“Ascolto i luoghi, lasciandomi stupire”

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Margherita Reguitti

12 Novembre 2014
Reading Time: 4 minutes
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Luigi Vitale

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Si intitola “Discover the other Italy” la mostra fotografica patrocinata dall’Expo 2015, dall’Ente Nazionale Italiano Turismo e dal Fondo Ambientale Italiano che, nei prossimi mesi, presenterà nel mondo gli scatti dei migliori fotografi italiani chiamati a raccontare le bellezze del Paese, che la rete mostra in anteprima sul sito www.discovertheotheritaly.com.

Per rappresentare il Friuli Venezia Giulia è stato scelto Luigi Vitale, fotoreporter di respiro internazionale, goriziano d’adozione, da anni impegnato nella promozione della nostra regione.

Luigi, come ha scelto i luoghi per lei più rappresentativi?

«Guardando con gli occhi e la mente di un bambino. Lasciandomi stupire, non dando nulla per scontato, ma anche seguendo le mie regole del mestiere di fotoreporter: vivere i luoghi cercando di capirli».

Cosa intende per vivere un luogo?

«È un processo complesso che presuppone di entrare nel suolo e nell’atmosfera dei luoghi, non esercitando un senso critico ma semplicemente sforzandosi di capire senza preclusioni. Annullando il senso di critica verso le persone e i luoghi, si entra in contatto e si comprende ciò che poi diventa l’opera, la fotografia unica che racconta».

Nella mostra ogni fotografo ha presentato 10 fotografie, qual è il fil rouge che lega le sue?

«La mia filosofia nel lavoro è di evitare lo scontato. Ho quindi prima fatto un accurato lavoro di ricerca per individuare i luoghi e le sensazioni che mi rimandano, i particolari della vita delle persone che vi abitano in stretto rapporto con i segni architettonici che li caratterizzano. Ho poi costruito un percorso non didascalico ma di segni che diano il senso della vita presente e passata, legata a architetture e tradizioni, storia e cultura. Ho così scelto di rappresentare il matrimonio carsico, punto di intreccio con i costumi sloveni e balcanici, i mosaici di Aquileia, segni di bellezza duratura dei secoli e il presente vivo nell’attività dei maestri di Spilimbergo. L’arte della scenografia teatrale del Verdi di Trieste e il contemporaneo intrecciato allo spirito della Mitteleuropa a Palazzo Lantieri di Gorizia dove Pistoletto ha rappresentato con un’opera la sua idea di Europa. I gioielli del Tempietto longobardo di Cividale e la bellezza di pietra e mare del Castello di Miramare. Un posto di rilievo nel rappresentare questa regione è stato affidato al patrimonio enogastronomico che è il nucleo pulsante dell’Expo 2015. Ecco che in mostra vi sono le colline dell’Abbazia di Rosazzo e le sue vigne che producono i bianchi fra i migliori al mondo e i formaggi stagionati nelle grotte carsiche triestine».

Nell’evoluzione digitale la fotografia mantiene ancora una sua forza di linguaggio?

«Certamente, e chi dice che è morta sotto i colpi del digitale sbaglia. Nell’ultimo decennio, i committenti hanno imparato ad accontentarsi per ragioni di risparmio, questo ha impoverito il mondo professionale anche culturalmente. Ne consegue che la fotografia professionale è sommersa da una produzione spropositata di scatti fotografici dilettantistici realizzati con strumenti che sono alla portata di tutti e consentono di riprodurre in modo accettabile ciò che tutti possono vedere, con un risultato deciso dalla macchina. Il lavoro dei grandi professionisti non è legato al tipo di mezzo o supporto utilizzato, sia esso pellicola o fi le digitale, ma alle idee e all’essere visionari. La fotografia rimarrà così una forma d’arte che continuerà a esistere nel tempo».

In che rapporto sono i fotografi e i video-artisti?

«Stretti parenti direi: il secondo, per alcuni, è un passaggio naturale. Io ho deciso di dare movimento ai miei scatti, scegliendo arte e scienza come campo di azione. Oggi con l’evoluzione della tecnologia l’artista può essere protagonista di ogni fase di lavorazione: dalle riprese al montaggio fino alla post produzione, con dominio completo del lavoro. Recentemente sono stato regista e produttore di diversi cortometraggi fra i quali “Livio Felluga 100” (realizzato per il centenario del Patriarca dell’enologia friulana, che racconta “Vigne Museum”, opera dell’architetto Yona Friedman e dell’artista Jean Baptist Decavéle) e “Gente di Gagliato”, video reportage sul progetto dello scienziato friulano Mauro Ferrari e della moglie Paola che ogni estate in un piccolo centro dalla Calabria fanno incontrare premi Nobel, ricercatori, medici e artisti di tutto il mondo».

Ci sono già altri progetti in cantiere dopo Expo 2015?

«Sto lavorando a una grande mostra che prosegue nel mio personale cammino di ricerca e valorizzazione di questa regione. Con video e fotografi e voglio raccontare paesaggi, città e complessi industriali attraverso le donne e gli uomini che hanno fatto e continuano a fare del Friuli Venezia Giulia una regione unica e affascinante».

 

Una carriera lunga 25 anni

Luigi Vitale è nato in Sicilia ma vive a Gorizia e negli ultimi anni ha rivolto il suo obiettivo principalmente sul Friuli Venezia Giulia, realizzando tre libri fotografici: “Friuli Venezia Giulia – Viaggio nella terra dell’Oro” (2007), “Friuli Venezia Giulia – Artisti e Artigiani nella terra dell’Oro” (2008), “Friuli Venezia Giulia – Uomini, Lavoro, Industria” (2010). Tra le mostre personali più importanti: “Tracce No Global tra Oriente e Nuovo Mondo”, nell’ambito del Premio Terzani di Udine, e “Industrial Design” al Museo Ugo Carà di Muggia. Nel 2011 ha partecipato alla Biennale di Venezia con l’opera “Silenzi e Oblii”, dedicata alle atmosfere dell’archeologia industriale. In 25 anni di carriera ha realizzato centinaia di reportage pubblicati su testate italiane e straniere in oltre 50 Paesi nel mondo.

Fotografo pubblicitario e ritrattista, ha realizzato reportage industriali e dedicati a temi sociali quali la pazzia, l’acqua, i trapianti e l’industria degli incendi. È stato scelto per rappresentare il FVG nella mostra “Discover the other Italy”, patrocinata dall’Expo 2015, ENIT e FAI.

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