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Martina Morandini: volando su due ruote

Tempo di lettura: 5 minuti

Dopo aver vinto il campionato regionale femminile 125/250 la scorsa stagione, la giovane monfalconese continua la sua ascesa nel mondo del motocross. «Appena parte la gara la concentrazione prende il sopravvento»

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Martina Morandini durante un salto in gara
Martina Morandini durante un salto in gara

 

Talento, tenacia, determinazione. L’ordine degli addendi sceglietelo pure voi, tanto alla fine il risultato non cambierà.

Perché la 19enne monfalconese Martina Morandini ha imparato a stupire tutti.

Solo quattro anni fa è finita in sella a una moto da cross. E da allora non è più scesa, scalando i vertici della disciplina a livello regionale. Come ci spiega in questa intervista in cui rivive il suo percorso sportivo, rivelando gli obiettivi futuri.

Martina Morandini e il motocross: una passione sbocciata come?

«Una passione sbocciata tardi. Avevo quasi 15 anni quando ho iniziato ad avvicinarmi al motocross. Durante la mia vita lo sport è stato un punto fermo e dopo il Covid ho sentito l’esigenza di intraprendere questo nuovo percorso nonostante nella mia famiglia non sia mai stata presente alcuna moto».

La prima volta in sella a una moto da cross come è stata?

«Ricordo quel momento come fosse oggi. Ho anche una fotografia che testimonia quella giornata: avevo un sorriso grande tutto il casco. È stato un misto di paura, adrenalina e gioia».

Com’è stato il percorso formativo per diventare pilota di motocross?

«Il tutto è iniziato con un paio di lezioni teoriche e poi pratiche di che cosa è una moto. I primi giri su un anello in piano sotto la supervisione di un tecnico federale e quindi la ricerca della prima moto per poter cominciare a seguire un corso vero e proprio. Da lì in poi è stato un crescendo che mi ha portato dove sono oggi».

Lo scorso anno ti sei laureata campionessa regionale nella categoria femminile 125/250. Cosa ha significato per te questo successo?

«Lo scorso è stato un anno incredibile. Dal titolo di campionessa regionale 2025 al 5° posto della squadra femminile in rappresentanza del Friuli Venezia Giulia al Trofeo delle Regioni davanti a compagini più blasonate e forti della nostra (risultato mai raggiunto prima dalla nostra regione). Per quest’ultimo risultato non posso non citare le mie compagne di squadra Alessia Casasola, Michelle Sinigaglia e Sofia Chermaz a cui va una menzione particolare per aver fatto la gara perfetta, permettendo così di raggiungere un risultato insperato. Ogni risultato è frutto di impegno e costanza: il primo posto nel campionato è il coronamento di un percorso fatto di sacrifici e cadute». image1Martina Morandini

Per ottenere questi risultati come si sviluppano i tuoi allenamenti dentro e fuori la pista?

«La settimana si divide in tre allenamenti in palestra e due allenamenti in pista. In palestra, sotto la supervisione di un personal trainer, alterno esercizi di forza a esercizi di resistenza, senza tralasciare sedute di stretching. In pista cerco innanzitutto il feeling con la moto e poi lavoro con esercizi specifici cercando di migliorare le varie dinamiche che si affrontano normalmente in gara: la scorrevolezza, la velocità, l’entrata in curva…»

Prima della partenza di una gara cosa passa nella testa di una pilota?

«Il momento della partenza è quello più stressante. Personalmente cerco la concentrazione: la procedura di partenza, la prima curva, il controllo dell’adrenalina. L’obiettivo è trasformare la tensione in reattività».

Martina Morandini ha mai avuto paura durante una corsa?

«Paura vera e propria non direi. Ci sono stati dei momenti dove ho preferito chiudere il gas e mettermi in sicurezza piuttosto che rischiare di farmi male. Però appena parte la gara, la concentrazione prende il sopravvento: penso a guidare al meglio, a fare le scelte giuste e a dare il massimo».

Gareggiare non significa solo accelerare allo start in pista, ma anche viaggi, trasporti della moto, manutenzione, costi… Chi ti aiuta in questa avventura?

«Un enorme grazie lo devo dire a mio papà. Dal primo giorno, pur non avendo mai avuto una moto, ha sempre assecondato questa mia passione cercando di aiutarmi in tutti i modi. Il suo ruolo, da semplice padre, si è trasformato in autista, motivatore e sponsor (la parte più importante). Per la manutenzione ordinaria della moto riusciamo a gestirci da soli, quando invece ci sono da effettuare lavori più importanti abbiamo scelto di affidarci a Mattia Mion di Factory Motoservice, che con la sua esperienza e competenza ha sempre la soluzione giusta per risolvere qualsiasi inconveniente». image5Martina Morandini in gara

Quello dei motori nell’immaginario collettivo è spesso considerato un mondo maschile: anche grazie ad esempi come il tuo le donne riusciranno a prendersi spazi maggiori?

«In questi ultimi anni si sta cercando di valorizzare il comparto femminile. La Federazione Motociclistica Italiana, grazie all’istituzione di un Comitato Femminile, sta cercando di promuovere il settore femminile. Annualmente vengono organizzati dei Collegiali Femminili in giro per l’Italia per promuovere ed evolvere il settore con dei corsi seguiti da tecnici federali. Sono consapevole del fatto che è e resta un mondo prettamente maschile, ma trovo che la strada intrapresa sia quella corretta per sviluppare il settore femminile».

C’è un pilota o uno sportivo a cui ti ispiri?

«Restando nel mondo del motocross non posso non dire Tony Cairoli. Il nove volte campione del mondo è il punto d’arrivo a cui tutti ambiscono ad arrivare. La sua dedizione, il suo impegno, i suoi risultati sono da stimolo e ispirazione per migliaia di piloti, tra cui anche me».

Extra pista, quali sono le passioni di Martina Morandini?

«Oltre gli allenamenti in pista eseguo congiuntamente esercizi mirati in palestra, corsa e mountain bike. Ovunque sono, praticare sport mi appaga e scoprine di nuovi mi stimola molto».

Ora che hai finito le superiori cosa farai?

«Mi sono iscritta alla Facoltà di Scienze Motorie con l’intento di riuscire a fare della mia passione magari un lavoro. Gli sbocchi sono molteplici e vedremo a fine percorso dove mi porterà tutto ciò».

Il futuro nel motocross, invece, come lo immagini?

«Personalmente sono consapevole che il motocross, come pilota, non sarà il mio mestiere, ma sono altresì convinta che la passione resterà e mi permetterà ancora di girare e divertirmi insieme ai tanti amici che questo sport mi ha fatto incontrare».