Imparare dalla storia
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Mentre nel mondo si parla di riarmo e conflitti, sul Carso i bunker costruiti dopo la fine della Seconda guerra mondiale testimoniano un’epoca che ha segnato queste terre e che si credeva conclusa. Ecco perché visitarli diventa un viaggio nel tempo improvvisamente attuale
La vista dai bunker di San Michele del Carso (ph. Claudio Pizzin)
A San Michele del Carso, nel Comune di Savogna d’Isonzo, sono visitabili due bunker risalenti alla Guerra fredda e gestiti dall’Associazione Nazionale Fanti d’Arresto.
Tali strutture facevano parte della fortificazione permanente, un ampio sistema difensivo organizzato su postazioni per cannone con funzione contro carro e per mitragliatrice che, disposte in gruppi fortificati chiamati opere, costituivano le linee difensive in Friuli Venezia Giulia, terra di confine e possibile area d’invasione.
La minaccia sarebbe arrivata da est, da reparti corazzati e motorizzati di eserciti aderenti al Patto di Varsavia.
Con il finire della Seconda guerra mondiale, in Europa si era instaurata una situazione politica, militare ed economica che vedeva contrapposti due schieramenti: da un lato gli stati occidentali, capitanati dagli Stati Uniti e sotto l’egida della NATO, e dall’altro lato gli stati dell’Europa dell’est, sotto l’influenza dell’Unione Sovietica.
In quegli anni gravava l’incubo di un possibile conflitto nucleare tra le due super potenze e incombeva anche la possibilità di un’invasione dell’occidente da parte sovietica.
In particolare, per quanto riguarda l’Italia, si sapeva che le divisioni sovietico-ungheresi sarebbero potute partite dall’Ungheria e dall’Ucraina per poi percorrere la neutrale Austria ed attaccare l’Italia dal nord attraverso i passi alpini.
Contestualmente ci si aspettava il transito di divisioni nemiche attraverso la Jugoslavia, con il probabile assenso e supporto della Federazione jugoslava, per poi invadere l’Italia dalla Soglia di Gorizia e dalla valle dell’Isonzo.
Per tale ragione già negli anni ’50 si iniziarono le costruzioni di diversi bunker difensivi lungo le direttrici principali, attività che si protrasse in più riprese per un decennio.
Il bunker
L’opera fortificata in questione venne costruita alla fine degli anni ’60 sulla sommità del Monte Skofnik; faceva sistema con altre opere e svolgeva la funzione di impedire il controllo del Monte San Michele.
Essa è formata da un Pco (Posto comando e osservatorio) con annesso posto comando truppe campali e osservatorio di artiglieria, 5 postazioni M per mitragliatrici in cupola corazzata a quattro feritoie, un ricovero difesa vicina, due piazzole mortai con annessi ricoveri.
Visitabili sono il PCO e la postazione per mitragliatrici M4. Le guide accompagnano i visitatori all’interno di tali manufatti, perfettamente conservati e illuminati grazie all’impianto elettrico dell’epoca.
Al loro interno è possibile apprezzare l’impiantistica radiofonica e telefonica, nonché quella relativa al filtraggio dell’aria e alla pressurizzazione degli ambienti.
Porte a tenuta stagna, locali di decontaminazione, camera di combattimento e radar di sorveglianza al suolo, sono alcune delle particolarità di queste postazioni.
Se la postazione per mitragliatrici sarà apprezzata per la particolarità costruttiva e la funzionalità operativa, il posto comando e osservatorio lascerà stupefatti i visitatori, che entreranno in un ambiente strutturato su due livelli, con doppio posto comando impreziosito da reperti storici e da materiale didattico.
Il tutto rende particolarmente realistica l’ambientazione, proiettando gli ospiti in un contesto storico poco conosciuto ai più, che in questa terra di confine si è protratto per quasi quarant’anni, fino alla caduta del Muro di Berlino.
Le visite
Il sito è visitabile nelle giornate (sabato o domenica) in cui i volontari di ANFA riescono a organizzare l’evento, che viene pubblicizzato sulla pagina Facebook di Bunker San Michele.
Per gruppi organizzati di almeno 15 persone è possibile chiedere direttamente se possibile organizzare la visita in un fine settimana da concordare, scrivendo alla casella di posta elettronica [email protected]
La visita è adatta a persone di tutte le età, bambini compresi e non comporta grosse difficoltà per chi ha una normale e autonoma mobilità.
L’accesso ai bunker avviene percorrendo a piedi una strada forestale lunga 500 metri, che in un certo tratto ha una pendenza un po’ accentuata.
L’invito per chi volesse partecipare è di utilizzare abbigliamento sportivo o in alternativa jeans, indossando scarpe da trekking o ginniche con suola possibilmente non liscia.
La visita non comporta alcun costo. È comunque gradita una libera offerta, che si può lasciare a escursione conclusa, per contribuire alle vive spese di sostentamento e di manutenzione del sito.
Maggiori informazioni possono essere tratte dalla pagina ufficiale dell’Associazione Nazionale Fanti d’Arresto (www.associazionenazionalefantiarresto.it).
Questo articolo è stato reso possibile grazie alla collaborazione dei Volontari del bunker








