Pace attraverso la musica: il progetto europeo nato ad Aquileia
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Quattro fedi e voci da tre Paesi unite in una composizione originale: il coro interreligioso è realtà
ROMA – Un coro interreligioso che porta la stessa composizione originale in una basilica cattolica, una sinagoga, un monastero protestante e una moschea.
È il risultato di POLYVERSE – Singing Across Faiths, il progetto europeo nato ad Aquileia che ha concluso il proprio percorso al Centro Culturale Islamico d’Italia – Grande Moschea di Roma.
Per due anni, cattolici, protestanti, ebrei e musulmani hanno lavorato insieme, condividendo luoghi di culto, testi, repertori e competenze musicali. Da questa collaborazione sono nati un coro internazionale con cantori provenienti da Italia, Grecia e Germania, una composizione originale e una rete di amicizie e rapporti europei con radici solide per proseguire.
Dopo la Basilica Patriarcale di Aquileia, la Sinagoga Beth Shalom di Atene e la chiesa del Monastero protestante di Lehnin, il concerto alla Grande Moschea di Roma ha completato un itinerario nel quale ciascuna comunità ha accolto le altre nel proprio luogo di culto.
Al partecipato appuntamento romano, che ha riunito 80 persone, hanno preso parte anche l’ambasciatore di Siria in Italia Hussein Sabbagh e l’ambasciatore di Cuba presso la Santa Sede Leyde Ernesto Rodriguez Hernandez.
Cofinanziato dal programma Europa Creativa dell’Unione europea e guidato dalla Fondazione Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia – So.Co.B.A., POLYVERSE ha fatto del dialogo un lavoro quotidiano: ascoltare tradizioni diverse, confrontarsi con altre lingue e pronunce, trovare un equilibrio tra le voci e costruire un’opera comune conservando la propria identità.
Al centro del percorso musicale, culminato nel concerto romano, Polyverse Echoes, la composizione originale realizzata a sei mani da Maria Beatrice Orlando, Aaron Dan e Sakis Negrin, in latino, ebraico, greco, tedesco e inglese. Il libretto, definito dal comitato etico di POLYVERSE, unisce versetti dell’Antico Testamento, del Nuovo Testamento nelle tradizioni cattolica e protestante e del Corano.
A darle voce il Polyverse Interreligious Choir, guidato dai maestri Mateja Černic, Gerhard Oppelt e Sakis Negrin. La preparazione ha richiesto ai cantori di confrontarsi con repertori differenti e di trasformare esperienze musicali autonome in una formazione capace di esibirsi insieme nei quattro luoghi di culto.
«La cosa bella è stata percepire la volontà di tutti e tre di portare a termine il compito, mettendo da parte un po’ del proprio individualismo a favore della missione comune», ha raccontato Maria Beatrice Orlando. «Il titolo stesso, Polyverse Echoes, esprime l’auspicio che questa esperienza lasci un’eco capace di proseguire nel tempo: un segnale di speranza per il futuro».
L’opera riprende le tematiche del Polyverse Manifesto – Singing Across Faiths, adottato durante il seminario transnazionale di Leuven il 7 maggio 2025: il dialogo come occasione per approfondire la propria identità attraverso l’ascolto dell’altro, i luoghi di culto come spazi di incontro e la musica come pratica di pace e nonviolenza.
«Quello che è andato al di là dei nostri ragionamenti e dei programmi è stato il nascere di una profonda amicizia», ha sottolineato Andrea Bellavite, direttore della Basilica Patriarcale di Aquileia, ricordando le relazioni costruite tra i partecipanti e, in particolare, tra i coristi. Per Bellavite, il progetto ha dimostrato come la diversità di religioni, culture e lingue possa contribuire alla costruzione di una società aperta, democratica, non violenta e solidale. «Il percorso non finisce qui. Continua con nuovi orizzonti e nuove prospettive e sono sicuro che ci porterà molto lontano».
Un segno della profondità di questi legami è arrivato dal rabbino Gabriel Negrin, rabbino capo della Comunità Ebraica di Atene, che ha aperto il proprio intervento con un saluto in arabo e lo ha concluso invocando la pace su tutti in arabo, ebraico, greco e italiano. Un gesto di amicizia e profondo rispetto reciproco, maturato attraverso gli incontri e il lavoro condiviso durante il progetto.
Negrin ha sottolineato che cantare insieme richiede di ascoltare gli altri e lasciare spazio alle loro voci. È lo stesso impegno richiesto dal dialogo tra le religioni: conservare la propria identità e riconoscere quella altrui, costruendo una relazione fondata sul rispetto reciproco.
L’imam Nader Akkad, della Grande Moschea di Roma, ha richiamato il valore della pluralità come occasione di conoscenza reciproca, ricordando le consonanze tra la cantillazione ebraica e quella coranica emerse durante il percorso. «Quando le nostre voci si levano insieme per lodare l’Unico Creatore, esse non si sovrappongono, ma si completano», ha affermato, auspicando che l’appuntamento romano apra una nuova stagione di dialogo.
La pastora Almuth Wisch, della comunità protestante di Lehnin, ha evidenziato come l’incontro con l’altro possa approfondire la propria identità e costruire fiducia. «Non dobbiamo credere nelle stesse cose, ma possiamo ascoltarci», ha osservato, invitando a portare l’esperienza di POLYVERSE nelle comunità, nelle famiglie e nella vita quotidiana.
Don Santi Grasso, biblista e vicario episcopale per il dialogo interreligioso dell’Arcidiocesi di Gorizia, ha sottolineato il contributo dell’arte alla comprensione tra le religioni: «Il dialogo infatti si può realizzare solo se prima si compie un passo fondamentale: apprezzare la bellezza dell’altro».
«Avviato nel 2024, POLYVERSE ha coinvolto le comunità in ogni fase del lavoro: dal confronto di Leuven, da cui è nato il manifesto, alla collaborazione tra i compositori ad Atene, fino al primo incontro del coro ad Aquileia e ai concerti in Grecia, Germania e Italia. Ogni tappa è stata costruita insieme, mettendo in relazione persone, competenze e tradizioni diverse», ha spiegato Sara Zamparo, coordinatrice del progetto per la Fondazione So.Co.B.A.
Il progetto è stato guidato dalla Fondazione So.Co.B.A. – Basilica di Aquileia (Italia), insieme alla Comunità Ebraica di Atene (Grecia), alla Comunità Evangelica del Monastero di Lehnin (Germania) e a Future for Religious Heritage – FRH (Belgio). Il Centro Culturale Islamico d’Italia – Grande Moschea di Roma (Italia) ha partecipato come partner associato. La progettazione europea e il supporto organizzativo e amministrativo sono stati seguiti da Argo – Progettare l’Europa (Italia).


