirlo nei suoi rituali silenziosi intorno al cavalletto del banco ottico Deardorff, svelando i meccanismi intimi di un’esplorazione cromatica rivelatrice. È un omaggio alla lentezza e alla precisione in un’epoca di immagini digitali effimere.</p>
<p>Il passaggio al colore, avvenuto dopo trentacinque anni di bianco e nero, rappresenta una &#8220;nuova strada&#8221; ispirata da una mostra di Odilon Redon a Parigi e incoraggiata dal desiderio di non distrarsi più dai significati, ma di lasciare che il colore stesso riveli i suoi segreti nascosti.</p>
<p>«Fino al 2012 – spiega l&#8217;artista – ho lavorato esclusivamente col bianco e nero. Trasformare il mondo in combinazioni di bianco e nero è già una metafora. È una sorta di trascendenza del reale in cui gli infiniti toni di grigio ci costringono a prestare più attenzione alle forme e ai significati dei segni più che a ciò che è raffigurato. È stato di nuovo il Caso a farmi cambiare radicalmente strada. Nel 2011, insieme a mia madre, alla mostra di Odilon Redon al Grand Palais, siamo rimasti perplessi dopo aver visto le tante sale dedicate ai suoi “Noirs”. Solo nelle ultime quattro sale abbiamo trovato i colori stupendi dei suoi dipinti così onirici. Motivo: non ha praticamente toccato il colore fino a giungere a quasi 60 anni! E così, mi sono imposto di tentare questa “nuova” strada. E il viaggio mi sta divertendo non poco. È un modo totalmente diverso di guardare il reale, dove ora è soprattutto il colore ad attirare il mio sguardo e a rivelare i suoi segreti nascosti».</p>
<p>Particolarmente significativo è il legame dell&#8217;artista con Trieste. È proprio qui che Tatge ha realizzato le sue prime fotografie a colori, colpito dalla metafisicità di Via Maestri del Lavoro o dalle trame rugginose delle finestre del Museo Revoltella progettate da Carlo Scarpa.</p>
<p>«Ero stato invitato a Trieste dall&#8217;elegante editore Simone Volpato a partecipare a un libro d&#8217;artista su Scipio Slataper. Così ho iniziato a vagare per queste strade stupende. L&#8217;albero della principessa, nome scientifico <i>paulownia tomentosa</i>, l&#8217;ho trovato in fondo a un vicolo, non mi ricordo dove. E poi la finestra del Museo Revoltella. Non sapevo che fosse stata disegnata da Carlo Scarpa! Ma ogni pannello sembrava un&#8217;opera d&#8217;arte astratta. In entrambi i casi erano i colori a colpirmi: quelli delicati dell&#8217;albero e le variazioni del colore ruggine della finestra. Via Maestri del Lavoro mi colpì per la sua metafisicità. Il palazzo in primo piano, con la vite rossa che sta coprendo la struttura proiettata verso i palazzi moderni, sembra quasi minacciarli che arriverà anche da loro, prima o poi! In mostra ci sono molte immagini in cui la natura si impossessa dell&#8217;opera dell&#8217;uomo».</p>
<p>Trieste, città che lo ha già insignito del Premio Friuli Venezia Giulia per la Fotografia nel 2010, diventa così il palcoscenico ideale per questa rassegna che, come sottolinea il curatore Carlo Sisi, trasforma la fotografia da semplice documento a pura metafora poetica, capace di dare dignità e maestà anche al più semplice oggetto disseminato nel paesaggio urbano.</p>
<p>«Trieste – conclude George Tatge – è stata anche il primo luogo che ho fotografato nel 1988, appena diventato Direttore della Fotografia alla Fratelli Alinari di Firenze. Trieste, nuovissima città antica, dove ho lavorato sul rione di Città Vecchia. Nel 2009 ho esposto la mostra <i>Presenze, paesaggi italiani</i> al Palazzo Gopcevich. Sono tante, quindi, le esperienze e i ricordi che mi legano a questa città. Per non dimenticare Italo Svevo, uno dei miei autori preferiti!».</p>
<h3>Orari</h3>
<p><b>Titolo della mostra:</b> Il Colore del Caso</p>
<p><b>Artista:</b> George Tatge</p>
<p><b>Curatore:</b> Carlo Sisi</p>
<p><b>Sede:</b> Sala Nathan, Magazzino 26, Porto Vecchio, Trieste</p>
<p><b>Periodo:</b> 23 maggio – 12 luglio 2026</p>
<p><b>Orari: </b>giovedì 16-20, da venerdì a domenica e festivi 11-20</p>
<p><b>Inaugurazione:</b> 22 maggio ore 18:00</p>
<p><b>Ingresso:</b> Libero</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&amp;linkname=Il%20Colore%20del%20Caso" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&amp;linkname=Il%20Colore%20del%20Caso" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&amp;linkname=Il%20Colore%20del%20Caso" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&amp;linkname=Il%20Colore%20del%20Caso" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&amp;linkname=Il%20Colore%20del%20Caso" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&amp;title=Il%20Colore%20del%20Caso" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/il-colore-del-caso/" data-a2a-title="Il Colore del Caso"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/George-Tatge-allestimento-1.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/il-colore-del-caso/">Il Colore del Caso</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
        
        
        
        <mec:startDate>2026-06-14</mec:startDate>
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            <item>
		<title>Ruota libera</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/ruota-libera/</link>
        
        
        <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 10:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ascanio Cosma]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="911" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Mostra-bici-Villa-Manin-08.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mostra bici Villa Manin 08" loading="lazy" title="Ruota libera 87"> A Villa Manin oltre 60 modelli d’epoca e contemporanei per un viaggio nella storia della bicicletta]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>(© Stefan Nita)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Curata dal collezionista <strong>Mario Cionfoli </strong>di Vicenza, l’esposizione propone un percorso narrativo che attraversa epoche e contesti diversi e racconta come questo mezzo abbia ampliato le possibilità di movimento, lavoro e scoperta per milioni di persone.</p>
<p>Il racconto prende avvio nel 1815, quando il barone Karl von Drais ideò la draisina, primo prototipo di bicicletta in legno, nato come risposta a una grave crisi climatica che aveva ridotto drasticamente il numero dei cavalli. Da oggetto costoso e simbolo di status, la bicicletta si trasformò progressivamente in un mezzo sempre più diffuso, diventando strumento di lavoro, mezzo di spostamento quotidiano e protagonista di nuove forme di competizione sportiva, con le prime gare ciclistiche e i grandi eventi sportivi che contribuirono a trasformarla in un’occasione di riscatto sociale.</p>
<p>In mostra <strong>62 biciclette storiche e contemporanee</strong>, provenienti dal museo “Bicicleria” di Vicenza, il Museo della Bicicletta di Salcedo (VI), la Collezione Renato Bulfon di Mortegliano e la collezione privata di Alessandro Gallici.</p>
<p>Tra i modelli esposti, figurano esemplari iconici della storia del ciclismo (come la Legnano di Gino Bartali del 1946, la Colnago di Tadej Pogačar, o la bici di Marco Pantani) accanto a biciclette che testimoniano l’evoluzione tecnica e progettuale del mezzo.</p>
<p>L’allestimento, organizzato in <strong>sezioni tematiche</strong>, è accompagnato da fotografie d’epoca, documenti originali e materiali d’archivio che illustrano l’evoluzione tecnica della bicicletta: dai telai in ferro e acciaio, all’alluminio e alla fibra di carbonio, dai primi sistemi meccanici fino alle innovazioni più recenti come il cambio elettronico e i freni a disco.</p>
<p>Ampio spazio è riservato anche al trasferimento tecnologico, per mostrare come molte innovazioni nate nel campo della bicicletta abbiano contribuito allo sviluppo di altri settori, dall’industria motociclistica e automobilistica fino all’aeronautica. In chiusura, uno sguardo al presente e al rinnovato interesse verso forme di mobilità più sostenibili.</p>
<p>La mostra mette in luce anche il ruolo della bicicletta nel processo di <strong>emancipazione femminile</strong>: la possibilità per le donne di salire in sella, inizialmente ostacolata da diffidenze e discriminazioni, rappresentò un passaggio importante verso nuove forme di autonomia. Figura simbolo di questo percorso è Alfonsina Strada, unica donna a partecipare al Giro d’Italia maschile nel 1924.</p>
<figure id="attachment_74215" aria-describedby="caption-attachment-74215" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-74215" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Mostra-bici-Villa-Manin-14.jpg" alt="Mostra bici Villa Manin 14" width="800" height="533" title="Ruota libera 88" /><figcaption id="caption-attachment-74215" class="wp-caption-text">(© Stefan Nita)</figcaption></figure>
<p>Con il suo intreccio di storia, tecnologia e cultura popolare, “<strong><em>Ruota Libera</em></strong>” invita il pubblico a riscoprire la bicicletta come uno degli oggetti più significativi della modernità. La mostra sarà visitabile fino al 30 agosto, dal martedì alla domenica; ogni prima domenica del mese è previsto l’accesso a prezzo ridotto.</p>
<p>Il calendario della mostra prevede inoltre eventi collaterali rivolti al pubblico. <strong>Per ulteriori informazioni: </strong><a href="http://www.villamanin.it" target="_blank" rel="noopener">www.villamanin.it</a> &#8211; <a href="mailto:info@villamanin.it">info@villamanin.it</a> &#8211; 0432 821211</p>
<h3><strong>ORARI MOSTRA</strong></h3>
<p>Dal 19 maggio al 30 agosto 2026</p>
<p>Da martedì a domenica dalle 10 alle 19</p>
<p>Ogni prima domenica del mese l’ingresso alla mostra è a prezzo ridotto</p>
<p>Aperture speciali: lunedì 2 giugno</p>
<h3><strong>BIGLIETTI</strong></h3>
<p><strong>Intero &#8211; </strong>€7,00 (biglietto cumulativo mostra “Ruota Libera” + mostra Klimt €10,00)</p>
<p><strong>Ridotto* &#8211;</strong> €4,00 (biglietto cumulativo mostra “Ruota Libera” + mostra Klimt €7,00)</p>
<p><strong>Ridotto gruppi** &#8211;</strong> €3,00 (biglietto cumulativo mostra “Ruota Libera” + mostra Klimt €5,00)</p>
<p><strong>Omaggio &#8211; </strong>Bambini fino a 12 anni non compiuti; accompagnatori di gruppi (1 ogni gruppo); insegnanti in visita con alunni/studenti (2 ogni gruppo); un accompagnatore per disabile; tesserati ICOM; giornalisti con regolare tessera in servizio.</p>
<p><strong>Info e prenotazioni</strong>: telefono +39 0432 821211 email: <a href="mailto:bookshop@villamanin.it">bookshop@villamanin.it</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;linkname=Ruota%20libera" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;linkname=Ruota%20libera" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;linkname=Ruota%20libera" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;linkname=Ruota%20libera" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;linkname=Ruota%20libera" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;title=Ruota%20libera" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/ruota-libera/" data-a2a-title="Ruota libera"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Mostra-bici-Villa-Manin-08.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/ruota-libera/">Ruota libera</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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        <mec:startDate>2026-06-14</mec:startDate>
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        <mec:endDate>2026-06-14</mec:endDate>
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                <mec:location>Villa Manin di Passariano, Codroipo</mec:location>
        
        
                <mec:category>meeting</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>Nuda Veritas</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/nuda-veritas/</link>
        
        
        <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 10:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="768" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/simonediluca_est_facciata_villamanin_erpac_fvg.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="simonediluca est facciata villamanin erpac fvg" loading="lazy" title="Nuda Veritas 89"> Il capolavoro di Klimt esposto a Villa Manin in una mostra curata da Cäcilia Bischoff]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Villa Manin (© Simone Di Luca)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>È un’opera che vale un viaggio. Perché “<em>Nuda Veritas</em>” di <strong>Gustav Klimt</strong> non è solo uno dei capolavori dell’artista viennese ma è un dipinto che intriga, e poi interroga, chi lo osserva. Spinge a riflessioni che vanno oltre la semplice ammirazione dell’opera.</p>
<p>Dal 21 maggio al 6 settembre viene esposto a Villa Manin di Passariano di Codroipo in una mostra dell’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia – ERPAC FVG con MondoMostre, in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum e il Theatermuseum di Vienna.</p>
<p>L’esposizione è curata da <strong>Cäcilia Bischoff</strong>.</p>
<p>L’opera, concessa grazie alla collaborazione con il Kunsthistorisches Museum e il Theatermuseum, testimonia il prestigio raggiunto dal territorio friulano nel panorama artistico europeo.</p>
<p>“Nuda Veritas” è considerata una delle espressioni più intense della modernità artistica, capace di unire bellezza estetica e riflessione etica.</p>
<p>Il dipinto rappresenta una donna nuda, di una nudità volutamente esibita, persino sfrontata, totalmente diversa dalle rappresentazioni di nudi femminili dell’epoca. Questa è una donna sicura di sé, che affronta lo sguardo di chi la giudica, senza temerlo. La “Nuda Veritas” “con i suoi riccioli selvaggi e la bocca cattiva e fanatica” venne dipinta da Gustav Klimt nel 1899. È un olio su tela, di centimetri 252 x 56,2, conservato a Vienna presso il Theatermuseum.</p>
<p>Il fuoco aranciato dei riccioli e dei peli del pube spicca sul corpo bianco, calamitando lo sguardo.</p>
<p>Ma è una esibizione non destinata a catturare i sensi bensì l’intelletto. Perché la verità è potente, conquista l’attenzione, il palcoscenico, quasi. E nessuno può tenerla nascosta. L’occhio poi si fissa sullo specchio che lei tiene non rivolto a sé ma a chi la osserva: un invito a riflettere; quasi un gesto di sfida. Lo sguardo si allarga a un cielo perlaceo, iridescente, al serpente che risale la gamba della donna, ai carnosi fiori di magnolia&#8230;</p>
<p>Nulla qui è casuale, sembra di assistere, forse incapaci di decrittarlo fino in fondo, a un potente, vitale messaggio in codice.</p>
<p>Nel Salone centrale di Villa Manin, “<em>Nuda Veritas</em>” è allestita in modo elegante e, per così dire, senza tempo. Il contesto e gli approfondimenti sono riportati sui pannelli informativi a corredo. Nelle prime due sale, prima di arrivare al dipinto, vengono illustrati i legami di Klimt con l&#8217;Italia e viene presentata la sua biografia.</p>
<p>La sala successiva è dedicata ai molteplici livelli di significato dell&#8217;opera, poiché la “Nuda Veritas” è più complessa di quanto il titolo lasci supporre. Dopo aver potuto ammirare con calma l&#8217;affascinante capolavoro di Klimt, il tema delle “molte verità” viene ripreso in modo creativo. Infine, nell&#8217;ultima sala, il visitatore viene condotto nel mondo reale di Villa Manin con un riferimento alle decorazioni murali storiche.</p>
<p>Gustav Klimt fu uno dei protagonisti della Vienna moderna di fine Ottocento, contribuendo al superamento degli stili storicisti verso l’arte moderna. Il dipinto dialoga idealmente con gli affreschi di Louis Dorigny conservati a Villa Manin, che affrontano temi come desiderio, identità, bellezza e trasformazione. Villa Manin, luogo storico legato al Trattato di Campoformio, diventa così uno spazio di incontro tra memoria storica e arte contemporanea.</p>
<figure id="attachment_74300" aria-describedby="caption-attachment-74300" style="width: 254px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-large wp-image-74300" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Klimt_Nuda-Veritas_KHM-Museumsverband-Theatermuseum_HR-254x1024.jpg" alt="Klimt Nuda Veritas KHM Museumsverband Theatermuseum HR" width="254" height="1024" title="Nuda Veritas 90" /><figcaption id="caption-attachment-74300" class="wp-caption-text">Gustav Klimt, Nuda Veritas (© KHM-Museumsverband, Theatermuseum)</figcaption></figure>
<p><em>«La presenza della “Nuda Veritas” a Villa Manin rende possibile instaurare un dialogo tra questa riflessione sulla verità senza compromessi e un luogo che, in termini storici, segna anch’esso uno spostamento di paradigma», </em>afferma <strong>Mario Anzil</strong>, vicepresidente della Regione FVG.</p>
<p><em>«L’opportunità di ospitare la “Nuda Veritas” di Gustav Klimt – peraltro alla sua ultima tappa espositiva – rappresenta un’occasione davvero eccezionale: un’opera che non si limita a essere ammirata, ma che interroga profondamente chi la osserva. Una scelta che assume un valore particolare anche per Villa Manin, dove si attiva un dialogo estetico tra la poetica klimtiana e l’identità architettonica della Villa, in relazione anche con gli apparati decorativi storici, generando un confronto capace di valorizzare entrambe», </em>aggiunge <strong>Lydia Alessio-Vernì</strong>, direttrice generale dell’Ente regionale per il Patrimonio culturale – ERPAC FVG.</p>
<p>La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Moebius.</p>
<h3><strong>BIGLIETTI E ORARI</strong></h3>
<p>Martedì &#8211; domenica dalle 10:00 alle 19:00</p>
<p>Apertura straordinaria: lunedì 1 giugno</p>
<p><strong>Intero Klimt: </strong>€8,00</p>
<p><strong>Ridotto* Klimt: </strong>€5,00</p>
<p><strong>Ridotto gruppi** Klimt:</strong> €4,00</p>
<p><strong>Intero cumulativo</strong> (mostra Klimt + mostra “Ruota Libera”): €10,00</p>
<p><strong>Ridotto cumulativo </strong>(mostra Klimt + mostra “Ruota Libera”): €7,00</p>
<p><strong>Ridotto gruppi cumulativo</strong> (mostra Klimt + mostra “Ruota Libera”): €5,00</p>
<p><strong>Omaggio: </strong>Bambini fino a 12 anni non compiuti; accompagnatori di gruppi (1 ogni gruppo); insegnanti in visita con alunni/studenti (2 ogni gruppo); un accompagnatore per disabile; tesserati ICOM; giornalisti con regolare tessera in servizio.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;linkname=Nuda%20Veritas" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;linkname=Nuda%20Veritas" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;linkname=Nuda%20Veritas" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;linkname=Nuda%20Veritas" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;linkname=Nuda%20Veritas" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;title=Nuda%20Veritas" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/nuda-veritas/" data-a2a-title="Nuda Veritas"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/simonediluca_est_facciata_villamanin_erpac_fvg.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/nuda-veritas/">Nuda Veritas</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
        
        
        
        <mec:startDate>2026-06-14</mec:startDate>
                <mec:startHour>10:00</mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-06-14</mec:endDate>
                <mec:endHour>19:00</mec:endHour>
        
                <mec:location>Villa Manin di Passariano, Codroipo</mec:location>
        
        
                <mec:category>meeting</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>Gak Yamada, The Cosmic Prayer</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/gak-yamada-the-cosmic-prayer/</link>
        
        
        <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 11:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="865" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Gak-yamada.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gak yamada" loading="lazy" title="Gak Yamada, The Cosmic Prayer 91"> Nel nuovo spazio Die Gelbe Wand a Pordenone la prima personale in Europa del fotografo giapponese]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Gak Yamada</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è un momento preciso in cui l’immagine smette di essere una semplice testimonianza del reale per farsi materia viva, graffiata, quasi dolorosa nella sua ricerca di una verità che sta oltre la superficie: questo è il cuore pulsante di <strong><em>Die Gelbe Wand</em></strong>, il nuovo spazio espositivo no profit dedicato alla fotografia contemporanea, all’interno dei <strong>Mercati Culturali Pordenone</strong>, l’evento dà forma a uno dei progetti inseriti nel dossier di <strong>Pordenone Capitale italiana della Cultura </strong>e si inserisce nel percorso di avvicinamento al 2027 con l’obiettivo di attrarre un pubblico internazionale<em>.</em></p>
<p>“Questo nuovo spazio culturale dal respiro europeo – sottolinea l’assessore alla Cultura del Comune di Pordenone,<strong> Alberto Parigi</strong> – è uno dei progetti di Pordenone 2027 e rimarrà anche dopo l’anno della Capitale. Ciò dimostra che l’esperienza della Capitale non sarà passeggera, ma un’operazione solida che lascia in eredità a Pordenone nuove iniziative, idee, spazi, da <em>Die Gelbe Wand</em> per la fotografia contemporanea a Villa Cattaneo per la musica, fino alla Casa del Mutilato sede di mostre e installazioni multimediali”.</p>
<p><strong><em>Die Gelbe Wand</em></strong> nasce con una vocazione internazionale e un’identità ibrida, puntando i propri riflettori sulla fotografia contemporanea con una predilezione per le sperimentazioni che fioriscono nei paesi di lingua tedesca e in Giappone, e non poteva esserci battesimo migliore se non quello affidato alla potenza visiva di <strong>Gak Yamada </strong>(Ehime, Giappone 1973), protagonista della sua prima personale europea proprio qui a Pordenone dal titolo “<strong><em>The Cosmic Prayer</em></strong>” e curata da <strong>Marco Minuz</strong>.</p>
<p>“Inaugurare <em>Die Gelbe Wand</em> con una mostra di tale densità significa dichiarare apertamente la missione di questo spazio: non un semplice contenitore, ma un luogo di collisione tra culture e linguaggi. Qui l’immagine diventa linguaggio vivo, capace di interrogare la realtà, raccontare trasformazioni e aprire nuovi orizzonti percettivi. Vogliamo rendere questo spazio, geograficamente decentrato, un generatore di ricerca attraverso collaborazioni internazionali”, spiega proprio Minuz, direttore artistico di <em>Die Gelbe Wand</em>.</p>
<p>La selezione delle opere curata per l&#8217;occasione non è una semplice serie di scatti, ma un viaggio sinestetico che Yamada ha costruito per offrire una visione d’insieme del proprio percorso artistico, una parabola che parte dalla fotografia per atterrare in uno spazio terzo, un altrove che non è più pittura e non è ancora scultura, ma che vibra di un’autonomia propria.</p>
<p>L’artista conduce il pubblico per mano attraverso un&#8217;evoluzione che vede la fotografia come rappresentazione del mondo esterno e il dipinto astratto come espressione del mondo interiore, cercando però costantemente quel punto di rottura, quel processo di creazione in cui le categorie si fondono l’una dentro l’altra.</p>
<p>Entrando nella prima sala dell’esposizione, ci si imbatte nella serie <em>HIGAN</em>, che rappresenta la linea più marcatamente fotografica della ricerca di Yamada, qui presentata in un allestimento che copre un’intera parete; l’ispirazione dichiarata è “<em>Addio alla fotografia</em>” di Daido Moriyama, un punto di svolta che Yamada rielabora trasformando quella che era nata come un’opera editoriale da sfogliare in un’esperienza visiva simultanea, capace di sprigionare un’intensità diversa quando colta in un unico sguardo d&#8217;insieme.</p>
<p>Ma basta voltarsi verso le altre pareti per accorgersi che la pittura reclama il suo spazio: ogni superficie corrisponde a un periodo specifico della sperimentazione dell’artista, come avviene in <em>Threshold</em>, dove l’immagine fotografica viene aggredita dall’introduzione di elementi testuali, parole che scorrono rapide nella mente dell’autore e che si trasformano in sottili linee nere, segni che sembrano leggibili ma che sfuggono alla comprensione, diventando pura energia calligrafica.</p>
<p>Il lavoro di Yamada è un corpo a corpo con la materia: egli non esita a immergere le stampe in acqua per giorni, scoprendo come le carte Fujifilm si dissolvano rapidamente mentre le Kodak si sfaldino strato dopo strato, come accade nella serie Red, dove il blu svanisce lasciando emergere un rosso dominante e inquietante che l’artista lavora ulteriormente con lo sfregamento delle dita, quasi a voler denunciare un certo eccesso del capitalismo attraverso la decomposizione cromatica.</p>
<p>In <em>Threshold</em>, invece, la distruzione dell’immagine è affidata agli agenti atmosferici: le stampe vengono abbandonate in giardino, esposte al vento e alla pioggia per un mese affinché si deteriorino in modo organico, fuori dall’intenzione umana, per poi essere riportate in studio e sottoposte a un trattamento quasi sciamanico tra nastro adesivo, inchiostri acrilici, oro, argento e l’uso del fuoco, che brucia la carta fino a lacerarla lasciando intravedere il buio retrostante.</p>
<p>È qui che nasce il concetto di soglia, un confine dove tutto converge: superficie e retro, visibile e invisibile, fotografia e pittura. Spostandosi nella seconda sala, l’esperienza si trasforma ulteriormente, accogliendo il visitatore nello stato attuale della ricerca di Yamada, dominato da light box e suono; qui il light box diventa una forma compiuta, una sorta di kata, termine che nelle arti tradizionali giapponesi come il teatro Nō o l’haiku indica una forma definita che non limita l’artista ma ne abilita la libertà creativa e il salto immaginativo.</p>
<p>La musica, per Yamada, è un motore fondamentale: è la vibrazione che fa emergere le immagini interiori, e in questo spazio suono e visione appaiono insieme, risuonando in un’unica frequenza emotiva.</p>
<p>Particolarmente affascinante è l’opera Ku (Cielo), nata dall’uso dello scanner come strumento di cattura dello spazio, un metodo che si discosta radicalmente dalla lente fotografica tradizionale; se l’obiettivo implica una gravità stabile, legata all’occhio umano piantato a terra, lo scanner libera l’immagine dal peso, creando una sensazione di sospensione misteriosa, come se gli oggetti — dalla carta washi a piccoli elementi quotidiani — danzassero in un vuoto sconosciuto.</p>
<p>L’evoluzione più recente di questo percorso è rappresentata dalla serie <em>Kankō</em>, dove le stampe deteriorate vengono ispessite con cartone e incise con un saldatore, tracciando segni che richiamano la forza primordiale della scrittura cuneiforme o dei caratteri oracolari cinesi.</p>
<p>Yamada è profondamente colpito dalla materialità delle antiche incisioni su argilla o osso, vedendo in quel gesto umano così fragile e transitorio lo stesso impulso primordiale che ha dato vita alla pittura e alla fotografia: una ricerca di certezza, una preghiera laica che cerca di lasciare un segno nel mondo.</p>
<p>In <em>Kankō</em>, la sovrapposizione tra pittura rupestre, scrittura arcaica e fotografia punta a trascendere i media stessi per evocare una presenza sacra, un oggetto che accolga la tensione umana in un unico punto di condensazione.</p>
<p><strong>DIE GELBE WAND</strong></p>
<p>Mercati Culturali Pordenone</p>
<p>Pordenone, via delle Caserme 22</p>
<p>Dal 10 maggio al 14 giugno 2026</p>
<p>Orari: sabato e domenica | ore 11–19</p>
<p>info e appuntamenti</p>
<p><a href="mailto:info@mercaticulturalipordenone.it">info@mercaticulturalipordenone.it</a></p>
<p><a href="https://studioesseci.musvc2.net/e/tr?q=9%3d4VJW5a%265%3dW%26q%3dSKc0%26F%3dJfCTRc%26x%3d9CPs_IjyS_TT_NTti_XI_IjyS_SYSzN.6Au4tPl4DHwLA7o09Ku5xJrEx.Ew%265%3d6QvMvX.q6C%26Ev%3dTKZ6%26KB%3dX7d2tCSOf8aQW7aOa9%269%3dtWg4u002Ja46Rb0YP7iTx844xe8WQ0fZQY0SJbf5vYeSRf84SWC5yafTQBASwX8S&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener">www.mercaticulturalipordenone.it</a></p>
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]]></content:encoded>
        
        
        
        <mec:startDate>2026-06-14</mec:startDate>
                <mec:startHour>11:00</mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-06-14</mec:endDate>
                <mec:endHour>19:00</mec:endHour>
        
        
        
                <mec:category>meeting</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>Leonardo Manera inaugura &#8220;Palchi nei Parchi&#8221;</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/leonardo-manera-inaugura-palchi-nei-parchi/</link>
        
        
        <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 18:30:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="841" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/manera.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="manera" loading="lazy" title="Leonardo Manera inaugura &quot;Palchi nei Parchi&quot; 92"> Nello scenario del Parco delle Risorgive di Codroipo uno spettacolo in cui il sorriso diventa strumento per leggere la contemporaneità e le sue contraddizioni]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Leonardo Manera</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sarà il volto di <strong>Leonardo Manera</strong>, tra i protagonisti più amati e longevi della comicità italiana, ad aprire <strong>domenica 14 giugno alle 18.30</strong> la settima edizione di <strong>Palchi nei Parchi</strong>.</p>
<p>La rassegna itinerante ideata e organizzata dalla <strong>Fondazione Luigi Bon</strong> con la collaborazione dell’<strong>Assessorato regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche</strong> e dell’<strong>Assessorato regionale alla Cultura e allo sport della Regione Friuli Venezia Giulia</strong> anche quest’anno trasformerà alcuni dei più suggestivi contesti naturali del territorio in palcoscenici a cielo aperto.</p>
<p>A fare da cornice al primo appuntamento sarà il <strong>Parco delle Risorgive di Codroipo</strong> (in caso di maltempo l’<strong>Auditorium Comunale</strong>), dove il pubblico sarà accolto dal recital <strong>“<em>Sincero</em>”</strong>, uno spettacolo capace di intrecciare comicità, memoria personale e riflessione sul presente.</p>
<p>Dopo oltre quarant’anni di carriera tra teatro, televisione e radio, <strong>Leonardo Manera</strong> porta infatti in scena un vero e proprio <strong>bilancio artistico</strong>, ripercorrendo il suo cammino attraverso personaggi diventati celebri, monologhi e racconti che hanno segnato il suo percorso creativo.</p>
<p>Professionista dal 1987, con più di tremila spettacoli dal vivo all’attivo e una presenza costante sul piccolo schermo – dalle tredici edizioni di <strong>Zelig</strong> alle cinque di <strong>Colorado</strong>, passando per sitcom e programmi radiofonici – Manera costruisce uno spettacolo in cui il sorriso diventa uno strumento per leggere la contemporaneità e le sue contraddizioni.</p>
<p>In <strong>“<em>Sincero</em>”</strong> l’ironia si alterna all’autoironia, i <strong>personaggi storici</strong> dialogano con <strong>nuove osservazioni sulla quotidianità</strong> e sulle relazioni umane, mentre lo sguardo dell’artista si posa con <strong>leggerezza ma anche con lucidità sui piccoli e grandi paradossi del nostro tempo</strong>: dalla <em>routine</em> ai rapporti interpersonali, fino al ruolo sempre più invasivo dei social media.</p>
<p>Ne nasce un <strong>racconto autentico e coinvolgente</strong> in cui la comicità non è mai fine a sé stessa ma diventa occasione di interpretazione della realtà, confermando come, nonostante tutto, ci sia ancora bisogno di sorridere.</p>
<p>L’appuntamento inaugurale sarà anche l’occasione per presentare la <strong>Raccolta Fondi Green 2026</strong>, tradizionale iniziativa solidale che accompagna ogni edizione di Palchi nei Parchi.</p>
<p>Quest’anno il progetto sosterrà <strong>“<em>Mare Aperto</em>”</strong> dell’<strong>Area Marina Protetta di Miramare</strong>, dedicato allo sviluppo di percorsi inclusivi e attività di snorkeling accessibili anche alle persone con disabilità.</p>
<p>Prima dello spettacolo, nell’ambito del consueto spazio <strong>“<em>Le Nostre Parole</em>”</strong>, interverrà <strong>Saul Ciriaco</strong> dell’Area Marina Protetta di Miramare per raccontare il progetto e il valore di un mare sempre più aperto e fruibile da tutti.</p>
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]]></content:encoded>
        
        
        
        <mec:startDate>2026-06-14</mec:startDate>
                <mec:startHour>18:30</mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-06-14</mec:endDate>
                <mec:endHour></mec:endHour>
        
        
        
                <mec:category>classic art</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>A Staranzano il primo coro Pop-Up della regione</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/a-staranzano-il-primo-coro-pop-up-della-regione-728-574/</link>
        
        
        <pubDate>Sun, 14 Jun 2026 20:30:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="840" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Rudy-Fantin_Filippo-Moccia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Rudy Fantin Filippo Moccia" loading="lazy" title="A Staranzano il primo coro Pop-Up della regione 93"> Al via il progetto "Time to sing": tre date in cui incontrarsi per il solo gusto di imparare nuove canzoni. Guidati da Rudy Fantin e Giovanni Bertossi]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Rudy Fantin (ph. Filippo Moccia)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si chiama “coro libero” o “coro Pop-Up” ed è un fenomeno ormai diffuso a livello mondiale.</p>
<p>Il <strong>Comune di Staranzano</strong> è il primo ad accogliere quest’esperienza in regione, supportato <strong>dall’Assessorato alla Cultura</strong> e ideato e voluto da un gruppo di persone appassionate che credono nel valore di una comunità unita nel nome della musica condivisa.</p>
<p><strong><em>Time to Sing</em></strong> prevede, per questa prima sessione, <strong>tre serate da trascorrere assieme: giovedì 4, mercoledì 10 e domenica 14 giugno</strong>, <strong>a partire dalle 20.30</strong> nella <strong>Sala Delbianco di via Fratelli Zambon. </strong></p>
<p><strong>L’ingresso è libero</strong> e caldeggiato per tutti: chi ha voglia di stare in compagnia, chi già canta in coro, chi ama la musica, chi canticchia sotto la doccia, chi va ad ascoltare i concerti e chi ancora non ci è andato, chi ascolta la radio o i dischi; ma anche a chi, con la musica, non ha ancora avuto a che fare.</p>
<p>Funziona in modo semplice: non è infatti necessario saper cantare, conoscere la musica o essere “intonati”.</p>
<p>Serve soltanto <strong>aver voglia di stare assieme</strong>: una volta arrivati in loco sarà un professionista molto noto in regione a proporre una canzone da imparare tutti insieme.</p>
<p>La scelta cadrà su <strong>alcune pagine tra le più note del repertorio pop nazionale e internazionale</strong>, e sarà sufficiente poi (testi alla mano) seguire le semplici istruzioni del maestro che farà da guida per lasciarsi andare al piacere di cantare insieme.</p>
<p>Il <em>deus ex machina</em> sarà <strong>Rudy Fantin</strong>, pianista, arrangiatore, compositore e didatta: musicista tra i più eclettici del panorama regionale. Ad affiancare Fantin, il chitarrista<strong> Giovanni Bertossi</strong>, un’icona per i ragazzi che in centinaia studiano con lui tra lezioni e laboratori, e strumentista di band dei generi più diversi.</p>
<p><strong><em>Time to Sing</em> non prevede pubblico, non è una performance, non c’è nessuna logica dell’<em>esibizione</em></strong>: si tratta solo di trovarsi, scegliere un brano, leggerne assieme le parole e … seguire il flusso della musica. Tre incontri, per un lavoro collettivo finale, liberatorio, senza lo stress dello spettacolo, ma con l’energia della collettività.</p>
<p>In un paio d’ore a sera ci si “porta a casa” una canzone fatta e finita, da veri protagonisti, per il semplice gusto di poter godere assieme della musica.</p>
<p>Chi volesse <strong>ulteriori informazioni o aderire</strong> al progetto può scrivere a <strong>353 4893748 (whatsapp) o a <a href="mailto:corolibero29@gmail.com">corolibero29@gmail.com</a> (mail). </strong>Altrimenti è sufficiente presentarsi agli appuntamenti, con la sola voglia di provare.</p>
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        <mec:startDate>2026-06-14</mec:startDate>
                <mec:startHour>20:30</mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-06-14</mec:endDate>
                <mec:endHour></mec:endHour>
        
        
        
                <mec:category>music</mec:category>
        
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            <item>
		<title>Luci del silenzio</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/luci-del-silenzio/</link>
        
        
        <pubDate>Mon, 15 Jun 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="800" height="973" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/silenzio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="silenzio" loading="lazy" title="Luci del silenzio 94"> A Monfalcone la mostra pittorica di Fabiana Biasioli: opere esposte fino al 20 giugno]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>Verrà inaugurata venerdì 29 maggio 2026, alle 18, presso la Società Monfalconese di Mutuo Soccorso (via Barbarigo 26), &#8220;<em>Luci del silenzio</em>&#8220;, la mostra pittorica di <strong>Fabiana Biasioli</strong>.</p>
<p>Per l’artista si tratta della seconda mostra personale dopo &#8220;<em>La musica dei colori</em>&#8221; tenuta nella stessa Sala Eugenio Valentinis nel 2022.</p>
<p>Le opere rimarranno in esposizione <strong>fino al 20 giugno 2026</strong>.</p>
<p>Biasioli, monfalconese classe 1964, vanta una carriera radicata nella sperimentazione materica e nell&#8217;evoluzione stilistica, passata dall&#8217;artigianato artistico alle mostre collettive e personali.</p>
<p>La sua formazione unisce gli studi scolastici a un percorso da autodidatta. In particolare, il lavoro con il professor De Luca le ha permesso di esprimere la propria interiorità attraverso immagini oniriche e cromatiche.</p>
<p>Le tecniche spaziano tra acrilico, acquerello, pastelli e matite su tela o cartoncino, variando in base al messaggio.</p>
<p>Le sue opere, calde e avvolgenti, traspongono stati d&#8217;animo e concetti di rinascita, prediligendo volti femminili, natura ed elementi floreali.</p>
<p><em>Livio Nonis</em></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fluci-del-silenzio%2F&amp;linkname=Luci%20del%20silenzio" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fluci-del-silenzio%2F&amp;linkname=Luci%20del%20silenzio" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fluci-del-silenzio%2F&amp;linkname=Luci%20del%20silenzio" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fluci-del-silenzio%2F&amp;linkname=Luci%20del%20silenzio" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fluci-del-silenzio%2F&amp;linkname=Luci%20del%20silenzio" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fluci-del-silenzio%2F&amp;title=Luci%20del%20silenzio" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/luci-del-silenzio/" data-a2a-title="Luci del silenzio"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/silenzio.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/luci-del-silenzio/">Luci del silenzio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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        <mec:startDate>2026-06-15</mec:startDate>
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        <mec:endDate>2026-06-15</mec:endDate>
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