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Da Monfalcone a Greenwich attraversando il tempo

Tempo di lettura: 4 minuti

Manuel Vlacich e Franco Deganutti hanno concluso l'edizione 2026 di "The Grand Tour Sailing", dopo aver navigato in India e Norvegia

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Navigazione lungo il Tamigi
Navigazione lungo il Tamigi

 

MONFALCONE – Si è conclusa venerdì 17 luglio a Greenwich, sul Tamigi, l’ultima tappa sportiva del 2026 per The Grand Tour Sailing, il progetto ideato da Manuel Vlacich e Franco Deganutti, entrambi soci della Società Vela Oscar Cosulich di Monfalcone.

Con questa impresa si chiude la quinta stagione del Grand Tour, quella dedicata a un tema tanto semplice quanto profondo: il tempo.

In un’epoca che corre sempre più veloce, i due velisti hanno scelto di fermarsi a raccontare il tempo attraverso tre luoghi del mondo in cui questo assume un significato diverso. Sono partiti dall’India, sul Gange a Varanasi, dove il tempo si è fermato: la prima volta, documentata, in cui una barca a vela abbia navigato le acque del fiume sacro.

Sono poi risaliti fino a Sommarøy, in Norvegia, l’isola che ha proposto di abolire il tempo stesso, dove sotto il sole di mezzanotte il tempo, semplicemente, non esiste.

E hanno chiuso il cerchio a Greenwich, in Inghilterra, risalendo a vela il Tamigi attraversando a vela il Meridiano 0 da cui il mondo intero inizia a contare il tempo.

«A Londra tutto si è svolto perfettamente», racconta Vlacich, appena tornato a Monfalcone. «Abbiamo risalito e quindi ridisceso il Tamigi veleggiando di pomeriggio sia per evitare il traffico commerciale del mattino sul fiume, sia a seguito di un attento studio delle maree che portano una variazione da 0 a +7 metri nell’arco di poche ore, generando chiaramente delle correnti fortissime. È stata un’esperienza straordinaria, che ha suscitato anche grande curiosità tra quanti affollavano quel giorno i tanti pub lungo la riva del Tamigi e che ci vedevano veleggiare a pochi metri tra loro su delle imbarcazioni decisamente insolite».

«Fondamentale – prosegue – è stato il contributo del Greenwich Sailing Club, nostra base logistica, di un volontario del Shadow Club nei pressi del Tower Bridge che ci ha seguito durante tutta la navigazione e, ovviamente, dell’autorità portuale di Londra con la quale ci siamo coordinati per il perfezionamento dell’impresa». Comunicato Stampa 4 2026 10Manuel Vlacich e Franco Deganutti con le loro barche pneumatiche all’ombra del Tower Bridge

IL RITMO DEL GRAND TOUR: UN ANNO PER ESPLORARE, UN ANNO PER GAREGGIARE

Come da tradizione ormai consolidata del progetto, il Grand Tour Sailing alterna, anno dopo anno, due anime complementari.

Ci sono stagioni, come questa appena conclusa, dedicate all’esplorazione: luoghi mai navigati prima, spesso estremi o remoti, affrontati con le barche pneumatiche Tiwal, leggere e trasportabili in ogni angolo del pianeta.

E ci sono stagioni dedicate all’agonismo puro, in cui Vlacich e Deganutti tornano a vestire i panni di regatanti, partecipando a regate internazionali con le loro imbarcazioni da regata tra cui: il Melges24, l’UFO28, il Meteor e l’Hobie Cat Tiger.

Proprio per questo motivo, la stagione 2026 si chiude qualche mese prima del solito. Da settembre, i due velisti torneranno infatti a navigare per la XIII Zona FIV, il cui fitto calendario di regate li vedrà nuovamente protagonisti agonistici in acque di casa. Comunicato Stampa 4 2026 11Scambio di guidoni sociali presso la sede del Greenwich Sailing Club

IL 2027: TRE NUOVE SFIDE INTERNAZIONALI

Vlacich e Deganutti hanno già avviato i progetti per la prossima stagione agonistica, che li porterà a competere in tre appuntamenti di rilevanza internazionale: una regata ai Caraibi, un ritorno in Inghilterra e infine un appuntamento in Europa.

Tre sfide ambiziose che, come ogni impresa del Grand Tour, richiederanno una preparazione logistica importante, tra trasporti, permessi e organizzazione, la vera cifra distintiva del progetto.

Ad avventura conclusa è ora di bilanci: «Senza dubbio l’esperienza più forte sotto ogni punto di vista è stata quella sul Gange. Ma per ciascuna di queste avventure portiamo nel cuore innanzitutto gli splendidi rapporti personali creati con quanti abbiamo incontrato e cui ci siamo appoggiati nell’organizzazione e nella realizzazione di queste tappe».