Romanzi a quattro mani
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Pubblicato il terzo libro scritto dai coniugi Deborah Voliani e Giuliano Galante. Una passione nata in Croazia grazie a Giorgio Faletti
Deborah Voliani e Giuliano Galante
MONFALCONE – In attesa di scoprire se il commissario Domenico Centolance dovrà risolvere casi scottanti anche nel nostro territorio, l’intricata vicenda ambientata nelle Terme del Corallo di Livorno fa crescere gli apprezzamenti per “Un insolito schema di gioco”, terzo romanzo scritto da Deborah Voliani e Giuliano Galante, da anni residenti a Monfalcone.
Coppia nella vita e nella scrittura, come ci racconta la componente femminile in questa intervista.
Deborah Voliani, quando è nata la passione per la scrittura?
«È nata leggendo. Eravamo in vacanza in Croazia e, dopo aver letto “Io uccido” di Giorgio Faletti, ho chiesto a Giuliano: perché non scriviamo un romanzo anche noi? Da lì è nata la nostra prima avventura: “Male minore”».
Come avviene, di fatto, la scrittura a quattro mani?
«Non è facile perché ognuno ha le proprie idee su come impostare la storia. Generalmente scriviamo singolarmente e poi ci confrontiamo. Quando non siamo d’accordo su qualcosa, lasciamo decantare la storia e la riprendiamo il giorno dopo, vedendola con occhi diversi. Il più delle volte la stanchezza, dopo una giornata di lavoro, non aiuta a essere obiettivi. Troviamo però sempre il modo di venirci incontro».
“Un insolito schema di gioco” è il vostro terzo romanzo giallo: quali sono stati primi responsi dei lettori?
«Coloro che lo hanno già letto, lo hanno definito “romanzo con una trama avvincente e con un finale per niente scontato”. Questo ci riempie di gioia».
Rispetto ai primi due romanzi come si è evoluta la vostra scrittura di coppia?
«Pochi giorni fa una lettrice ha commentato sui social: “Bravi, sempre meglio. Vorrei tanto vedervi a Monfalcone Geografie”. Un’altra lettrice ha scritto: “Dei tre romanzi, questo è quello che mi è piaciuto di più, perché fino alla fine ti poni mille domande e non comprendi chi sia il colpevole”. Dal primo romanzo abbiamo sicuramente affinato il nostro modo di scrivere, approfondito le fasi di ricerca e migliorato l’ascolto reciproco nel costruire le trame».
Da dove traete l’ispirazione per luoghi e personaggi?
«Da fatti di cronaca, dai luoghi che ci colpiscono e soprattutto dall’ascolto di tutti, anche delle persone più semplici (entrambi esercitiamo una professione di aiuto). Saranno proprio le persone più umili ad aiutare il commissario Domenico Centolance a dare una svolta alle indagini».
Lei è nata a Livorno ma vive a Monfalcone: quali le similitudini e quali le differenze tra le due realtà?
«Entrambe sono città di mare con un porto importante. Tuttavia sono diverse per dimensioni, cultura e temperamento. I livornesi sono passionali e impulsivi. Mentre i monfalconesi sono, a mio avviso, più discreti e riservati».
Quali sono le cose che più apprezza di Monfalcone?
«Mi piace la mia casa, il mio Quartiere Panzano, il Santuario della Beata Vergine Marcelliana, dove ho molti amici. Inoltre Monfalcone è una città a dimensione di uomo. Puoi girare in bicicletta senza problemi».
Oltre ai gialli vi piacerebbe cimentarvi anche in altri generi?
«Io scrivo poesie che sono state anche pubblicate in diverse antologie e raccolte. A mio marito non do molta scelta, ma a lui piace l’horror».
State già scrivendo il quarto romanzo?
«È ambientato tra Pisa e Livorno, anche se mio marito vorrebbe portare Centolance a Monfalcone. Chissà che non vinca lui…»
A Monfalcone in quali luoghi ambientereste la storia?
«La Rocca sarebbe un luogo ideale. Prima o poi il nostro commissario avrà il suo bel da fare tra Trieste e Monfalcone».
Il vostro sogno nel cassetto?
«Continuare a divertirci e fare divertire».


