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Greta Sclaunich: tra storie e memorie

Tempo di lettura: 7 minuti

Da Villesse al Corriere della Sera. Con il Friuli sempre nel cuore. «Mi mancano i suoi paesaggi e la sua lingua». Un territorio che 50 anni fa venne stravolto dal terremoto. Proprio sul sisma del 1976 ha scritto il suo ultimo libro. «Un testo per ragazzi, letto da tanti adulti»

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Greta Sclaunich (ph. Claudio Pizzin)
Greta Sclaunich (ph. Claudio Pizzin)

 

Raccontare storie è sempre stata la sua passione e la scrittura ne è stata una naturale evoluzione.

Determinata, seria e con le idee chiare su progetti e obiettivi, Greta Sclaunich ha sempre pensato che la sua strada sarebbe stata nel giornalismo, puntando a quello che nell’immaginario collettivo di molti è il “giornale” per antonomasia: il Corriere della Sera.

Ecco la sua storia fra impegno e grandi nostalgie per il Friuli che racconta nei suoi libri, ultimo in ordine di tempo “La notte in cui la terra tremò”, il racconto del terremoto che lei non ha vissuto, essendo nata nel 1983, ma che ha ricreato consultando archivi di giornali, attingendo ai ricordi di famiglia e incontrando chi invece sperimentò la paura di quei 59 secondi che la sera del 6 maggio 1976 cambiarono la vita di molti, la storia del Friuli e dell’Italia.

«Ho sempre amato – confida la giornalista e scrittrice – raccontare storie fin da piccola. Quando andavamo in campeggio e la sera tenevo sveglie le altre bambine.

Poi, grazie alla mia insegnante del liceo, ho capito che non solo mi piaceva scrivere storie ma che ero anche brava a farlo. Certo, ho dovuto impegnarmi molto: l’università a Trieste e l’Erasmus a Parigi, i primi lavori da giornalista a Parigi e da responsabile comunicazione a Sofia, in Bulgaria.

In mezzo, un breve ritorno in Friuli Venezia Giulia e la collaborazione con il Messaggero Veneto.

La svolta è arrivata con la scuola di giornalismo “Walter Tobagi”, a Milano, 17 anni fa. Subito dopo ho cominciato a lavorare stabilmente con il Corriere della Sera».

Milano è una grande città cosmopolita che offre tanto, ma quanto le manca del Friuli Venezia Giulia e incuriosisce di noi in Lombardia?

«Di casa mi manca tutto, dai paesaggi alla natura alla lingua friulana, che purtroppo ho raramente occasione di parlare. La nostra terra incuriosisce, a Milano ma anche altrove, perché ancora poco nota: quando qualcuno ci scopre, però, viene subito conquistato».

Il terremoto vissuto attraverso gli occhi di un bambino e raccontato nell’ultimo romanzo “La notte in cui la terra tremò” cosa ha significato per lei?

«Avere l’opportunità di raccontare la nostra storia portandola all’attenzione dei lettori di tutta Italia. E poi, anche, descrivere un Friuli contadino che non esiste più e che, quando ero piccola, ho avuto la fortuna di poter vivere ancora. I giochi per le vie del paese con gli amici, i vecchietti che si mettevano fuori casa, la sera, a prendere il fresco».

A fine scrittura il libro è dei lettori, che cosa le sta dando nei tanti incontri con il pubblico?

«È un libro per ragazzi, ma ho scoperto che lo stanno leggendo tanti adulti. Molti di loro mi raccontano i ricordi dell’epoca: dov’erano quando c’è stata la scossa, gli aiuti che hanno portato a chi aveva perso tutto. Ci sono anche quelli che magari non hanno vissuto le scosse ma si ritrovano nei dettagli di un mondo che, come accennavo prima, non esiste più». foto gemona ph.CozzarinGreta Sclaunich a Gemona con il suo ultimo libro in occasione dell’anniversario del sisma (ph. Cozzarin)

Come ha raccontato il terremoto alla sua bambina?

«Mia figlia ha tre anni e le ho spiegato, a grandi linee, cos’è un terremoto: sa che quando arriva l’Orcolat si muove tutto e bisogna proteggersi per non farsi male. Ma resto dell’idea che, finché non si prova sulla propria pelle, non si riesce davvero a capire cos’è veramente un terremoto».

Come è stato l’incontro con l’uomo a cui è ispirato Leo, protagonista del romanzo?

«Ho trovato il suo nome per caso, in un articolo sui friulani andati ad aiutare ad Amatrice, e l’ho subito contattato, intuendo che avesse una storia da raccontare. Era così: all’epoca aveva 12 anni, la sua vita è stata distrutta dalle scosse ma ha comunque deciso, da adulto, di entrare nella Protezione civile e aiutare chi subisce un sisma, per ripagare l’aiuto ricevuto. Sono grata a Giuseppe, per me rappresenta un esempio tangibile del Friuli che ringrazia e non dimentica».

Due sogni, a medio e lungo termine?

«A lungo termine tornare in Friuli Venezia Giulia. Per me è casa e mi manca moltissimo. A breve termine invece vorrei continuare a raccontare le storie della nostra terra e valorizzarla sia in Italia che all’estero. È un modo per restare legata alla nostra regione anche nel mio lavoro quotidiano ed essere sempre in contatto con le mie radici, ovunque io sia».

C’è già un libro nel cassetto a cui lavorare?

«“La notte in cui la terra tremò” è nato dopo un incontro per presentare il mio primo libro, “Le foibe spiegate ai ragazzi”, pubblicato nel 2025, con gli studenti di Gemona. Loredana, la bibliotecaria che lo aveva organizzato, mi ha ricordato che l’anno successivo ci sarebbe stato il 50esimo anniversario del terremoto: l’idea è arrivata così. Ora ne ho già altre in testa ma chissà, magari quella giusta la troverò girando il Friuli per presentare il libro».

Il romanzo-memoir in prima persona è impreziosito dalla copertina di Alida Pintus e dalla prefazione di Angelo Floramo.

“Solo di recente – scrive Floramo – si è cercato di intessere una narrazione che non sia soltanto memorialistica, ma piuttosto storica, antropologica, culturale e anche etica, politica, morale. Perché è certo che, ogniqualvolta l’Orco è uscito dalla tana per farsi una passeggiata fra le bellezze del Friuli e ha calpestato il profilo di un’epoca intera, ha anche sempre aperto una nuova possibilità di ricostruire non soltanto i paesi e i loro monumenti, le case, le chiese, i castelli, ma anche di recuperare i brandelli sopravvissuti di quell’identità collettiva che da sempre ha caratterizzato il popolo friulano, di ricomporre le schegge per progettare un nuovo futuro, regalando una consapevolezza sempre più matura che, di terremoto in terremoto, ha modellato, nei secoli, l’anima di queste genti, facendola diventare quello che è tuttora”. corriere okFuori dalla sede del Corriere della Sera

Le pagine, equilibrio di fatti veri e immaginazione, sono pervase dal senso della parola ricostruzione e dall’universalità etica del valore dell’aiuto verso gli altri, ma anche dal sentimento di gratitudine che a distanza di 50 anni non è venuto meno.

Un modo di essere e agire riassunto nell’immaginario di molti dall’espressione “fasìn di bessôi”, “facciamo da soli”, motto che ha riassunto lo spirito di resilienza, la dignità e la determinazione del popolo friulano.

 

Classe 1983, Greta Sclaunich è nata e cresciuta a Villesse. Ha vissuto a Trieste per studio e a Parigi e Sofia per lavoro. Arrivata a Milano 17 anni fa per frequentare la scuola di giornalismo “Tobagi”, è approdata al Corriere della Sera dove lavora al team che si occupa dei social. Ha anche una newsletter, seGreta, sul lato nascosto delle relazioni.

Il suo primo libro “Le foibe spiegate ai ragazzi” (Piemme editore) è uscito nel 2025 e alcune pagine sono state lette nel Giorno del Ricordo al Quirinale, alla presenza del presidente Sergio Mattarella. quirinale giorno del ricordo ph.CozzarinGreta Sclaunich con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Quirinale nel Giorno del Ricordo,quando sono stati letti alcuni estratti del libro “Le foibe spiegate ai ragazzi” scritto dalla giornalista friulana (ph. Cozzarin)

L’idea di “La notte in cui la terra tremò” (Piemme editore) è nata alla sua presentazione ai ragazzi delle scuole di Gemona. Ama e sostiene la diffusione della cultura e della lingua friulana, e per questo ha inserito nel testo alcune parole in friulano. Conoscenze che trasmette anche alla figlia Berenice che oggi ha tre anni e alla quale ha dedicato il libro.