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	<title>Cervignano commemora l&#8217;abate Biavi &#8211; imagazine.it</title>
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	<title>Cervignano commemora l&#8217;abate Biavi &#8211; imagazine.it</title>
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		<title>Marcello Mascherini. Gioia di vivere</title>
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        <pubDate>Tue, 26 May 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="800" height="918" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/mascherini.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mascherini" loading="lazy" title="Marcello Mascherini. Gioia di vivere 67"> A Villa de Claricini Dornpacher una selezione di grandi sculture in bronzo rende omaggio, a 120 anni dalla nascita, a uno dei protagonisti della scultura europea del Novecento]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Inaugura <strong>sabato 21 marzo alle ore 11</strong> a <strong>Villa de Claricini Dornpacher</strong> a Bottenicco di Moimacco <strong><em>Marcello Mascherini. Gioia di vivere</em></strong>, rassegna antologica dedicata a uno dei più autorevoli protagonisti della scultura europea del Novecento.</p>
<p>L’esposizione, visitabile <strong>fino al 2 giugno 2026</strong>, celebra il <strong>120° anniversario della nascita di Marcello Mascherini</strong>, nato a Udine nel 1906, proponendo un percorso immersivo che intreccia scultura, paesaggio e architettura.</p>
<p>A cura di <strong>William Cortes Casarrubios</strong>, è realizzata in collaborazione con l’Archivio Marcello Mascherini e con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia a seguito del riconoscimento della Fondazione de Claricini Dornpacher quale Contenitore culturale creativo.</p>
<p>L’iniziativa inaugura un ciclo di mostre di scultura all’aperto ideato per il compendio monumentale della Villa promosso da Alessandro Del Puppo con il coinvolgimento di giovani ricercatori del Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Udine.</p>
<p>Tra il parco storico e la limonaia della Villa, la mostra presenta una selezione di quattordici sculture in bronzo, riportando le opere nella loro dimensione “naturale”: quella dello spazio aperto.</p>
<p>“Questa scelta di allestimento – afferma il curatore Cortes Casarrubios – richiama volutamente le grandi esposizioni <em>en plein air</em> degli anni Cinquanta e Sessanta, stagione in cui Mascherini fu protagonista assoluto a livello europeo e internazionale”.</p>
<p>In questo dialogo tra volume plastico e ambiente, opere come <em>La Terra</em> (1944), <em>Cantico dei Cantici</em> (1962) e <em>Figura jonica</em> (1967) si confrontano con le essenze arboree e le architetture storiche, trasformando il giardino di Villa de Claricini Dornpacher in uno spazio contemplativo dove la materia bronzea vibra alla luce e interroga direttamente lo sguardo dell’osservatore.</p>
<p>All’interno degli spazi espositivi, il percorso si concentra invece su un approfondimento specialistico dedicato al ciclo dei <em>Fiori</em>, risalente all’ultima fase della ricerca artistica di Mascherini.</p>
<p>Qui la scultura abbandona la tensione monumentale per inoltrarsi in una dimensione organica e metamorfica. Attraverso opere come <em>Fiore del ricordo</em> (1972) e <em>Fiore di pietra</em> (1974) emerge una poetica che fonde natura e artificio, energia vitale e inquietudine formale, documentando l’ultima stagione creativa dell’artista.</p>
<p>In questo intreccio di materia, luce e paesaggio, la mostra restituisce pienamente la “gioia di vivere” che attraversa l’opera di Mascherini, riaffermandone la vitalità e l’attualità nel dialogo con la natura e con lo spazio contemporaneo.</p>
<p>“Con questa mostra, che si colloca fra le iniziative di punta in programma nei nostri spazi fra il 2026 e il 2027, si conferma la vocazione artistica della Villa – sottolinea <strong>Oldino Cernoia</strong>, presidente della Fondazione de Claricini Dornpacher –.  Siamo onorati e orgogliosi di ospitare le opere di uno degli scultori più interessanti del Novecento, la cui fama ha superato di gran lunga i confini regionali e nazionali. Visitarla sarà un’occasione preziosa per approfondire la conoscenza della sua arte, in un contesto di particolare suggestione com’è quello del giardino storico della dimora”.</p>
<p>A completamento del progetto espositivo, dopo l’inaugurazione si svilupperà un intervento fotografico di <strong>Alessandro Ruzzier</strong>.</p>
<p>Lontano da una semplice documentazione catalografica, Ruzzier utilizzerà la fotografia come strumento critico e interpretativo, “risignificando” l’allestimento attraverso nuove traiettorie visive. Il suo lavoro indagherà lo “sguardo” come dimensione relazionale: non solo quello del visitatore che attraversa il parco, ma anche quello suggerito dalle stesse forme di Mascherini, proiettate verso l’orizzonte alpino e il cielo.</p>
<p>Nato a Udine,<strong> Marcello Mascherini</strong> (14 settembre 1906 – 19 febbraio 1983) trascorre l’infanzia a Fagnigola. Dopo gli anni della guerra come profugo a Isernia, si stabilisce a Trieste. Qui si forma alla Scuola per capi d’arte dell’Istituto Industriale Alessandro Volta, allievo di Alfonso Canciani, e completa il percorso nello studio di Franco Asco. Esordisce nel 1924 al Circolo Artistico di Trieste.</p>
<p>Negli anni Trenta ottiene importanti incarichi pubblici collaborando con architetti come Umberto Nordio, Gustavo Pulitzer Finali, Gio Ponti e Marcello Piacentini, e partecipa alle principali rassegne nazionali (Quadriennale, Triennale, Biennale). Vince la medaglia d’argento alla V Triennale di Milano (1933) e riceve numerosi premi fino al 1943. Dal 1931 avvia anche una significativa attività nell’arredo navale, lavorando per numerosi transatlantici.</p>
<p>Nel dopoguerra è protagonista della rinascita culturale triestina e consolida la sua fama internazionale: partecipa alla <em>Mostra d’arte italiana del XX secolo</em> aperta nel 1949 al Museum of Modern Art di New York e nel 1950 ottiene il primo premio per la scultura alla Biennale di Venezia, ex aequo con Luciano Minguzzi. Espone a Parigi e in Germania, affermandosi nel panorama europeo.</p>
<p>Parallelamente lavora per il teatro come scenografo e costumista a Trieste e a Roma. Nel 1957 vince il Premio internazionale “Città di Carrara” e, dopo l’esperienza del concorso per il Monumento ad Auschwitz, evolve verso una fase espressiva detta “carsica”, dalle forme più drammatiche e inquiete. Nel 1962 ha una sala personale alla Biennale di Venezia e gli viene conferito il maggior premio per l’arte sacra.</p>
<p>Tra gli scultori italiani più autorevoli del secondo Novecento, negli ultimi anni, dopo il trasferimento a Sistiana nel 1967, sviluppa la stagione dei <em>Fiori</em>, sculture fitomorfe che segnano il suo testamento artistico.</p>
<h3>Orari</h3>
<p><strong>21 marzo &#8211; 2 giugno 2026</strong></p>
<p>orario visite: <strong>da lunedì a venerdì 9-12/15-18</strong> e durante gli eventi in programmazione nei fine settimana (calendario su  <span style="text-decoration: underline"><a href="https://visit.declaricini.it/" target="_blank" rel="noopener">https://visit.declaricini.it/</a></span>)</p>
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		<title>Chê Matine: il terremoto in fotografia</title>
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        <pubDate>Tue, 26 May 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="923" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Aldo_Martinuzzi_Osoppo_1976.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Aldo Martinuzzi Osoppo 1976" loading="lazy" title="Chê Matine: il terremoto in fotografia 68"> Per la prima volta in mostra 50 immagini scattate da Aldo Martinuzzi il giorno dopo il sisma che cinquant’anni fa sconvolse il Friuli]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Aldo Martinuzzi, Osoppo, 1976</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalle 5 di mattina alle 5 di sera del 7 maggio 1976 un fotografo percorre in moto il Friuli. Non è un Friuli qualsiasi, con le sue cittadine tranquille, le sue verdi colline, le sue montagne placide.</p>
<p>È invece il Friuli all’indomani del terremoto che il giorno prima, il 6 maggio 1976 sul far della sera, in pochi secondi aveva cambiato per sempre la fisionomia di un territorio e di una comunità. Un’ecatombe: donne, uomini, bambini sepolti sotto le proprie case; migliaia di abitazioni distrutte, poco meno di mille morti.</p>
<p>Per la prima volta, 50 scatti realizzati da quel fotografo – <strong>Aldo Martinuzzi</strong>, affermato reporter sportivo – sono visibili al pubblico nella mostra <strong><em>CHÊ MATINE</em></strong>, organizzata dal <strong>Comune di Spilimbergo</strong> e il <strong>CRAF – Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia </strong>e in collaborazione con la <strong>Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia</strong> e <strong>Fondazione Friuli.</strong> Allestita nel <strong>Palazzo La Loggia</strong> di Spilimbergo da <strong>sabato 28 marzo</strong> (alle ore 11.00 è prevista l’inaugurazione), l’esposizione sarà visitabile fino al 7 giugno.</p>
<p><em>Chê matine</em> è un vero e proprio diario di bordo: appena raggiunto dalla notizia del terremoto, Aldo Martinuzzi lascia Milano – città nella quale si era trasferito ancora giovanissimo da Barbeano, vicino a Spilimbergo, suo paese natale &#8211; con la sua compagna, a bordo della sua moto.</p>
<p>Arriva in Friuli alle prime luci dell’alba del 7 maggio 1976; giusto il tempo di accertarsi che i suoi familiari stiano bene, nonostante i danni ingenti subiti dalle abitazioni, e poi via. Valeriano, Forgaria, Majano, Gemona del Friuli, Venzone, Osoppo, Rivoli di Osoppo, Castelnovo, Oltrerugo. La moto di Martinuzzi attraversa una decina di paesi e la sua macchina fotografica fissa per sempre il ritratto della devastazione.</p>
<p>Case rase al suolo, edifici miracolosamente rimasti intatti, le prime bare, gli sguardi dei sopravvissuti. Ma le foto che usciranno dalla sua macchina fotografica sono anche il ritratto della incredibile forza di volontà che, comunque e nonostante tutto, i friulani dimostrano di mantenere intatta a poche ore dal sisma.</p>
<p>“In autostrada incrociavamo già i mezzi di soccorso, militari, ambulanze, camioncini con i cartelli: “Soccorsi Friuli” – ricorda Martinuzzi –. Il campanile e la chiesa di Valeriano avevano subito forti danni, erano luoghi che conoscevo benissimo dove avevo trascorso la mia infanzia e parte dell’adolescenza. Attraversammo Pinzano dove, almeno sulla strada principale, c’era solo qualche piccolo crollo e altri cedimenti lungo la strada per la stazione. Arrivammo a Forgaria dove c’erano case diroccate e macerie sulle strade, ma fortunatamente i nostri spostamenti erano agevolati dall’utilizzo della moto. Fui colpito dall’immagine di un signore che, tranquillamente, stava vangando il proprio orto, un’immagine tipica della nostra friulanità. Arrivammo a Majano dove erano collassati due condomini gemelli, Astra e Udine, costruiti nel 1967. A Gemona ci arrivammo dalla strada alta, piena di massi e crepe sull’asfalto. Sia a Maiano che a Gemona apprezzai la celerità dei soccorsi, erano già pronte molte bare e allestita una tendopoli per gli sfollati. A Venzone erano già presenti volontari intenti per sistemare un muretto di sassi a secco crollato al di fuori delle antiche mura perimetrali. A Osoppo c’era una vastità enorme di macerie e case crollate fatte con sassi e solai di legno. Mi impressionò la sede del Partito Comunista che aveva resistito alla distruzione. Dappertutto c’erano militari, vigili del fuoco, volontari, che cercavano superstiti scavando anche a mani nude, nonostante il susseguirsi delle scosse. Assistetti alle lunghe operazioni per il recupero del piccolo Paolo Fabris, figlio del farmacista, che fortunatamente fu ritrovato in buona salute (il settimanale Epoca gli dedicò la copertina a colori). Vicino a Maiano crollò la trattoria “Da Gardo” durante una cena, ci furono 16 morti. Fotografai anche i dintorni di San Daniele, Castelnovo e Oltrerugo”.</p>
<p>Il reportage fotografico di Aldo Martinuzzi si conclude alle 5 di sera del 7 maggio 1976, dopo 12 ore. Un grande lavoro di valore fotogiornalistico e sentimentale che avrebbe potuto essere venduto a qualche giornale ma che invece, per volontà del suo autore, è rimasto lontano dai riflettori fino ad oggi.</p>
<p>Nato a Udine nel 1946, dopo l’infanzia trascorsa a Gaio di Spilimbergo con la nonna materna, nel 1961 <strong>Aldo Martinuzzi</strong> si trasferisce con i genitori a Milano. Qui inizia a lavorare come apprendista in una azienda di Fotoincisione. Il progresso nel campo delle riproduzioni fotografiche per la stampa lo pone in contatto con altri metodi “litho e rotocalco”. Alla Fotoincisione Sempione di Milano si riproducevano in quel periodo, le più belle immagini sportive per la pubblicazione su riviste specializzate, “Super Sport” e “Calcio e Ciclismo Illustrato” della Gazzetta dello Sport. Scatta in Martinuzzi un vero e proprio amore per la fotografia sportiva. Nel 1972 inizia la sua attività di fotografo “freelance”. Si specializza nel settore degli sport invernali con i reportages alle Coppe del Mondo, Campionati Mondiali e Olimpiadi Invernali. Collabora sino al 1996 con la rivista “Neve Sport” rivista settimanale nel periodo invernale Nel 1980 si avvicina ad altre discipline: ciclismo, calcio, tennis, sci nautico, golf, per cinque anni è il fotografo ufficiale dell’Inter di Trapattoni. Nel 1987 vince il premio fotografico “Diadora”. In collaborazione con il CRAF di Spilimbergo e il compianto Walter Liva, vengono allestite diverse sue mostre fotografiche: 2005, I Volti dello Sport, Lignano Pineta, Sequals, Piancavallo; 2011, Fotografi di Corsa, Spilimbergo, Milano; 2016, Omaggio allo Sport, viale pedonale di Lignano Sabbiadoro; 2018 Fotografi di Corsa, San Vito al Tagliamento. Nel 2025 la Pro Loco “I Due Campanili” di Gaio e Baseglia edita il libro “Aldo Martinuzzi il grande sport fotografato da un Friulano”.</p>
<h3>Orari</h3>
<p><strong>ALDO MARTINUZZI &#8211; CHÊ MATINE</strong></p>
<p><strong>Spilimbergo, Palazzo La Loggia</strong></p>
<p><strong>dal 28 marzo al 7 giugno 2026</strong></p>
<p>orario visite: 10.00-13.00 e 15.00-17.30 tutti i giorni</p>
<p>chiuso lunedì (tutto il giorno) e giovedì pomeriggio</p>
<p>ingresso libero</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;linkname=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;linkname=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;linkname=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;linkname=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;linkname=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;title=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/che-matine-il-terremoto-in-fotografia/" data-a2a-title="Chê Matine: il terremoto in fotografia"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Aldo_Martinuzzi_Osoppo_1976.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/che-matine-il-terremoto-in-fotografia/">Chê Matine: il terremoto in fotografia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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            <item>
		<title>Le chiese del Friuli prima del sisma</title>
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        <pubDate>Tue, 26 May 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="945" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/chiese-votive.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="chiese votive" loading="lazy" title="Le chiese del Friuli prima del sisma 69"> Una mostra raccoglie lo fotografie scattate da don Giuseppe Marchetti negli anni '60: una straordinaria opera di documentazione]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Fondo Fotografico Giuseppe Marchetti &#8211; Società Filologica Friulana, Udine</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel sessantesimo anniversario della scomparsa di <strong>don Giuseppe Marchetti</strong> (1902-1966), la Società Filologica Friulana ricorda infatti la figura del sacerdote, intellettuale e friulanista con un’iniziativa nell’ambito della Settimana della Cultura Friulana.</p>
<p><strong>Venerdì 8 maggio</strong> (il giorno in cui Marchetti morì 60 anni fa), alle 17 nel salone d’onore “Guglielmo Pelizzo” di Palazzo Mantica di Via Manin 18 a Udine,  si svolgerà l’incontro “<em>La vôs de Patrie: pre Josef Marchet 60 agns dapò</em>” con l’intervento di Walter Tomada e Carlo Venuti.</p>
<p>Tra i contributi più originali di Marchetti alla cultura friulana spicca il progetto, avviato nei primi anni Sessanta e interrotto dalla sua morte nel 1966, di una ricognizione sistematica delle chiesette votive del Friuli storico.</p>
<p>L’opera, raccolta nel volume postumo curato da <strong>Gian Carlo Menis <em>Le chiesette votive del Friuli</em></strong>, fu pubblicato dalla Società Filologica Friulana (1972).</p>
<p>Da quel volume nasce ora la mostra fotografica “<strong><em>Lis gleseutis di pre Josef Marchet</em></strong>” nello spazio espositivo della “Cjanive de Filologjiche”, che sarà inaugurata sempre l’8 maggio a Palazzo Mantica dopo il sopracitato incontro.</p>
<p>Alla base dell’esposizione &#8211; curata da <strong>Raffaella Canci</strong> e <strong>Stefano Perulli</strong> &#8211; il Fondo Marchetti, composto da più di 350 fotografie, 300 disegni e 32 chine, conservato negli archivi della Società Filologica ed è oggetto di un progetto di digitalizzazione e catalogazione.</p>
<p>Una guida preziosa per riscoprire le chiesette votive del Friuli, un patrimonio in parte perduto, in parte trasformato, ma ancora capace di raccontare la storia friulana.</p>
<p>L’<strong>esposizione rimarrà aperta fino al 12 giugno</strong> (orari: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 17.30. In occasione di Vicino/Lontano e della Notte dei Lettori, la mostra rimarrà aperta anche sabato 9 e domenica 10 maggio e sabato 6 e domenica 7 giugno). Mostra con il sostegno della Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali, Regione Friuli Venezia Giulia e Fondazione Friuli. Con il patrocinio di Arcidiocesi di Udine, Arcidiocesi di Gorizia, Diocesi di Concordia Pordenone e in collaborazione con il CRAF.</p>
<p>Concluderà la giornata, alle 19, la celebrazione di una messa di suffragio all’Oratorio delle Purità, celebrata da <strong>mons. Luciano Nobile</strong>.</p>
<p>Il lavoro di Marchetti rappresenta ancora oggi una documentazione di straordinaria ampiezza e valore, capace di restituire dignità a un patrimonio fino ad allora marginale negli studi.</p>
<p>Infatti, in un contesto storico e culturale in cui l’attenzione era rivolta quasi esclusivamente all’architettura monumentale, Marchetti intuì l’importanza delle piccole costruzioni devozionali: edifici nati per voto, in risposta a pestilenze, guerre o calamità, oppure per iniziativa privata.</p>
<p>Queste chiesette, realizzate da maestranze locali con tecniche spontanee, sono espressione di una religiosità popolare stratificata e profondamente radicata nel territorio.</p>
<p>La ricerca, pubblicata inizialmente sulla rivista «<em>Sot la Nape</em>», suscitò un interesse inatteso e contribuì a inaugurare una nuova sensibilità verso l’architettura minore.</p>
<p>Marchetti ampliò così il progetto in un censimento esteso, arrivando a documentare oltre ottocento edifici distribuiti tra Carnia, pianura friulana e area concordiese distinguendo le chiesette votive da edicole, ancone e cesioi, la tipica piccola costruzione sacra della Destra Tagliamento, affrontando con scrupolo anche i casi incerti.</p>
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		<title>Mario Magajna e la Trieste del Cinema</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/mario-magajna-e-la-trieste-del-cinema/</link>
        
        
        <pubDate>Tue, 26 May 2026 09:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="752" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/OZE-NSK-Trst-Mario_Maganja_1961_03895_24.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="OZE NSK Trst Mario Maganja 1961 03895 24" loading="lazy" title="Mario Magajna e la Trieste del Cinema 70"> Una mostra fotografica con gli scatti dello storico fotoreporter del «Primorski dnevnik». Con ritratti di Claudia Cardinale, Silvana Mangano, Rosanna Schiaffino]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>OZE NŠK Trst Mario Maganja</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;Associazione Casa del Cinema di Trieste, in collaborazione con Alpe Adria Cinema &#8211; Trieste Film Festival, presenta &#8220;<strong><em>Mario Magajna e la Trieste del Cinema</em></strong>&#8220;, una mostra fotografica che inaugura martedì 14 aprile alle ore 18.00 nell&#8217;atrio di Casa del Cinema, in piazza Duca degli Abruzzi 3 a Trieste.</p>
<p>La mostra, ad <strong>ingresso libero</strong>, sarà visitabile <strong>dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17 fino al 31 maggio</strong>.</p>
<p>Nell&#8217;immenso archivio di Mario Magajna (1916–2007), storico fotoreporter del «<em>Primorski dnevnik</em>», quotidiano degli sloveni in Italia, si conserva anche un nucleo di circa cento fotografie dedicate al cinema &#8220;fatto&#8221; a Trieste.</p>
<p>I ritratti di Claudia Cardinale, Silvana Mangano, Rosanna Schiaffino, ma anche di Liana Orfei e Maria Schell, raccontano il talento del fotografo e il fascino delle dive del cinema di passaggio a Trieste.</p>
<p>La mostra ripercorre i set realizzati in città e nei dintorni tra il 1957 e i primi anni Ottanta, oltre a vere e proprie &#8220;sequenze&#8221; fotografiche, come quelle scattate durante le riprese di Vlak bez voznog reda di Veljko Bulajić (1959) o Senilità di Mauro Bolognini (1962).</p>
<p>Tra immagini di documentazione e scatti di backstage di film celebri e di pellicole oggi dimenticate, prende forma un vero racconto per immagini, accompagnato da stralci della stampa dell&#8217;epoca.</p>
<p>La serata inaugurale del 14 aprile prende avvio alle ore 18.00 con l&#8217;apertura della mostra nell&#8217;atrio di Casa del Cinema, a cui seguirà un aperitivo offerto al bar del Teatro Miela.</p>
<p>La serata prosegue poi con due proiezioni ad ingresso libero di film i cui set furono seguiti da Mario Magajna: alle 18.30 sarà presentato Ernesto (1979) di Salvatore Samperi, tratto dall&#8217;omonimo romanzo di Umberto Saba, con Martin Halm e Michele Placido — un film intimo e coraggioso che restituisce sullo schermo la Trieste di inizio Novecento filtrata dalla sensibilità di uno dei più grandi poeti italiani del Novecento.</p>
<p>Alle 20.30 sarà la volta di Senilità (1962) di Mauro Bolognini, liberamente ispirato al capolavoro di Italo Svevo, con Anthony Franciosa, Claudia Cardinale, Betsy Blair e Philippe Leroy: un&#8217;opera che traduce con eleganza e malinconia il mondo borghese e tormentato di Emilio Brentani, figura emblematica della letteratura triestina.</p>
<p>Due titoli raramente visibili al cinema per riscoprire sul grande schermo il rapporto tra la grande letteratura triestina e il cinema italiano.</p>
<p>La mostra è accompagnata da due appuntamenti aperti al pubblico. Venerdì 17 aprile alle ore 17.00 è in programma una passeggiata cinematografica con Elisa Grando, un percorso alla scoperta dei luoghi triestini legati al cinema.</p>
<p>Venerdì 8 maggio alle ore 18.00 Massimiliano Schiozzi condurrà invece una visita guidata all&#8217;interno della mostra. Entrambi gli eventi sono a ingresso gratuito, ma richiedono la prenotazione all&#8217;indirizzo <a href="mailto:segreteria@casadelcinematrieste.it">segreteria@casadelcinematrieste.it</a>.</p>
<p>Mario Magajna, nato a Santa Croce, si trasferì a Trieste già da bambino, dove frequentò la scuola media inferiore. A 14 anni prese in prestito dalla vicina una macchina fotografica e iniziò così a scoprire i segreti della fotografia.</p>
<p>Terminata la scuola, trovò impiego in un negozio di materiale fotografico a Trieste e con i primi guadagni si comprò una macchina fotografica di migliore qualità. Durante la guerra approfondì le sue conoscenze nel campo presso l&#8217;ospedale principale di Trieste, dove sviluppava lastre radiografiche e fotografava interventi chirurgici.</p>
<p>Nel 1945 fotografò l&#8217;arrivo dell&#8217;esercito jugoslavo a Trieste. Nello stesso anno iniziò la collaborazione con il «Primorski dnevnik», che proseguì anche dopo il pensionamento fino al 1993.</p>
<p>Il Fondo Primorski dnevnik, che raccoglie le fotografie di Mario Magajna, è conservato presso la Sezione di storia della Biblioteca Nazionale e degli Studi di Trieste e conta circa 300.000 scatti.</p>
<p>Con il suo lavoro ha creato una testimonianza documentata dei cambiamenti storici e culturali del nostro territorio e della vita degli sloveni in Italia dal dopoguerra fino alla metà degli anni &#8217;90 del secolo scorso. Fu un uomo di dialogo nel turbolento panorama politico ed etnico locale, elemento di collegamento tra le diverse correnti ideologiche della comunità e tra la popolazione slovena e quella italiana.</p>
<p>Magajna si dedicò alla fotografia d&#8217;informazione, ma sapeva cogliere con il suo obiettivo anche la natura in tutte le stagioni e l&#8217;espressività dell&#8217;uomo nei diversi momenti della vita.</p>
<p>Ritrasse il mondo urbano e rurale, documentò eventi sportivi e culturali, oltre a immortalare personalità di rilievo provenienti dagli ambienti politici, culturali e cinematografici. La sua fotografia è stata presentata in pubblicazioni monografiche e antologiche e in mostre a Trieste, a Lubiana, in Austria e in Australia. Per il suo lavoro, Magajna ha ricevuto numerosi premi.</p>
<p>La mostra, ideata da Massimiliano Schiozzi e Cristina Sain, è a cura di Casa del Cinema di Trieste e di Alpe Adria Cinema &#8211; Trieste Film Festival, in collaborazione con Cizerouno e Narodna in študijska knjižnica – Biblioteca Nazionale Slovena e degli Studi ETS, che conserva l&#8217;archivio Magajna. La mostra è realizzata con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ed è una nuova presentazione della mostra Sirene immaginarie. Dive e cinema nelle foto di Mario Magajna, ideata da Massimiliano Schiozzi e curata assieme a Cristina Sain per il 28° Trieste Film Festival.</p>
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		<title>Japan. Corpi, memorie, visioni</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/japan-corpi-memorie-visioni/</link>
        
        
        <pubDate>Tue, 26 May 2026 10:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="1102" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Keijiro-Kai-Clothed-in-Sunny-Finery.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Keijiro Kai Clothed in Sunny Finery" loading="lazy" title="Japan. Corpi, memorie, visioni 71"> In mostra a Trieste oltre 80 opere, tra fotografie e video di sedici artisti. Una panoramica di grande respiro sulla scena nipponica]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Keijiro Kai, Clothed in Sunny Finery (©︎ Keijiro Kai, courtesy of Zen Foto Gallery)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>Magazzino delle Idee di Trieste</strong> presenta, <strong>dal 14 febbraio al 7 giugno 2026</strong>, la mostra <strong><em>JAPAN. Corpi, memorie, visioni</em></strong> prodotta e organizzata da ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia e a cura di <strong>Filippo Maggia</strong> e <strong>Guido Comis</strong>.</p>
<p>La mostra di Trieste intende raccogliere attorno a tre temi – Memoria e Identità, Corpo e Corpi, Realtà e Visione – un nucleo di lavori di artisti giapponesi contemporanei che attraverso l&#8217;utilizzo delle immagini offrono una panoramica di grande respiro sull’attuale scena fotografica e video nipponica, dal dialogo con i maestri alle ricerche delle nuove generazioni impegnate a rileggere la storia recente del Giappone, interrogandosi sulle questioni di genere, sul quotidiano e usando talvolta il corpo come mezzo politico.</p>
<p>«Riconosciuta sin dagli anni Trenta del secolo scorso come una delle scuole fotografiche più importanti a livello internazionale, capace di affermarsi nei primi anni del terzo millennio con autori come Hiroshi Sugimoto, Nobusyoshi Araki, Daido Moriyama e altri ancora, la fotografia giapponese contemporanea – osserva il curatore Filippo Maggia – sembra oggi aprirsi a interpretazioni che corrispondono a un rinnovamento generazionale certamente più vicino a temi e istanze di derivazione occidentale».</p>
<p>Se infatti la fotografia giapponese del Novecento è stata a lungo caratterizzata da un linguaggio fortemente identitario e autoreferenziale, si assiste oggi a un cambio di direzione significativo: molti artisti giovani e già affermati assumono come riferimento non solo la complessità del proprio Paese, ma anche i mutamenti globali, costruendo un dialogo serrato con temi di matrice occidentale, quali le questioni di genere, la memoria collettiva, le relazioni sociali, l’ambiente e la percezione dell’immagine.</p>
<h3><strong>Memoria e Identità</strong></h3>
<p>Gli sguardi di <strong>Noriko Hayashi</strong> e <strong>Tomoko Yoneda</strong> rileggono periodi e avvenimenti cruciali della storia giapponese recente attraverso un approccio insieme documentaristico e partecipato.</p>
<p><strong>Susumu Shimonishi</strong>, con una ripresa zenitale e un’immagine in movimento che diventa misura del tempo, riflette sulla continuità e sulle fratture del passato.</p>
<p>La vita quotidiana della penisola di Okunoto – ancora oggi sospesa tra tradizione e marginalità – è al centro delle opere di <strong>Naoki Ishikawa</strong>, allievo di Moriyama.</p>
<p>Le celebrazioni e i riti che definiscono il tessuto culturale del Paese emergono nelle fotografie di <strong>Keijiro Kai</strong>, mentre i video di <strong>Miyagi Futoshi</strong> indagano la memoria personale e la costruzione dell’identità di genere, attraverso un racconto intimo di ricordi e relazioni.</p>
<h3><strong>Corpo e Corpi</strong></h3>
<p>Una seconda sezione è dedicata al corpo. Corpo come spazio sociale, come luogo politico, come materia viva che risponde ai mutamenti del contemporaneo.</p>
<p><strong>Aya Momose</strong> lavora sulla distanza – e talvolta sull’incomprensione – fra codici visivi orientali e occidentali. <strong>Yurie Nagashima</strong> restituisce la delicatezza del quotidiano familiare, mentre <strong>Ryoko Suzuki</strong> affronta in modo diretto i temi della violenza e della pressione sociale sulla donna.</p>
<p>Le fotografie di <strong>Sakiko Nomura</strong>, per anni assistente di Araki, raccontano attraverso i nudi maschili una timidezza esistenziale che sembra filtrata dal ritmo dispersivo di Tokyo, immensa e impersonale.</p>
<h3><strong>Realtà e Visione</strong></h3>
<p>Nella sezione <strong><em>Realtà e Visione</em></strong>, il dialogo fra ciò che vediamo e ciò che immaginiamo attraversa le opere di <strong>Hiroshi Sugimoto</strong>, maestro nel rendere il tempo materia tangibile.</p>
<p>Le sue immagini essenziali e meditative si confrontano con le scenografie luminose di <strong>Tokihiro Sato</strong>, costruite con interventi tecnici che trasformano la fotografia in spazio narrativo.</p>
<p>Le grandi visioni di <strong>Risaku Suzuki</strong> emergono dalla foresta come quadri sospesi, mentre <strong>Daisuke Yokota</strong> dissolve contorni e riferimenti in immagini evanescenti.</p>
<p>Nel lavoro di <strong>Rinko Kawauchi</strong> il reale diventa un palcoscenico emotivo, dove sono le sensazioni, più che i soggetti, a emergere.</p>
<p><strong>Yoko Asakai</strong> invita infine lo spettatore a “varcare lo schermo”, trasformando il flusso di immagini video in un’esperienza che sembra germogliare dentro lo sguardo.</p>
<h3><strong>Gli artisti in mostra</strong></h3>
<p>Asakai Yoko, Hayashi Noriko, Ishikawa Naoki, Kai Keijiro, Kawauchi Rinko, Momose Aya, Nagashima Yurie, Nomura Sakiko, Shimonishi Susumu, Sato Tokihiro, Sugimoto Hiroshi, Suzuki Risaku, Suzuki Ryoko, Tomoko Yoneda, Miyagi Futoshi, Yokota Daisuke.</p>
<p>In occasione della mostra verrà pubblicato il volume <em>JAPAN. Corpi, memorie, visioni</em> a cura di Filippo Maggia e Guido Comis, edito da Silvana Editoriale, con il sostegno della Japan Foundation.</p>
<h3><strong>Orari</strong></h3>
<p>Da martedì a domenica 10-19. Lunedì 6 aprile 2026 apertura speciale. La biglietteria chiude mezz’ora prima.</p>
<h3><strong>Biglietti</strong></h3>
<p>Intero € 8,00<br />
Ridotto € 5,00 (65+; ragazzi 12–18; studenti fino a 26; persone con disabilità; soci TCI)<br />
Omaggio (bambini fino a 11 anni; accompagnatori gruppi; insegnanti in visita con studenti; un accompagnatore per disabile; giornalisti con tessera dell’Ordine; tessera ICOM; FVG Card).</p>
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            <item>
		<title>Ruota libera</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/ruota-libera/</link>
        
        
        <pubDate>Tue, 26 May 2026 10:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ascanio Cosma]]></dc:creator>

		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?post_type=mec-events&#038;p=74214</guid>

        <description><![CDATA[<img width="1366" height="911" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Mostra-bici-Villa-Manin-08.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mostra bici Villa Manin 08" loading="lazy" title="Ruota libera 72"> A Villa Manin oltre 60 modelli d’epoca e contemporanei per un viaggio nella storia della bicicletta]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>(© Stefan Nita)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Curata dal collezionista <strong>Mario Cionfoli </strong>di Vicenza, l’esposizione propone un percorso narrativo che attraversa epoche e contesti diversi e racconta come questo mezzo abbia ampliato le possibilità di movimento, lavoro e scoperta per milioni di persone.</p>
<p>Il racconto prende avvio nel 1815, quando il barone Karl von Drais ideò la draisina, primo prototipo di bicicletta in legno, nato come risposta a una grave crisi climatica che aveva ridotto drasticamente il numero dei cavalli. Da oggetto costoso e simbolo di status, la bicicletta si trasformò progressivamente in un mezzo sempre più diffuso, diventando strumento di lavoro, mezzo di spostamento quotidiano e protagonista di nuove forme di competizione sportiva, con le prime gare ciclistiche e i grandi eventi sportivi che contribuirono a trasformarla in un’occasione di riscatto sociale.</p>
<p>In mostra <strong>62 biciclette storiche e contemporanee</strong>, provenienti dal museo “Bicicleria” di Vicenza, il Museo della Bicicletta di Salcedo (VI), la Collezione Renato Bulfon di Mortegliano e la collezione privata di Alessandro Gallici.</p>
<p>Tra i modelli esposti, figurano esemplari iconici della storia del ciclismo (come la Legnano di Gino Bartali del 1946, la Colnago di Tadej Pogačar, o la bici di Marco Pantani) accanto a biciclette che testimoniano l’evoluzione tecnica e progettuale del mezzo.</p>
<p>L’allestimento, organizzato in <strong>sezioni tematiche</strong>, è accompagnato da fotografie d’epoca, documenti originali e materiali d’archivio che illustrano l’evoluzione tecnica della bicicletta: dai telai in ferro e acciaio, all’alluminio e alla fibra di carbonio, dai primi sistemi meccanici fino alle innovazioni più recenti come il cambio elettronico e i freni a disco.</p>
<p>Ampio spazio è riservato anche al trasferimento tecnologico, per mostrare come molte innovazioni nate nel campo della bicicletta abbiano contribuito allo sviluppo di altri settori, dall’industria motociclistica e automobilistica fino all’aeronautica. In chiusura, uno sguardo al presente e al rinnovato interesse verso forme di mobilità più sostenibili.</p>
<p>La mostra mette in luce anche il ruolo della bicicletta nel processo di <strong>emancipazione femminile</strong>: la possibilità per le donne di salire in sella, inizialmente ostacolata da diffidenze e discriminazioni, rappresentò un passaggio importante verso nuove forme di autonomia. Figura simbolo di questo percorso è Alfonsina Strada, unica donna a partecipare al Giro d’Italia maschile nel 1924.</p>
<figure id="attachment_74215" aria-describedby="caption-attachment-74215" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-74215" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Mostra-bici-Villa-Manin-14.jpg" alt="Mostra bici Villa Manin 14" width="800" height="533" title="Ruota libera 73" /><figcaption id="caption-attachment-74215" class="wp-caption-text">(© Stefan Nita)</figcaption></figure>
<p>Con il suo intreccio di storia, tecnologia e cultura popolare, “<strong><em>Ruota Libera</em></strong>” invita il pubblico a riscoprire la bicicletta come uno degli oggetti più significativi della modernità. La mostra sarà visitabile fino al 30 agosto, dal martedì alla domenica; ogni prima domenica del mese è previsto l’accesso a prezzo ridotto.</p>
<p>Il calendario della mostra prevede inoltre eventi collaterali rivolti al pubblico. <strong>Per ulteriori informazioni: </strong><a href="http://www.villamanin.it" target="_blank" rel="noopener">www.villamanin.it</a> &#8211; <a href="mailto:info@villamanin.it">info@villamanin.it</a> &#8211; 0432 821211</p>
<h3><strong>ORARI MOSTRA</strong></h3>
<p>Dal 19 maggio al 30 agosto 2026</p>
<p>Da martedì a domenica dalle 10 alle 19</p>
<p>Ogni prima domenica del mese l’ingresso alla mostra è a prezzo ridotto</p>
<p>Aperture speciali: lunedì 2 giugno</p>
<h3><strong>BIGLIETTI</strong></h3>
<p><strong>Intero &#8211; </strong>€7,00 (biglietto cumulativo mostra “Ruota Libera” + mostra Klimt €10,00)</p>
<p><strong>Ridotto* &#8211;</strong> €4,00 (biglietto cumulativo mostra “Ruota Libera” + mostra Klimt €7,00)</p>
<p><strong>Ridotto gruppi** &#8211;</strong> €3,00 (biglietto cumulativo mostra “Ruota Libera” + mostra Klimt €5,00)</p>
<p><strong>Omaggio &#8211; </strong>Bambini fino a 12 anni non compiuti; accompagnatori di gruppi (1 ogni gruppo); insegnanti in visita con alunni/studenti (2 ogni gruppo); un accompagnatore per disabile; tesserati ICOM; giornalisti con regolare tessera in servizio.</p>
<p><strong>Info e prenotazioni</strong>: telefono +39 0432 821211 email: <a href="mailto:bookshop@villamanin.it">bookshop@villamanin.it</a></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;linkname=Ruota%20libera" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;linkname=Ruota%20libera" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;linkname=Ruota%20libera" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;linkname=Ruota%20libera" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;linkname=Ruota%20libera" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fruota-libera%2F&amp;title=Ruota%20libera" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/ruota-libera/" data-a2a-title="Ruota libera"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Mostra-bici-Villa-Manin-08.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/ruota-libera/">Ruota libera</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
        
        
        
        <mec:startDate>2026-05-26</mec:startDate>
                <mec:startHour>10:00</mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-05-26</mec:endDate>
                <mec:endHour>19:00</mec:endHour>
        
                <mec:location>Villa Manin di Passariano, Codroipo</mec:location>
        
        
                <mec:category>meeting</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>Nuda Veritas</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/nuda-veritas/</link>
        
        
        <pubDate>Tue, 26 May 2026 10:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?post_type=mec-events&#038;p=74298</guid>

        <description><![CDATA[<img width="1366" height="768" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/simonediluca_est_facciata_villamanin_erpac_fvg.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="simonediluca est facciata villamanin erpac fvg" loading="lazy" title="Nuda Veritas 74"> Il capolavoro di Klimt esposto a Villa Manin in una mostra curata da Cäcilia Bischoff]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Villa Manin (© Simone Di Luca)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>È un’opera che vale un viaggio. Perché “<em>Nuda Veritas</em>” di <strong>Gustav Klimt</strong> non è solo uno dei capolavori dell’artista viennese ma è un dipinto che intriga, e poi interroga, chi lo osserva. Spinge a riflessioni che vanno oltre la semplice ammirazione dell’opera.</p>
<p>Dal 21 maggio al 6 settembre viene esposto a Villa Manin di Passariano di Codroipo in una mostra dell’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia – ERPAC FVG con MondoMostre, in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum e il Theatermuseum di Vienna.</p>
<p>L’esposizione è curata da <strong>Cäcilia Bischoff</strong>.</p>
<p>L’opera, concessa grazie alla collaborazione con il Kunsthistorisches Museum e il Theatermuseum, testimonia il prestigio raggiunto dal territorio friulano nel panorama artistico europeo.</p>
<p>“Nuda Veritas” è considerata una delle espressioni più intense della modernità artistica, capace di unire bellezza estetica e riflessione etica.</p>
<p>Il dipinto rappresenta una donna nuda, di una nudità volutamente esibita, persino sfrontata, totalmente diversa dalle rappresentazioni di nudi femminili dell’epoca. Questa è una donna sicura di sé, che affronta lo sguardo di chi la giudica, senza temerlo. La “Nuda Veritas” “con i suoi riccioli selvaggi e la bocca cattiva e fanatica” venne dipinta da Gustav Klimt nel 1899. È un olio su tela, di centimetri 252 x 56,2, conservato a Vienna presso il Theatermuseum.</p>
<p>Il fuoco aranciato dei riccioli e dei peli del pube spicca sul corpo bianco, calamitando lo sguardo.</p>
<p>Ma è una esibizione non destinata a catturare i sensi bensì l’intelletto. Perché la verità è potente, conquista l’attenzione, il palcoscenico, quasi. E nessuno può tenerla nascosta. L’occhio poi si fissa sullo specchio che lei tiene non rivolto a sé ma a chi la osserva: un invito a riflettere; quasi un gesto di sfida. Lo sguardo si allarga a un cielo perlaceo, iridescente, al serpente che risale la gamba della donna, ai carnosi fiori di magnolia&#8230;</p>
<p>Nulla qui è casuale, sembra di assistere, forse incapaci di decrittarlo fino in fondo, a un potente, vitale messaggio in codice.</p>
<p>Nel Salone centrale di Villa Manin, “<em>Nuda Veritas</em>” è allestita in modo elegante e, per così dire, senza tempo. Il contesto e gli approfondimenti sono riportati sui pannelli informativi a corredo. Nelle prime due sale, prima di arrivare al dipinto, vengono illustrati i legami di Klimt con l&#8217;Italia e viene presentata la sua biografia.</p>
<p>La sala successiva è dedicata ai molteplici livelli di significato dell&#8217;opera, poiché la “Nuda Veritas” è più complessa di quanto il titolo lasci supporre. Dopo aver potuto ammirare con calma l&#8217;affascinante capolavoro di Klimt, il tema delle “molte verità” viene ripreso in modo creativo. Infine, nell&#8217;ultima sala, il visitatore viene condotto nel mondo reale di Villa Manin con un riferimento alle decorazioni murali storiche.</p>
<p>Gustav Klimt fu uno dei protagonisti della Vienna moderna di fine Ottocento, contribuendo al superamento degli stili storicisti verso l’arte moderna. Il dipinto dialoga idealmente con gli affreschi di Louis Dorigny conservati a Villa Manin, che affrontano temi come desiderio, identità, bellezza e trasformazione. Villa Manin, luogo storico legato al Trattato di Campoformio, diventa così uno spazio di incontro tra memoria storica e arte contemporanea.</p>
<figure id="attachment_74300" aria-describedby="caption-attachment-74300" style="width: 254px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-large wp-image-74300" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Klimt_Nuda-Veritas_KHM-Museumsverband-Theatermuseum_HR-254x1024.jpg" alt="Klimt Nuda Veritas KHM Museumsverband Theatermuseum HR" width="254" height="1024" title="Nuda Veritas 75" /><figcaption id="caption-attachment-74300" class="wp-caption-text">Gustav Klimt, Nuda Veritas (© KHM-Museumsverband, Theatermuseum)</figcaption></figure>
<p><em>«La presenza della “Nuda Veritas” a Villa Manin rende possibile instaurare un dialogo tra questa riflessione sulla verità senza compromessi e un luogo che, in termini storici, segna anch’esso uno spostamento di paradigma», </em>afferma <strong>Mario Anzil</strong>, vicepresidente della Regione FVG.</p>
<p><em>«L’opportunità di ospitare la “Nuda Veritas” di Gustav Klimt – peraltro alla sua ultima tappa espositiva – rappresenta un’occasione davvero eccezionale: un’opera che non si limita a essere ammirata, ma che interroga profondamente chi la osserva. Una scelta che assume un valore particolare anche per Villa Manin, dove si attiva un dialogo estetico tra la poetica klimtiana e l’identità architettonica della Villa, in relazione anche con gli apparati decorativi storici, generando un confronto capace di valorizzare entrambe», </em>aggiunge <strong>Lydia Alessio-Vernì</strong>, direttrice generale dell’Ente regionale per il Patrimonio culturale – ERPAC FVG.</p>
<p>La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Moebius.</p>
<h3><strong>BIGLIETTI E ORARI</strong></h3>
<p>Martedì &#8211; domenica dalle 10:00 alle 19:00</p>
<p>Apertura straordinaria: lunedì 1 giugno</p>
<p><strong>Intero Klimt: </strong>€8,00</p>
<p><strong>Ridotto* Klimt: </strong>€5,00</p>
<p><strong>Ridotto gruppi** Klimt:</strong> €4,00</p>
<p><strong>Intero cumulativo</strong> (mostra Klimt + mostra “Ruota Libera”): €10,00</p>
<p><strong>Ridotto cumulativo </strong>(mostra Klimt + mostra “Ruota Libera”): €7,00</p>
<p><strong>Ridotto gruppi cumulativo</strong> (mostra Klimt + mostra “Ruota Libera”): €5,00</p>
<p><strong>Omaggio: </strong>Bambini fino a 12 anni non compiuti; accompagnatori di gruppi (1 ogni gruppo); insegnanti in visita con alunni/studenti (2 ogni gruppo); un accompagnatore per disabile; tesserati ICOM; giornalisti con regolare tessera in servizio.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;linkname=Nuda%20Veritas" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;linkname=Nuda%20Veritas" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;linkname=Nuda%20Veritas" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;linkname=Nuda%20Veritas" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;linkname=Nuda%20Veritas" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fnuda-veritas%2F&amp;title=Nuda%20Veritas" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/nuda-veritas/" data-a2a-title="Nuda Veritas"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/simonediluca_est_facciata_villamanin_erpac_fvg.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/nuda-veritas/">Nuda Veritas</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
        
        
        
        <mec:startDate>2026-05-26</mec:startDate>
                <mec:startHour>10:00</mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-05-26</mec:endDate>
                <mec:endHour>19:00</mec:endHour>
        
                <mec:location>Villa Manin di Passariano, Codroipo</mec:location>
        
        
                <mec:category>meeting</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>La nostra storia è di martedì</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/la-nostra-storia-e-di-martedi-2/</link>
        
        
        <pubDate>Tue, 26 May 2026 17:30:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>

		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?post_type=mec-events&#038;p=73555</guid>

        <description><![CDATA[<img width="800" height="1131" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/cimas-storia-martedi-2026.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cimas storia martedi 2026" loading="lazy" title="La nostra storia è di martedì 76"> A Cervignano quattro incontri con focus su storia e personaggi del territorio: da Giusto Gervasutti a Costantino Dardi fino ad Antonio Corazza]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>Al via la decima edizione della rassegna &#8220;<strong><em>La nostra storia è di martedì</em></strong>&#8220;, un ciclo di incontri culturali promosso dal <strong>CIMAS</strong> (Civico Museo Archeologico e Storico) in collaborazione con il Comune e la Parrocchia di San Michele Arcangelo.</p>
<p>Il programma di maggio 2026 promette un viaggio affascinante attraverso le figure e gli eventi che hanno segnato l&#8217;identità del territorio e non solo.</p>
<p>Tutti gli appuntamenti si terranno presso il <strong>Ricreatorio San Michele</strong> (via Mercato 1) alle <strong>ore 17.30</strong>, arricchiti dai &#8220;<em>Preludi musicali</em>&#8221; a cura del maestro <strong>Mauro Pestel</strong>.</p>
<p>Il percorso inizia il <strong>5 maggio</strong> con lo storico <strong>Antonio Rossetti</strong>, che analizzerà le radici della comunità locale nell&#8217;incontro intitolato &#8220;<em>I primi Cervignanesi e la nascita del più antico comune del Friuli</em>&#8220;.</p>
<p>Il <strong>12 maggio</strong>, in collaborazione con il <strong>Club Alpino Italiano</strong> (Sezione di Cervignano), la scena sarà dedicata a Giusto Gervasutti, soprannominato il &#8220;Fortissimo&#8221;. Lo scrittore e storico della montagna <strong>Carlo Crovella</strong> tratteggerà il profilo dell&#8217;uomo e dell&#8217;alpinista nel centenario di una storia che lega Cervignano a Torino.</p>
<p>La seconda metà del mese si focalizzerà su due giganti del XX secolo nati in queste terre. Il <strong>19 maggio</strong> una tavola rotonda composta da docenti dell&#8217;Università IUAV di Venezia e dell&#8217;Università di Trieste (tra cui <strong>Roberta Albiero</strong> e <strong>Giovanni Fraziano</strong>) renderà omaggio a Costantino Dardi. L&#8217;incontro esplorerà il pensiero e la visione progettuale dell&#8217;architetto cervignanese.</p>
<p>Infine, il <strong>26 maggio</strong>, il professor <strong>Alessandro Del Puppo</strong> dell&#8217;Università di Udine chiuderà la rassegna con un focus su Antonio Corazza. L&#8217;intervento analizzerà l&#8217;apogeo e la crisi del neorealismo in pittura attraverso l&#8217;opera dell&#8217;artista.</p>
<p>L&#8217;iniziativa, sostenuta anche dall&#8217;<strong>Associazione</strong> <strong>Culturale Luigi Cocco</strong>, è a ingresso libero.</p>
<p>Per ulteriori dettagli è possibile contattare l&#8217;organizzazione all&#8217;indirizzo email info@cimascervignano.it.</p>
<p><em>Livio Nonis</em></p>
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]]></content:encoded>
        
        
        
        <mec:startDate>2026-05-26</mec:startDate>
                <mec:startHour>17:30</mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-05-26</mec:endDate>
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                <mec:category>meeting</mec:category>
        
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		<title>Marcello Mascherini. Gioia di vivere</title>
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        <pubDate>Wed, 27 May 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="800" height="918" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/mascherini.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mascherini" loading="lazy" title="Marcello Mascherini. Gioia di vivere 77"> A Villa de Claricini Dornpacher una selezione di grandi sculture in bronzo rende omaggio, a 120 anni dalla nascita, a uno dei protagonisti della scultura europea del Novecento]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Inaugura <strong>sabato 21 marzo alle ore 11</strong> a <strong>Villa de Claricini Dornpacher</strong> a Bottenicco di Moimacco <strong><em>Marcello Mascherini. Gioia di vivere</em></strong>, rassegna antologica dedicata a uno dei più autorevoli protagonisti della scultura europea del Novecento.</p>
<p>L’esposizione, visitabile <strong>fino al 2 giugno 2026</strong>, celebra il <strong>120° anniversario della nascita di Marcello Mascherini</strong>, nato a Udine nel 1906, proponendo un percorso immersivo che intreccia scultura, paesaggio e architettura.</p>
<p>A cura di <strong>William Cortes Casarrubios</strong>, è realizzata in collaborazione con l’Archivio Marcello Mascherini e con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia a seguito del riconoscimento della Fondazione de Claricini Dornpacher quale Contenitore culturale creativo.</p>
<p>L’iniziativa inaugura un ciclo di mostre di scultura all’aperto ideato per il compendio monumentale della Villa promosso da Alessandro Del Puppo con il coinvolgimento di giovani ricercatori del Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Udine.</p>
<p>Tra il parco storico e la limonaia della Villa, la mostra presenta una selezione di quattordici sculture in bronzo, riportando le opere nella loro dimensione “naturale”: quella dello spazio aperto.</p>
<p>“Questa scelta di allestimento – afferma il curatore Cortes Casarrubios – richiama volutamente le grandi esposizioni <em>en plein air</em> degli anni Cinquanta e Sessanta, stagione in cui Mascherini fu protagonista assoluto a livello europeo e internazionale”.</p>
<p>In questo dialogo tra volume plastico e ambiente, opere come <em>La Terra</em> (1944), <em>Cantico dei Cantici</em> (1962) e <em>Figura jonica</em> (1967) si confrontano con le essenze arboree e le architetture storiche, trasformando il giardino di Villa de Claricini Dornpacher in uno spazio contemplativo dove la materia bronzea vibra alla luce e interroga direttamente lo sguardo dell’osservatore.</p>
<p>All’interno degli spazi espositivi, il percorso si concentra invece su un approfondimento specialistico dedicato al ciclo dei <em>Fiori</em>, risalente all’ultima fase della ricerca artistica di Mascherini.</p>
<p>Qui la scultura abbandona la tensione monumentale per inoltrarsi in una dimensione organica e metamorfica. Attraverso opere come <em>Fiore del ricordo</em> (1972) e <em>Fiore di pietra</em> (1974) emerge una poetica che fonde natura e artificio, energia vitale e inquietudine formale, documentando l’ultima stagione creativa dell’artista.</p>
<p>In questo intreccio di materia, luce e paesaggio, la mostra restituisce pienamente la “gioia di vivere” che attraversa l’opera di Mascherini, riaffermandone la vitalità e l’attualità nel dialogo con la natura e con lo spazio contemporaneo.</p>
<p>“Con questa mostra, che si colloca fra le iniziative di punta in programma nei nostri spazi fra il 2026 e il 2027, si conferma la vocazione artistica della Villa – sottolinea <strong>Oldino Cernoia</strong>, presidente della Fondazione de Claricini Dornpacher –.  Siamo onorati e orgogliosi di ospitare le opere di uno degli scultori più interessanti del Novecento, la cui fama ha superato di gran lunga i confini regionali e nazionali. Visitarla sarà un’occasione preziosa per approfondire la conoscenza della sua arte, in un contesto di particolare suggestione com’è quello del giardino storico della dimora”.</p>
<p>A completamento del progetto espositivo, dopo l’inaugurazione si svilupperà un intervento fotografico di <strong>Alessandro Ruzzier</strong>.</p>
<p>Lontano da una semplice documentazione catalografica, Ruzzier utilizzerà la fotografia come strumento critico e interpretativo, “risignificando” l’allestimento attraverso nuove traiettorie visive. Il suo lavoro indagherà lo “sguardo” come dimensione relazionale: non solo quello del visitatore che attraversa il parco, ma anche quello suggerito dalle stesse forme di Mascherini, proiettate verso l’orizzonte alpino e il cielo.</p>
<p>Nato a Udine,<strong> Marcello Mascherini</strong> (14 settembre 1906 – 19 febbraio 1983) trascorre l’infanzia a Fagnigola. Dopo gli anni della guerra come profugo a Isernia, si stabilisce a Trieste. Qui si forma alla Scuola per capi d’arte dell’Istituto Industriale Alessandro Volta, allievo di Alfonso Canciani, e completa il percorso nello studio di Franco Asco. Esordisce nel 1924 al Circolo Artistico di Trieste.</p>
<p>Negli anni Trenta ottiene importanti incarichi pubblici collaborando con architetti come Umberto Nordio, Gustavo Pulitzer Finali, Gio Ponti e Marcello Piacentini, e partecipa alle principali rassegne nazionali (Quadriennale, Triennale, Biennale). Vince la medaglia d’argento alla V Triennale di Milano (1933) e riceve numerosi premi fino al 1943. Dal 1931 avvia anche una significativa attività nell’arredo navale, lavorando per numerosi transatlantici.</p>
<p>Nel dopoguerra è protagonista della rinascita culturale triestina e consolida la sua fama internazionale: partecipa alla <em>Mostra d’arte italiana del XX secolo</em> aperta nel 1949 al Museum of Modern Art di New York e nel 1950 ottiene il primo premio per la scultura alla Biennale di Venezia, ex aequo con Luciano Minguzzi. Espone a Parigi e in Germania, affermandosi nel panorama europeo.</p>
<p>Parallelamente lavora per il teatro come scenografo e costumista a Trieste e a Roma. Nel 1957 vince il Premio internazionale “Città di Carrara” e, dopo l’esperienza del concorso per il Monumento ad Auschwitz, evolve verso una fase espressiva detta “carsica”, dalle forme più drammatiche e inquiete. Nel 1962 ha una sala personale alla Biennale di Venezia e gli viene conferito il maggior premio per l’arte sacra.</p>
<p>Tra gli scultori italiani più autorevoli del secondo Novecento, negli ultimi anni, dopo il trasferimento a Sistiana nel 1967, sviluppa la stagione dei <em>Fiori</em>, sculture fitomorfe che segnano il suo testamento artistico.</p>
<h3>Orari</h3>
<p><strong>21 marzo &#8211; 2 giugno 2026</strong></p>
<p>orario visite: <strong>da lunedì a venerdì 9-12/15-18</strong> e durante gli eventi in programmazione nei fine settimana (calendario su  <span style="text-decoration: underline"><a href="https://visit.declaricini.it/" target="_blank" rel="noopener">https://visit.declaricini.it/</a></span>)</p>
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		<title>Chê Matine: il terremoto in fotografia</title>
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        <pubDate>Wed, 27 May 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="923" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Aldo_Martinuzzi_Osoppo_1976.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Aldo Martinuzzi Osoppo 1976" loading="lazy" title="Chê Matine: il terremoto in fotografia 78"> Per la prima volta in mostra 50 immagini scattate da Aldo Martinuzzi il giorno dopo il sisma che cinquant’anni fa sconvolse il Friuli]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Aldo Martinuzzi, Osoppo, 1976</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalle 5 di mattina alle 5 di sera del 7 maggio 1976 un fotografo percorre in moto il Friuli. Non è un Friuli qualsiasi, con le sue cittadine tranquille, le sue verdi colline, le sue montagne placide.</p>
<p>È invece il Friuli all’indomani del terremoto che il giorno prima, il 6 maggio 1976 sul far della sera, in pochi secondi aveva cambiato per sempre la fisionomia di un territorio e di una comunità. Un’ecatombe: donne, uomini, bambini sepolti sotto le proprie case; migliaia di abitazioni distrutte, poco meno di mille morti.</p>
<p>Per la prima volta, 50 scatti realizzati da quel fotografo – <strong>Aldo Martinuzzi</strong>, affermato reporter sportivo – sono visibili al pubblico nella mostra <strong><em>CHÊ MATINE</em></strong>, organizzata dal <strong>Comune di Spilimbergo</strong> e il <strong>CRAF – Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia </strong>e in collaborazione con la <strong>Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia</strong> e <strong>Fondazione Friuli.</strong> Allestita nel <strong>Palazzo La Loggia</strong> di Spilimbergo da <strong>sabato 28 marzo</strong> (alle ore 11.00 è prevista l’inaugurazione), l’esposizione sarà visitabile fino al 7 giugno.</p>
<p><em>Chê matine</em> è un vero e proprio diario di bordo: appena raggiunto dalla notizia del terremoto, Aldo Martinuzzi lascia Milano – città nella quale si era trasferito ancora giovanissimo da Barbeano, vicino a Spilimbergo, suo paese natale &#8211; con la sua compagna, a bordo della sua moto.</p>
<p>Arriva in Friuli alle prime luci dell’alba del 7 maggio 1976; giusto il tempo di accertarsi che i suoi familiari stiano bene, nonostante i danni ingenti subiti dalle abitazioni, e poi via. Valeriano, Forgaria, Majano, Gemona del Friuli, Venzone, Osoppo, Rivoli di Osoppo, Castelnovo, Oltrerugo. La moto di Martinuzzi attraversa una decina di paesi e la sua macchina fotografica fissa per sempre il ritratto della devastazione.</p>
<p>Case rase al suolo, edifici miracolosamente rimasti intatti, le prime bare, gli sguardi dei sopravvissuti. Ma le foto che usciranno dalla sua macchina fotografica sono anche il ritratto della incredibile forza di volontà che, comunque e nonostante tutto, i friulani dimostrano di mantenere intatta a poche ore dal sisma.</p>
<p>“In autostrada incrociavamo già i mezzi di soccorso, militari, ambulanze, camioncini con i cartelli: “Soccorsi Friuli” – ricorda Martinuzzi –. Il campanile e la chiesa di Valeriano avevano subito forti danni, erano luoghi che conoscevo benissimo dove avevo trascorso la mia infanzia e parte dell’adolescenza. Attraversammo Pinzano dove, almeno sulla strada principale, c’era solo qualche piccolo crollo e altri cedimenti lungo la strada per la stazione. Arrivammo a Forgaria dove c’erano case diroccate e macerie sulle strade, ma fortunatamente i nostri spostamenti erano agevolati dall’utilizzo della moto. Fui colpito dall’immagine di un signore che, tranquillamente, stava vangando il proprio orto, un’immagine tipica della nostra friulanità. Arrivammo a Majano dove erano collassati due condomini gemelli, Astra e Udine, costruiti nel 1967. A Gemona ci arrivammo dalla strada alta, piena di massi e crepe sull’asfalto. Sia a Maiano che a Gemona apprezzai la celerità dei soccorsi, erano già pronte molte bare e allestita una tendopoli per gli sfollati. A Venzone erano già presenti volontari intenti per sistemare un muretto di sassi a secco crollato al di fuori delle antiche mura perimetrali. A Osoppo c’era una vastità enorme di macerie e case crollate fatte con sassi e solai di legno. Mi impressionò la sede del Partito Comunista che aveva resistito alla distruzione. Dappertutto c’erano militari, vigili del fuoco, volontari, che cercavano superstiti scavando anche a mani nude, nonostante il susseguirsi delle scosse. Assistetti alle lunghe operazioni per il recupero del piccolo Paolo Fabris, figlio del farmacista, che fortunatamente fu ritrovato in buona salute (il settimanale Epoca gli dedicò la copertina a colori). Vicino a Maiano crollò la trattoria “Da Gardo” durante una cena, ci furono 16 morti. Fotografai anche i dintorni di San Daniele, Castelnovo e Oltrerugo”.</p>
<p>Il reportage fotografico di Aldo Martinuzzi si conclude alle 5 di sera del 7 maggio 1976, dopo 12 ore. Un grande lavoro di valore fotogiornalistico e sentimentale che avrebbe potuto essere venduto a qualche giornale ma che invece, per volontà del suo autore, è rimasto lontano dai riflettori fino ad oggi.</p>
<p>Nato a Udine nel 1946, dopo l’infanzia trascorsa a Gaio di Spilimbergo con la nonna materna, nel 1961 <strong>Aldo Martinuzzi</strong> si trasferisce con i genitori a Milano. Qui inizia a lavorare come apprendista in una azienda di Fotoincisione. Il progresso nel campo delle riproduzioni fotografiche per la stampa lo pone in contatto con altri metodi “litho e rotocalco”. Alla Fotoincisione Sempione di Milano si riproducevano in quel periodo, le più belle immagini sportive per la pubblicazione su riviste specializzate, “Super Sport” e “Calcio e Ciclismo Illustrato” della Gazzetta dello Sport. Scatta in Martinuzzi un vero e proprio amore per la fotografia sportiva. Nel 1972 inizia la sua attività di fotografo “freelance”. Si specializza nel settore degli sport invernali con i reportages alle Coppe del Mondo, Campionati Mondiali e Olimpiadi Invernali. Collabora sino al 1996 con la rivista “Neve Sport” rivista settimanale nel periodo invernale Nel 1980 si avvicina ad altre discipline: ciclismo, calcio, tennis, sci nautico, golf, per cinque anni è il fotografo ufficiale dell’Inter di Trapattoni. Nel 1987 vince il premio fotografico “Diadora”. In collaborazione con il CRAF di Spilimbergo e il compianto Walter Liva, vengono allestite diverse sue mostre fotografiche: 2005, I Volti dello Sport, Lignano Pineta, Sequals, Piancavallo; 2011, Fotografi di Corsa, Spilimbergo, Milano; 2016, Omaggio allo Sport, viale pedonale di Lignano Sabbiadoro; 2018 Fotografi di Corsa, San Vito al Tagliamento. Nel 2025 la Pro Loco “I Due Campanili” di Gaio e Baseglia edita il libro “Aldo Martinuzzi il grande sport fotografato da un Friulano”.</p>
<h3>Orari</h3>
<p><strong>ALDO MARTINUZZI &#8211; CHÊ MATINE</strong></p>
<p><strong>Spilimbergo, Palazzo La Loggia</strong></p>
<p><strong>dal 28 marzo al 7 giugno 2026</strong></p>
<p>orario visite: 10.00-13.00 e 15.00-17.30 tutti i giorni</p>
<p>chiuso lunedì (tutto il giorno) e giovedì pomeriggio</p>
<p>ingresso libero</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;linkname=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;linkname=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;linkname=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;linkname=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;linkname=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fche-matine-il-terremoto-in-fotografia%2F&amp;title=Ch%C3%AA%20Matine%3A%20il%20terremoto%20in%20fotografia" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/che-matine-il-terremoto-in-fotografia/" data-a2a-title="Chê Matine: il terremoto in fotografia"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Aldo_Martinuzzi_Osoppo_1976.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/che-matine-il-terremoto-in-fotografia/">Chê Matine: il terremoto in fotografia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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