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	<title>Cervignano commemora l&#8217;abate Biavi &#8211; imagazine.it</title>
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	<title>Cervignano commemora l&#8217;abate Biavi &#8211; imagazine.it</title>
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		<title>FVG Settanta</title>
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        <pubDate>Sun, 06 Sep 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="727" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/italia-settanta.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="italia settanta" loading="lazy" title="FVG Settanta 84"> Arti visive in Friuli Venezia Giulia negli anni ’70: a Gorizia e Gradisca il racconto di un decennio rivoluzionario]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>Dal 27 giugno, le sale di <strong>Palazzo Attems Petzenstein a Gorizia</strong> tornano a farsi scenario di un viaggio ravvicinato nella memoria visiva del nostro Paese con l’apertura della mostra <strong>“</strong><strong><em>Italia Settanta. La creatività come antidoto. Arte Moda Design</em>”.</strong></p>
<p>L&#8217;esposizione, promossa dell’<strong>Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia – ERPAC FVG</strong>, rappresenta il nuovo, attesissimo tassello di un articolato percorso che, dopo il successo dei precedenti appuntamenti dedicati agli anni Cinquanta e Sessanta, continua a documentare le profonde trasformazioni della società italiana del secondo dopoguerra.</p>
<p>In stretto collegamento con la mostra goriziana, a <strong>Gradisca d’Isonzo</strong>, il progetto <strong>“</strong><em><strong>FVG Settanta. Arti visive in Friuli Venezia Giulia negli anni ’70</strong></em><strong>”</strong> della <strong>Galleria Regionale d’Arte Contemporanea “Luigi Spazzapan”</strong> riaccenderà i riflettori su un territorio — da Trieste a Udine, da Pordenone fino all&#8217;Isontino — che storicamente è stato un crocevia fondamentale di avanguardie artistiche.</p>
<p>Il fulcro dell&#8217;indagine della mostra di Gorizia, curata da Raffaella Sgubin, Carla Cerutti, Lorenzo Michelli ed Enrico Minio Capucci e allestita dallo studio Roberto Festi, rimane l&#8217;affascinante e fitto dialogo tra i diversi linguaggi creativi — Arte, Moda e Design, appunto — mettendone in luce le affinità e le reciproche influenze sullo sfondo di un&#8217;epoca segnata da radicali mutamenti economici, politici e culturali.</p>
<p>In questa nuova tappa, le arti visive affiancano gli altri ambiti assumendo valenza critica rispetto alle urgenze del periodo.</p>
<p>Gli anni Settanta si distinguono infatti per la straordinaria pluralità dei linguaggi artistici e per il venir meno di una direzione unitaria della ricerca. Accanto alle esperienze concettuali, che privilegiano il progetto e l’idea, si sviluppano pratiche che analizzano criticamente i fondamenti della pittura, mentre altre invadono lo spazio attraverso installazioni e interventi ambientali. Tra memoria e sperimentazione, citazione e innovazione, il decennio ridefinisce profondamente i modelli del fare artistico.</p>
<p>La selezione espositiva di arti visive – strutturata a partire dalle ambientazioni di moda e design – mette in relazione esperienze eterogenee: dagli echi della stagione Pop e delle ricerche degli anni Sessanta fino a pratiche che anticipano le sensibilità degli anni Ottanta, evidenziando continuità e trasformazioni all’interno di un quadro non lineare. Così, accanto a figure di riferimento come <strong>Alberto Burri</strong> e <strong>Afro</strong>, la sezione presenta protagonisti della ricerca pittorica e concettuale quali <strong>Gino De Dominicis</strong>, <strong>Giorgio Griffa</strong>, <strong>Rodolfo Aricò, Marco Gastini, Getulio Alviani, Carlo Ciussi </strong>e<strong> Lucio Saffaro</strong>.</p>
<p>Nel corpo della mostra non poteva mancare <strong>Ugo Nespolo</strong>, con la sua linea dinamico/futurista e per questo citazionista, insieme a un&#8217;installazione di <strong>Michelangelo Pistoletto</strong>, che apre alla dimensione ambientale e relazionale dell’opera. Questa sezione evidenzia chiaramente il rapporto tra le arti visive e le altre discipline: mentre design e moda si concentrano sulla dimensione della quotidianità e della funzione, l’arte sviluppa percorsi orientati alla sperimentazione di nuovi linguaggi e alla definizione di modelli espressivi in costante mutamento.</p>
<p>Il mondo della moda vive nel medesimo decennio una rivoluzione epocale legata alla definitiva industrializzazione del settore. L&#8217;alto artigianato cede il passo al prêt-à-porter e la figura del sarto d&#8217;atelier viene sostituita da quella, modernissima, dello &#8220;stilista&#8221; termine coniato a definire <strong>Walter Albini</strong>.</p>
<p>Milano si consacra come nuova capitale della moda e i grandi interpreti del Made in Italy dimostrano la capacità straordinaria di elevare la produzione di tipo industriale a livelli qualitativi eccelsi. La metamorfosi del costume si riflette in creazioni straordinarie, sospese tra moda e arte concettuale: ne è un esempio il cappotto-scultura <em>Cretto</em> di <strong>Roberto Capucci</strong>, che recepisce gli stimoli materici delle arti visive applicando elementi naturali insoliti sul tessuto come sassi, corda e bambù.</p>
<p>Accanto alle geometrie e ai celebri accostamenti cromatici dei capi in maglieria firmati da <strong>Missoni</strong>, il guardaroba quotidiano si ridefinisce attraverso i generi e le forme, trovando nella giacca destrutturata di <strong>Giorgio Armani</strong> il simbolo intramontabile di una nuova eleganza urbana e fluida. Questa spinta al rinnovamento intercetta anche le istanze dei più giovani e della cultura underground grazie allo stile pop e dirompente di <strong>Elio Fiorucci</strong>, capace di trasformare i jeans e l&#8217;abbigliamento unisex in un fenomeno di costume globale.</p>
<p><strong>Il design, </strong>dal canto suo, attraversa una stagione di eccezionale vitalità formale. Sulla scia delle grandi riflessioni sul nuovo panorama domestico, la produzione industriale sperimenta con audacia le materie plastiche, lasciando spazio a ironiche intuizioni visive. Emblematica di questa libertà espressiva è la monumentale poltrona <em>Joe</em> del trio <strong>De Pas-D&#8217;Urbino-Lomazzi</strong>, una seduta scultorea a forma di guantone da baseball che contesta apertamente il rigore del mobile tradizionale.</p>
<p>Questa spinta iconoclasta convive con il design industriale più puro e rigoroso, attento alla tecnologia e alla funzionalità dell&#8217;ufficio e della casa, magistralmente interpretato dalla calcolatrice portatile <em>Divisumma 18</em> disegnata da <strong>Mario Bellini per Olivetti</strong>, avvolta nella sua caratteristica e morbida membrana di gomma flessibile. Se la lampada <em>Valigia</em> di <strong>Ettore Sottsass jr</strong> esprime con la sua estetica geometrica l&#8217;idea di un design ironico e &#8220;nomade&#8221;, pronto a seguire le evoluzioni degli spazi abitativi, la produzione industriale milanese si conferma il cuore pulsante del settore grazie a protagonisti del calibro di Joe Colombo, Vico Magistretti, Achille Castiglioni, Richard Sapper e Gae Aulenti.</p>
<p>In contrapposizione a questa dimensione industriale, si palesa il desiderio di un ritorno alla natura, all’autoproduzione e all’uso di materiali poveri, come testimoniano i progetti di <strong>Enzo Mari</strong> e i mobili scultorei di <strong>Mario Ceroli</strong>. Un caso a parte è costituito dall’attività di <strong>Gabriella Crespi</strong>, creatrice di arredi sofisticati d’alto artigianato apprezzati da una ristretta clientela internazionale e oggi oggetto di grande riscoperta da parte dei collezionisti. La fine del decennio segna infine la transizione verso le provocazioni postmoderne: una stagione dominata dalla figura di <strong>Alessandro Mendini</strong> e dallo <strong>Studio Alchimia</strong> (fondato a Milano nel 1976 da Alessandro e Adriana Guerriero), che aprirà la strada alla straordinaria avventura del gruppo <strong>Memphis</strong>, creato da Ettore Sottsass nel 1981.</p>
<p>Con questo ricco intreccio di storie, visioni e oggetti indimenticabili, la mostra a Palazzo Attems Petzenstein si propone non solo come un esercizio di memoria storica, ma come una chiave di lettura fondamentale per comprendere le radici della nostra contemporaneità.</p>
<p>Il progetto “<strong>FVG Settanta. Arti visive in Friuli Venezia Giulia negli anni ’70</strong>”, a Gradisca d’Isonzo, si articolerà parallelamente attraverso mostre, incontri, dialoghi, momenti di approfondimento e pubblicazioni. Si configura come un percorso articolato di ricerca, valorizzazione e divulgazione dedicato alla ricostruzione del panorama artistico regionale e nasce da un&#8217;approfondita attività di ricerca archivistica condotta presso fondi pubblici e privati conservati in diverse istituzioni culturali del territorio, tra cui la Galleria Regionale d&#8217;Arte contemporanea &#8220;Luigi Spazzapan&#8221;, il Museo Revoltella, Casa Zanussi &#8211; Centro Cultura Pordenone, nonché gli archivi di importanti realtà espositive private quali la Galleria Plurima e lo Studio Tommaseo.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è riportare alla luce protagonisti, artisti, mostre, eventi, reti/relazioni e progettualità culturali che hanno contribuito a definire l&#8217;identità artistica del Friuli Venezia Giulia negli anni Settanta, evidenziando il ruolo svolto dalla nostra regione all&#8217;interno dei più ampi processi di rinnovamento artistico e culturale di quegli anni.</p>
<p>Si apre con “<strong>Per una nuova Galleria</strong>” (27 giugno – 20 luglio), dedicata alle origini della Galleria Regionale d’Arte Contemporanea “Luigi Spazzapan”, con opere provenienti dalle prime acquisizioni, materiali d’archivio digitalizzati e un video introduttivo sul progetto. Prosegue con “<strong>Nuovi modelli di ricerca</strong>” (23 luglio – 29 novembre), che ricostruisce le principali esperienze artistiche regionali attraverso opere, documenti e archivi organizzati per nuclei geografici e tematici, trasformando la Galleria in un centro di memoria visiva degli anni Settanta.</p>
<p>Tra gli appuntamenti collegati rientra la presentazione della <strong>donazione di Sergio Pausig</strong> (11 settembre – 11 ottobre), composta da opere realizzate negli anni Settanta e da lavori successivi destinati a ERPAC, cui si affiancherà un ciclo di eventi collaterali e conferenze (settembre 2026 – gennaio 2027) dedicati ai temi emersi dalla ricerca. Il percorso culminerà infine il 15 gennaio 2027 con un evento conclusivo in occasione del <strong>50° anniversario della fondazione della Galleria Spazzapan</strong>, in dialogo con il progetto <strong>Together</strong>, quale momento di incontro tra studiosi, istituzioni, artisti e comunità per valorizzare oltre cinquant’anni di ricerca e sperimentazione nell’arte contemporanea del Friuli Venezia Giulia.</p>
<h3><strong>Informazioni utili</strong></h3>
<p><strong>Mostra:</strong> Italia Settanta. La creatività come antidoto. Arte Moda Design.</p>
<p><strong>Sede:</strong> Palazzo Attems Petzenstein, Piazza Edmondo De Amicis, 2 – Gorizia</p>
<p><strong>Periodo:</strong> Dal 27 giugno al 29 novembre</p>
<p><strong>Catalogo: </strong>Antiga Edizioni</p>
<p><strong>Allestimento: </strong>Studio Roberto Festi</p>
<p><strong>Grafica:</strong> Studio Polo 1116 – Sergio Brugiolo e Chiara Romanelli</p>
<p><strong>Orari:</strong> lun &#8211; dom 9-19 e giovedì 9-22</p>
<p><strong>Contatti:</strong> <a href="mailto:didatticamusei.erpac@regione.fvg.it" target="_blank" rel="noopener">didatticamusei.erpac@regione.<wbr />fvg.it</a> / 0481 285335</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Mostra:</strong><strong> </strong>FVG Settanta. Arti visive in Friuli Venezia Giulia negli anni ’70</p>
<p><strong>Sede:</strong> Galleria Regionale di Arte contemporanea Luigi Spazzapan, Via Marziano Ciotti, 51 – Gradisca d’Isonzo (GO)</p>
<p><strong>Periodo:</strong> Dal 27 giugno al 29 novembre</p>
<p><strong>Catalogo: </strong>Antiga Edizioni</p>
<p><strong>Grafica:</strong> Studio Polo 1116 – Sergio Brugiolo e Chiara Romanelli</p>
<p><strong>Orari:</strong> mer &#8211; dom 10-13/15-19</p>
<p><strong>Contatti:</strong> <a href="mailto:galleriaspazzapan@regione.fvg.it" target="_blank" rel="noopener">galleriaspazzapan@regione.fvg.<wbr />it</a> / 0481 960816</p>
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            <item>
		<title>Il tennis in un millesimo di secondo</title>
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        <pubDate>Sun, 06 Sep 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="910" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/PAOLINI_USopen-2025.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="PAOLINI USopen 2025" loading="lazy" title="Il tennis in un millesimo di secondo 85"> A Trieste la mostra fotografica di Ray Giubilo: oltre 60 immagini di grande formato realizzate nei più importanti eventi internazionali ]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>L&#8217;immagine vincitrice del 2025 ITF Tennis Photo Award</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>If you can meet with Triumph and Disaster and treat those two impostors just the same&#8230;</em></p>
<p>Le celebri parole di Rudyard Kipling, che accolgono i giocatori all’ingresso del Campo Centrale di Wimbledon, rappresentano il filo conduttore di <strong><em>FLYING RACQUETS</em></strong>, la mostra fotografica di <strong>Ray Giubilo</strong> dedicata al mondo del tennis professionistico contemporaneo, che si inaugura a <strong>Trieste</strong>, <strong>venerdì 17 luglio</strong>, alla Sala Leonor Fini del Magazzino 26, in Porto Vecchio, realizzata dall’Associazione culturale <strong>Triestebookfest</strong>, in co-organizzazione con il <strong>Comune di Trieste –</strong><strong> Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo</strong>, il contributo della <strong>Fondazione CRTrieste</strong> e la collaborazione di <strong>Aps comunicazione</strong>, curatore <strong>Aldo Poduie</strong>.</p>
<p>“Il titolo dell’esposizione – sottolinea il fotografo triestino di fama internazionale <strong>Ray Giubilo, </strong>la cui fotografia “<strong><em>It’s not Halloween</em></strong>” ha vinto il <strong>2025 ITF Tennis Photo Award</strong> come migliore fotografia di tennis dell’anno e anche l’<strong>AIPS Award</strong>  come migliore fotografia sportiva del 2025 – nasce da un’immagine tanto familiare quanto simbolica per chiunque abbia vissuto il tennis da vicino: le racchette che, nei momenti di rabbia, gioia o frustrazione, prendono il volo sui campi di tutto il mondo. Un gesto che racconta meglio di qualsiasi altra cosa la natura di uno sport sospeso costantemente tra trionfo e sconfitta, tra esaltazione e delusione”.</p>
<p>La mostra presenta una selezione di <strong>oltre 60 immagini</strong> di grande formato (accompagnate da centinaia di scatti digitali), realizzate nel corso di quasi quarant’anni di attività fotografica di Ray Giubilo nei più importanti eventi internazionali del tennis.</p>
<p>Un patrimonio di esperienze e di sguardi raccolti sui campi dei tornei più prestigiosi del mondo e restituiti al pubblico attraverso un percorso visivo libero da rigide scansioni cronologiche.</p>
<p>“Protagonisti delle fotografie sono certamente grandi campioni (<strong>Federer, Nadal, Williams, Sampras, Djokovic, Alzarz, Paolini, Sinner</strong> solo per citarne alcuni) e i loro gesti atletici – afferma Ray Giubilo – ma anche tutto ciò che rende unico questo sport: le atmosfere dei tornei, la tensione dei momenti decisivi, i dettagli spesso invisibili a occhio nudo e quell’universo di luci, ombre e colori che soltanto la fotografia riesce a fissare nel tempo”.</p>
<p>Il colore rappresenta uno degli elementi distintivi dell’esposizione. Le immagini raccontano infatti il passaggio dal tennis delle racchette di legno e delle tradizionali divise bianche al cosiddetto “tennis moderno”: uno sport sempre più veloce, potente e spettacolare, caratterizzato da una continua evoluzione tecnologica e da ricchezza cromatica.</p>
<p>Questa stessa cromia che ritroviamo anche nella serie pittorica “<em>Terra Rossa</em>” dell’artista <strong>Federica Ramani</strong>, che partecipa alla mostra interpretando gli scatti più iconici e recenti di Ray Giubilo attraverso una tecnica dal forte impatto sensoriale: la fusione tra la cera dell’encausto e la reale terra rossa prelevata dai campi.</p>
<p>“Questa combinazione – spiega Federica Ramani – conferisce una tridimensionalità alla tela ed evoca un&#8217;esperienza sensoriale. La terra rossa diventa il medium artistico con cui do corpo e sostanza al movimento cristallizzato dall’obiettivo di Giubilo”.</p>
<p>La mostra invita quindi il pubblico a scoprire il tennis da una prospettiva inedita: quella delle emozioni, dei dettagli e delle storie che si nascondono dietro ogni punto giocato e ogni istante catturato dall’obiettivo.</p>
<figure id="attachment_75452-2" aria-describedby="caption-attachment-75452-2" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-75452" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Ray-Giubilo.jpg" alt="Ray Giubilo" width="600" height="577" title="Il tennis in un millesimo di secondo 86" /><figcaption id="caption-attachment-75452-2" class="wp-caption-text">Ray Giubilo</figcaption></figure>
<p>Storie che saranno al centro anche di alcuni <strong>eventi organizzati da Triestebookfest alla Sala Luttazzi</strong>: primo appuntamento proprio il giorno dell’inaugurazione della mostra, per la <strong>presentazione del volume fotografico “<em>Flying Racquets</em>” (Allemandi Editore)</strong>, in programma<strong> venerdì 17 luglio, alle 17.30</strong>, con Ray Giubilo in dialogo con l’inviato Rai<strong> Sebastiano Franco</strong>. Seguirà la visita alla mostra (ingresso libero a entrambi gli eventi).</p>
<h3><strong>Orari</strong></h3>
<p><strong>Aperta dal 18 luglio al 20 settembre<br />
</strong>Giovedì e aperture speciali 16-20<br />
Venerdì, sabato, domenica e festivi 11-20<br />
Ingresso libero</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-tennis-in-un-millesimo-di-secondo%2F&amp;linkname=Il%20tennis%20in%20un%20millesimo%20di%20secondo" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-tennis-in-un-millesimo-di-secondo%2F&amp;linkname=Il%20tennis%20in%20un%20millesimo%20di%20secondo" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-tennis-in-un-millesimo-di-secondo%2F&amp;linkname=Il%20tennis%20in%20un%20millesimo%20di%20secondo" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-tennis-in-un-millesimo-di-secondo%2F&amp;linkname=Il%20tennis%20in%20un%20millesimo%20di%20secondo" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-tennis-in-un-millesimo-di-secondo%2F&amp;linkname=Il%20tennis%20in%20un%20millesimo%20di%20secondo" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-tennis-in-un-millesimo-di-secondo%2F&amp;title=Il%20tennis%20in%20un%20millesimo%20di%20secondo" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/il-tennis-in-un-millesimo-di-secondo/" data-a2a-title="Il tennis in un millesimo di secondo"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/PAOLINI_USopen-2025.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/il-tennis-in-un-millesimo-di-secondo/">Il tennis in un millesimo di secondo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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		<title>L&#8217;arte triestina al femminile</title>
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        <pubDate>Sun, 06 Sep 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="895" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/trieste-e-avanguardia-femminile.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="trieste e avanguardia femminile" loading="lazy" title="L&apos;arte triestina al femminile 87"> Nel '900 d'avanguardia italiano ed europeo: oltre 220 opere raccontano il percorso di cinque artiste: Leonor Fini, Maria Lupieri, Maria Melan, Anita Pittoni e Miela Reina]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>Cinque protagoniste, cinque personalità straordinarie che, partendo da Trieste, hanno contribuito a rinnovare l&#8217;arte, il design, la moda, il teatro e l&#8217;editoria del Novecento, conquistando un posto di rilievo nella cultura italiana ed europea.</p>
<p>È questo il cuore de <strong><em>L&#8217;arte triestina al femminile nel &#8216;900 d&#8217;avanguardia italiano ed europeo</em></strong>, la grande mostra ideata, curata e progettata da <strong>Marianna Accerboni</strong>, promossa dall&#8217;<strong>Associazione Foemina APS</strong> in collaborazione con il <strong>Comune di Trieste – Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo</strong>, in programma <strong>dal 23 luglio al 27 settembre 2026</strong> al <strong>Magazzino 26 – Sala Carlo Sbisà</strong> del Porto Vecchio di Trieste.</p>
<p>Con <strong>oltre 220 opere</strong> – tra dipinti, disegni, bozzetti teatrali e di moda, ceramiche, fotografie, lettere, documenti, libri, abiti, gioielli, accessori, profumi e materiali d&#8217;archivio – la mostra racconta il percorso artistico e umano di <strong>Leonor Fini</strong>,<strong> Maria Lupieri</strong>,<strong> Maria Melan</strong>,<strong> Anita Pittoni </strong>e<strong> Miela Reina</strong>.</p>
<p>La mostra, dopo essere stata ospitata nel 2024 all&#8217;Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, ripropone il progetto articolato in <strong>cinque percorsi monografici</strong>, vere e proprie <em>&#8220;mostre nella mostra&#8221;</em>, che accompagnano il visitatore alla scoperta dell&#8217;universo creativo di ciascuna artista attraverso opere, fotografie, lettere, documenti, video e materiali d&#8217;epoca. L’esposizione proseguirà con nuove tappe internazionali, tra cui <strong>Parigi</strong> e <strong>Berlino</strong>.</p>
<p>Accanto ai capolavori più noti, il pubblico potrà scoprire numerose opere <strong>inedite</strong> o raramente esposte, molte delle quali presentate <strong>per la prima volta a Trieste</strong>, tra cui il prezioso carteggio tra <strong>Leonor Fini</strong> e l&#8217;amico triestino Giorgio Cociani, fotografie e documenti d&#8217;archivio, insieme a materiali che restituiscono aspetti poco conosciuti della vita e della ricerca delle cinque protagoniste.</p>
<p>Più che una semplice cornice, <strong>Trieste</strong> è il filo conduttore dell&#8217;intero progetto. Città mitteleuropea, porto dell&#8217;Impero asburgico e crocevia di culture, tra la fine dell&#8217;Ottocento e il Novecento rappresentò uno dei più vivaci laboratori della modernità europea. Un ambiente aperto al confronto internazionale, capace di accogliere e rielaborare i fermenti provenienti da Vienna, Monaco, Berlino e Parigi, dove arte, letteratura, architettura e musica dialogavano in modo naturale.</p>
<p>È in questo contesto che maturò il talento delle cinque artiste, accomunate dalla capacità di superare i confini disciplinari e di costruire linguaggi originali, profondamente moderni. Infatti, molto prima che si parlasse di interdisciplinarità, queste artiste intrecciavano pittura, design, moda, teatro, editoria e arti applicate, anticipando temi e sensibilità che ancora oggi dialogano con la contemporaneità.</p>
<p>Il progetto espositivo è arricchito da video inediti che trasformano la visita in un&#8217;esperienza immersiva tra memoria, arte e storia. Tra queste opere in particolare vi è quella realizzata da Marianna Accerboni, che restituisce ricordi, racconti e testimonianze di chi ha conosciuto personalmente Leonor Fini.</p>
<p>Ad accompagnare il visitatore in mostra in filodiffusione sarà il flauto del Maestro<strong> Roberto Fabbriciani</strong>, tra i maggiori interpreti della musica contemporanea.</p>
<p>In occasione dell’inaugurazione, inoltre, il celebre flautista, eseguirà un intervento musicale live ispirato alle artiste, mentre per il finissage si chiuderà con la musica di di <strong>Paolo Cervi Kervischer</strong> (sax) e <strong>Daniele Mastronuzzi</strong> (live eletronics).</p>
<p>L’esposizione sarà accompagnata da incontri, visite guidate, presentazioni editoriali e momenti di approfondimento dedicati alle artiste, coinvolgendo studiosi, scrittori, familiari e protagonisti della cultura italiana ed europea.</p>
<p>Le opere esposte provengono dal Civico Museo Revoltella di Trieste, Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, Biblioteca Civica <em>A. Hortis </em>(Fondo Anita Pittoni) di Trieste, Fototeca dei Civici Musei di Storia e Arte del Comune di Trieste, Università degli Studi di Trieste, Fondazione CRTrieste, La Wolfsoniana &#8211; Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova e da vari collezionisti privati soprattutto triestini, tra cui Maurizio Zanei, importante collezionista e detentore, tra l’altro, della più ampia collezione esistente del pittore Zoran Music. Le opere di Miela Reina, di Maria Lupieri e di Maria Melan sono state scelte di concerto con le rispettive famiglie che le hanno ereditate, tra le più significative prodotte dalle artiste al fine di offrire un quadro sintetico ma esaustivo della loro creatività.</p>
<h3><strong>LE ARTISTE </strong></h3>
<p>La mostra accompagna il visitatore in un percorso che restituisce la straordinaria ricchezza e varietà della ricerca di ciascuna protagonista, mettendo in luce linguaggi, sensibilità e percorsi creativi profondamente diversi, ma accomunati da una costante tensione verso l&#8217;innovazione.</p>
<p><strong>Leonor Fini</strong> (Buenos Aires 1907 – Parigi 1996), pittrice, costumista, scenografa, illustratrice, disegnatrice e scrittrice triestina. Voce solista del Surrealismo francese e internazionale, che seppe originalmente modulare attraverso varie tematiche, si formò nel contesto dell’eccezionale milieu multietnico e multiculturale della Trieste del primo ‘900, a stretto contatto con personalità quali Umberto Saba, Italo Svevo, Bobi Bazlen, Gillo Dorfles, Leo Castelli, Arturo Nathan, e a Milano, dove assimilò l’influenza novecentista a contatto con il classicismo di Achille Funi e il tonalismo di Carlo Carrà e Arturo Tosi. Linguaggio che abbandonò per il Surrealismo, quando nel 1931 si trasferì a Parigi, dove intraprese, da autentica self made women, una brillante carriera artistica internazionale, che la portò a esporre in sedi di grande prestigio quali, tra le altre, la Julien levi Gallery, il MoMA di New York e diverse Biennali veneziane. Autodidatta, indipendente, molto colta, originale, misteriosa, poliedrica ed esoterica, fu autrice fin da giovanissima di ritratti d’eccezione. Condusse per decenni un menage a trois con l’importante intellettuale polacco Costantin Jelenski e con il pittore ed ex diplomatico Stanislao Lepri, accanto ai quali è sepolta nel piccolo cimitero di Saint-Dyé-sur-Loire.</p>
<p><strong>Maria Lupieri </strong>(Trieste 1901 – Roma 1961), pittrice e scenografa triestina. Formatasi nell’elevato milieu artistico culturale della Trieste del primo ‘900, fu in contatto con Gabriele D’Annunzio e amica, tra gli altri, fin da giovanissima di Eugenio Montale, Carlo Levi, Umberto Saba e la figlia Linuccia, Arturo Nathan, Leonor Fini, Anita Pittoni, Virgilio Giotti, Gillo Dorfles e poi di Maria Pospisilova, pittrice surrealista cecoslovacca, rivelatasi molto importante per la sua formazione. Già nel 1927 fu scenografa al Teatro alla Scala di Milano. Influenzata dalle avanguardie coeve, si avvicinò al Futurismo e, a partire dal 1930, espose in molte mostre di rilievo, tra cui le Triennali milanesi, le Quadriennali di Roma e la Biennale di Venezia. Infaticabile sperimentatrice, dagli interessi esoterici, colse gli afflati del suo tempo, tra cui il Surrealismo e la pittura organica, capace di transitare da un’intensa rappresentazione narrativa (nature morte di fiori, intensi paesaggi e ritratti), condotta sul filo dell’Espressionismo figurativo, a esiti astratti e informali, esplicitati attraverso una forte sensibilità per la luce e il colore.</p>
<p><strong>Maria Melan </strong>(Gorizia 1923 – Bruxelles 2023), architetto, pittrice, illustratrice, grafica pubblicitaria, docente e atelierista triestina. Di antica e nobile famiglia triestina, temperamento riservato, visse nel capoluogo giuliano fin dall’infanzia, trasferendosi quindi a Bruxelles. Laureata in Architettura a Venezia, fu per anni collaboratrice del grande architetto Carlo Scarpa. Vicina alla poetica di Bruno Munari e Riccardo Dalisi, fu cofondatrice del Gruppo Immagine e del MiniMu &#8211; Museo dei Bambini di Trieste. I suoi lavori testimoniano una grande freschezza d’inventiva, un modo armonico ed equilibrato di tener conto del pensiero delle avanguardie del Novecento senza tuttavia citarle, ma redigendo un proprio alfabeto di accostamenti raffinati e un po’ giocosi che alludono alla memoria futurista e costruttivista. Ha operato ed esposto ripetutamente in sedi e spazi urbani di prestigio in Toscana, a Trieste e a Bruxelles.</p>
<p><strong>Anita Pittoni </strong>(Trieste 1901 – 1982), stilista, costumista teatrale, pittrice, poetessa, scrittrice ed editrice triestina. Animo indipendente e combattivo, temperamento irrequieto non facile, artista poliedrica, fondò a Trieste, con una filiale a Milano nell’atelier dell’architetto Agnoldomenico Pica, il suo Studio d’Arte decorativa, importante casa di alta moda femminile e maschile e di arredi tessili d’avanguardia, che faceva uso di tessuti innovativi quali per esempio il filo di ginestra e creava modelli antesignani per tipologia ed essenzialità. Come costumista teatrale lavorò, tra gli altri, per il regista Anton Giulio Bragaglia e, apprezzata da Gio Ponti, scrisse su Domus. Espose, tra l’altro, a Parigi, Berlino, Buenos Aires e New York, Medaglia d’oro nel 1936 alla Triennale di Milano, e nel ’37 Gran Prix all’Esposizione universale di Parigi. Dopo il secondo conflitto mondiale, chiuse l’atelier e fondò, con il sostegno di scrittori e poeti quali Umberto Saba, Giani Stuparich, Virgilio Giotti, Pier Antonio Quarantotti Gambini e Luciano Budigna, la Casa editrice Lo Zibaldone e un importante salotto letterario.</p>
<p><strong>Miela Reina</strong> (Trieste 1935 – Udine 1972), pittrice, grafica, fumettista, scenografa e scultrice triestina. Laureata all’Accademia di Belle Arti di Venezia, grande viaggiatrice, fu molto apprezzata da Gillo Dorfles e una delle personalità più importanti e significative dell’arte triestina del secondo Novecento.</p>
<p>Artista originale e fantastica, capace di divertire, far riflettere e sognare attraverso invenzioni antesignane e ludiche, connotate dalla freschezza dell’intuizione e da una genialità lieve e profonda, rimase molto legata alla Sicilia, regione d’origine del padre, da cui aveva tratto, nella sua prima fase creativa, ispirazione, dipingendo, nell’ambito dell’espressionismo figurativo, personaggi e ambientazioni emblematici e, più avanti, magma materici che tendevano a sganciarsi dalla figurazione. Per poi passare a un’inclinazione più visionaria, che dal ’67 si trasformò in un segno netto.</p>
<p>Ideò anche originali storie a fumetti e ardite, poetiche sperimentazioni per il teatro, per la scuola e l’happening, decorazioni di edifici pubblici e motonavi. Punta di diamante, coraggiosa e sorprendente, dell’avanguardia triestina, attenta anche ai venti culturali dell&#8217;Est, partecipò per esempio più volte alla Biennale Musica di Zagabria: qui creò insieme al musicista Carlo de Incontrera una serie di lavori teatrali, dove, nel momento stesso dell’accadimento musicale, inventava in diretta sul palcoscenico fatti visivi particolarmente affascinanti. Al suo raffinato eclettismo e alla sua arte indipendente Trieste ha dedicato un teatro d’avanguardia che porta il suo nome e una scuola.</p>
<p><strong>Titolo mostra</strong>: L’ARTE TRIESTINA AL FEMMINILE NEL ‘300 D’AVANGUARDIA ITALIANO ED EUROPEO</p>
<p><strong>A cura di</strong>: Marianna Accerboni</p>
<p><strong>Promossa da</strong>: Associazione Foemina APS di Trieste. Realizzata in coorganizzazione con il Comune di Trieste</p>
<p><strong>Dove</strong>: Magazzino 26 del Polo museale del Porto Vecchio di Trieste (COME ARRIVARE: autobus linea 19, fermata Porto Vivo Porto Vecchio &#8211; Generali Convention Center)</p>
<p><strong>Ǫuando</strong>: 24 luglio / 27 settembre 2026</p>
<p><strong>Orario</strong>: giovedì dalle 16:00 alle 20:00 / venerdì sabato domenica (e festivi) dalle 11:00 alle 20:00</p>
<p><strong>Biglietti</strong>: € 5,00</p>
<p><strong>Info</strong>: <a href="http://www.triestecultura.it/" target="_blank" rel="noopener">www.triestecultura.it</a></p>
<p><strong>Info e prenotazioni</strong> +39 335 6750946 / <a href="mailto:marianna.accerboni@gmail.com">marianna.accerboni@gmail.com</a></p>
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        <mec:startDate>2026-09-06</mec:startDate>
                <mec:startHour></mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-09-06</mec:endDate>
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                <mec:category>meeting</mec:category>
        
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		<title>2050 – Orizzonti sommersi</title>
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        <pubDate>Sun, 06 Sep 2026 08:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="902" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Vascotto_Sutura.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Vascotto Sutura" loading="lazy" title="2050 – Orizzonti sommersi 88"> Alla Portopiccolo Art Gallery un percorso di ricerca che raccoglie prospettive differenti, leggendo il presente come una memoria futura]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Sutura, opera di Alessandro Vascotto</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>La mostra<strong> “<em>2050 – Orizzonti sommersi</em>” </strong>– apertura <strong>sabato 1 agosto</strong>, alla <strong>Portopiccolo Art Gallery</strong> (Sistiana – Duino Aurisina), alle 18.30, nell’ambito della rassegna “<strong>L’Energia dei Luoghi. Festival del Vento e della Pietra”</strong> – ideata da un’ipotesi climatica, da un punto critico di osservazione sul presente e sulle trasformazioni che stanno ridefinendo il rapporto tra paesaggio, clima, territorio e comunità, inaugura un percorso di ricerca che raccoglie prospettive differenti, leggendo il presente come una memoria futura.</p>
<p>“Le opere in mostra di <strong>Gabriele Bonato, Enrico Tuzzi </strong>e<strong> Alessandro Vascotto </strong>– spiega il curatore, <strong>Sergio Pancaldi</strong>, DayDreaming Project – non immaginano distopicamente il domani, ma intercettano i segnali del cambiamento già in atto. I frammenti di ricerca presentati in questo esordio affrontano il tema della trasformazione attraverso linguaggi e prospettive differenti, componendo una prima bozza di sguardi sul futuro”.</p>
<p>“<strong><em>Abissi</em></strong>” di <strong>Gabriele Bonato</strong> esplora il paesaggio più nascosto: quello interiore. Le immagini diventano soglie attraverso cui emergono archetipi, memorie e simboli che abitano l&#8217;inconscio, suggerendo un parallelismo tra le profondità della psiche e quelle del mondo naturale. Gli abissi non sono soltanto luoghi sommersi, ma spazi di trasformazione in cui ciò che è invisibile continua a modellare la realtà.</p>
<p>Con “<strong><em>Marea</em></strong>”, <strong>Alessandro Vascotto</strong> concentra la ricerca sulla linea mobile che separa terra e mare. Questo confine costiero diventa un organismo vivo, fertile, continuamente ridefinito dal movimento dell&#8217;acqua: uno spazio capace di mettere in discussione categorie geografiche, appartenenze e limiti sanciti. La deriva dell’acqua si fa simbolo di un territorio in transizione che trova la sua identità nella continua ricomposizione.</p>
<p>L&#8217;installazione “<strong><em>Zona Rossa</em></strong>” di <strong>Enrico Tuzzi</strong> nasce dall&#8217;esperienza concreta dei territori colpiti dagli eventi alluvionali. Attraverso la frammentazione dei percorsi e la perdita di continuità dello spazio, l’opera trasforma l&#8217;interruzione della mobilità in esperienza fisica, restituendo al pubblico la fragilità delle infrastrutture e delle relazioni che tengono insieme comunità e territori.</p>
<p>Una sezione del progetto nasce come cantiere creativo, ed è aperta a tutti coloro che desiderano compartecipare con le loro osservazioni e soprattutto raccogliendo immagini che possano costituire un archivio vero e proprio delle coste attuali, scrivendo a <a href="mailto:daydreamingproject2022@gmail.com">daydreamingproject2022@gmail.com</a> con oggetto “Atlante dell’Acqua”.</p>
<p>Fotografie, video, registrazioni sonore, testimonianze e documenti confluiscono in una mappa viva, destinata a crescere nel tempo e a diventare materia per future produzioni artistiche, culturali e sociali.</p>
<p>Acqua, confini, infrastrutture e paesaggi in trasformazione diventano quindi strumenti per riflettere su come mutano il territorio e il nostro modo di abitarlo e immaginarlo.</p>
<h3>Orari</h3>
<p>La mostra è visitabile <strong>sino al 6 settembre </strong><strong>2026</strong>, con i seguenti orari: sabato 17-20, domenica 10-13/17-20.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2F2050-orizzonti-sommersi%2F&amp;linkname=2050%20%E2%80%93%20Orizzonti%20sommersi" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2F2050-orizzonti-sommersi%2F&amp;linkname=2050%20%E2%80%93%20Orizzonti%20sommersi" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2F2050-orizzonti-sommersi%2F&amp;linkname=2050%20%E2%80%93%20Orizzonti%20sommersi" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2F2050-orizzonti-sommersi%2F&amp;linkname=2050%20%E2%80%93%20Orizzonti%20sommersi" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2F2050-orizzonti-sommersi%2F&amp;linkname=2050%20%E2%80%93%20Orizzonti%20sommersi" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2F2050-orizzonti-sommersi%2F&amp;title=2050%20%E2%80%93%20Orizzonti%20sommersi" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/2050-orizzonti-sommersi/" data-a2a-title="2050 – Orizzonti sommersi"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Vascotto_Sutura.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/2050-orizzonti-sommersi/">2050 – Orizzonti sommersi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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        <mec:startDate>2026-09-06</mec:startDate>
                <mec:startHour>08:00</mec:startHour>
        
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                <mec:category>meeting</mec:category>
        
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		<title>Edoardo Di Muro: Trieste – Dakar</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/edoardo-di-muro-trieste-dakar/</link>
        
        
        <pubDate>Sun, 06 Sep 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="800" height="581" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Edoardo-Di-Muro-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Edoardo Di Muro 1" loading="lazy" title="Edoardo Di Muro: Trieste – Dakar 89"> Un viaggio nell'anima dell'Africa tra natura e impegno sociale, raccontato attraverso una selezione di oltre 100 minuziosi disegni tratti da una prodigiosa produzione di oltre 700 opere]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Un&#8217;immagine di Edoardo Di Muro</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dal 2 agosto al 27 settembre</strong> 2026, la Sala Nathan del Magazzino 26, situata nel Porto Vecchio di Trieste, ospiterà la mostra “<strong><em>Africa 1970-2005. Disegni di Edoardo Di Muro. Trieste-Dakar</em></strong>”, retrospettiva dedicata all’artista dalla straordinaria produzione e illustratore scomparso nel 2022.</p>
<p>Realizzata dall’Associazione Viva Comix in co-organizzazione con il Comune di Trieste &#8211; Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo, con il fondamentale sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, l’esposizione è curata dalla professoressa Paola Bristot e dalla dottoressa Mimina Di Muro, antropologa e figlia dell’artista, offrendo al pubblico un viaggio immersivo nel continente africano attraverso <strong>100 opere originali, litografie e preziosi taccuini</strong> che coprono oltre trentacinque anni di produzione, impreziosita dalla collezione M&#8217;Afrique dell’azienda Moroso e da piante esotiche che donano alla mostra un tratto ancora più immersivo.</p>
<p>L&#8217;inaugurazione ufficiale si terrà <strong>domenica 2 agosto alle ore 11</strong>, arricchita, a seguire, da interventi musicali dal vivo a cura di <strong>Adriano Viterbini</strong>,<strong> Paolo Baldini</strong> e <strong>Davide Toffolo</strong>.</p>
<h3>Orari</h3>
<p>L’esposizione sarà a <strong>ingresso libero</strong> e rispetterà i seguenti orari di apertura: il giovedì dalle 16.00 alle 20.00, mentre il venerdì, il sabato, la domenica e i festivi sarà visitabile dalle 11.00 alle 20.00.</p>
<p>La mostra celebra la vita incredibile e avventurosa di un artista che ha prodotto oltre 700 disegni straordinari attraversando in lungo e in largo il continente africano. Nato a Cuneo nel 1944 in un&#8217;Italia ferita dalla guerra, Edoardo Di Muro trovò fin da piccolissimo nel disegno la sua salvezza e il suo rifugio esclusivo dalle privazioni quotidiane, utilizzando inizialmente pezzi di carboncino su tavoli di marmo o fogli di recupero.</p>
<p>Dopo aver svolto diversi mestieri per sopravvivere e aver lavorato come guardiacaccia nei parchi delle sue amate Alpi Marittime, l&#8217;inquieto artista decise nel 1973 di imbarcarsi come marinaio su un cargo, sbarcando infine sulla terra rossa dell&#8217;Africa, un incontro fatale che gli stravolse l&#8217;esistenza.</p>
<p>A differenza di molti occidentali, scelse di vivere stabilmente dentro la complessa realtà africana, diventando un attento osservatore della vita quotidiana del popolo. Il suo stile grafico, caratterizzato da un tratto minuzioso a china e rapidograph realizzato direttamente dal vivo, gli permise di catturare istantaneamente l&#8217;anima di mercati brulicanti, foreste lussureggianti e riti ancestrali.</p>
<p>La sua incredibile parabola esistenziale lo portò anche a collaborare negli anni Ottanta a Parigi con prestigiose riviste di fumetti come <strong><em>Charlie Hebdo</em></strong> e <strong><em>Pilote</em></strong>, stringendo amicizie durature con figure del calibro di <strong>Georges Wolinski </strong>e <strong>Fran</strong><strong>ç</strong><strong>ois Cavanna</strong>.</p>
<figure id="attachment_75837-2" aria-describedby="caption-attachment-75837-2" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-75837" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Mimina-Di-Muro.jpeg" alt="Mimina Di Muro" width="800" height="791" title="Edoardo Di Muro: Trieste – Dakar 90" /><figcaption id="caption-attachment-75837-2" class="wp-caption-text">Mimina Di Muro</figcaption></figure>
<p>L&#8217;eclettismo di &#8220;Edo&#8221; si espresse inoltre nella creazione di raffinati batik in Senegal, nell&#8217;illustrazione di manuali medici per i villaggi più remoti e nella pubblicazione di importanti antologie introdotte da figure chiave della cultura africana come il regista <strong>Ousmane Semb</strong><strong>è</strong><strong>ne</strong> e il musicista <strong>Francis Bebey</strong>.</p>
<p>Dalla Costa d’Avorio, dove lavorò come guida nel Parco Nazionale della Comoé, fino agli imponenti altopiani dell’Etiopia, Di Muro ha attraversato e amato visceralmente il continente, prima di ristabilirsi in Italia negli anni Duemila e continuare a esporre le sue opere in tutto il mondo.</p>
<p>Le sue illustrazioni non sono solo estetiche, ma spesso cariche di significato sociale. Documenta le contraddizioni del territorio, dalle bellezze dei paesaggi alle provocazioni politiche, come i disegni contro l’apartheid in Namibia e in Angola.</p>
<p>Negli anni Settanta, in Angola, entra in contatto con l’MPLA (Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola), che lotta contro il colonialismo portoghese. Negli stessi anni sostiene i guerriglieri della SWAPO nella lotta per l’indipendenza della Namibia. Per questi ultimi crea manifesti di propaganda utilizzati dalla popolazione locale per manifestare contro le disuguaglianze e le ingiustizie del colonialismo.</p>
<p>Nei numerosi Paesi dove soggiorna (Angola, Benin, Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Etiopia, Gabon, Gambia, Gibuti, Guinea Conakry, Kenya, Mali, Mauritania, Namibia, Niger, Nigeria, Tanzania, Togo, Repubblica Democratica del Congo, Senegal, Sudafrica) le sue illustrazioni sono oggetto di mostre ed esposizioni, a cominciare dalla prima presso la “Gallerie 39” di Dakar nel dicembre del 1979. In seguito a tale evento, l’allora Presidente della Repubblica del Senegal, il poeta Léopold Sédar Senghor, incuriosito, lo riceve nel palazzo presidenziale e acquista una serie completa delle sue litografie.</p>
<p>«Una qualità indubbia della produzione di Edoardo Di Muro &#8211; spiega la co-curatrice <strong>Paola Bristot </strong>&#8211; è l’originalità del suo sguardo che è capace di cogliere i tanti aspetti dell’Africa, dalla potenza della Natura che ci appare nel suo aspetto più primordiale e quindi mitico, alle osservazioni paesaggistiche e antropologiche che non conoscevamo affatto e che ci stupiscono. Entriamo attraverso la porta segreta che ci apre l’artista in un’Africa atavica, da dove anche noi proveniamo e siamo stati originati nella notte dei tempi, ne sentiamo la forza e l’energia persino il rumore e siamo infine presi dal Mal d’Africa da cui non possiamo più guarire».</p>
<p>Guardando i disegni dei taccuini di Edoardo Di Muro vengono subito in mente quelli degli artisti viaggiatori. I tanti disegnatori che hanno descritto con i loro disegni, specialmente in assenza di apparecchiature fotografiche, luoghi geografici, reperti archeologici e monumenti architettonici del passato come del presente e che hanno costituito i repertori visivi di molti artisti che non avevano altre fonti documentative per creare scenografie o opere ambientate in altre epoche o paesi lontani. Tra questi ultimi, forse il più noto è stato Antonio Basoli, scenografo e decoratore, attivo a Bologna tra la fine del ’700 e la metà dell’800.</p>
<p>Ancora oggi questa attività di rappresentazione attraverso il disegno in quaderni di appunti è molto diffusa e penso ai bellissimi quaderni giapponesi di Igort (Igor Tuveri) o a quelli di Jacques De Loustal sulla Polinesia o di Lorenzo Mattotti sulle acque di Venezia…</p>
<figure id="attachment_75838-2" aria-describedby="caption-attachment-75838-2" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" class="size-full wp-image-75838" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/trieste-dakar.jpg" alt="trieste dakar" width="800" height="600" title="Edoardo Di Muro: Trieste – Dakar 91" /><figcaption id="caption-attachment-75838-2" class="wp-caption-text">L&#8217;esposizione al Magazzino 26</figcaption></figure>
<p>Il caso di Edoardo Di Muro è molto diverso, se non altro perché lui in Africa ha trascorso almeno 40 anni e l’ha sempre disegnata. La conosceva così bene da essere confuso e noto come artista africano con il nome diminutivo “Edo”.</p>
<p>Ha esposto in diverse mostre soprattutto a Dakar e alcuni dei suoi disegni sono tuttora riprodotti e divulgati come “arte africana” e lo sono a tutti gli effetti, perché dell’Africa aveva colto lo spirito e l’anima.</p>
<p>Racconta Mimina Di Muro, figlia dell’artista e co-curatrice della mostra: «Mio padre era pieno di vita, spinto da un&#8217;insaziabile fame di autenticità. Viveva immerso nella realtà africana, condividendone ogni istante con la gente.</p>
<p>Inizialmente, raccogliere la sua eredità artistica mi sembrava un&#8217;impresa spaventosa per la sua immensa complessità. Poi ho capito che aveva sempre seguito una bussola interiore: ha costruito il lavoro di una vita con la precisa intenzione di consegnarlo ai posteri.</p>
<p>Dietro il caos apparente della sua esistenza si cela infatti un ordine rigoroso. I suoi disegni non sono solo una documentazione capillare sull&#8217;Africa, ma rivelano un filo conduttore invisibile che lega ogni illustrazione ai viaggi e agli spostamenti della nostra famiglia. Di fatto, mio padre ha strutturato la sua opera secondo precise coordinate geografiche, storiche e antropologiche, lasciandoci un tracciato chiaro, profondo ed eloquente».</p>
<h3>Tre sezioni</h3>
<p>Il percorso espositivo all&#8217;interno della Sala Nathan si sviluppa in <strong>tre grandi sezioni </strong>che dialogano fluidamente con lo spazio.</p>
<p>La prima sezione accoglie il visitatore ponendo l&#8217;accento sul tema del <strong>porto</strong> per gettare un ponte ideale al di qua e al di là del mar Mediterraneo, mettendo in relazione <strong>l&#8217;attivit</strong><strong>à </strong><strong>del porto di Dakar con quella del porto di Trieste</strong>.</p>
<p>Si tratta di un legame storico che, attraverso le rotte marittime commerciali e simboliche, ha sempre rappresentato e conserva ancora oggi un&#8217;evidente, vitale necessità di esistere. Questo racconto portuale si sviluppa esplorando l&#8217;immaginario marittimo e le storiche connessioni tra le due realtà, avvalendosi di materiale fotografico d&#8217;archivio e di gigantografie fornite dal Museo del Mare del Comune di Trieste e dal Museo nazionale Collezione Salce di Treviso &#8211; Direzione regionale Musei nazionali Veneto, su concessione del Ministero della cultura.</p>
<p>La <strong>seconda sezione è dedicata alla flora, alla fauna e ai paesaggi incontaminati</strong>, che caratterizzano gran parte dei disegni di Edoardo Di Muro e colpiscono, tra questi, i grandi dettagliatissimi alberi, mentre <strong>la terza si concentra sull</strong><strong>’</strong><strong>aspetto antropologico</strong> e sulla complessa dimensione umana del continente africano, attraverso la rappresentazione di scene nei villaggi o nelle vie delle città, brulicanti del via vai della gente, o le scene del lavoro domestico, delle danze.</p>
<p>Un elemento di eccezionale rilievo nel design dell&#8217;allestimento, curato dall&#8217;architetto Giulia Sgrò, è rappresentato dalla collaborazione con Moroso. Lungo lo spazio espositivo sono disposti iconici arredi e materiali fotografici della celebre <strong>collezione M&#8217;Afrique</strong> dell&#8217;azienda, tra cui le sedute Banjooli, Baobab, Modou e Shadowy, che richiamano i colori e le forme della terra africana.</p>
<p>L&#8217;allestimento comprende inoltre storiche immagini che documentano il lavoro di produzione artigianale di tali arredi realizzato direttamente nella sede senegalese di Moroso, evidenziando un legame concreto e profondo tra il design contemporaneo e il continente africano.</p>
<p>La mostra dopo l&#8217;esposizione triestina proseguirà il suo viaggio in Senegal, proprio a Dakar.</p>
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        <mec:startDate>2026-09-06</mec:startDate>
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        <mec:endDate>2026-09-06</mec:endDate>
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		<title>Raduno di Veicoli d&#8217;Epoca</title>
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        <pubDate>Sun, 06 Sep 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="800" height="1132" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/lepre26.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="lepre26" loading="lazy" title="Raduno di Veicoli d&apos;Epoca 92"> A Campolongo Tapogliano l'evento motoristico in memoria di Davide Lepre. Per raccogliere fondi in favore del CRO]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>Il rombo dei motori d&#8217;epoca torna a farsi sentire a <strong>Campolongo Tapogliano</strong> per un appuntamento che unisce la passione per i bolidi del passato alla solidarietà più autentica.</p>
<p>È tutto pronto per la quarta edizione del <strong><em>Raduno di Veicoli d&#8217;Epoca</em></strong>, un evento profondamente sentito e organizzato <strong>in memoria di Davide Lepre</strong>, una figura indimenticata la cui passione continua a vivere attraverso le sue amate Alfa Romeo, che anche quest&#8217;anno costituiranno la stragrande maggioranza dei veicoli in mostra, e l&#8217;affetto profondo della sua comunità.</p>
<p>La manifestazione è promossa dal <strong>Gruppo Alpini di Campolongo al Torre</strong>, dal <strong>Club Auto e Moto d’Epoca Fiumicello</strong> e patrocinata dal <strong>Comune di Campolongo Tapogliano</strong>.</p>
<p>Il sipario sull&#8217;evento si alzerà già <strong>sabato 5 settembre</strong>: a partire dalle ore 18.30, la sede degli impianti sportivi di Campolongo si accenderà con l&#8217;apertura dei chioschi e la musica di DJ Max, per una serata all&#8217;insegna della convivialità, della birra e della condivisione in attesa della kermesse.</p>
<p>Il cuore pulsante della manifestazione sarà <strong>domenica 6 settembre</strong>. Si comincia di buon mattino, dalle 8.30 alle 10.00, con le iscrizioni ufficiali ospitate nella cornice di Piazza Indipendenza, davanti al Palazzo Comunale.</p>
<p>Subito dopo, alle 10.15, i motori si accenderanno per dare il via al tradizionale giro turistico che porterà i partecipanti a solcare le strade della Bassa.</p>
<p>La carovana sosterà alle 11 a Pavia di Udine, presso l&#8217;agriturismo &#8220;la Fattoria&#8221;, dove gli equipaggi potranno concedersi uno spuntino e una visita didattica prima del rientro.</p>
<p>Il rientro a Campolongo è previsto per le 12.30, momento in cui si apriranno le porte del pranzo aperto a tutti, allestito presso la sede degli impianti sportivi.</p>
<p>Ma oltre alla bellezza delle auto d&#8217;epoca e alla festa dello stare insieme, il vero motore dell&#8217;iniziativa resta la solidarietà.</p>
<p>Come ogni anno e per espressa volontà della famiglia, l&#8217;intero ricavato della manifestazione sarà devoluto al CRO di Aviano, a sostegno della ricerca e della cura oncologica.</p>
<p>L&#8217;organizzazione ricorda che, sebbene il pranzo sia aperto a tutti, per motivi logistici e per la limitatezza dei posti è necessario confermare la propria adesione tassativamente entro il 31 agosto.</p>
<p>Per informazioni e iscrizioni è possibile rivolgersi a Paolo (al numero 347 7518310) o a Maria Pia (al numero 349 1675540), entrambi disponibili anche via WhatsApp.</p>
<p>Un appuntamento per unire la memoria, la passione per le quattro ruote e un grande cuore solidale.</p>
<p><em>Livio Nonis</em></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fraduno-di-veicoli-depoca-2%2F&amp;linkname=Raduno%20di%20Veicoli%20d%E2%80%99Epoca" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fraduno-di-veicoli-depoca-2%2F&amp;linkname=Raduno%20di%20Veicoli%20d%E2%80%99Epoca" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fraduno-di-veicoli-depoca-2%2F&amp;linkname=Raduno%20di%20Veicoli%20d%E2%80%99Epoca" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fraduno-di-veicoli-depoca-2%2F&amp;linkname=Raduno%20di%20Veicoli%20d%E2%80%99Epoca" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fraduno-di-veicoli-depoca-2%2F&amp;linkname=Raduno%20di%20Veicoli%20d%E2%80%99Epoca" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fraduno-di-veicoli-depoca-2%2F&amp;title=Raduno%20di%20Veicoli%20d%E2%80%99Epoca" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/raduno-di-veicoli-depoca-2/" data-a2a-title="Raduno di Veicoli d’Epoca"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/lepre26.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/raduno-di-veicoli-depoca-2/">Raduno di Veicoli d&#8217;Epoca</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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        <mec:startDate>2026-09-06</mec:startDate>
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		<title>Festa di fine estate</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/festa-di-fine-estate-2/</link>
        
        
        <pubDate>Sun, 06 Sep 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="800" height="1090" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/festa-fine-estate-26.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="festa fine estate 26" loading="lazy" title="Festa di fine estate 93"> Due fine settimana all'insegna della convivialità, della cultura, dello sport e del sano intrattenimento per tutte le età]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>Torna la <strong>Festa di Fine Estate</strong> a <strong>Villa Vicentina</strong>.</p>
<p>Un appuntamento che unisce da anni la comunità all&#8217;insegna della convivialità, della cultura, dello sport e del sano intrattenimento per tutte le età.</p>
<p>La kermesse prenderà ufficialmente il via giovedì 28 agosto con un pomeriggio denso di significato, caratterizzato dall&#8217;arrivo della <strong>Marcia per la Pace</strong> e dalla presentazione del libro &#8220;<em>Solo i pesci hanno un nome</em>&#8221; di <strong>Enzo Raffaele</strong>.</p>
<p>La serata inaugurale offrirà inoltre le suggestive armonie del coro <strong>DonnaCantaDonna di Cassegliano</strong>, l&#8217;inaugurazione della nuova Sala Compleanni e la vivace atmosfera della serata &#8220;Bar Sport&#8221;, animata da tornei di calcetto, freccette e briscola, prima di culminare nel travolgente show musicale &#8220;<em>80 Voglia di 90/2000</em>&#8220;.</p>
<p>Il programma proseguirà nei giorni successivi con una straordinaria varietà di</p>
<p>eventi pensati per ogni pubblico: dalle giornate di divertimento al grande parco gonfiabili gratuito &#8220;La Vilaland&#8221; fino ai concerti live delle band più amate del territorio come gli EXES e i Pink Armada, senza dimenticare il coloratissimo Bazinga Cosplay Contest tra giochi di ruolo, mostre mercato e sfilate.</p>
<p>Il mese di settembre si aprirà all&#8217;insegna della vitalità con i tornei delle associazioni locali, le emozionanti dimostrazioni di karate e pallavolo, le sfide strategiche del torneo di scacchi e le esibizioni dei corpi bandistici.</p>
<p>Non mancheranno i grandi appuntamenti con i tributi musicali, tra cui spicca l&#8217;atteso concerto degli Harley MAX e dei Pet &amp; Sons, accompagnati dai momenti di eccellenza enogastronomica in compagnia degli Sdrindule, a conferma di una festa che sa valorizzare al meglio l&#8217;identità e la coesione del territorio.</p>
<p>L’organizzazione è della Pro Loco Villa Vicentina APS con il patrocinio del Comune di Fiumicello Villa Vicentina.</p>
<p><em>Livio Nonis</em></p>
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		<title>Sutrio avvolta dalla magia del legno</title>
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        <pubDate>Sun, 06 Sep 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="911" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/magia-del-legno.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="magia del legno" loading="lazy" title="Sutrio avvolta dalla magia del legno 94"> Scultori e maestri artigiani lavoreranno dal vivo lungo le vie del paese. Una mostra-mercato, dimostrazioni, laboratori racconteranno una tradizione che appartiene all’identità più autentica della Carnia]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>Per un’intera giornata il profumo del legno appena scolpito, i trucioli lungo i bordi dei vicoli, il suono degli scalpelli e il ritmo delle sgorbie torneranno a riempire le strade di <strong>Sutrio. </strong></p>
<p><strong>Domenica 6 settembre </strong>il borgo carnico ai piedi del monte Zoncolan, in Friuli Venezia Giulia, ospiterà <em><strong>Magia del Legno</strong></em>, tradizionale manifestazione di fine estate dedicata a una delle arti più radicate nella storia locale.</p>
<p>Lungo le vie, nei cortili e sotto i porticati, <strong>artigiani e scultori realizzeranno dal vivo pezzi unici</strong>, raccontando al pubblico tecniche, strumenti e segreti di un mestiere antico. In mostra e in vendita ci saranno <strong>sculture, oggetti d’uso quotidiano, complementi d’arredo, mobili, giocattoli, incisioni decorative</strong> e creazioni che uniscono abilità manuale, memoria e creatività contemporanea.</p>
<p>La <strong>lavorazione del legno</strong>, a Sutrio, non è soltanto una tradizione artigianale: è un <strong>tratto identitario</strong>, come testimonia lo straordinario <strong>Presepio di Teno</strong>, visitabile tutto l’anno in un’antica casa del paese.</p>
<p>Realizzato in trent’anni di lavoro dal maestro artigiano Gaudenzio Straulino (1905-1988), il presepio non è ambientato in Terra Santa ma proprio a Sutrio, con miniature in movimento che riproducono case, chiesa, botteghe, mulini, segherie, malghe e scene di vita quotidiana legate alla fienagione e alla falegnameria.</p>
<h3><strong>Un paese-laboratorio tra mostra mercato, antichi mestieri e attività per famiglie</strong></h3>
<p>Il cuore della giornata sarà la <strong>Mostra-mercato di artigianato del legno</strong>, che animerà il centro storico con espositori impegnati a lavorare davanti ai visitatori. Gli angoli più caratteristici del paese diventeranno piccole botteghe all’aperto, dove osservare da vicino le fasi della scultura, dell’intaglio e della rifinitura.</p>
<p>Il programma prevede inoltre <strong>laboratori a tema, chioschi enogastronomici, attività e giochi per bambini</strong> ed esibizioni di <strong>scultura e intaglio con motosega</strong> a cura dell’<strong>Eddj Team</strong>.</p>
<p>In alcune aree del borgo saranno <strong>rievocati i lavori di un tempo</strong>: i più piccoli potranno cimentarsi con vecchi giochi in legno, mentre gli adulti ritroveranno gesti e consuetudini della vita di montagna. A completare l’atmosfera, musica tradizionale dal vivo e menu tipici proposti negli stand e nelle trattorie.</p>
<p>La festa sarà anticipata <strong>sabato 5 settembre</strong> da un calendario di appuntamenti: visite guidate per <strong>Riscoprire la filiera del legno</strong>, laboratori creativi per bambini e famiglie con Picjots e, in serata, <strong>Not(t)e in cammino</strong>, concerto itinerante a cura del Coro Sutrio inCanta con la partecipazione del Coro Rualan di Valle di Cadore e del Grop Corȃl Vidulês di Vidulis di Dignano.</p>
<h3><strong>Il Presepe del Vaticano, simbolo di arte e sostenibilità</strong></h3>
<p>Tra le attrattive più significative spicca il <strong>Presepe che nel Natale 2022 fu esposto in Piazza San Pietro</strong>, realizzato da artigiani e scultori di Sutrio e del Friuli Venezia Giulia. Oggi l’opera è visitabile nel centro del paese, di fronte all’ufficio della Pro Loco in via Linussio 1.</p>
<p>Il presepe si sviluppa su una superficie di 116 metri quadrati e comprende 18 statue scolpite da 11 artisti; nelle ore serali è valorizzato da 50 punti luce che ne mettono in risalto forme, materiali e dettagli. Il progetto è stato concepito con particolare attenzione alla sostenibilità: <strong>nessun albero è stato abbattuto per ricavare la materia prima</strong>.</p>
<p>Emblematica, in questo senso, è la culla del Bambino, scolpita da Stefano Comelli, con l’artista Martha Muser, nella radice di un albero sradicato dalla tempesta Vaia. La cupola del presepe, sovrastata dall’Angelo, raggiunge i 7 metri di altezza e conferisce all’insieme un forte impatto scenografico.</p>
<h3><strong>Un itinerario tra sculture monumentali e memoria del borgo</strong></h3>
<p>A Sutrio il legno accompagna il visitatore a ogni passo: dai ballatoi delle case tradizionali alle <strong>sculture monumentali</strong> realizzate negli anni in occasione di <strong>Magia del Legno</strong>.</p>
<p>Proprio dal Presepe del Vaticano prende avvio un percorso che attraversa il paese e conduce alla scoperta degli scorci più suggestivi, intrecciando arte, storia locale e cultura della Carnia. Le grandi figure lignee si ispirano alle miniature del Presepio di Teno, reinterpretate in dimensioni monumentali dagli scultori.</p>
<p>Nel borgo sono presenti anche <strong>panchine artistiche</strong>, trasformate in elementi di arredo urbano e racconto identitario. Per l’edizione 2026 tornerà dall’Argentina lo scultore <strong>Tomas Franzoi</strong>, già autore di una monumentale Natività, che realizzerà una <strong>nuova statua a grandezza naturale dedicata alla “mede”, il tradizionale covone di fieno</strong> simbolo dei lavori in montagna.</p>
<p>Il pubblico potrà seguirlo all’opera già dalla settimana precedente la manifestazione.</p>
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		<title>Sagra delle Patate di Godia</title>
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        <pubDate>Sun, 06 Sep 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="800" height="940" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/locandina-Godia-def.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="locandina Godia def" loading="lazy" title="Sagra delle Patate di Godia 95"> Arriva alla 50ª edizione la manifestazione che ha fatto conoscere anche all’estero i celebri gnocchi e altre specialità. Numerosi gli eventi organizzati]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>Anno speciale per la <strong>Sagra delle Patate di Godia, </strong>che nel 2026 arriva all’<strong>edizione numero 50</strong>: da <strong>giovedì 27</strong> a <strong>domenica 30 agosto</strong>, e da <strong>giovedì 3</strong> a <strong>domenica 6 settembre</strong>, si preannunciano dunque <strong>due weekend lunghi particolarmente ricchi </strong>di eventi e novità per festeggiare l’importante traguardo.</p>
<p>Al centro ci saranno naturalmente le<strong> specialità gastronomiche</strong>, su tutti i celebri <strong>gnocchi</strong> ed altri piatti a base delle tipiche patate locali: “Abbiamo riportato in auge alcuni <strong>sughi storici</strong>, come zucchine e speck e quello <strong>d&#8217;oca </strong>– spiegano gli organizzatori – ma anche pensato ad alcune <strong>novità</strong>, in particolare per lo stand enoteca: verranno infatti servite anche stuzzicherie come la <strong>frittata con patate e cipolla</strong>, e il <strong>pane di patate con formaggio o porchetta</strong>”. Confermata anche l’ormai consolidata offerta di <strong>birre artigianali friulane</strong> nel chiosco dedicato.</p>
<p>A celebrare i 50 anni di Sagra sarà in particolare la <strong>mostra fotografica</strong> con immagini delle passate edizioni, e anche alcuni utensili utilizzati negli anni; ma anche un <strong>programma particolarmente fitto</strong> e vario.</p>
<p>Oltre all’<strong>intrattenimento musicale </strong>per tutte le serate e per le domeniche a pranzo (con Frankie nel bosco, la Straballo Band, Dj Vinilika, DiscoStajare Street Band, Dj Filippo, Il Signor Sindaco, Exes, Emiliano Zimolo Dj, Pet&amp;Sons e i Splumâts), è infatti previsto anche il <strong>karaoke con Aldo i sabati sera alle 18.30;</strong> nonché due momenti dedicati allo sport, con la <strong>camminata “Tra Godie e la Tôr” domenica 30 agosto alle 9</strong> partendo dalla scuola Mazzini (a cura di GYMCA La Ginnastica che Cammina®, info e iscrizioni sulle pagine social della Sagra) e la <strong>“Ginnastica del risveglio” domenica 6 settembre alle 8.30</strong> (a cura di Strong&amp;Ohm, campetto parrocchiale di Beivars).</p>
<p>Occhio di riguardo poi per <strong>l’intrattenimento dedicato ai bambini</strong> (di tutte le età), con <strong>due spettacoli di magia</strong> – <strong>Gasp Illusionist</strong> e <strong>Mago Jean Stell,</strong> rispettivamente <strong>domenica 30 e domenica 6 alle 18.30</strong> – e <strong>MarziaART Truccabimbi le domeniche dalle 11.30.</strong></p>
<p>Torna poi il sempre apprezzato <strong>Gnocchi Drive</strong>, per <strong>ritirare comodamente le specialità ordinate al telefono &#8211; gnocchi, frico o bomboloni di patate &#8211; passando in auto</strong> al campo sportivo di <strong>Beivars</strong>; con orario <strong>18.30 -20.30 il</strong> <strong>giovedì, venerdì e sabato.</strong></p>
<p>Le prenotazioni vanno effettuate<strong> entro il giorno precedente al 350 5145347</strong>, telefonando dalle 16 alle 18. Il numero sarà attivo dal 24 al 28 agosto e dal 31 agosto al 4 settembre.</p>
<p>Da non dimenticare infine la storica <strong>pesca gastronomica, </strong>con premi provenienti da aziende d’eccellenza del territorio; nonché la <strong>messa in onore del patrono S. Antonio, domenica 6 alle 10.30.</strong></p>
<p>La <strong>Sagra di Godia</strong> vi aspetta dunque <strong>dal 27 al 30 agosto e dal 3 al 6 settembre; a partire dalle 19 del giovedì e venerdì, dalle 18 del sabato, dalle 11 della domenica </strong>(con chiusura delle casse della cucina dalle 14 alle 18).</p>
<p>Tutte le informazioni sono disponibili su <a href="http://www.agradigodia.it/" target="_blank" rel="noopener">www.sagradigodia.it</a> e sulla <a href="https://www.facebook.com/sagradigodia" target="_blank" rel="noopener">pagina Facebook</a> e <span style="text-decoration: underline"><a href="https://www.instagram.com/sagradellepatatedigodia/" target="_blank" rel="noopener">Instagram</a></span>– da seguire anche per rimanere aggiornati sulle novità.</p>
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		<title>Mare aperto &#124; Dal confine all&#8217;orizzonte</title>
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        <pubDate>Sun, 06 Sep 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="891" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Le-curatrici-Eva-Comuzzi-e-Orietta-Masin-in-laguna-orizzontale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Le curatrici Eva Comuzzi e Orietta Masin in laguna orizzontale" loading="lazy" title="Mare aperto | Dal confine all&apos;orizzonte 96"> A Grado la rassegna d'arte contemporanea con mostra internazionale che segna uno degli ultimi appuntamenti della rassegna Borderland/Orizzonti]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Le curatrici Eva Comuzzi e Orietta Masin in laguna</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sabato <strong>29 agosto</strong>, alle <strong>18.30</strong>, l&#8217;<strong>Ex Cinema Cristallo</strong> di <strong>Grado</strong> apre le porte a <strong>«<em>Mare aperto | Dal confine all&#8217;orizzonte</em>»</strong>, mostra internazionale di gruppo che segna uno degli ultimi appuntamenti di <strong>Borderland/Orizzonti</strong>, la rassegna di arte contemporanea 2025-26 giunta alla <strong>ventesima edizione</strong>.</p>
<p>L&#8217;inaugurazione sarà accompagnata dalla performance musicale «Illimitato Canto» del collettivo <strong>Herbarium</strong>, formato da Erica Benfatto (voce), Martin O&#8217;Loughlin (didgeridoo e fiati) e Katia Marioni (ghironda e fiati).</p>
<p>Promossa dal <strong>Circolo ARCI Cervignano APS</strong> e sostenuta dalla <strong>Regione Friuli Venezia Giulia</strong>, la rassegna — curata da <strong>Eva Comuzzi</strong> e <strong>Orietta Masin</strong> — è realizzata in collaborazione con il <strong>Comune di Grado</strong>.</p>
<p>La mostra restituisce al pubblico gli esiti delle due residenze artistiche svolte in luglio alla <strong>Tenuta di Castel San Mauro</strong>, tra il bosco del Sabotino e il fiume Isonzo, sulle colline di Gorizia: una novità per un progetto che dal <strong>2021</strong> aveva sempre ospitato le sue residenze sull&#8217;<strong>Isola di Anfora</strong>, nella laguna di Grado.</p>
<p>Lo spostamento non è casuale: Anfora e San Mauro sono due luoghi accomunati da una storia di confine.</p>
<p>Dall&#8217;<strong>Isola di Anfora</strong>, al confine tra Italia e Impero austro-ungarico, partirono nel <strong>maggio 1915</strong> le prime cannonate della Prima guerra mondiale; <strong>San Mauro di Gorizia</strong> fu invece punto strategico durante la Sesta battaglia dell&#8217;Isonzo, nell&#8217;<strong>agosto 1916</strong>.</p>
<p>Su questo doppio filo di memoria storica e trasformazione del paesaggio hanno lavorato, in due periodi distinti e in solitaria, l&#8217;artista austriaca <strong>Lea Radatz</strong> e l&#8217;italiana <strong>Irene Dorigotti</strong>, con opere video tra archivi storici e memorie famigliari e installazioni con elementi naturali, affiancate da una selezione di lavori precedenti dei due percorsi artistici.</p>
<p>In mostra anche i lavori di altri sei artisti: le opere pittoriche di <strong>Gaia Agostini</strong>, orizzonti intimi e poetici tra passato e presente; le installazioni scultoree di <strong>Nadezda Golysheva</strong>, costruite sull&#8217;osservazione del quotidiano; la pittura «politica» di <strong>Uta Heinecke</strong>, che affronta le questioni ambientali con l&#8217;uso di alter ego e umorismo nero; il progetto fotografico e video di <strong>Egle Oddo</strong>, nato da una breve residenza sull&#8217;Isola di Anfora nel luglio 2025 e dedicato alle «forze deboli» della laguna, fenomeni fragili in apparenza ma capaci di durare nel tempo; e i lavori dello <em>street artist</em>, ma non solo, <strong>Giacomo Zorba</strong>, che intreccia il fare artistico con la vita quotidiana.</p>
<p><em>Con <strong>«Mare aperto | Dal confine all&#8217;orizzonte»</strong> il percorso della rassegna torna dunque al mare, là dove il progetto ha avuto origine, per aprirsi nuovamente a una dimensione di incontro e di attraversamento. Un mare che non separa, ma mette in relazione, e un orizzonte che non rappresenta un punto d&#8217;arrivo, bensì una possibilità di movimento, di ascolto e di trasformazione. È in questo spazio sospeso tra confini e aperture che la rassegna continua a interrogare il presente attraverso l&#8217;arte, restituendo al pubblico luoghi, storie e paesaggi da guardare ancora una volta con occhi nuovi.</em></p>
<p>La mostra, a ingresso libero, resterà visitabile <strong>fino al 20 settembre</strong>: le opere esposte nelle vetrine saranno visibili sempre, quelle all&#8217;interno il <strong>sabato e la domenica dalle 18 alle 20</strong>.</p>
<p>Il programma di <strong>Borderland/Orizzonti</strong> prosegue poi il <strong>5 settembre</strong> a <strong>Marano Lagunare</strong>, dove nell&#8217;ambito della Rassegna d&#8217;arte contemporanea internazionale organizzata dall&#8217;<strong>Associazione [A]</strong> sarà ospitato il progetto fotografico «Ungers, dopotutto» di <strong>Tommaso Mola Meregalli</strong>, arrivato secondo — insieme a <strong>Fabio Cipolla</strong> — nella call per la residenza di Castel San Mauro.</p>
<p>Nei primi giorni d&#8217;autunno, alla <strong>Vecchia Pescheria</strong> di Grado, è inoltre in programma un incontro con l&#8217;architetto <strong>Moreno Baccichet</strong>, docente di Urbanistica e Pianificazione territoriale, sulle sfide poste al paesaggio lagunare dal cambiamento climatico e dalle pressioni antropiche.</p>
<p>La rassegna si chiuderà in autunno con un concerto evento e una festa finale alla <strong>Casa della Musica di Cervignano del Friuli</strong>, tra arte, musica e performance, per celebrare i vent&#8217;anni del progetto.</p>
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