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Gli internamenti nella Contea di Gorizia e Gradisca

Tempo di lettura: 3 minuti

Data 12 Marzo 2025
Orario 6:00 PM

A Cervignano la presentazione del libro di Giorgio Milocco: “Fradis d’Italie” al di là dello Judrio e dell’Ausa

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Grazie al Patrocinio e al sostegno del Comune di Cervignano verrà presentato il nuovo lavoro dello storico e giornalista Giorgio Milocco, mercoledì 12 marzo, alle ore 18, presso la “Casa della Musica”.

Il titolo del volume è “Gli internamenti in Italia durante la Grande Guerra nella Contea di Gorizia e Gradisca – “Fradis d’Italie” al di là dello Judrio e dell’Ausa”.

Conta 280 pagine in grande formato ed è arricchito di foto e documenti di oltre un secolo fa.

Vicende, forse volutamente ignorate, sono state al centro di una ricerca storica, durata venticinque anni, riferente la Prima guerra mondiale.

Con l’occupazione di una parte della Contea di Gorizia e Gradisca da parte delle truppe italiane ebbero luogo gli internamenti dei civili e dei religiosi. Una sorta di italianizzazione forzata. Episodi poco conosciuti.

La ricostruzione ottenuta attraverso l’acquisizione e la lettura di tanti fascicoli romani, triestini e goriziani hanno dato la possibilità di poterli illustrare in modo chiaro e attendibile.

Dalla fine degli anni Sessanta del secolo scorso pur studiati in alcune giornate di studio ed in saggi di storici goriziani e sloveni non se ne era venuti a capo.

Camillo Medeot nella sua monumentale e dettagliata ricerca aveva messo alla luce quello che riguardava i religiosi mentre i civili in minima parte.

E seguendo questi ultimi che alla fine sono usciti tanti nomi e cognomi di uomini qualunque ma anche di sindaci, segretari comunali, possidenti e nobili, funzionari.

Le motivazioni utilizzate nei loro confronti potevano partire da segnalazioni anonime. Le più frequenti con accuse di austriachismo, di Faiduttiani, di filo-slavi, dal troppo ascendente sulla popolazione, di idee anarchie o bolsceviche, spie potenziali o meno.

A rimarcare il difficile momento con l’entrata delle truppe nei paesi sloveni fu la diffusa diffidenza verso la popolazione locale. Questo porterà a conclusioni errate a danno di tante famiglie inermi.  Tra il 1915 al 1917 vennero adottate misure restrittive che causarono trasferimenti coatti verso Firenze.  Da qui indirizzati verso l’Italia meridionale e nelle isole di Ventotene, Ponza, Lipari ma anche Favignana, Ustica.

Più selettive e mirate ma con una diversa angolatura le motivazioni a seguito della “Vittoria” ai danni dell’Austria Ungheria.

Dal 4 novembre 1918 in poi il nemico non era più l’Austria ma il Regno di Serbia. Negli anni Novanta uno storico ipotizzò che ammontassero soltanto a qualche centinaia ma ora con i risultati della ricerca storica il numero è salito a qualche migliaio.

A Gorizia avvennero in due fasi a differenza di altre zone: dopo la presa (agosto 1916) e dopo il 4 novembre 1918.

A Ronchi e Monfalcone, due cittadine a ridosso alla linea del fronte e in parte evacuate, i provvedimenti vennero eseguiti in “massa”.

Questo per avere “mano libera” sul territorio adiacente la linea del fuoco. Un numero ingente a Cormòns, baluardo “Locatelliano” mentre in alcune località non occupate e altre quasi totalmente deserte non si registrarono casi.