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Ortopedia e mani: la frattura dello scafoide

Tempo di lettura: 3 minuti

Quando un piccolo osso può creare grandi problemi. Le soluzioni? Dall’immobilizzazione alla chirurgia

mano

Un’irrilevante caduta e un dolore di lieve entità al polso sono spesso alla base della frattura dello scafoide: una lesione che interessa un osso molto piccolo, ma che potenzialmente può determinare grandi conseguenze.

Tra le fratture della mano, quella dello scafoide è una delle più frequenti, soprattutto tra giovani adulti e persone fisicamente attive. Spesso nasce da un trauma apparentemente banale, come una caduta con la mano estesa che può essere facilmente sottovalutata, ma che può trasformarsi in un problema serio se non viene riconosciuta e trattata correttamente.

Infatti, tali fratture, se non trattate tempestivamente e correttamente, favoriscono la degenerazione artrosica del polso, compromettendone così la sua funzionalità.

Lo scafoide fa parte delle otto ossa del carpo e si trova alla base del pollice, agisce come una sorta di snodo tra avambraccio e mano, contribuendo alla trasmissione delle forze dall’avambraccio alla mano e favorendo il movimento armonico del polso.

Il sintomo più tipico è il dolore localizzato nella cosiddetta “tabacchiera anatomica”, una piccola depressione alla base del pollice. Il dolore può aumentare stringendo oggetti, muovendo il polso o premendo sulla zona. In alcuni casi il disturbo può essere moderato e venire sottovalutato dal paziente, ritardando la visita ortopedica.

Uno degli aspetti critici della frattura dello scafoide è la diagnosi. Generalmente la diagnosi viene fatta con una semplice radiografia. Alcune volte la frattura può non essere visibile con tale esame, quindi lo Specialista ortopedico può consigliare un approfondimento.

La diagnosi precoce è essenziale, in quanto lo scafoide ha una circolazione sanguigna particolare, che viene definita retrograda, che arriva prevalentemente dai rami arteriosi presenti sul dorso del polso.

In seguito alla frattura, può accadere che la vascolarizzazione di alcune parti dello scafoide venga interrotta, comportando la mancata guarigione della frattura (pseudoartrosi) o la necrosi di alcune parti dello scafoide stesso, con conseguenze importanti, come dolore persistente, perdita di forza e riduzione della mobilità del polso.

Il trattamento dipende dal tipo di frattura. Generalmente i casi di frattura composta possono essere trattati con una lunga immobilizzazione in gesso (dalle 6 alle 8 settimane).

Quando, la frattura è scomposta, invece, è sempre necessario intervenire chirurgicamente cercando di sistemare la frattura con una vite dedicata. Considerato il lungo periodo di immobilizzazione necessario per far guarire la frattura, spesso anche le fratture composte possono essere trattate chirurgicamente, consentendo una mobilizzazione precoce post-operatoria.

Un semplice dolore al polso dopo una caduta non va mai trascurato, poiché può essere il segnale di una lesione che, se ignorata, può compromettere i normali gesti quotidiani, come afferrare, scrivere o lavorare.

La prognosi e il rischio di complicanze, infatti, dipendono sì dalla corretta scelta terapeutica, ma soprattutto dalla tempestività dell’inquadramento della frattura.