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Franco Milani

Cultura e Spettacolo
31 dicembre 2019

L'evoluzione del pensiero

di Claudio Pizzin
Le sue opere vengono esposte in diverse mostre del territorio, mentre la sua scuola di pittura coinvolge sempre più studenti. “L’arte deve cogliere le opportunità delle nuove tecnologie”
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Franco Milani (ph. Claudio Pizzin)
Cultura e Spettacolo
31 dicembre 2019 di Claudio Pizzin Image

Franco Milani quando è nata la sua passione per l’arte?

«Spesso mi ritorna in mente un insegnante particolarmente modesto, ma che con una grande professionalità e passione m’introdusse alla scoperta della pittura e della fotografia e della loro possibile interazione. Frequentavo le medie, ma quegli insegnamenti così attenti e ricchi di dettagli mi aprirono la mente verso un mondo che da allora non ho più abbandonato».

Lei è originario di Turriaco ma ha aperto una scuola di pittura a Staranzano, dove vive: qual è il suo rapporto con il territorio?

«Per l’arte e chi la manifesta, il rapporto con il territorio è una condizione permanente ed essenziale per determinare inedite sinergie creative, ma questo rapporto avviene secondo le caratteristiche della sensibilità artistica».

È più facile esprimersi attraverso l’arte o insegnare a farlo ai suoi studenti?

«È un discorso dal duplice aspetto: il primo, rientra nella sfera del personale, si nutre di un’esperienza maturata nel tempo, che è in continua evoluzione e che determina a seconda delle esplorazioni del momento, delle possibilità o difficoltà espressive diversificate, mentre l’altro aspetto, si presenta con una lettura diversa, dal momento che l’insegnamento è mirato all’apprendimento delle variegate tecniche e che solo in un secondo momento danno origine a un possibile linguaggio espressivo».

Che cos’è l’arte per Franco Milani?

«Una forma del pensiero in continua evoluzione, un’arte che si rinnova e che si occupa di relazioni, tecnologie, condivisioni, società ed etica e che richiede il massimo impegno nell’occuparsi del passaggio dei saperi, dei metodi e dei contenuti inerenti alla formazione, in particolare quella a indirizzo artistico. Un’arte che si fa promotrice di un dialogo fitto tra componenti diverse, che sa tenere insieme la complessità dei linguaggi contemporanei e connettere i campi finora separati della ricerca, della produzione e della formazione. Che sa coinvolgersi nella dimensione del sociale e sa approfittare delle possibilità generate dalle tecnologie interattive e dalle loro estensioni nella rete. È un’arte che dentro di sé ha la consapevolezza di essere politica, affermando tenacemente la sua esistenza poetica».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lei è diventato famoso come pittore, ma da tempo si dedica a opere contemporanee integrando fotografi e, sculture e persino musica. Come mai questa evoluzione?

«In quest’epoca si assiste a un continuo spostamento di linguaggi, determinato principalmente dall’innovazione tecnologica, molto stimolante per l’arte, e che dà l’impressione di una libertà pressoché assoluta di sperimentazione. Sono linguaggi che, utilizzati con le dovute modalità interagiscono perfettamente tra di loro, dando la possibilità di creare una comunicazione altamente coinvolgente ed espressiva. Questo, mi ha permesso di ri-orientare l’attenzione sulla configurazione dello spazio e sulla possibilità di far percepire alle persone una dimensione di apertura verso una costruzione del linguaggio diversa e maggiormente condivisa».

Quali sono i messaggi che desidera trasmettere con la sua arte?

«Se la società contemporanea è caratterizzata da inedite forme di complessità e da un’accelerata trasformazione culturale, non vi dovrebbe essere strada migliore se non quella di una responsabile presa di coscienza che favorisca la capacità di costituire pensiero, per arginare la deriva sociale prodotta dalla globalizzazione. Una continua ricerca sulla società, i suoi valori e fratture, dove si innestano le contraddizioni e la crisi della modernità, per trasmettere consapevolezza mentale e facoltà d’immaginazione».

Qual è l’opera che ha realizzato a cui è maggiormente legato?

«Credo che il ciclo che mi ha maggiormente appassionato sia stato Il grande interno della libertà, vissuto come uno dei momenti più veri e sentiti del mio operare. Si trattava di osservare quello che avveniva verso la fine degli anni sessanta, quando la generazione di allora, e io ne facevo parte, era fortemente motivata per un radicale cambiamento sociale e culturale. Ed ecco allora comparire, al di là delle forme di comunicazione tradizionali, inediti strumenti per esprimere un pensiero diverso e creare le condizioni adatte a una relazione con la dimensione dell’invisibile e alla condivisione socializzante. Da queste esperienze ha avuto origine il mio interesse verso le forme di comunicazione multimediali; dalla performance fino alla fotografia e al video».

Nella nostra regione per un artista è possibile vivere della propria arte?

«La costruzione di un’autonomia economica è determinata da molteplici fattori e spesso non è di semplice soluzione. È necessario destare attenzione sia in direzione della sfera pubblica che privata e renderla sensibile agli aspetti creativi del proprio operare. Contemporaneamente un’arte racchiusa in se stessa, autoreferenziale, troppo attenta ai procedimenti della comunicazione e del marketing, perde il contatto con quanto accade realmente sul territorio, fatica a cogliere i segnali di mutamento della società e a trovare sorgenti autentiche per nutrire il proprio immaginario».

Analizzando il sistema arte in generale (dagli artisti al pubblico, passando per le istituzioni), come ne valuta lo stato di salute e della qualità off erta?

«La straordinaria accelerazione delle innovazioni tecnologiche e dei relativi codici espressivi ha prodotto uno spiazzamento, una difficoltà di apprendere e interpretare il nuovo con lo stesso ritmo con cui si presenta, rendendo ancora più arduo formalizzare un linguaggio e trasmetterlo alle generazioni successive, creando forti gap generazionali e culturali. I linguaggi, insieme alle tecniche, invecchiano troppo rapidamente per depositarsi in un patrimonio collettivo, e soltanto una pratica creativa costante di questi dispositivi, uniti a una capacità di visione degli scenari presenti e futuri che innescano, può disegnare mappe d’orientamento».

Nel futuro di Franco Milani quali sono le prossime sfide?

«L’arte è una forma di conoscenza che ha come presupposto una vocazione interrogativa. Per l’artista dare risposte significa soprattutto immaginare e sperimentare un modo diverso di trattare la materia, di utilizzare nuovi dispositivi tecnologici, di creare una relazione tra le persone, con la natura e le cose, tenendo ben presente che oggi le materie dell’arte sono molto più complesse».

 

BIOGRAFIA

Franco Milani nato a Turriaco nel 1950, dopo essersi diplomato all’Istituto Statale d’Arte di Gorizia e aver frequentato il Biennio Sperimentale d’Arte, per un breve periodo frequenta l’ambiente di Firenze e Venezia, in seguito è presente alla Chaux de Fonds e Ginevra in Svizzera dove conosce degli artisti che operano nel campo delle performance teatrali, con gli stessi si ritrova ad Amsterdam e successivamente a Parigi e ad Avignone, dove in occasione del festival internazionale del teatro collabora alla realizzazione di alcune scenografie e illustra il libro Oedipe Rex del gruppo omonimo.

Info: Tel. 347 7540003 - web: francomilani.info

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