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L’Isontino si interroga sugli orfani del femminicidio

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Incontro pubblico l’11 marzo

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Giovedì 11 marzo è in programma online (clicca qui per i dettagli dell’evento) una videoconferenza aperta a tutti (previa iscrizione via e-mail [email protected]) dal titolo “Orfani di femminicidio – L’altra faccia della violenza sulle donne”, alla quale parteciperanno rappresentanti del mondo istituzionale isontino ed esperti dell’ambito legale, sanitario e dell’associazionismo.

Ad anticiparci i temi dell’incontro è l’avvocato Anna Limpido, consigliera di parità dell’Area Vasta Goriziana.

 

Avvocato Limpido, qual è l’obiettivo dell’evento dell’11 marzo?

“Notoriamente marzo è un mese dedicato alle donne e quest’anno ho voluto contribuirne portando nella mia provincia, simbolicamente perché il Covid non lo consente dal vivo, un’occasione di video-confronto e studio psicologico e giuridico su un tema ancora troppo poco approfondito pubblicamente come gli orfani dei femminicidi”.

Come recita il titolo dell’incontro, gli orfani di femminicidio sono l’altra faccia della violenza sulle donne: quali traumi subiscono i figli delle vittime?

“I bambini sono violentati due volte: dalla violenza perpetrata in famiglia, a cui assistono con ordinarietà, e nei casi estremi dalla perdita della propria madre. I traumi possono essere enormi e li affronteremo con il presidente dell’Osservatorio Violenza e Suicidi, Stefano Callipo, e con le psicologhe delle nostre associazioni territoriali che già aiutano con competenza e dedizione le donne ad uscire dalla violenza”.

Qual è la dimensione del fenomeno sul territorio isontino?

“La nostra provincia purtroppo non fa eccezione rispetto alle tristi casistiche di tutto il territorio nazionale e questo perché c’è un problema culturale radicato che non distingue nessun’area rispetto a un’altra. Quello di cui invece possiamo andare orgogliosi è la qualità dei servizi offerti nella nostra provincia e la sensibilità dimostrata dai nostri amministratori al fine di contribuire a estirpare questa visione misogina e patriarcale ancora troppo radicata”. 

Prevenire a monte il problema sarebbe ovviamente la soluzione ideale: come sta procedendo il contrasto alla violenza sulle donne?

“Il contrasto passa dall’emancipazione economica delle donne. Dal lavoro femminile. In tal senso la nostra Regione ne ha approfondito con oculatezza durante gli “Stati Generali della famiglia” promossi dal nostro assessore regionale Alessia Rosolen e tanti altri sono stati i tavoli di incontro che si sono dedicati al fenomeno (di cui mi piace ricordare lo sforzo portato avanti, fra gli altri, dal Prefetto di Gorizia Marchesiello, che ha dato vita a un protocollo tra tutte le forze del territorio goriziano). La forza di tale contrasto è la rete, la sinergia di intenti, l’unione fra tutti i soggetti che possono, a vario titolo, dare un contributo. C’è ancora moltissimo da fare ma l’attenzione sociale è quella giusta”.

Concretamente, invece, le tutele previste dalla legge come trovano applicazione concreta nella quotidianità?

“Le tutele esistono e sono tante oggi giorno, dalla richiesta di ammonimento all’allontanamento, ma dai dati in mio possesso riscontro che quando una donna denuncia il proprio compagno violento c’è ancora molta diffidenza e resistenza in chi la riceve. È come se ci fosse ancora un velato preconcetto che la donna possa “esagerare” e che certe dinamiche animate in famiglia siano “normali”. La verità è che per una donna denunciare non un uomo qualunque ma il proprio uomo, quello che ama e talvolta anche il padre dei propri figli, è già una fatica emotiva enorme e questo dovrebbe di per sé far inquadrare quella denuncia non in uno sfogo emotivo generico ma in una circostanziata richiesta di aiuto per una situazione oramai ingovernabile”.