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Il richiamo di Santiago de Compostela

Tempo di lettura: 4 minuti

Dopo averlo desiderato tante volte, Tiziana Prestint da San Pier d'Isonzo ha deciso di percorrere il celebre Cammino. Portandolo a compimento nonostante i forti dolori

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Tiziana Prestint lungo il Cammino
Tiziana Prestint lungo il Cammino

 

SAN PIER D’ISONZO – Sono trascorsi quattro mesi esatti da quando Tiziana Prestint è rientrata nella sua San Pier d’Isonzo dopo aver completato il Cammino verso Santiago de Compostela.

Un’esperienza che la 64enne bisiaca ha voluto rivivere per noi.

 Quando è nata l’idea di percorrere il Cammino di Santiago?

“Circa 6 anni fa, ho visto un documentario alla televisione sul Cammino di Santiago che ha catturato la mia attenzione. Inizialmente pensavo “che bel che sarìa” e successivamente, periodicamente e casualmente ho incontrato altre persone che lo avevano percorso, ho trovato delle riviste in vetrina e così via. Era come se il cammino mi chiamasse, finché il momento è arrivato”.

Quando?

“Sono partita con il Flixbus da Trieste il 9 settembre 2025 e sono rientrata in aereo il 5 novembre successivo”.

04 WhatsApp Image 2026 01 20 at 14.20.28La partenza da Trieste

È stato un Cammino in solitaria o in compagnia?

“Sono partita da sola perché da sola volevo farlo. All’inizio ho dato poca confidenza alle persone che si avvicinavano, ma circa a metà del Cammino ho preso consapevolezza che se le persone si avvicinavano c’era un perché. E così ho fatto diverse conoscenze”.

Cosa ha provato mentre lo percorreva?

“Un senso di libertà: decidere quando partire, quanto camminare, quando fermarmi. Ma anche di accettazione e determinazione”.

Ci sono stati dei momenti in cui ha temuto di non arrivare fino in fondo?

“Si, eccome. Il 24 settembre, dopo aver percorso circa 280 km., un dolore lancinante ha colpito il mio piede destro. Una farmacista ha diagnosticato fosse una tendinite: mi ha prescritto antinfiammatori in pastiglie, crema e riposo. Sono stata ferma a San Juan de Ortega il 27 e 28, ma vedevo che la situazione non migliorava. Ero veramente preoccupata perché il dolore era invalidante. Il 29 decisi di ripartire per arrivare a Burgos (30 km.) dove, oltre a numerose farmacie e dottori, avrei trovato soprattutto mezzi per rientrare a casa. Invece mi accorgevo che più camminavo meno mi faceva male e quindi ho deciso di proseguire”.

Chi la dura la vince…

“Il 4 ottobre decisi di utilizzare il servizio di trasporto zaini (dall’ostello di partenza a quello dell’arrivo, che va prenotato il giorno prima) e di camminare “leggera” (con uno zaino più piccolo): ovviamente questo comporta la rinuncia della libertà di decidere dove fermarmi. Ero quasi arrivata a fine tappa quando un dolore fortissimo mi colpì il piede sinistro. Diagnosi: fascite plantare. Entrambe le diagnosi vennero poi confermate da un dottore a Carrion de los Condes, obbligandomi a restare ferma un altro giorno (6 ottobre). A questo punto cosa fare? Con determinazione decisi di continuare, facendo tappe più corte e utilizzando sempre il servizio di trasporto zaino”.

Durante il Cammino s’incrociano molte persone, tutte con le loro storie. Quale incontro le è rimasto maggiormente a cuore?

“Quello con padre Honc, un prete coreano che parlava perfettamente italiano poiché aveva studiato in Italia. È stato lui ad avvicinarmi e abbiamo camminato insieme per 3 giorni, fino a Leon. Mi è rimasto nel cuore perché con lui si è parlato d’amore, lui per il suo Dio e io per il mio credo”.

All’arrivo a Santiago quali sono state le sensazioni che ha provato?

“Ho scelto di arrivare a Santiago la mattina presto per non incontrare altri pellegrini, gruppi di turisti o la confusione propria di una cittadina. Alle 6.45 del primo novembre sono arrivata sotto una pioggerellina, felice per essere riuscita a raggiungere la meta. Posso dire che il Cammino mi ha messo a dura prova, perché camminare con tutti e due i piedi doloranti non è stato facile, ma ho avuto la meglio”. 12 IMG 20251101 101209940L’arrivo a Santiago

Si dice che dopo un viaggio si rientra diversi. Dopo questo Cammino lei in cosa si sente cambiata?

“Il mio non è stato un cammino religioso, sportivo e nemmeno spirituale. Io credo che nel corso degli anni questo Cammino mi abbia chiamato. Quando sono partita avevo delle curiosità su me stessa che sono state risolte, per il resto sono sempre la stessa”.