Eine Posto, Kleine Platz
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A Trieste in prima assoluta lo spettacolo teatrale scritto in Europanto. Con Diego Marani ed Elke Burul
(ph. Nanni Spano)
Debutta in prima assoluta venerdì 15 marzo, con replica sabato 16 marzo, alle 20.30, al Teatro dei Fabbri di Trieste, nell’ambito della rassegna di teatro contemporaneo “AiFabbri2” della Contrada, “Eine Posto, Kleine Platz” di Diego Marani ed Elke Burul, uno spettacolo unico perchè interamente in Europanto, la lingua – di facile comprensione – inventata da Marani, scrittore, al servizio dell’Unione Europea fino al 2021, ha ricoperto incarichi prima al Consiglio dei Ministri poi alla Direzione generale “Cultura” della Commissione europea e infine al Servizio europeo di azione esterna. Lo spettacolo si avvale della regia di Giovanni Boni (assistente alla regia Raffaele Tarditi) in scena con Valentino Pagliei ed Elke Burul.
In un ufficio passaporti di una città italiana, un funzionario zelante chiede le generalità a una donna che ha bisogno di un passaporto per Berlino. Una pura formalità. Lei, però, non si sa da dove viene, qual è la sua residenza, ma soprattutto parla una lingua sconosciuta, una lingua mai sentita nemmeno dall’interprete. E’ una profuga? Una viandante? E cos’ha di speciale quello strano linguaggio che sembra mettere in discussione tutte le radicate certezze del funzionario?
Con un gioco ironico e delicato, “Eine posto keine platz”, di Diego Marani ed Elke Burul, il primo spettacolo teatrale scritto in Europanto, la lingua anarchica, vernacolare ed effimera inventata da Marani nel 1996, indaga questa possibilità e conduce lo spettatore in un viaggio ricco di nuovi e stimolanti interrogativi, inducendolo a considerare alcuni aspetti della nostra società con occhi diversi.
Il dialogo surreale, a tratti comico e spiazzante, che si instaura tra la donna misteriosa e il funzionario, metterà a confronto non solo due mondi e due culture apparentemente inconciliabili, ma attraverso il fluire di una lingua che diventa rivendicazione di diritto alla libertà e alla trasformazione, le stesse categorie di pensiero dell’uomo verranno rese permeabili a una riflessione nuova e diversa. La lingua non è solo frutto di un retaggio antico, ma espressione del pensiero che evolve, che desidera modificare se stesso e la realtà che lo circonda.


