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Cosa significa essere un genitore moderno?

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A Grado il terzo appuntamento del percorso “Genitori & figli” per affrontare i comportamenti a rischio che oggi toccano tante famiglie

Genitori figli 02
L'incontro con Anna Nosella
L’incontro con Anna Nosella

 

GRADO – Si è svolto al Ricreatorio SPES il terzo appuntamento del percorso “Genitori & figli”, coordinato dalla psicologa e psicoterapeuta Anna Nosella, per educare i figli all’uso corretto e responsabile della rete, interrogandosi anche sui comportamenti a rischio che oggi toccano tante famiglie.

La serata ha aiutato anzitutto a prendere coscienza di quanto il mondo digitale non sia qualcosa di esterno alla vita quotidiana, ma un ambiente che entra dentro le relazioni, dentro i tempi familiari e anche dentro il modo stesso di crescere.

Per questo non basta demonizzare internet, né tantomeno subirlo passivamente: occorre invece diventare adulti consapevoli, capaci di accompagnare.

Tra gli spunti più forti proposti vi è stata una domanda tanto semplice quanto provocatoria: “Sono un genitore moderno?”.

Una modernità che però non coincide con il riempire ogni attimo della vita dei figli di immagini, attività, esperienze organizzate, spiegazioni o connessioni continue. Il rischio, infatti, è quello di voler essere sempre presenti, sempre raggiungibili, sempre “agganciati”, finendo però per lasciare meno spazio alla crescita reale, alla libertà, alla gradualità, alla fatica buona del diventare grandi.

È stato evidenziato come oggi spesso si viva una situazione paradossale: lontani con il corpo, ma vicini con la mente.

Nasce così il bisogno di essere sempre in contatto, quasi a compensare una presenza concreta che talvolta si assottiglia. Il telefonino diventa allora lo strumento che tiene tutti legati, ma non sempre davvero uniti.

In questo contesto si assiste spesso a una delega precoce di funzioni educative e accuditive ad agenzie esterne, a una riduzione degli spazi di socializzazione spontanea e anche a un crescente timore del mondo esterno.

I bambini e i ragazzi hanno meno cortili, meno strade, meno occasioni semplici di incontro; al loro posto crescono le piazze virtuali, i videogiochi, le relazioni mediate da uno schermo.

Molto interessante è stato anche il riferimento alle diverse generazioni, che mostrano come il rapporto con la tecnologia cambi profondamente da età a età.

I figli di oggi abitano il digitale con una naturalezza che spesso gli adulti non possiedono. Ma proprio qui emerge la responsabilità educativa dei genitori: non si tratta di rincorrere i figli sul loro terreno, né di arrendersi dicendo che “loro ne sanno più di noi”, ma di offrire criteri, confini, dialogo, presenza ed esempio.

Un passaggio particolarmente prezioso ha riguardato il tema del cervello neuroplastico.

È stato ricordato come il cervello si modifichi per adattarsi alle esperienze: ciò che viviamo, ripetiamo, vediamo ed ascoltiamo lascia un segno. Proprio per questo il mondo digitale non è neutro.

Le abitudini costruiscono modi di pensare, tempi di attenzione, stili relazionali. In questa prospettiva è risuonato anche un principio educativo importante: prima si parla, poi si scrive, poi si legge. Vale a dire: prima vengono la relazione, la parola viva, il dialogo, l’esperienza condivisa; poi arrivano gli strumenti. Prima c’è l’umano, poi il mezzo.

Quando si capovolge questo ordine, il rischio è che la tecnologia occupi spazi che non le appartengono.

La serata non si è fermata alla denuncia dei problemi, ma ha invitato i genitori a riscoprire il loro compito: non controllori ossessivi, né spettatori impotenti, ma adulti affidabili, capaci di educare con equilibrio. Accompagnare i figli nell’uso della rete significa aiutarli a discernere, a riconoscere i pericoli, a non confondere visibilità e valore, connessione e amicizia, stimolo e crescita. Significa anche avere il coraggio di porre delle regole, spiegandole e restando presenti con fermezza e bene.

In fondo, educare alla rete significa ancora una volta educare alla vita. Perché dietro a uno schermo ci sono sempre un cuore, una mente, una fragilità, una domanda di senso.

E il compito degli adulti resta quello di esserci davvero, non solo online, ma nella concretezza di una presenza che ascolta, orienta, corregge ed ama.

L’evento, inserito nel progetto “Fare i compiti insieme dà…SPES 2025″ – accompagnare i genitori“, si è potuto realizzare grazie alla sinergia tra Parrocchia, Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia e Noi Spes Grado APS.