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Daniele Petri e Alex Bassetti: bersaglio mondiale

Tempo di lettura: 6 minuti

Per la prima volta, due italiani sono campioni del mondo a coppia di freccette. Entrambi friulani, in un'intervista doppia ripercorrono le tappe attraverso cui hanno riscritto la storia di questo sport

a freccette 2025 pedro con pizzetto alex giovane
Da sinistra Pedro e Alex
Da sinistra Pedro e Alex

 

Daniele “Pedro” Petri di Ragogna e Alex “Hollywood” Bassetti di Cervignano del Friuli (fresco di trasferimento in quel di Medea), che attualmente militano entrambi nel Dart Club Joe Bar (club “bisiaco” nato nel 1993 a Monfalcone in via Parini, sede dell’omonimo pub, ora ospite presso il Bar La Rosa rossa di Terzo di Aquileia) sono diventati campioni mondiali di freccette.

Sono loro infatti i primi italiani senior a salire sul tetto del mondo vincendo i Campionati a Coppie della Federazione Mondiale (WDF) disputati in Corea del Sud.

Partiamo dall’inizio: com’è nata la vostra passione per le freccette?

Pedro «A fine 2002, come puro passatempo al bar con gli amici. Erano freccette elettroniche, non avevo mai visto un bersaglio tradizionale, ovvero quello con cui gioco ora. Non sapevo nemmeno esistessero campionati o tornei».

Hollywood «La mia passione per le freccette è nata andando in bagno in un locale dove eravamo a cena. In quell’occasione vidi una saletta con un po’ di persone che giocavano a freccette: mi invitarono a entrare e provai a tirare qualche freccetta sul bersaglio. Da quel momento non sono riuscito più a smettere».

Quando il gioco si è fatto “serio”?

P «Circa 3 anni dopo, quando ho capito di avere talento. Ma già dal principio ci mettevo l’anima, giocare tanto per passare il tempo mi interessava poco…»

H «Io sono un agonista, mi è sempre piaciuta la competizione, fin da subito non ho mai pensato di giocare solo per divertirmi, ma di divertirmi vincendo».

Chi è stato il vostro primo “maestro”?

P «Sono stati molti, perché fortunatamente ho giocato da subito con giocatori che praticavano il gioco dai suoi albori in Italia. Ogni sera al pub imparavo qualcosa».

H «Il mio primo e unico maestro è Alessio Marchesan, che gioca nel Dart Club Aquileia. A lui sarò sempre grato per tutto quello che ha fatto e probabilmente farà ancora per me».

Perché la scelta dei soprannomi “Pedro” e “Hollywood”?

P «Nasce da una storpiatura del cognome. Non mi è mai piaciuto granché, ma ormai è diventato “mio” e non lo lascio più».

H «Il mio soprannome me l’ha dato Simone Micolini, un po’ perché gli ricordavo l’attore che ha interpretato “Hollywood” nel film Top Gun. Da lì hanno iniziato a chiamarmi così».

Quando avete capito che le freccette potevano diventare più di un hobby, una vera e propria attività agonistica?

P «La prima esperienza tra i professionisti, a gennaio 2013, mi ha aperto un mondo nuovo che non avrei mai immaginato. Lì ho capito che dovevo dedicarmi più alle freccette tradizionali che a quelle elettroniche».

H «L’ho pensato fin da subito, perché senza allenamento sia mentale che tecnico non si può arrivare a livelli altissimi e competere con nazioni estere dove c’è una tradizione e una introduzione fin da piccoli a questo sport». freccette 2025 01Pedro e Alex sul gradino più alto del podio a Seul

Come è nata l’idea di formare un doppio?

P «Il doppio è una disciplina in cui mi sono sempre contraddistinto, pur raccogliendo poco. Con Alex è stata subito intesa e abbiano raccolto ben più del previsto, anche se giochiamo assieme da soli 2 anni».

H «L’idea è partita per il semplice fatto che eravamo gli unici due della nostra squadra a cercare di entrare in Nazionale. Volevamo darci una mano a vicenda per qualificarci e ci siamo trovati quasi subito bene a giocare assieme».

Com’è cambiato il vostro approccio all’allenamento con l’innalzamento del livello delle competizioni?

P «Forse è uno dei nostri segreti. L’approccio è sempre lo stesso, ci alleniamo divertendoci. Abbiamo un nostro gioco di riscaldamento diventato ormai abitudine fissa, in Italia succede che ci osservino senza capire cosa stiamo facendo…»

H «Il mio approccio non è mai cambiato, ho sempre preso le gare seriamente e con impegno. Ho solo iniziato a credere un po’ di più nelle mie capacità».

Qual è stato il percorso di qualificazione per la WDF World Cup 2025 in Corea?

P «Cinque gare nazionali più il titolo italiano di doppio e quello di singolo. Alex ha vinto una tappa proprio contro di me in finale, e poi abbiamo vinto il doppio nazionale. Abbiamo macinato migliaia di chilometri, la somma dei punteggi ci ha portato tra i quattro più forti e così siamo volati a Seul».

H «Il percorso è partito abbastanza bene: ci sono in totale sette tornei per accumulare punti per qualificarsi. Ovviamente vincere un torneo consente di accumulare molti punti per assicurarsi un posto tra i quattro ragazzi che rappresentano la Nazionale. Ci sono stati dei momenti in cui io credevo di non riuscire a reggere la pressione per rappresentare i nostri colori, ma alla fine è andato tutto per il meglio».

C’è stato un momento chiave in Corea in cui avete pensato: “Ce la possiamo fare”?

P «Sinceramente, no. In ogni partita gioco quasi in apnea, non penso, realizzo quanto ho ottenuto solo a incontro ultimato. Il pensiero di vincere o perdere può essermi dannoso. Resteranno indimenticabili quei 10 secondi di silenzio assoluto prima della freccetta decisiva lanciata da Alex…»

H «Poco prima dei quarti di finale Pedro è venuto da me dicendomi “Facciamoci un regalo, conquistiamo una medaglia”. In quel momento la tensione delle partite è calata e sono riuscito a giocare molto più sciolto e tranquillo, poi la strada è stata in discesa». freccette 2025 06La medaglia conquistata in Corea

Come gestite la pressione in un doppio decisivo, specialmente quando un compagno sbaglia un tiro importante?

P «Ovviamente del compagno devo fidarmi ciecamente. Non guardo il suo tiro, e nemmeno quello degli avversari. È un gioco mentale».

H «La pressione non è facile da gestire, molti non ci riescono, io personalmente cerco di tenerla tutta dentro senza farla vedere a nessuno finché la partita non è finita, specialmente al mio compagno».

Qual è stata la sensazione al momento della chiusura del match che via ha resi campioni del mondo?

P «Al momento della vittoria l’incredulità l’ha fatta da padrona. La consapevolezza del risultato… deve ancora arrivare».

H «La sensazione è stata di liberazione, di traguardo, di orgoglio, un peccato però non aver ancora metabolizzato il fatto che siamo campioni del mondo. Non so quanto tempo mi ci vorrà per capirlo».

Questa vittoria cosa cambia per voi e per il movimento delle freccette in Italia?

P «Per me cambia pochissimo, a parte un aumento di consapevolezza. Per il movimento in Italia può essere una spinta non da poco».

H «Per noi spero non cambi nulla, mi piace come siamo e non c’è motivo di cambiamento. Invece per il movimento italiano dev’essere uno stimolo, perché per la prima volta due italiani sono riusciti a battere tutte quelle nazioni come Inghilterra, Olanda e Irlanda che hanno sempre dominato questo sport. Se ce l’abbiamo fatta noi qualcun altro può provarci e magari regalare altre medaglie all’Italia in questo sport».